Il papa

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Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire).

Carla Muschio
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Lancillotto e Ginevra sono amanti da sempre e tutti a corte, compreso re Artù, lo sanno o lo intuiscono. Nel fondo del loro cuore tutti ammirano il loro amore, ecco perché non li intralciano. Invece i cavalieri Agravain e Mordred odiano Lancillotto e tramano per la sua distruzione. Una sera in cui Artù è appena partito per la caccia essi spiano Lancillotto mentre entra nella camera della regina. Poco dopo, accompagnati da altri cavalieri, bussano alla porta intimandogli di aprire: essi sanno che lui è lì. Gli amanti si abbracciano teneramente, temendo che questo sia il loro ultimo convegno, poi Lancillotto apre la porta. Fa entrare un solo cavaliere e la richiude. Con la sua forza, gli strappa le armi, poi riapre la porta e, con la spada conquistata, sbaraglia gli assalitori. Agravain muore, Mordred è ferito.
Lancillotto propone a Ginevra di rifugiarsi con lui nel suo castello di Joyous Guard per sfuggire al re e vivere in libertà il loro amore, ma lei non accetta. Rimane ad attendere il giudizio di Artù che, ragguagliato da Mordred, la condanna al rogo. Lancillotto si è tenuto nascosto nelle vicinanze del luogo dell’esecuzione. Quando la povera Ginevra sta per essere messa sulla pira, egli giunge con sorpresa di tutti, ferisce e uccide molti cavalieri, fa montare in sella la sua amata e corre con lei al suo castello. Artù, che ama profondamente la regina, è felice di saperla salva, ma non sa fermare il corso degli eventi. Sollecitato dai cavalieri ostili a Lancillotto, va ad assediare il suo castello. Ogni giorno si combatte e ci sono perdite da ambedue le parti, senza che una delle due abbia la meglio sull’altra. In uno dei giorni dell’assedio Lancillotto e Artù si parlano, da lontano. Il primo ribadisce l’innocenza sua e della regina, il secondo lamenta la perdita della moglie, dell’amico e della vita di tanti nobili cavalieri. Eppure l’assedio continua.
Quando la notizia di questi eventi raggiunge il Papa a Roma, questi decide di intervenire con il peso della sua autorità ponendo fine alla violenza con un messaggio di misericordia, scritto in una bolla e affidato a un vescovo. Il vescovo parlamenta con le due parti e ne ottiene il consenso: Lancillotto restituirà Ginevra ad Artù, che si impegna a dimenticare ogni amarezza passata amandola di fresco amore. Anche l’amicizia tra Artù e Lancillotto è ripristinata.
Con solenne corteo Ginevra ritorna dal marito e grande è la commozione di tutti.

La variante

Arturo è un conservatore dei Musei Vaticani, addetto all’arte greca antica. È un laico, sposato a Valentina, donna di invidiabile bellezza e fascino. Al museo i pettegoli dicono che Valentina da tempo ha un legame amoroso con Monsignor Lanci, un altro dipendente del museo, conservatore delle tele del Cinquecento italiano. Non tutti vedono male questo legame, peraltro non dimostrato, dato che gli amanti sono assai cauti nei loro incontri. Il marito poi, Arturo, sembra sordo a ogni voce che vorrebbe indurre in lui il sospetto. Ora Monsignor Lanci sta preparando una mostra, “Il simbolo della conchiglia dall’antichità all’era cristiana”. Si riunisce un comitato e Lanci presenta l’elenco delle opere che vorrebbe inserire nella mostra, che comprende alcuni pezzi di arte antica.
L’indomani Arturo sta esaminando questo elenco quando gli si avvicina un suo collaboratore, che gli parla chiaro.

– Da noi in Sicilia uno come te lo chiamano cornuto, lo sai? Come puoi collaborare con Lanci, quando tutti sanno che ha una tresca con tua moglie?

