Elaine di Astolat

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Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. L’immagine sopra è di Aubrey Beardsley).

Carla Muschio
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La storia

Un giorno re Artù passeggiando in campagna trova le antiche ossa di due fratelli che si sono uccisi a vicenda. Il teschio di uno di loro reca ancora la sua corona di re, decorata da nove diamanti. Decide di mettere in palio i diamanti uno a uno in una giostra che si terrà annualmente, per nove anni.
Lancillotto, il cavaliere più forte della Tavola Rotonda, è stato vincitore per otto anni e ha conservato i diamanti per donarli tutti insieme alla regina Ginevra quando avrà vinto anche il nono.
Quando tutta la corte si sta avviando alla nona giostra la regina è indisposta e non può unirsi alla brigata. Lancillotto, con la scusa di una ferita ancora dolente, rimane a Camelot con lei. Invece di rallegrarsi, Ginevra incita Lancillotto a raggiungere il luogo della giostra presentandosi senza le sue insegne. Avrà così la soddisfazione di vincere grazie al suo valore, indipendentemente dalla sua fama.
Lancillotto accetta, ma smarrisce la strada e trova rifugio al castello di Astolat, dove vive un barone vedovo con tre figli: due maschi e la bellissima Elaine. Lancillotto per sbaglio era partito con il suo solito scudo, che recava le sue insegne. Per conservare l’incognito ha bisogno di uno scudo nuovo. Gli viene prestato. Lo scudo di Lancillotto rimane al castello, custodito amorevolmente da Elaine, e il cavaliere si avvia alla giostra, accompagnato da uno dei figli del barone. Elaine si è innamorata a prima vista di Lancillotto e lo implora di indossare un suo pegno nella lotta: una manica rossa ricamata con perle. Lancillotto, che ha sempre combattuto senza pegni di donna, non riesce a rifiutare e attacca all’elmo la manica rossa.
Alla giostra Lancillotto si fa onore e risulta vincitore, ma è gravemente ferito. Si allontana in fretta col suo scudiero, rinunciando al diamante con cui re Artù vorrebbe premiarlo.
Lancillotto trova rifugio presso un eremita che gli cura le ferite, ma per settimane oscilla tra la vita e la morte. Intanto re Artù ha pensato di inviare Messer Galvano a cercare l’ignoto cavaliere per consegnargli il diamante. Galvano raggiunge il castello di Astolat, dove viene a sapere che l’ignoto cavaliere è amato da Elaine. Galvano consegna a lei il diamante e fa ritorno a Camelot.
Quando tutti si ricongiungono a corte si scopre che il cavaliere ignoto non era altri che Lancillotto, che ha combattuto con un pegno di Elaine, un chiaro segno d’amore. Ginevra è furente, ma non lo dà a vedere.
Intanto Elaine raggiunge Lancillotto nella grotta dell’eremita, gli consegna il diamante e rimane ad accudirlo amorevolmente fino alla guarigione. Lancillotto si affeziona a lei come a una sorella, ma non se ne innamora, benché lei si dichiari disposta a tutto pur di vivergli accanto.
Quando Lancillotto, senza neanche salutarla, ritorna a Camelot, Elaine incomincia a languire e sente che morirà d’amore. Dà allora istruzioni perché, una volta morta, il suo corpo sia splendidamente decorato e messo in una barca che lo conduca alla corte di re Artù. In una mano la morta Elaine stringerà una lettera, che racconta la sua triste storia.
Proprio mentre giunge la barca funebre Lancillotto sta incontrando Ginevra per consegnarle i nove diamanti. Lei, in una furia di gelosia, li prende e li butta nel fiume, perché crede che Lancillotto l’abbia tradita con Elaine. Solo alla lettura della lettera tutto si chiarirà.

La variante

Franco è uno scapolo quarantenne, che le donne attorno a lui hanno rinunciato a sperare di sposare, anche perché lo sanno coinvolto in una relazione profonda e duratura con Luisa, la moglie di un suo compagno di partito, che sembra non accorgersi della situazione e non intralcia gli amanti.
Franco vive a Torino ma è un deputato del Parlamento, quindi trascorre a casa solo il weekend e poi la settimana a Roma. Un lunedì sera, a una festa in una villa fuori Roma, Franco ha un malore. La figlia dei padroni di casa, Irene, lo accompagna in una camera, lo fa sdraiare. Viene chiamato un medico. Il malore passa, ma il medico invita Franco a raggiungerlo nella sua clinica l’indomani per fare degli accertamenti.
Gli ospiti della festa via via se ne vanno. I padroni di casa invitano Franco a fermarsi per quella notte. Non è prudente che guidi fino a Roma, ancora fragile per il suo malore.
La mattina dopo Franco si sveglia troppo tardi per passare da casa a cambiarsi, ma ha bisogno almeno di una camicia pulita e una cravatta perché è aspettato a una conferenza stampa. Irene riesce a procurargli una camicia della sua misura e una bella cravatta rossa.