Barta / Bibliomotocarro

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Cristo si sarà pure fermato a Eboli, ma a Ferrandina, in Basilicata, accade qualcosa di miracoloso. Sono zone aspre e dure, inadatte alla tenerezza. Antonio La Cava è un maestro che per 42 anni ha insegnato alle scuole elementari e ora, ora che è in pensione, be’, rimane un maestro. Quella dell’insegnante è una vocazione, più che una professione, e le vocazioni non conoscono pensionamenti.
Da quando Antonio non insegna più a scuola ha trovato un nuovo «mezzo» per proseguire la sua vocazione. Il Bibliomotocarro è una specie di creatura mitologica, come un centauro. Per metà Ape Cross, instancabile formichina che s’arrampica tra Matera e Potenza, e per metà biblioteca, con 1200-1300 volumi che andranno in prestito. Lui, con il Bibliomotocarro, gira ogni settimana i paesini lucani e ogni volta che si ferma in piazza è una festa. Bambini e adulti accorrono come richiamati da un pifferaio benevolo: gli chiedono libri in prestito; romanzi d’avventura, ultime uscite, classici per ragazzi. I vecchi gli domandano i sussidiari del passato, per riprendere un filo interrotto chissà quanti anni prima, quando erano bambini e andavano a scuola e magari dovettero smettere perché i campi li chiamavano; oppure perché arrivò la guerra.
Antonio, prima di ripartire, lascia un libro bianco sul quale chiunque può scrivere e quando, un mese dopo, ritorna a recuperare i prestiti, riprende anche il libro. In moltissimi ci scrivono sopra: bimbi soprattutto. Raccontano storie fantastiche o, almeno, alcune sembrano storie fantastiche e poi, a legger bene, sono i resoconti di migrazioni travagliate, di famiglie che percorrono mezzo mondo per ritrovarsi. Alcuni scrivono una storia e quando il libro bianco passa nelle mani di un altro bambino, in un paese lontano, il secondo prosegue la storia del primo, semplicemente ripartendo da dove il primo si era fermato.
500 chilometri alla settimana. Un mezzo scomodo come pochi altri al mondo (chiunque abbia avuto una giovinezza negli anni ’80-’90 in provincia sa benissimo cosa significhi buscarsi il rantolo lentissimo di un’Ape lungo una stradina a doppia striscia continua, per non parlare dei muscoli che ci vogliono per guidarla). Un’età nella quale, altri al posto di Antonio, passerebbero le giornate a godersi un buen retiro. Il segreto è nell’amore per la lettura. Quell’atmosfera magica che la presenza di Antonio e del suo Bibliomotocarro risveglia nelle piazze, come Antonio dice in questa intervista, proviene direttamente dalla sua infanzia, da quando all’ora di cena tutta la casa era al buio e solo al lume di una candela si poteva leggere.
Quando il mondo scompare la sola cosa che rimane è la lettura e sembra essere questo il messaggio segreto che Antonio La Cava (che nel frattempo è diventato celebre: Ballarò gli ha fatto una «dedica» e si moltiplicano le interviste) vuol trasmettere ai suoi allievi lungo la strada. Ammesso che un libro possa o debba avere un messaggio.

Filippo Polenchi
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IL BIBLIOMOTOCARRO A BALLARÒ

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