Alice in Dustland / Autolesionistra: joint venture

spinelli

Introdotto da un’immagine + titolo contenenti un gioco di parole degno del miglior Forattini, un botta e risposta tra Autolesionistra e Alice in Dustland (anzi: prima Alice, poi Auto) sugli ultimi risultati elettorali europei e sulle divisioni sorte in seno alla lista Tsipras d’italica fattura. Concordo in toto con Autolesionistra.

Alice in Dustland (cliccate sul nome per visitarne il sito):

Ricordo un passo di uno dei miei libri preferiti, Le braci, in cui l’autore affermava che il limite della passione è la passione stessa.
Ecco, a me piace tantissimo adattare la citazione ai partiti di sinistra, ovvero: il limite dei partiti di sinistra sono essi stessi, i partiti della sinistra.
Come dicevamo con Zé-violet oggi, si parlano sopra ognuno convinto delle proprie idee(ologie) e nessuno è in grado di venirsi incontro perchè sarebbe sintomo di indebolimento dei diritti rappresentati e quindi di inevitabile spostamento al centro, dunque ognuno resta sulle proprie posizioni chiudendosi a quello che è effettivamente la sinistra, ovvero un’apertura, annichilita dalle sue stesse convinzioni.
E’ così, vedi il fatto Spinelli (che poi me lo so’ andata a legge’, Zé, ridicoli, se stanno a litiga’ pe’ un posto in parlamento, perchè tutti hanno ragione e nessuno cede che poi non son più un sinistroso puro).
Questo lo metto a braccetto con la decisione di andare a votare Tsipras grazie ad Autolesionistra. No, è che je volevo di’ che alla fine scava scava nelle ossa poi so’ tutti uguali, non partono che già litigano.

Autolesionistra (cliccate sul nome per visitarne il sito):

Ciao.
Un attimo che recupero l’abbigliamento da terreni fangosi:

Pronti.
Attiviamo anche il disclaimer protonico:

il balletto SpinelliSì/SpinelliNo/laterradeicachi
è indifendibile quindi manco ci provo.

O meglio: partendo da un «Mi candido ma poi non vado», difficile che finisca in gloria per la lista.
Sui problemi e limiti della rappresentanza a sinistra ci si potrebbe scrivere un blog (ciao) ma sulle vicende della lista sarei per qualche contestualizzazione e una chiave di lettura un po’ diversa tipo quella che ha dato Scanzi.
Poi no, non è il mio ideale di sinistra, ma era l’unico disponibile sul menù quel giorno. Non sempre c’è la bresaola (ché una volta sono andato dal macellaio, gli ho chiesto della bresaola, abbiamo entrambi abbassato lo guardo al bancone verso un cvletto di bresaola mummificato, lui mi ha guardato e ha detto «Se no?»).
Il riferimento ai tutti uguali, dipende:
– se parliamo di un certo approccio della rappresentanza a sinistra, ok, tiriamo fuori l’accendino e intoniamo inzieme che sono così, dolcemente complicati;
– se parliamo di politicanti in generale, quando fai di tutta l’erba un fascio ti ritrovi con un fascio e niente erba, ed è cosa non buona.
Alla fine credo sia strettamente una questione di cvli. Tre, nella fattispecie, che andranno a poggiarsi su altrettanti scranni dell’europarlamento. Entro certi limiti, ho un po’ la presunzione di credere che le manine che alzeranno o i tastini che premeranno siano abbastanza diversi da altri, pure seduti vicini.
Poi sì, non è il migliore dei mondi politici possibili, e neanche vicino alla top ten, e magari i fatti mi smentiranno, ma pure con una partenza opinabilissima mi pare un po’ prestino per tirare le somme.

Aggiungo una sorta di ps, la reazione del secondo autore (Autolesionistra) a una serie di commenti ricevuti. Chi viene da una terra dove si celebra la divinità del majale capirà, e tutti spero abbiano la dignità di apprezzare comunque il commento (persin chi adora la bresaola).

Salta fuori che di tutte le prese di posizioni opinabili di cui mi pregio avere un discreto storico, la tematica più indigesta è risultata la citazione di bresaola di ieri.
Che, a scanso di equivoci, stavo acquistando conto terzi, e sta al salume di majale come un dribbling del tuo amico ciccione delle elementari sta a uno di Valderrama.
Davvero, se qualcuno m’avesse accusato di aver votato fratelliditalia sarebbe comunque stato meno infamante dell’accusa di essere un mangiatore di bresaola.

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