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Omsk, la vita in città

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1. Il tram che è diventato l’icona della città per l’autrice del reportage su Omsk.

Termina qui il reportage fotografico da Omsk di Carla Muschio, con una panoramica su quella che è la vita nella capitale siberiana. Le altre puntate del reportage sulla città si trovano seguendo il collegamento sottolineato, consigliato a chi vuole approfondire la visita a Omsk (qui trovate solo immagini o quasi). E dalla volta prossima, si cambia panorama.

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2. Bizzarro miscuglio di affiliazioni politiche. 3. Ristorante nostalgico Kolčak.

 

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4. Fotografi.

 

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5. Il ristorante del Buon Soldato Sc’vèik.

 

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6. Originale monumento all’idraulico.

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7. Venditrice di palloncini.

 

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8. Veicolo per festa di nozze.

 

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9. Foto prima della festa di nozze.

 

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10. Venditrice assorta.

 

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11. Cittadini.

Carla Muschio
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La Omsk di oggi

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1. La biblioteca più grande della Siberia.

Continua il reportage fotografico da Omsk di Carla Muschio: è la volta del volto più moderno della capitale siberiana. Le altre puntate del reportage sulla città si trovano seguendo il collegamento sottolineato, consigliato a chi vuole approfondire la visita alla città (qui trovate solo immagini o quasi). Al prossimo venerdì.

Aggiornamento: per problemi di collegamento, questa puntata appare di sabato. Speriamo la prossima sia di venerdì puntuale come un treno delle FS (svizzere, altrimenti ci scusiamo per il disagio) [cdc].

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3. Hotel Turist. 4. Condominio vissuto.

 

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4. Fregio della biblioteca con bizzarro miscuglio di simboli.

 

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5. Periferia.

 

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6. Restauro ben riuscito.

 

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7. Scultura di Don Chisciotte. 8. La boutique Carla (mi par giusto! [cdc]).

 

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9. Apertura sul fiume.

 

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10. Vendita di fiori artificiali.

Carla Muschio
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La Omsk di ieri

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1. Ex-residenza dell’ammiraglio Kolčak.

Iniziamo a pubblicare, in tre puntate, alcuni ritratti fotografici di Omsk a completamento del reportage sulla città scattati dalla medesima Carla Muschio autrice del detto reportage, pubblicato nell’autunno-inverno scorso. Codesta è la Omsk di ieri.

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2. Una delle poche case in legno del centro.

 

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3. Una casa da restaurare. 4. Una casa in legno disabitata.

 

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5. Edificio del Corpo dei Cadetti.

 

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6. La Direzione delle Ferrovie.

 

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7. Ex-fabbrica, oggi guscio vuoto.  8. Chiesa cosacca.

 

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9. Stella di Davide in mattoni.

 

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10. Casa in legno, oggi museo.

 

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11. Casa liberty che merita un restauro.

 

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12. Un tempo la via più elegante.

Carla Muschio
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Omsk e i cetrioli

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1. I sedili di un vecchio tram.

Pubblichiamo qui l’ultima puntata del reportage di Carla Muschio su Omsk (anche se non è ancora del tutto finita: seguiranno alcune belle gallerie fotografiche, in gennaio). Per leggere le altre puntate, basta cliccare qui).

Sto viaggiando su un filobus. Sul sedile dietro il mio c’è una signora anziana che ha poggiato a terra due grosse sporte. Mi chiama, solleva un sacchetto trasparente che contiene più di un chilo di grossi cetrioli e mi dice:
– Signora, non vorrebbe questi cetrioli? Mi si è rotta la borsa e li devo abbandonare.
Io rifiuto, non avrei modo di mangiare così tanti cetrioli, e allora lei li offre alla controllora dei biglietti, che li accetta.

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2. Reparto di un grande magazzino alla vigilia dell’apertura delle scuole.

Intanto io riparo alla bell’e meglio il manico della borsa che si era staccato. Ora i cetrioli si potrebbero trasportare. Un’altra signora sul filobus offre alla padrona dei cetrioli un sacchetto di plastica per sostituire la borsa rotta.

