Barta / Carta al menù, menù alla carta

The bell jar

La campana di vetro

The catcher in the rye (Il giovane Holden)

Il giovane Holden

Probabilmente la narrativa è nata dalla solitudine di due uomini, due viaggiatori in una sterminata prateria boreale; di fronte a un fuoco di stelle uno dei due ha cominciato a raccontare una storia. Se questo è stato l’innesco, però, è servito del propellente per non lasciare che quel falò primordiale, quella scintilla di racconto e armistizio alla notte, si spegnesse. E probabilmente la faccenda è proseguita così: i due uomini hanno continuato la loro storia davanti a un banchetto.

The girl with the dragon tatoo (Uomini che odiano le donne)

Uomini che odiano le donne

Il cibo è alimento per le storie. Bellissimi i romanzi (se romanzi bellissimi) dove i personaggi fanno il «punto» della situazione in un ristorante/trattoria/osteria/tavola calda. Ti mettono subito in un certo stato d’animo partecipativo, come se ti invitassero perlomeno a spilluzzicare.

La strada per Swann

La strada per Swann

E senza contare che ogni pranzo è un momento fondativo, giacché la «famiglia» è tale per unità e possibilità di sfamare i propri elementi; e allora se ogni pasto ha il potere di creare un mondo esso è il certificato d’esistenza di un racconto e come tale finisce spesso all’incipit, momento che di per sé attira l’attenzione del lettore.

Sulla strada

Sulla strada

Dinah Fried, professione graphic designer, ha iniziato a scattare alcune fotografie alla Rhode Island School of Design: scatti che sfondavano e rovesciavano i confini tra lettore, opera letteraria e prodigio della letteratura. Sono foto che seguono la verticale di un ipotetico sguardo dall’alto – foto ravvicinate, sguardi «giapponesi», attenti alle stoviglie e alla disposizione geometrica, da qui l’estrazione grafica della sua autrice – e che raffigurano porzioni di tavole imbandite per colazioni, pranzi, cene. Ogni pasto rappresenta il distillato gastronomico di opere letterarie di largo consumo. Ora queste fotografie sono racchiuse in un libro che si chiama Fictitious dishes, laddove i dishes sono i piatti, le portate, mentre fictitious rimanda ovviamente alla fictio, all’invenzione narrativa e alla sua verità e concrettezza.

Oliver Twist

Oliver Twist

Prendete ad esempio Sulla strada-On the road (1951) di Jack Kerouac. Dean e Sal in giro per gli Stati Uniti. Inizia il romanzo e pensi che si concluderà all’arrivo sulla costa Ovest e invece quella non è che la prima tappa di una serie di peregrinazioni in lungo e il largo per gli USA. Viaggi poco più che pretesti per non smettere di muoversi, perfetto esempio di come la fiducia nella letteratura dei padri Joyce, Proust, Faulkner ecc. si fosse esaurita nella nuova generazione di tizi che avevano fatto la Guerra o l’avevano ascoltata dai propri fratelli; insomma, On the road di Kerouac non è solo un romanzo fatto per candidarsi a esempio di un’intera marca di scrittori, ma è anche un romanzo che non racconta più il «viaggio», ma tutto quello che s’incontra durante il viaggio: dalle stazioni di benzina alle sudicie stanze di motel, dai binari scambiatori agli orizzonti plumbei.
Una delle scene evocate ed evocabili di quelle odissee stradali, vero e proprio baluardo di ogni vagabondaggio americano lungo le highway, è il momento della colazione alla tavola calda lungo la strada. In un diner, lungo la strada per Los Angeles, ti può capitare di tutto e puoi persino decidere d’interrompere il viaggio o di tornare indietro o di pensare che ormai i giochi sono fatti, ma qualcosa non cambierà mai e cioè i piatti che le cameriere, burrose ragazze del Midwest, ti serviranno: torta di mele e gelato con tazza di caffè. Ecco, la foto di On the road non è solo la precisa, filologica e concettuale rappresentazione di un momento che nel romanzo è citato o comunque verosimile, ma è anche il punto focale che riunisce tutte le emanazioni d’immagini che il romanzo irradia.
E ora prendete Il giovane Holden e fate lo stesso gioco con il toast al formaggio, che ha sfamato schiere di gioventù newyorkese. Oppure La strada per Swann di Proust e l’evidente valore della madeleine inzuppate nel tè; oppure pensate a zollette di zucchero e cineserie per il «non compleanno» di Alice nel Paese delle meraviglie.

Moby Dick

Moby Dick

Il lavoro della Fried stupisce perché è semplice e l’idea originale e certo è un esercizio di stile, perché va a rintracciare citazioni ad hoc nei romanzi che sceglie e le adatta con un gusto iperrealistico. Però ci piace, per motivi extra allo stile, ovvero perché se quella dei lettori è una famiglia – e lo è – lavori come questi contribuiscono a mettere quella famiglia seduta intorno a un tavolo, a darle quel nutrimento di cui ha bisogno. Insomma, se qualcosa va storto potersi riconoscere in una zuppa di vongole (Moby Dick) o in una gelida infiocchettatura stile Ikea (Uomini che odiano le donne) può tornarti comodo.

Heidi

Heidi

Alice nel paese delle meraviglie

Alice nel Paese delle meraviglie

(L’articolo nasce da una serie di immagini viste in origine proprio su daParte: insomma, questa ripubblicazione è un ritorno).

Filippo Polenchi
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