Arturo cade dalle nuvole, o simula di cadere dalle nuvole. Però ormai gli è entrata la pulce nell’orecchio.
A casa la sera fa un gesto ardito che mai gli era venuto in mente in vita sua. Valentina sta parlando al telefono fisso, sul tavolo è rimasto il suo cellulare. Arriva un messaggio e Arturo lo legge. Dice: “Stella stellina la notte s’avvicina”. Un messaggio innocente, ma è il mittente a preoccupare Arturo: si tratta di Monsignor Lanci.

Eau de Paris. 5. Fontane

Fonti, fontane: è lì che vivono le ninfe, lì si manifesta la divinità, lì si rinnova l’acqua della vita. Non basta la Senna come presenza liquida a Parigi. Tante belle fontane decorano la città. Anche a essere laici e miscredenti, vi si è attratti. Sarà per questo che la piazza davanti all’ingresso della Sorbona è tutta un gioco d’acqua?

Carla Muschio
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Vetrina: Lancillotto salva Ginevra dal rogo

Rescue of Guinevere by William Hatherell web

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è il finale della storia scritto da me, esattamente come per i lettori.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Sopra,
Il salvataggio di Lancillotto di William Hatherell).

Carla Muschio
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Finale

In mancanza di meglio Giovanna concorda l’operazione con Gerardo, un giovane promettente che era stato amico di Ludovico. Gerardo avverte però la paziente che, se prima di una settimana avrà trovato un collega più valido di lui disposto a effettuare l’operazione, si tirerà indietro.
Il giorno dell’operazione Aristide non va in ufficio. Fuori della sala operatoria, segue gli eventi. Giovanna è in anestesia, tutto è pronto per iniziare e chi compare a dirigere l’operazione? Ludovico. Il suo è il primo volto che Giovanna vede al risveglio. La sua testa è salva, e anche il suo cuore.

Vetrina

ELENA TRABAUDI
Giovanna sa che suo marito ha ragione, a parte il modo brutale in cui le ha parlato. Sa che ci vuole un chirurgo veramente in gamba per operarla al cervello, così si mette alla ricerca del tipo adatto, rivolgendosi a tutte le sue conoscenze in ambiente medico. Di fronte alla sua richiesta, però, tutti si defilano, adducendo impedimenti vari; in realtà non vogliono rischiare un insuccesso proprio con la moglie di un amico e collega. Veramente uno dei chirurghi interpellati si dichiara disponibile, ma Giovanna lo vede così incerto e dubbioso che si spaventa e rifiuta l’offerta.
Tornata a casa, compone un annuncio a mezza pagina da far inserire su tutti i bollettini medici: Per Ludovico. Ho bisogno di te, non del tuo cuore ma delle tue mani. Contattami appena leggi questo avviso. Ma sì, in fondo ti amo ancora!

FRANCESCA TADDEI
Alla fine si decide di rivolgersi al più grande luminare in circolazione, che rileva effettivamente una situazione assai critica e fissa l’operazione di lì a pochi giorni.
Il giorno previsto, però, mentre tutta l’equipe è pronta, la camera operatoria altrettanto, e la paziente già anestetizzata, il luminare ha un malore e viene portato via d’urgenza. Al suo posto arriva trafelato un sostituto, che i presenti riconoscono al volo, nonostante indossi già mascherina e abiti protettivi.
Quando Giovanna si risveglia, al termine di un intervento lungo e complicato ma felicemente riuscito, grande è la sorpresa nello scoprire che chi l’ha operata altri non è che il suo Ludovico.

LODOVICO
Lui era lì lì per chiamare il suo ex-allievo che oramai aveva superato il maestro e che solo avrebbe potuto salvare lei. Eppure all’ultimo istante un misto di risentimento, invidia, punta di orgoglio gli impedì di chiamare. Lei morì. Quando lei  chiuse gli occhi gli tornò in mente senza sapere perché la musica e parole  di un brano di una canzone di Vasco Rossi quando canta “ne uccide più l’orgoglio che il petrolio”.

