Porte d’Antibes. 4. Il mercato provenzale

La Provenza offre un tripudio di prodotti alimentari, soprattutto d’estate, e il “Mercato provenzale” di Antibes si presenta delizioso agli occhi e al palato. Oltre a frutta e verdura di stagione, vi si trovano formaggi e salumi straordinari, olive, saporite salse, acciughe.

Questo avviene il mattino. Nel pomeriggio sotto il padiglione di ferro e vetro del mercato si vende artigianato rivolto ai turisti. La sera anche gli artigiani se ne vanne e i locali della piazza, bar e ristoranti, dispongono sotto la tettoia del mercato tavolate e tavolini.

Il cibo che si vende e si consuma su questa piazza mi è sembrato autenticamente legato al territorio e di alta qualità. Purtroppo esageratamente alti sono anche i prezzi.

Carla Muschio
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Porte d’Antibes. 3. Palazzi e fortificazioni

Tra il XII e il XIII secolo i fratelli Grimaldi, una famiglia di ricchi armatori genovesi, acquistarono fondi sulla Costa Azzurra e anche Antibes appartenne a loro. Il castello dei Grimaldi, da secoli abbandonato dai suoi signori, accolse il giovane Pablo Picasso appena emigrato in Francia. Oggi quel castello, ben restaurato e ricco di opere donate dal pittore e dai suoi discendenti, ospita il magnifico Museo Picasso.
Nel XVI secolo, quando Antibes è francese, il re di Francia decide di fortificare la città, data la sua importanza strategica come città di frontiera. Dove in epoca romana sorgeva un tempio dedicato a Mercurio viene costruito l’attuale Fort Carrè. Inoltre, una cerchia di forti mura, in parte conservate, protegge la città.
L’ultima opera di fortificazione ad Antibes si deve al famoso Vauban, che visita Antibes per la prima volta nel 1669 e ne completa la fortificazione, con la costruzione del Bastione di Sant’Andrea, il più rilevante tra i molti interventi di consolidamento.

Carla Muschio
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Porte d’Antibes. 2. La città

Cappella di San Bernardino da Siena, XVI secolo, bassorilievo con l’incappucciato.

La città di Antibes vera e propria è un borgo antico ben preservato, che naturalmente si è arricchito di edifici nuovi in ogni epoca, compresa la nostra, ma con un fluire naturale di forme che non ne ha snaturato lo spirito.
La cittadina ha un’estensione meridionale protesa nel mare, una folta punta di verde: Cap d’Antibes. Un tempo era un semplice sobborgo abitato da contadini e marinai. Vi si trovano un faro, una chiesa piena di ex-voto: la Chapelle de la Garoupe, e le varie istituzioni di un borgo, fino alla bocciofila. Oggi però quasi tutto il verde di Cap d’Antibes è di proprietà privata, perché nella “baia dei miliardari” si trovano ville lussuose, ciascuna nel cuore di un parco tutto suo, costruite soprattutto tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta, da ricchi che sposavano la nuova moda (lanciata da Coco Chanel) dell’abbronzatura e delle vacanze al mare.
A ovest del borgo di Cap d’Antibes si trova Juan les Pins, che oggi è un luogo affollato di turismo di massa, non privo peraltro di angoli di bellezza.
Il nucleo originario di Antibes risale addirittura al V secolo a.C. come colonia greca dal nome di Antipolis, fondata per iniziativa dei greci di Marsiglia. In seguito conoscerà la dominazione romana, poi seguirà le sorti del Regno di Provenza e dello stato francese (dal 1481). Per un breve periodo, dal 1814 al 1815, Antibes fu anche italiana, sotto Vittorio Emanuele I.

Carla Muschio
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Io sono vegano

Personalmente, sto bisogno che gli scappa fortissimo di dire che son vegani l’ho sperimentato solo in rete; è anche vero che di vegani non ne conosco (conosco solo vegetariani, ed è un punto di vista anche condivisibile. Nulla da eccepire, perlomeno dal punto di vista della salute). Comunque, siccome il peggio non è mai morto, ci sono i crudariani, i fruttariani e persino –incredibile dictu– i respiriani.
Darwin, aiuto.

Porte d’Antibes. 1. Le porte

Visto che ho dato a questo reportage un titolo che gioca con la parola «porte», incomincerò dalle porte. Cosa si immagina guardando le porte che ho fotografato?

Una città con tanti anni di storia, dato lo stile antico di alcune. Una città con forti tradizioni, dati i colori e lo stile popolare di altre. Un clima mite e accogliente, a giudicare dalla vegetazione fiorente che circonda certi ingressi. Porte che non sembrano porre una barriera per difendersi dalla strada ma, al contrario, aprirsi su di essa come per un allargamento dello spazio interno. Porte che non hanno bisogno di farsi troppo belle, perché tanto la bellezza non manca. Bene, tutte queste intuizioni sono corrette. Antibes è proprio così.

Carla Muschio
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Come hai trovato dove vengo a piangere?

La pubblicazione dell’immagine soprastante, accompagnata dalla frase con cui abbiamo intitolato il pezzo, ha dato origine a una discussione fra tumbleri che è necessario riportare, a suon di immagini. Uno: quanto erano lunghe le gambe della donna? C’è bisogno di gambe liefieldsiane (cercate Rob Liefield in Google immagini per capire cosa si intende), per spiegare la prospettiva.  

Due: ma no, era su un monticello di sabbia.

Tre: see, e nella mano aveva pure la paletta!

Quattro: state rovinando tutto, le cose sono chiarissime. Segue disegno.

Hanno partecipato, a vario titolo: wackd, itswalky, spockvarietyhour, per noi ignoti, ma per sempre* nei nostri cuori d’ora in poi. Per chi è curioso: l’immagine proviene da un libro di John MacDonald, Deadly welcome).

*(= 5 minuti scarsi).

Casa Surace / Come preparare gli spaghetti, la pizza, il caffè e la pasta al forno (Italia contro Resto del mondo)

GLI SPAGHETTI

LA PIZZA

IL CAFFE’

LA PASTA AL FORNO

Oh! E naturalmente il caffè è l’ultima cosa, l’ordine con cui sono stati presentati i video non è un suggerimento. E’ UNA ESERCITAZIONE! Restate nelle vostre case, specie se fate cose come nella prima parte dei video.
(Grazie, o Suraci. Però lo zucchero nella macchinetta, no).

Orkestra obsolete / Blue monday

Una versione di Blue monday dei New order, in cui la misteriosa banda (ma cercatevi i componenti in rete, in fondo al video c’è l’elenco dei suonatori) rifà il caposaldo dell’elettropop usando solo strumenti disponibili negli anni 1930, dal teremino alla sega musicale, dai calici riempiti d’acqua a diversi livelli all‘armonio.
Ascoltate e godete aliquanto.
La versione originale la trovate qua sotto: la postiamo con le parole, che pure quelle sono fondamentali, come racconta il necessario Massimo Palma in Happy Diaz. La formazione musicale di una generazione ammazzata di botte, con tredici ritratti di Tuono Pettinato.