Natale sotto i piedi. Dopo

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(Per coerenza* con il 2016, questa puntata di Immagini da riporto viene pubblicata, anziché il 27 dicembre, con ritardo ciclopico. Chiudete un occhio, haha le matte risate. Nel 2017 daParte riprenderà a pubblicare con regolarità almeno una cosa al giorno. *Coerenza è, in codesto caso, parola santermese di difficile traduzione italiana, dovendo abbozzarne una bisognerebbe trovare qualcosa che stia a metà tra l’incasinamento e la cialtroneria. Sempre per coerenza, mettiamo una data farlocca di pubblicazione: 27 dicembre 2016. Uéééééé, ci siamo riusciti! Che bravoni).

Se dicembre è piovoso, la passerella inchiodata al marciapiede gioca contro le intenzioni di chi l’ha fatta installare, dato che le sue macchie rompono l’incanto del Natale e riportano il passante letteralmente con i piedi per terra. Dall’idealità di una festa sognata a una passerella zuppa di pioggia.

E se anche la passerella arriva a Natale senza acquazzoni, il tempo lascia ugualmente i suoi segni. I colori stingono, il tessuto si strappa. La passerella, se presa come metafora, non allude certo a un idillio. Si farebbe più bella figura a toglierla, e invece c’è chi aspetta la fine di gennaio per staccare il tappeto rosso prendendo atto che la magia del Natale, chissà come, si è dissolta. Eppure, chissà come, la si era tanto aspettata.

Carla Muschio
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Tempo Lercio

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Casalinga si finge aborigena per farsi studiare da Alberto Angela, Colori, Pantone lancia il Grigio Gentiloni, Dipendente presso sé stesso pubblica su Facebook le foto della cena aziendale (immagine di un uomo che pranza da solo in un locale): codesto è il tenore dei titoli degli articoli che si trovano quotidianamente su «Lercio», il giornale satirico nato dalle ceneri della «Palestra» di Luttazzi.
E spiace vedere che, forse resi golosi dai numerosi clicchi della testata ridereccia, i colleghi del «Tempo», il *oso quotidiano della capitale, abbiano voluto provare a sfilare i lettori dalla concorrenza con un titolo a effetto: non è bello, non si fa.
E oltretutto pare una battuta presa dal Facciario o dal barrino (o baretto) sotto casa, un po’ meh.
Tutta sta rincorsa del tono dei socialini (come capita spesso sul «Fatto quotidiano») non è che faccia molto bene al giornalismo, se posso dire la mia.
Posso?
Be’, considerato come titolate posso sì.
Ve pijasse n corpaccio nee zampe

Natale sotto i piedi. Prima

Per questo progetto fotografico ho seguito dall’inizio dell’Avvento fino a Carnevale dell’anno scorso le decorazioni di alcuni marciapiedi di Milano.
Un bel giorno dell’inizio di dicembre ci si rende conto che sta per venire il Natale e si cominciano a decorare case, balconi, vetrine e persino marciapiedi. Anche chi non ci vorrebbe pensare è costretto perlomeno a prendere atto dei preparativi per la festa, che è annunciata come grandiosa anche dai tappeti-passerella applicati all’ingresso di molti negozi, uguali alla passerella dei premi Oscar. Tra i tappeti, i più sono rossi, un colore associato al Natale (peraltro, solo da pochi decenni; in precedenza l’abito di Babbo Natale e le decorazioni erano verdi); alcune passerelle sono azzurre come il cielo in cui viaggia la stella cometa. Certi negozianti decorano il marciapiede davanti al loro ingresso con motivi a stencil di stelle e fiocchi di neve.
Qual è il fine delle passerelle? Contribuire all’eccitazione dell’attesa della festa; invitare a entrare nel negozio che esibisce il tappeto rosso piuttosto che in un altro; asciugare dall’umidità della strada le suole di chi entrerà nel negozio, o bar, ristorante.
Per alcuni giorni la festa è un frutto intatto che matura lentamente, stimolando il senso di attesa. Fino alla prima pioggia.