PAOLA
“Se pensi mi possa salvare, andiamo da lui” sussurra Giovanna.
Aristide aveva già contattato Ludovico ma stranamente lo aveva trovato riluttante, timoroso di non aver la mano ferma in questa occasione.
L’operazione è difficile, il coinvolgimento di tutti è alto.
La tensione elevatissima provoca un black-out  generale, tutti sono costretti a ripensarsi.
All’uscita dall’incubo si ricomporranno gli amori.
Come sopravvissuti, felici della vita, ognuno troverà la propria vena d’amore viva e pulsante in sé.
E la condividerà.

Lancillotto salva Ginevra dal rogo

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Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Sopra, particolare da un’opera di Aubrey Beardsley).

Carla Muschio
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La storia

Ginevra ha per amante Lancillotto, il miglior cavaliere della corte di re Artù, suo marito. Il legame è naturalmente segreto, ma a corte tutti sanno e mormorano, tranne il re. Ora Lancillotto è stato assente a lungo, lontano dalla sua amata. Per qualche tempo è vissuto nudo e folle nella foresta, in preda alla follia causata dalla separazione, poi, tornato in sé, ha corso varie avventure, tra cui la più importante è stata la ricerca del sacro Graal, insieme ad altri cavalieri. Un eremita gli ha spiegato che non è stato lui a raggiungere la sacra coppa per via della sua impurità: nel suo cuore infatti l’amore per Ginevra non è affatto spento.
Egli fa ritorno alla corte di re Artù con lo scopo di conservarsi casto, pur nella vicinanza della regina. Non sempre ci riesce. In compenso i suoi propositi di virtù infuriano Ginevra, che lo invita ad allontanarsi dalla corte. Lancillotto, disperato, confida la sua pena a Bors. Questi gli suggerisce di rifugiarsi in un’abbazia poco lontana, così da essere presto a tornare a corte non appena l’ira di Ginevra si sarà placata. Le donne sono fatte così. Lancillotto accetta il consiglio.
Ginevra, non meno sofferente del suo amante, vuole simulare spensieratezza. Così indice un banchetto a Londra per ventiquattro cavalieri. Uno degli invitati è Galvano, notoriamente ghiotto di frutta. Pinel, suo nemico, avvelena le mele servite al banchetto con l’intento di uccidere lui. Invece la prima mela è mangiata dall’innocente Patrise, che muore sul colpo. Suo cugino, Mador, accusa la regina del delitto e vuole giustizia. Re Artù non può negargliela, così fissa una data, dopo due settimane, in cui la regina sarà messa al rogo, a meno che non intervenga un cavaliere a difendere la sua innocenza contro le armi di Mador.
Artù esprime a Ginevra il suo rammarico per la lontananza di Lancillotto, che sarebbe di certo suo difensore. Nessuno dei cavalieri della Tavola Rotonda si offre di difendere la regina. Ginevra prega Bors di essere suo campione ed egli dice che la difenderà, ritraendosi solo se giungerà un cavaliere più forte di lui a sostituirlo.
Il giorno del giudizio la pira è preparata, la tremante Ginevra è posta lì accanto per seguire il combattimento. Mador scende in campo. Bors è pronto ad affrontarlo, ma ecco arrivare un altro cavaliere che prende il suo posto e sconfigge lo sfidante. Il cavaliere è vincitore, la regina è salva. Si toglie l’elmo e rivela il suo viso: è Lancillotto.