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3. Anche i bambini di Omsk giocano alla campana.
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4. Lucchetti d’amore sul fiume di Michele Strogoff.

La controllora è pronta a restituire i cetrioli, ma la contadina replica:
– Ma si figuri, ne matureranno ancora di cetrioli…

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5. Annunci, graffiti, telefono pubblico su un muro molto vissuto.

Scendo dal filobus rincuorata. La cultura russa che ho tanto amato è esistita veramente, e vive ancora.

Carla Muschio
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Omsk, o della tolleranza

Lenin

1. Monumento a Lenin.

Questa città non sembra attribuire grande importanza ai simboli dei vari regimi che si sono succeduti. I simboli zaristi sono assenti, se non nelle chiese. Sono stati tutti distrutti durante l’epoca sovietica. I simboli sovietici non vengono restaurati, ma nemmeno attivamente rimossi. Del resto, non sarebbe facile. C’è una casa in legno degli Anni Venti con una cornice tutta intagliata con un motivo di falce e martello. Come toglierla?

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2. Intaglio di falce e martello su una delle prime case costruite dopo la Rivoluzione. 3. Uno stemma sovietico conservato.

I nomi comunisti delle vie non sono stati cambiati, come è invece avvenuto a Mosca. In centro troneggia ancora un monumento a Lenin. I rivoluzionari e i caduti della Seconda Guerra Mondiale continuano ad essere onorati. Solo Stalin è assente e, anzi, c’è un monumento dedicato alle sue vittime. La sua immagine compare solo, insieme a mille altre, nella bizzarra decorazione di un pub di proprietà di un nostalgico che, a proprie spese, ha anche eretto in un angolo del’edificio un monumento a Kolčak.

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4. Monumento alle vittime di Stalin.

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5. Gli sposi depositano fiori all’altare dei caduti per la Rivoluzione.

La residenza di Kolčak a Omsk è oggi un museo e centro studi sulla Guerra Civile. Una studiosa del museo mi ha mostrato la fotografia di un monumento a lui dedicato, che il museo ha commissionato a un artista contemporaneo. Al momento di installarlo sono state sollevate obiezioni e allora il consiglio comunale si è così espresso: metà di loro erano per collocare la statua, il 30% era contrario, il 20% dei membri si è astenuto. Questo dà un’idea dell’orientamento politico della città. La statua rimane in attesa.

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6. Stemma comunista a decorazione di una casa.

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7. Albo d’onore dei lavoratori, esposto agli occhi dei passanti.

(continua il prossimo venerdì. Le altre puntate del reportage su Omsk le trovate così).

Carla Muschio
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La cucina a Omsk

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1. Monumento a Kolčak fuori del pub di un suo ammiratore.

Molti negozi di cibo vantano di essere aperti 24 ore su 24, tutti i giorni della settimana. È come se ci fosse una fame atavica che fatica a saziarsi. Facendo la spesa si nota una forte presenza di multinazionali straniere, anche per prodotti che in Russia ci sono sempre stati, come i latticini, i dolciumi. Dispiace questa perdita dell’identità russa, frutto degli accordi commerciali della classe dirigente, ma anche del bisogno di apertura e di nuovo di cui il cibo è simbolo.

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2. Uno degli ultimi fregi prerivoluzionari.

Nei locali, bar, caffè, ristoranti dominano gli stessi sentimenti. Quasi tutti offrono: insalata greca, insalata Cesar, pizza, spaghetti, tiramisù. Non tutti riescono a preparare questi piatti come nei loro paesi d’origine. La rucola, come un tempo il prezzemolo, è onnipresente. Dev’essere la moda del momento.

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3. Un ristorante italiano in uno splendido palazzo (anche se un po’ rovinato).

I ristoranti che offrono cucina russa sono forse uno su cinque. Deduco che il pubblico al ristorante vuole mangiare qualcosa di speciale, non la cucina di casa.

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4. Contadine che vendono i propri prodotti.

Io però, essendo interessata al cibo russo, ho frequentato i ristoranti di cucina nazionale. Ho spesso mangiato bene, piatti preparati con cura e ben presentati, solo che la gamma dei menù è un po’ limitata, come se non ci fosse interesse a riprendere e sviluppare le ricette tradizionali russe.

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5. Venditrici di palloncini per le vie del centro.

 

(continua il prossimo venerdì. Le altre puntate del reportage su Omsk le trovate così).

Carla Muschio
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Omsk: il moderno

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1. Edificio di Radio Siberia con la sua guglia. 2.Sede neoclassica per il negozio Mango.

A Omsk ogni due passi ci si imbatte in un negozio che vende tecnologia: cellulari, computer. Dice la pubblicità di un iPhone: «costa solo 999 rubli», cioè 22 euro. E tutti ce l’hanno. Infatti non ci sono punti Internet nella città perché si calcola, evidentemente, che ciascuno abbia già le sue risorse informatiche. Questo è un segno di benessere e modernità, ma non tutti sono ricchi. I bigliettai (più spesso bigliettaie) dei mezzi pubblici sono spesso anziani che hanno bisogno di arrotondare una pensione magra. Il costo degli alloggi è alto, mi dicono che in una casetta di legno della periferia vivono magari tre famiglie, che non possono permettersi di affittare un appartamento tutto per loro. Quindi, molti vivono in condizioni economiche modeste, ma non ho visto segni di vera miseria.

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3. Il bel palazzo che ospita il negozio Zegna.

In compenso ho visto segni di vera ricchezza, come se i nuovi ricchi (o «nuovi russi», come vengono chiamati) avessero una smania insaziabile di acquisire tutti i simboli del lusso. La via Lenin, che parte dal centro e si protende per chilometri e chilometri fino alla periferia, può fare da metafora della stratificazione sociale della città. I primi 200 metri sono dedicati al lusso sfrenato e sono occupati dalle case di moda dell’Occidente. Un paio di sandaletti costa come due stipendi di impiegata.

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4. Via Lenin oggi, un tempo la via più chic della città.

Più oltre ci sono le marche più modeste: Puma, Benetton. C’è anche Oviesse a Omsk, ma non qui. E c’è l’immancabile Ikea. Proseguendo, si trovano i negozi comuni russi, i più affollati, che vendono per lo più prodotti dozzinali, in continuità con il commercio sovietico. L’aspirazione dei primi rivoluzionari di offrire al popolo prodotti sobri e solidi a prezzo ragionevole sembra non valere più.

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5. Edificio neoclassico in via Marx.

I pochi negozi «per turisti», turisti russi, vendono la paccottiglia kitsch tipica dei negozi simili di tutto il mondo. Il meraviglioso artigianato russo però si riesce ancora in parte a trovare. Ho visto un intero negozio di ceramica Gžel’ in un grande magazzino e, sempre lì, un negozio con un ricco assortimento di oggetti in legno laccato, Kochloma. Si sono conservati, ho pensato, perché sono ancora in uso presso i russi.

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6. L’edificio che apre la via dell’alta moda.

Le librerie del centro sono poco più che cartolerie. In questo Omsk si conferma come città provinciale.

(continua il prossimo venerdì. Le altre puntate del reportage su Omsk le trovate così).

Carla Muschio
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Il Museo Vrubel’ di Omsk

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1. Gioco di specchi su una scala della filiale del museo.

All’arte figurativa è dedicato il Museo Vrubel’ (il collegamento è alla voce inglese di Wikipedia, dove potete trovare anche un’immagine del museo), che ha due sedi non lontane l’una dall’altra: una con l’esposizione permanente, l’altra per le mostre temporanee. Si chiama Vrubel’ in omaggio al fatto che il famoso artista era nativo di Omsk.

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2. Un bel palazzo neoclassico in restauro.

Osservando il grande ed elegante edificio principale del museo, costruito nel 1862 come Palazzo del Governatore Generale, e leggendo che questo è per importanza il secondo museo di arte figurativa della Siberia, si creano nel visitatore grandi aspettative.

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3. Monumento architettonico del 1915.

In un certo senso sono giustificate, perché vi sono rappresentati tutti gli stili della storia dell’arte russa, dalle icone all’Avanguardia. Ecco un elenco dei principali pittori presenti, in ordine alfabetico: Ajvazovskij, Bakst, Benois, Borisov-Musatov, Kandinskij, Končalovskij, Korovin, Kramskoj, Lansere, Larionov, Lentulov, Levitan, Makovskij, Nesterov, Polenov, Repin, Rerich, Serov, Šiškin, Surikov, Venecianov, Vereščagin, Vrubel’. Inoltre, ci sono tele, grafica e sculture di artisti dell’Europa Occidentale.

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4. Una finestra che ricorda il quadrato nero di Malevič.

Devo dire di essere rimasta delusa dalla quantità e qualità delle opere. Ad esempio, di Vrubel’ c’è soltanto un gruppo di tre pitture decorative, poco rappresentativo della sua arte. Eppure a volte si ricorda di più un quadro visto in un museo di provincia, senza folla, senza fretta, che non i capolavori di una pinacoteca famosa.

(continua il prossimo venerdì. Le altre puntate del reportage su Omsk le trovate così).

Carla Muschio
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Le chiese di Omsk

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1. La ricostruita cattedrale dell’Assunzione.

Durante il regime zarista l’Ortodossia era religione di Stato e la Chiesa godeva di enorme potere. Quando i bolscevichi presero il paese, decretarono da subito libertà di religione, quindi inizialmente non ci fu repressione ma, anzi, fioritura di tutti i credi. Ben preso però si avviarono tragiche campagne antireligiose, che ebbero l’apice negli Anni Trenta, durante lo Stalinismo. La Chiesa Ortodossa ebbe molto a soffrire. Furono martiri di tanto odio sacerdoti, fedeli ed edifici ecclesiastici. A Omsk venne abbattuta, tra le altre, la bella cattedrale dell’Assunzione, di cui il futuro zar Nicola II aveva posto la prima pietra, nel 1891.

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2. Rampa d’accesso alla cattedrale dell’Assunzione.

Le chiese però erano così tante che non tutte furono raggiunte dal fervore antireligioso. Soprattutto quelle lontane dal centro si salvarono, pur venendo magari chiuse al culto e utilizzate per altri scopi. Da quando, con la fine dell’Unione Sovietica, la religione ha cessato di essere vietata, è tutto un ricostruire e restaurare. Omsk conta oggi 33 chiese ortodosse. Quelle più interessanti dal punto di vista dell’arte, soprattutto per la loro architettura esterna, sono le chiese dell’Ottocento.

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3. La chiesa antica della comunità cosacca. 4. La chiesa di San Giovanni Battista.

La nuova cattedrale dell’Assunzione, risorta nel 2007 al centro della città, copia in ogni dettaglio la precedente, come spesso viene fatto (vedi ad esempio la chiesa del Salvatore a Mosca, quella delle Pussy Riot). L’architetto ha solo aggiunto una rampa di accesso per handicappati, una saggia concessione alla modernità. L’oro delle cupole risplende, i colori squillano, ma, forse proprio per questo, per la mancanza della patina del tempo, questa architettura comunica un senso di falso. Dentro, una scala conduce alla «cripta» sotto la chiesa, cripta evidentemente fasulla, visto che la chiesa è nuova. Eppure, proprio calandosi lì si trova qualcosa di vero, assente tra gli ori della chiesa superiore. Ai due lati dell’iconostasi ci sono delle montagnette di mattoni cui sono appoggiate piccole icone di carta (immaginette), icone di latta e di legno, di gusto molto popolare. Giù nella cripta si vedono facce di veri credenti che pregano con devozione. È qui che ho sentito squillare il cellulare di una vecchietta.

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5. Chiesa dell’Esaltazione della Croce. 6. Monumento posto a memoria di una chiesa abbattuta.

