Barta / Autoscatto e lettura «sociale» di sé

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In fondo l’idea era perfino pronosticabile. Voglio dire: la mania della gente di autorappresentarsi è infinita. La selfie è una foto che chiunque si scatta con lo smartphone e dopo la posta su una rete sociale. Nel 2013 è entrata nell’Oxford Dictionary, per dare un’idea della diffusione del termine – e della pratica. La faccenda non è solo simpatica, quella di tali autoscatti dico, perché dietro nasconde le idiosincrasie e le paranoie del nostro mondo occidentale, ossessionato dall’apparizione, nel senso di testimonianza di sé, timoroso cioè di scomparire nel nulla. Puff. È tutto svanito, non sei più niente.

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È però simpatica e basta l’occasione di cui stiamo parlando e, in qualche modo, rientra nel capitolo degli autoscatti (anche se a volte richiedono un complice). C’è questo blog, Corpus Libri, che ha quel genere d’amore che abbiamo anche noi: la lettura. Non solo. Ama – come noi – l’oggetto libro. Chi prova questo tipo di sentimento saprà perfettamente a cosa mi riferisco: è un crocchiare di carta e inchiostro; i polpastrelli solcano la superficie lievemente butterata della pagina e ha proprio ragione il vecchio Agostino: «Si conosce solo quello che si ama».

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Questo blog raccoglie gli autoscatti, e in qualche caso gli scatti, che gli utenti spediscono (o che gli autori del blog intercettano nelle distanze oceaniche e magnetiche della rete) dove realtà e finzione si mescolano alla perfezione.

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Eppure dietro la leggerezza e la simpatia (anche vagamente hipster) dell’operazione c’è un tributo: le fotografie sono un omaggio ai libri che raffigurano e una dichiarazione d’amore dei lettori che vivono in quei libri. La lettura dunque è davvero «sociale», non solo perché queste immagini hanno un’origine e una destinazione, appunto, sociale (Corpus Libri è fatto su Tumblr, nota piattaforma di microblogging), ma perché da questo blog si capisce benissimo che il lettore vuol condividere il suo libro, rendere partecipi gli altri di quello che sta leggendo.
Questa gente ha voluto mettere la propria firma nel volume raffigurato: certo l’hanno fatto per testimoniare la propria presenza, per narcisismo, per esibizionismo – proprio come nella selfie – insomma, metteteci tutto quello che vi pare, ma secondo me l’hanno fatto per ribadire la fierezza dei propri gusti letterari, perché se è vero che chi parla male pensa male e vive male, è altrettanto vero che chi legge brutti libri passa il proprio tempo in pessima compagnia.

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Filippo Polenchi
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