Andrea Dei Castaldi / Finistère

copfinisterestesa

 Questo testo appare qui con qualche imbarazzo, dal momento che: 1/3 dell’editore del libro (Barta; gli altri 2/3 sono persone eccezionali, sue socie adorate) è il fondatore del presente sito; il commento non spara manco una critica, pur costruttiva, al volume. Però alla fine: è un libro bellissimo (vogliamo parlar della meravigliosa grafica? Del contenuto che di tanta meraviglia è profondo specchio? Del prezzo bassissimo? Della necessità di pubblicare un libro simile? Ma sì), e del resto chissene. Anzi, pubblicità: cliccate qui per poterlo acquistare e lodare a ragion veduta.

«Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo». Così inizia l’indiscusso capolavoro di Lev Tolstoj, Anna Karenina.
Frase tagliente, fulminea nel suo confinare per sempre l’infelicità delle famiglie non in tipologie ben definite, bensì in un’unicità irripetibile.
(Cliccare sulle linguette per proseguire nella lettura)

Tasselli

La famiglia di Giona è, in questo senso, unica. Un figlio disintegrato contro un camion, un padre rincorso da innominabili fantasmi, una madre che, dopo aver abbandonato magiche pillole, si rifugia nell’incessante attività quotidiana che sembra darle il prezioso regalo dell’oblio. E poi Giona. Giona è il gemello rimasto. Il gemello che  è sempre stato più fragile, più taciturno, tuttavia prescelto dal destino per osservare l’immane tragedia della scomparsa della sua sempre presente controparte, della sua ombra: il fratello.
Decifrare il dolore di una famiglia è alchimia, processo magico impossibile, perché troppo spesso i tasselli sono fuori posto, persi in antiche verità, confinate in un passato che nessuno vuole dissotterrare. Tuttavia in un piccolo gesto, in un silenzio protratto troppo a lungo, in un’assenza, in un tradimento, si nascondono spesso le chiavi di volta.
Finistère dissemina, in questo senso, molti indizi. La storia degli individui, in particolare di Giona, si dipana in un intricato passato familiare che continua a vivere nel presente, oscurando il futuro. La stessa tragedia greca aveva compreso come i dolori all’interno di una famiglia possiedano un’onda d’urto che attraversa le generazioni, lasciando un’eredità da cui non si può fuggire.   (continua)

Danza

Giona infatti non fugge, ma cerca la risposta, come Edipo ricerca la causa delle sciagure della sua città.  Si svela così la potenza narrativa di Finistère, nel mostrarci i grumi di sangue immancabilmente disseminati in una stirpe, nel sussurrarci i suoi inconfessabili segreti. Mistero e segreto accomunano tutte le famiglie, con le loro luci e le loro ombre, dove menzogna e verità convivono in  eterno, in una danza incessabile.
Tuttavia nelle piccole  e grandi tragedie consumate nelle mura di casa, nella morte di un figlio, in un padre infedele, perso nei suoi rimorsi, in una madre fiaccata dagli eventi, direbbe Dei Castaldi, esiste la bellezza. La bellezza anche nel marciume quotidiano, la bellezza anche nella tragedia. La bellezza negli occhi di una donna come Elena, la bellezza in un semplice arcobaleno. La bellezza che passa e sparisce più veloce del vento. La bellezza intrinseca alla vita e all’uomo, piccolo fagotto di carne scaraventato sulla terra da un grembo di donna. Ed ecco che, dalla culla al cimitero, la famiglia è l’inizio del miracolo e vive la sua fine, inerme davanti alla più accecante alba e al più struggente tramonto. E alla luce di un arcobaleno o di una luna l’uomo, fra menzogna e verità, ballerà per sempre.

M. Teo

Taggato . Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *