Artù sposa Ginevra

Aubrey+Beardsley

Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. In apertura, un’opera di Aubrey Beardsley. Il ritardo nella pubblicazione invece è andato in onda causa problemi tecnici nella preparazione del treno [ho sentito oggi questa nonscusa di TreNitaglia, ed è bellerrima nella sua vacuità. Mia!]).

Carla Muschio
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La storia

Quando venne il tempo dell’amore, Artù scelse tra tutte le belle Ginevra, la figlia del re Leodogrance. Merlino gli sconsigliò queste nozze, dicendo che Ginevra in futuro avrebbe fatalmente amato Lancillotto e sarebbe stata riamata da lui. Artù tuttavia, a dispetto della profezia, mandò dei messaggeri a chiedere al padre la mano di Ginevra.
Leodogrance accettò subito di concedere la mano di Ginevra ad Artù. Come regalo di nozze, gli offrì una straordinaria Tavola Rotonda da centocinquanta posti, che il padre di Artù, Uther, gli aveva donato prima di morire. La Tavola Rotonda avrebbe riunito i cavalieri di re Artù. La sposa e la tavola vennero inviati a Camelot e si celebrarono sontuose nozze.

La variante

Giuseppe e Marina sono fidanzati da tempo e decidono di sposarsi. Renzo, un amico di Giuseppe, mette in guardia il promesso sposo: «Sei proprio sicuro di sposare quella banderuola di Marina? Oggi è tutta dedita a te, domani avrà altri amanti. Glielo leggo negli occhi». Ma Giuseppe non dà retta ai consigli dell’amico e i due giovani si sposano.
Il padre di Marina è felice di queste nozze, che rinsaldano i legami tra le due famiglie.

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