In questa chiesa ho letto la pubblicità di una scuola religiosa, dalle elementari in su: maschi divisi da femmine, bambine fotografate in classe tutte con il velo in testa. Testimonianza del fatto che la chiesa ortodossa sta riprendendo potere. Peccato che non sembri approfittarne per rinnovarsi. I molteplici negozi religiosi di libri e oggetti sembrano ancorati a una devozione antiquata, come è antiquata la grafica dei prodotti in vendita.

(continua il prossimo venerdì. Le altre puntate del reportage su Omsk le trovate così).

Carla Muschio
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L’architettura e l’urbanistica di Omsk

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1. Muro con una decorazione molto amata in Russia.

(Le prime puntate del reportage da Omsk di Carla Muschio le potete leggere qui).

La città ha un centro storico, che è appoggiato alla gobba del fiume Irtyš e diviso a metà dal più piccolo fiume Om’. Il cuore del centro storico è la cattedrale, da poco ricostruita. Tutte le istituzioni e i negozi eleganti sono qui e c’è una sovrabbondanza di bella architettura, che da sola giustificherebbe una visita alla città. Gravita attorno al centro, senza soluzione di continuità, la numerosa costellazione dei quartieri periferici, spesso costruiti attorno a una fabbrica oppure come villaggi residenziali. Poi, appena usciti dalla città inizia la taiga e basta percorrere una trentina di chilometri per ritrovare la natura intatta che videro i primi esploratori della Siberia.

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2. Una vecchia casa ancora abitata.

Descriverò l’architettura del centro in ordine cronologico. Le case più antiche sono quelle in legno. Alla periferia se ne vedono interi agglomerati, purtroppo mal tenuti. In centro l’architettura in legno, che è una delle glorie della civiltà slava, persiste con esemplari isolati. Solo attorno alla via Tarskaja ce n’è un gruppo consistente. Dalla bellezza di quelle restaurate, utilizzate come uffici o negozi, si capisce come sarebbe bello ripristinare anche le altre. Due sono usate come musei di artisti locali: Belov e Liberov.
Nel Settecento si costruiva nello stile barocco russo. La città è piena di questi deliziosi edifici pastello decorati a stucchi bianchi, che sono tipici anche della vecchia Mosca. Quasi tutti sono tenuti male, eppure anche nel degrado la loro bellezza è prorompente.
Passiamo poi al neoclassico ottocentesco, anch’esso ben rappresentato qui, e al bizzarro eclettismo della seconda metà dell’Ottocento.

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3. Uno straordinario edificio liberty, oggi utilizzato come scuola.

Il momento di massimo splendore dell’architettura di Omsk fu il periodo a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento. Il liberty si espresse qui con una fantasia senza pari. Anche molti edifici «comuni», case e fabbriche in mattoni rossi, sono dotati di grazia, si vede che sono stati pensati con cura.

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4. Un esempio di liberty del 1914. 5. Condominio svuotato per un rinnovamento totale.

Veniamo all’epoca sovietica. Purtroppo l’ideologia e l’urgenza dei tempi spingevano più a dare un tetto a tutti che non a cercare la bellezza in architettura. Da qui la marea di palazzi anonimi. Molte le famose chruščevki, i palazzoni costruiti con elementi prefabbricati con cui si cercava di rispondere in fretta, negli anni Sessanta, alla fame di alloggi. Sono tristi, certo, ma al contempo caldi con le loro conserve sul balcone, la biancheria stesa, le tendine di pizzo. Per chi ci abita, sono «casa». E addirittura questi casermoni sono reputati degni di restauro. Gli abitanti vengono allontanati per qualche tempo, vengono rifatti tutti gli impianti e poi si può tornare. Omsk si è specializzata in questo e offre la sua procedura anche ad altre città.

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6. Un bell’esempio di restauro intelligente, capace di valorizzare gli elementi dell’edificio.

Oltre ai casermoni, l’architettura sovietica ha prodotto a Omsk alcune belle costruzioni in stile razionalista, severo e pulito.

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7. Decorazione di un ponte per la festa della città.

A venerdì prossimo.

Carla Muschio
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