Carla Muschio
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Eau de Paris. 7. Ancora acqua

Il quartiere del Marais era un tempo una palude, e infatti questo significa il suo nome. La palude è stata prosciugata, ma il nome è rimasto.

Sembra impossibile, ma è un segno dei nostri tempi, che con tutta l’acqua che scorre a Parigi ci sia qualcuno che compera bibite in bottiglia.

Carla Muschio
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Arturiana: conclusione

01. Aubrey Beardsley by Frederick H. Evans

(Prima di lasciare la parola a Carla Muschio, un grato saluto da parte di daParte a tutti coloro che ci hanno seguito sin qui malgrado i pessimi giochi di parole dei gestori del sito, i continui ritardi, le sparizioni e le immagini a volte saltate: la colpa è tutta di chi si occupa di daParte, Carla è stata sempre impeccabile. Appena possibile, il sito riprenderà a marciare col consueto brio. Intanto, i vincitori di codesta avventura: Elena, Francesca, Ludovico e Paola. E ancora grazie.
Il tizio sopra, che pare preso da un cartone Disney dell’epoca della
Carica dei 101, è Aubrey Beardsley, alla cui opera abbiamo attinto per ogni puntata di apertura di Arturiana. E ora, davvero, sssst).

La fine degli amori, speculari tra loro, di Tristano e Isotta, di Lancillotto e Ginevra, segna la fine di un mondo. Dopo aver restituito Ginevra a re Artù, Lancillotto lascia l’Inghilterra per stabilirsi nei suoi possedimenti di Francia. Artù, aizzato dai suoi cattivi consiglieri, passa in Francia con un esercito per devastare le terre di Lancillotto. In sua assenza, affida il regno e la sposa a Mordred. Questi aspira a spodestare re Artù prendendone le terre, così esibisce false missive da cui risulterebbe che Artù è morto e sconfitto in Francia. I baroni d’Inghilterra gli credono e lo incoronano re. Mordred chiede anche la mano di Ginevra che, per sfuggirgli, si rifugia nella Torre di Londra. Mentre i cavalieri di Mordred assediano la Torre, Artù con le sue forze decimate ritorna in Inghilterra, avendo abbandonato la guerra contro Lancillotto. Nasce aspra battaglia tra i cavalieri di Mordred e quelli di re Artù, che si annientano a vicenda. Il re e il suo usurpatore si affrontano in singolar tenzone e ciascuno manda un colpo a segno. Mordred muore, invece Artù è solo ferito.
Sentendo l’approssimarsi della morte, si fa accompagnare dal fido Bedivere al luogo in cui aveva ricevuto la magica spada Excalibur. La spada è gettata in acqua e una mano si leva a raccoglierla. Giunge poi una barca riccamente adorna piena di belle regine che accolgono re Artù a bordo per condurlo alla valle di Avalon, una sorta di paradiso.
Ginevra, dopo la morte del marito, ripara in un monastero e ne diventa badessa. Lancillotto fa ritorno in Inghilterra e corre subito da lei per riprendere il loro amore, ma è respinto. Decide allora di seguire l’esempio della sua amata e farsi monaco. Un giorno Ginevra gli compare in sogno e Lancillotto capisce che deve accorrere da lei. Giunge che è appena spirata. La seppellisce con grande dolore e poco dopo muore a sua volta, compianto da tutto il popolo.

*

E ora tutti i nostri personaggi non sono più, ma la terra vive ancora e tutte le vicende da essi vissute torneranno a presentarsi, con volti e nomi nuovi. A ogni maggio spunteranno tenere foglie e freschi amori che l’inverno spegnerà, ma solo per poco.

Carla Muschio
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Eau de Paris. 6. Marciapiedi

Nel Medioevo, la pulizia di alcune città, tra cui Parigi, era affidata a un canaletto di scolo ai due lati delle strade che portava via le lordure depositatevi. Oggi la gestione dei rifiuti è molto più articolata, ma questo sistema idrico è tuttora in funzione. Il rivolo di acqua oltre il marciapiede raccoglie e porta via piccoli segni di vita cittadina: un mozzicone, un fazzoletto, una fogliolina caduta, tramettendo ai passanti un senso di fresco e pulito.

Carla Muschio
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