A chi genuflettersi dopo Berlusconi?

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“Dare la parola al popolo”, “esercitare il voto democratico”, questo è il ritornello che da un paio di giorni ripetono ossessivamente Roberto Maroni, Daniela Santanchè, Domenico Scilipoti, Giuliano Ferrara altra varia umanità. Come se a questi personaggi fosse mai interessato qualcosa della libertà. Per smettere di festeggiare la “caduta di Berlusconi” è stato sufficente vedere in televisione l’ennesimo dibattito politico e osservare i partecipanti mentre gareggiavano in populismo, il vero cancro della democrazia. Quello che è successo e sta succedendo in Italia non ha nulla a che vedere con la democrazia. Perchè in un paese democratico non può essere eletto a capo del governo l’uomo più ricco del paese, non si può permettere a chi ha già un’enorme potere economico e mediatico di ottenere anche quello politico. Se poi quest’uomo governa per più di un decennio, soprattutto per incapacità altrui, la democrazia diventa una parola senza significato. Nonostante questo, tutti chiedono di “dare la voce al popolo”. Nonostante il sistema elettorale italiano non permetta all’elettore nemmeno di scegliersi il candidato. Nel Partito Democratico almeno esistono le primarie, ma tutti quelli che ora chiedono di esercitare il diritto democratico sono da decenni servi del loro padrone, che si chiami Bossi o Berlusconi. Militano, o hanno militato, in partiti che sono stati fondati da un leader che non può essere messo in discussione e che comanda da almeno 17 anni.
Tornando ai problemi di attualità, va ricordato che l’Italia ha sperperato denaro per decenni e il debito pubblico è per quasi la metà in mani straniere e che, quindi, abbiamo messo il nostro collo nelle loro mani. Ora possiamo solo, “democraticamente” decidere, se preferiamo continuare a governarci a modo nostro, rischiando il fallimento, o se preferiamo essere posti sotto tutela dai nostri creditori. Il potere democratico è stato svenduto da decenni. Dopo tangentopoli si sperava che ci levassero dai guai i magistrati, poi l’uomo della provvidenza, ora l’uomo dell’Europa.
Come sosteneva il Grande Inquisitore dei Fratelli Karamazov di Dostoevskij “non c’è preoccupazione più assillante e più tormentosa per l’uomo, non appena rimanga libero, che quella di cercarsi al più presto qualcuno a cui genuflettersi“. Da bravi cattolici cerchiamo freneticamente l’uomo che possa fare miracoli, facendoci dimenticare le nostre responsabilità. Ma non potremo mai essere liberi finchè odiamo la responsabilità. Da questo punto di vista, come giudicare il comportamento della Lega che mentre governa porta il debito pubblico alle stelle e il Paese sull’orlo del fallimento e poi, quando tocca sistemare tutto e far quadrare i conti, corre all’opposizione, pronta a far ricadere sugli altri i propri errori passati?
E questi sarebbero i “padani”? Sono la quintessenza dell’italianità, che si fonda non solo sul credersi furbi, ma nell’aiutare e sorreggere chi frega il prossimo, ovvero anche noi stessi. Siamo il popolo che “lampeggia” a chi non rispetta le regole per avvisarlo della presenza di un controllore. In democrazia le leggi le fa il popolo, allora perchè facciamo di tutto per non rispettarle e apprezziamo chi prova a non rispettarle? Chi ha scritto quelle leggi che tanto ci fanno schifo?
Come spiegava il Grande inquisitore “si impossessa della libertà degli uomini solo colui che rende tranquille le loro coscienze”. Berlusconi e Bossi, quelli col “fiuto politico”, l’hanno capito benissimo e su questo hanno fondato le loro fortune. Sfruttando l’ingenuità del popolo italiano. La democrazia si fonda sulla libertà e gli italiani, storicamente, l’hanno sempre disprezzata. In nome di Dio, del Partito, dell’uomo della provvidenza o dei nani e delle ballerine. Così la scelta di oggi è molto limitata, meglio i nani e le ballerine o i burocrati imposti dal mercato?
Qualcuno sostiene che nemmeno potremo scegliere tra queste due opzioni, può darsi, ma come mai? Chi ne porta la responsabilità? Chiarito questo, forse, potremmo tornare a riempirci la bocca con la parola democrazia. Per la “libertà” tocca riparlarne tra una quindicina d’anni, quando forse, avremo dimenticato cosa significava Pdl.

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