La variante

Giovanna si è sposata giovane con Aristide, il direttore del più grande ospedale della sua città. Il marito è molto impegnato nel lavoro e trascura la moglie, che soffre per la sua distanza e indifferenza. Giovanna rifiorisce quando diventa amante di Ludovico, un neurochirurgo suo coetaneo che lavora alle dipendenze di Aristide. Gli amanti sono cauti nei loro incontri, eppure dopo pochi mesi tutto l’ospedale mormora di loro. Aristide sembra essere rimasto l’unico a non accorgersi di nulla.
Un giorno che Ludovico ha cancellato un appuntamento, Giovanna gli fa una scenata: faccio la figura della peccatrice davanti a tutto l’ospedale, dice, per poi sospirare sempre senza vederti. Se il tuo amore è tutto qui, puoi anche andartene, non perderò molto.
Ludovico, pur con la morte nel cuore, la prende in parola. Con la sua fama, non gli è difficile trovare lavoro in un altro ospedale e si trasferisce in un’altra città, senza dare a Giovanna il suo indirizzo.
Dopo la sua partenza Giovanna incomincia a soffrire di forti mal di testa. Vengono fatte delle indagini: pare esserci una massa tumorale nel cervello. Si cerca un bravo chirurgo che metta mano alla moglie del capo, ma nessuno vuole accettare la responsabilità e il rischio del fallimento. Aristide dice alla moglie: «Peccato che Ludovico se ne sia andato, lui sarebbe riuscito a salvarti».

Eau de Paris. 4. Jardin de Luxembourg

Il Jardin de Luxembourg, delizioso parco molto frequentato, deve molto del suo fascino alla grande vasca, che per i bambini diventa un lago (e per i piccolissimi, un mare) dove far navigare delle graziose barche a vela telecomandate, noleggiabili sul posto.

Carla Muschio
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Vetrina: lo spionaggio del geloso

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La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è il finale della storia scritto da me, esattamente come per i lettori.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Sopra, un dipinto di Edmund Leighton).

Carla Muschio
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  Finale

Diego si annuncia e lei, mentre gli risponde, sente il rumorino sospetto. Svelta, cambia tono. Invece di chiamare l’amante con teneri appellativi, gli parla in tono neutro, gli chiede cosa desideri. Lui capisce che Serena ha un impedimento, forse il marito è accanto a lei, così a sua volta passa a discorsi innocenti, benché avesse in realtà chiamato per organizzare un incontro con lei. Dice che vorrebbe avere il numero di telefono del loro tappezziere. Lei promette che chiederà al marito e poi:

  • – Meno male che hai chiamato, Diego! Volevo confidarti una cosa… sono così triste…

Serena racconta che il marito non è più lo stesso di prima. Non dice nulla, ma lei teme che sia geloso, senza averne motivo.

  • – Tu che sei suo amico, forse puoi parlargli, capire… Io non so più cosa fare, mi umilia pensare che sospetti di me. Ma forse sono mie fantasie…

Diego la consola:

  • – Come può accecare la gelosia! E io che vi credevo una coppia perfetta! Non sarà che è giù di morale per il suo lavoro e lo riversa su di te? Beh, ti prometto che cercherò di incontrare Giovanni e di capire cos’ha.

Nel pomeriggio, senza che nessuno gli abbia detto nulla, Giovanni sollecito chiama Diego per dargli il numero del tappezziere, dando così la prova ai due amanti del suo spionaggio.
Dopo questo episodio Giovanni smette per un po’ di sospettare della fedeltà di Serena, che può godere con l’amico di un periodo di frequenti incontri felici.

Vetrina

ELENA TRABAUDI
Al telefono Serena sta ben attenta a non tradirsi e, invece di esordire con un “Ciao tesoro” o simili, si rivolge a Diego con freddezza. Questi, che non è particolarmente sveglio, non capisce e si risente. “Amore, ma che cosa è successo? Non mi vuoi più? Non farmi soffrire, ti prego!” e così via.
Serena, preoccupata, sbatte giù il telefono. Poi in preda al panico va in salotto: non c’è nessuno. Passa in rassegna a una a una le stanze della grande casa, fino ad arrivare allo studio di Giovanni. E qui vede l’arzillo marito con il computer aperto davanti a sé; si avvicina di soppiatto e – sorpresa! – capisce che sta chattando con un’amica virtuale.
L’impegnatissimo Giovanni, critico, letterato e non so che cosa d’altro, sta chattando come un adolescente con Rosemary74. Confuso, arrossendo, chiede scusa.
E Serena, magnanima, lo perdona.

