Barta / Appuntamento al buio con un libro

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Ero a terra. Così due amici, una coppia per l’esattezza, mi combinò un appuntamento al buio. Mi assicurarono che la ragazza in questione fosse carina, intelligente, sveglia, divertente, piena di carisma. Poi non se ne fece di nulla e passò del tempo e capitò che vedessi davvero la ragazza a una festa e mi lamentassi con i miei amici perché mi sembrava tutt’altro che «divina» come mi avevano detto. Molti anni dopo conobbi davvero Alice (il nome è di finzione) e risultò che fosse davvero carina, intelligente, sveglia, divertente, piena di carisma come mi avevano suggerito nel lontano 1999.

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All’apparenza questi sono fatti miei e non c’entrano nulla con Coselli, ma in realtà quello di cui vi parlo oggi ha perfetta attinenza con la mia storiella, non fosse altro che vi sto parlando del «Blind date with a book» (letteralmente: «appuntamento al buio con un libro»). È un’iniziativa/evento – in mancanza di un termine migliore lo definirei un progetto – che si muove nel mondo anglosassone, tra Stati Uniti e Australia. A dire il vero non sono riuscito a capire da chi sia partito il progetto, ma le regole sono semplicissime: si va in una biblioteca, si troveranno sugli scaffali dei libri incartati in comunissima carta marrone. Impossibile leggere autore, titolo, copertina. Tutt’al più si potranno scorgere alcune righe di riassunto o di commento – ma tutto a cura del lettore che ha avvolto il libro. Ogni volume ha una specie di segnalibro dove si possono scrivere righe di commento a lettura effettuata, dare una valutazione da 0 a 5, tutto per favorire una specie di comunità di lettori. Come dicevo, non ho idea di chi abbia avuto questa trovata, ma che un appuntamento al buio con i libri sia di autore ignoto mi stimola l’immaginazione in almeno dieci modi diversi. Noi ci siamo arrivati tramite Pinterest, che non ringrazieremo mai abbastanza per le innumerevoli cose belle che ci riserva.

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«Blind date with a book» è un’esperienza che porta con sé una quantità innumerevole di suggestioni e riflessioni. Tra esse: ennesima occasione di socializzazione, antidoto al sapore di calore umano per un’umanità sempre più raffreddata dalla noia quotidiana, dall’anonima ripetitività di una vita senza sorprese e senza prospettive, operazione di civiltà e resistenza, che rivendica il ruolo di adrenalinico stupore per la lettura. La si può vedere in tutti questi modi, ma dietro c’è una ricerca di purezza. Si cancellano i riferimenti per il lettore, si fa tabula rasa di preconcetti e pregiudizi dovuti alla conoscenza – diretta o indiretta – dell’autore, del suono che produce il titolo, della fascetta pubblicitaria, delle righe di commento nella quarta di copertina. In altri termini: si cerca di liberare il lettore, infarcito di stimoli e informazioni che rimbalzano dalla rete attraverso il suo telefonino fino al computer di casa, di pareri che circolano tra i forum, nelle discussioni di Facebook, nei cinguettii di Twitter, di infiniti «sentito dire» annusati negli autobus, sulla metropolitana, in coda al supermercato o, che so , da qualche parte in qualche Mall sprofondato nel nulla, si cerca di liberarlo insomma da tutto questo frastuono che distrae, giacché tanto nelle discipline orientali quanto nelle più avvedute pratiche psicologiche l’essenziale per non perdere la testa è: restare connessi. L’efferato mondo odierno, iperconnesso e ipersaturo di chiacchiere, è l’esatto contrario di questa connessione auspicata, perché si è sempre distratti dalla fibra ottica, per dirla così, e non si è mai connessi a quello che si fa, all’aria di questa primavera inattesa che ci spolvera il viso, alle luci aranciate della sera, sbirciate negli appartamenti lungo il fiume. Restare connessi, proprio quel paradosso che manca.

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Il «Blind date with a book» è una questione d’amore – è sempre una questione d’amore – perché senza attenzione siamo preda dell’anedonia, ovvero l’incapacità di provare piacere e quindi anche di amare. Immagino che nella testa di quella persona che per prima ha dato avvio al progetto non passassero né storie sulle discipline orientali, né letture di psicologia, ma solo il sacrosanto desiderio di aprire un libro e non avere la più pallida idea di cosa trovarci dentro. Avere il tempo e la libertà di godersi un libro, di poter dire perfino che l’ha trovato pessimo. Non so proprio cosa gli passasse per il cervello, a quell’anonimo iniziatore del «Blind date with a book», ma lunga vita a lui e alla sua creatura.

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Filippo Polenchi
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2 risposte a Barta / Appuntamento al buio con un libro

  1. ciccìcoccòambarabà dice:

    Secondo me chi ha creato/composto la prima immagine dovrebbe leggere più libri (in inglese): ha fatto il madornale errore grammaticale di scrivere “it’s” invece di “its”. Così messa, la frase sembra significare “Non giudicare un libro da esso è la sua copertina”.
    Cordiali, inutili, saluti, ciccìcoccò e ambarabà

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