 

FRANCESCA TADDEI
A quel punto c’è poco da fare. L’unica speranza per i fedifraghi è che lei sia abbastanza rapida da dire: “ah, ciao Diego, ti passo subito Giovanni”, prima che lui possa dire alcunché di compromettente. E naturalmente bisogna che lui mangi subito la foglia, senza tradirsi facendo capire che in realtà cercava lei.
Ma è anche possibile che al “pronto?” di Serena, Diego parta subito con qualcosa di inequivocabile, tipo “ ciao amore”, “ciao tesoro”, roba così.
A quel punto si imporrebbe una scelta: fare tutti finta di nulla? Fare scenate? Prendere pacatamente atto del fatto che la coppia è scoppiata? Probabilmente Giovanni liquiderà con un buon mantenimento mensile la moglie infedele e troverà prontamente una sostituta, forse anche più giovane. Alla quale però stavolta farà firmare un blindatissimo contratto prematrimoniale: in caso di tradimento, la sposina non beccherà un centesimo.

 

LODOVICO RE
Giovanni chiama e senza mezzi termini, o come un tempo si sentiva dire, entra coi piedi nel piatto subito parlando del tema del tradimento. Serena se lo aspettava e Giovanni stavolta, al contrario del passato, parlerà chiaro. Sarà chiaro sui loro accordi matrimoniali, sul suo stato d’animo, senza nemmeno nascondere di avere ascoltato surrettiziamente certe telefonate. E’ molto turbato e agitato. Rosso in viso e dentro di sé ha già preparato la valigia per andarsene. Dei tradimenti di Serena lui non ne può più, sia ben chiaro, ha ascoltato tutto, ma sospettava da tempo prima e la misura è colma. Serena è come impietrita, colpevole ed imbarazzata. Lui ha sentito tutto, scoprendo così che lei porta a spasso il suo amato cane solo due volte al giorno per uscite brevissime quando lui è in viaggio e non le quattro lunghe volte come lei ha sempre assicurato di fare. Il giudice riconobbe il divorzio per colpa di lei. Non si rividero mai più, se non un giorno struggentemente, anni dopo, sulla tomba del cane.

 

PAOLA
Diego capisce dalla voce fredda e distaccata di Serena, dal suo uso del lei nella conversazione che sono in pericolo d’essere scoperti e si adegua al tono.
Giovanni trova in questa freddezza conferma dei suoi sospetti ma è indeciso… Serena non lo ama o si sta distraendo in un momento di disorientamento?
Può accettare un compromesso affettivo?
Che reale natura ha il rapporto di Giovanna con Diego?
Mille domande sorgono su se stesso e sul loro rapporto.
Parlerà a Giovanna per capire come sente lei e poi valuterà.

Spaam / Dare i numeri

numeri

Gira un articolo in cui si legge che per una legge d’iniziativa parlamentare ci vogliono 504 giorni, tra Camera e Senato, per l’approvazione, mentre per una legge governativa bastano  172 giorni. Vero. Verissimo.

Spaam gli ha fatto un po’ le pulci.

Ma questi sono i dati del 2016.

Nel 2015:
legge Iniziativa Parlamentare: >500 giorni
legge Iniziativa governativa: 159 giorni
approvazione Ddl: 37 giorni

Nel 2014:
legge Iniziativa Parlamentare: 400 giorni Ca.
legge Iniziativa governativa: 106 giorni
approvazione Ddl: 30 giorni

Nel 2013, e qua viene il bello:
legge Iniziativa Parlamentare: 90 giorni
legge Iniziativa governativa: 35 giorni
approvazione Ddl: 23 giorni

Quindi dipende anche da che legge si vuole dibattere. Il Parlamento non produce bicchierini da caffè in cui i suoi «operai» stanno in catena di montaggio, ma fanno leggi e le leggi sono una questione anche (se non soprattutto) politica e questo inficia le statistiche. La legge Fornero fu varata in 16 giorni. Il Lodo Alfano, in 20. La legge correttiva sul bilancio del 2011, in una settimana circa.
Al contrario, la legge anti-corruzione, ha superato i 1500 giorni, immagino non per problemi di natura strutturale della Costituzione e delle due Camere ma perchè se ne sbattono i quaglioni di approvarla.
Quindi, il metodo scientifico non si può applicare propriamente alla Politica.
Infine, delle due camere, la più lenta è quella dei Deputati, non il Senato.

Camera: 244 giorni
Senato: 160
Un 35% più veloce della Camera.

Lo spionaggio del geloso

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Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Sopra, un’elaborazione da un’opera di Aubrey Beardsley).

Carla Muschio
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La storia

Tristano e Isotta sono uniti indissolubilmente da un fatale legame d’amore e consumano i loro amplessi ogniqualvolta ne hanno occasione, dato che vivono ambedue alla corte di re Marco. Lo sposo di Isotta, come del resto tutti coloro che vedono i due amanti, percepisce la loro intimità ma non può accusarli, perché non sono mai stati colti sul fatto. Forse Marco preferisce non sapere, così da continuare a godere della vicinanza di Isotta, che lui ama con passione.
A corte però vi sono molti invidiosi e maligni che desiderano smascherare gli amanti. Un giorno essi si sono dati convegno in un secluso giardino, credendo che Marco sia via per una battuta di caccia. Il nano Melot, che è venuto a saperlo, richiama il re e si apposta con lui su un ulivo, così da spiare gli amanti. Il primo a giungere è Tristano. Senza alzare gli occhi, egli vede sul prato le ombre delle due spie tra i rami dell’ulivo ed è presto ad escogitare un piano. All’arrivo di Isotta non le corre incontro per abbracciarla, come avrebbe fatto nell’intimità. Lei capisce da questo che deve stare in guardia e trattiene a sua volta gesti e parole. I due si lamentano delle false accuse di adulterio di cui sono vittime, quando invece ambedue sono affezionati e fedeli a re Marco, Tristano come nipote e Isotta come sposa. Marco è subito convinto dalle loro parole e si pente di aver afflitto la moglie e se stesso con vani sospetti. Così ancora una volta è stato gabbato.
Gli amori di Tristano e Isotta possono così continuare, ma non per sempre. Un giorno re Marco li trova a letto insieme. Corre a chiamare dei testimoni, ma al suo ritorno Tristano non c’è già più. Tuttavia il giovane si sente costretto ad allontanarsi e gli amanti, con grande strazio, si devono separare. Si ricongiungeranno solo nella morte, quando Isotta, accorsa per curare Tristano da una ferita, trova che il suo amico è appena spirato. Lei lo abbraccia e gli muore accanto.

La variante

Serena ha sposato Giovanni, un uomo ricco e potente che ha vent’anni più di lei. Lui la ama teneramente ed è felice delle nozze ma a lei vengono presto a noia gli amplessi del marito, così comincia a mettere gli occhi sui suoi amici e diventa amante di uno di questi, Diego. Il marito sembra totalmente ignaro della tresca della moglie e non dà segno di alcun sospetto, ma Serena sta sempre all’erta.
Un giorno, mentre sta parlando al telefono con un’amica, sente nella cornetta un piccolo rumore che subito scompare. Fa finta di nulla ma poi, ripensandoci, formula un’ipotesi. La loro casa è grande e c’è un telefono quasi in tutte le stanze. Se si solleva il ricevitore in un’altra stanza mentre è in corso una conversazione, si può udire tutto e inserirsi in essa, volendo, oppure tacere e spiare. Serena sospetta che Giovanni faccia proprio questo. Non fa in tempo ad avvertire l’amante della sua scoperta ed ecco che poco dopo lui chiama.