Sol’vyčegodsk, Russia. Una cittá del sale. 18. Il cimitero

Il cimitero di Sol’vyčegodsk è un comune cimitero di campagna ma ho fatto bene a visitarlo perché, a differenza di più solenni cimiteri di città, esso ben illustra il culto dei morti nella Russia ortodossa. Si sa che le anime dei defunti vanno in cielo, ma qualcosa di loro rimane nella terra dove sono sepolti. Ecco perché molte tombe hanno accanto una panca e un tavolino. I parenti vanno a visitare il loro congiunto e fanno merenda «con lui». Mentre mangiano, raccontano le novità della famiglia. Anche il morto riceve la sua parte di cibo, posto su un piattino che poi viene lasciato lì alla fine della visita. Se, ritornando, si troverà il piattino vuoto, è segno che anche il morto ha gradito la visita e la merenda.

Le belle corone di fiori che si preparano per i funerali sono utilizzate anche per adornare i monumenti ai caduti della città.

Carla Muschio
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Vetrina: Gareth vestito da povero

travestitodapovero

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è il finale della storia scritto da me, esattamente come per i lettori.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Nell’immagine:
Pwyll travestito da povero di Alan Lee).

Carla Muschio
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Finale

Il primo reparto dove Carlo viene messo a lavorare è il reparto verniciatura. Impara in fretta e lavora alacremente. I compagni all’inizio lo trattano con sospetto, lo sentono come un diverso, ma poi si abituano a lui e apprezzano il suo ingegno e la sua generosità.
Dopo qualche settimana Carlo chiede di cambiare reparto, “per imparare qualcosa di nuovo”. Gli viene concesso. Passando di reparto in reparto, Carlo rimane in azienda un anno intero. Un giorno un capo lo invita nel suo ufficio per un colloquio e gli dice:

  • – Carlo, credo che tu ci nasconda qualcosa, non vorresti aprirti con me?

Carlo, messo alle strette, confessa il suo stato e il suo piano. Dopo qualche tempo viene invitato a cambiare mansione: entrerà, da ingegnere, nella squadra di progettazione dei nuovi modelli.
Accetta, e nei weekend inizia a costruire il suo aereo. Ora sa come fare.

Vetrina

LODOVICO
Carlo ai genitori appare matto, ma lui è ancora più matto di quanto non sembri a loro. Carlo inizia il suo lavoro come operaio dell’azienda aeronautica ed impara bene il mestiere: ed intanto impara anche come va il mondo dentro all’azienda. I suoi “colleghi” ingegneri aeronautici gli appaiono sempre più alienati, piegati sui loro tavoli da disegno, tra straordinari e ferie brevissime, mentre lui vive sempre più liberatorio il suo lavoro manuale. Impara presto a costruire di ogni con le sue mani. Ed ha tempo libero. Non tornerà mai più a quel lavoro di ingegnere scelto per ottemperare ai desideri dei suoi ed in cui mai davvero si era rispecchiato.

 

PAOLA
I compagni di lavoro capiscono subito che Carlo ha una marcia in più.
Generosamente dà.
Generosamente riceve dai più… ma serpeggiano anche sentimenti negativi.
In alcuni vi è odio per le molte doti di Carlo.
Nel gruppo di lavoro si formano fazioni opposte.
Carlo riconosce i veri compagni e ad essi chiede l’aiuto necessario per realizzare il suo sogno.

 

ELENA TRABAUDI
A Carlo sembra di toccare il cielo con un dito. Com’è stato facile farsi assumere barando sul titolo di studio! Il trucco glielo aveva insegnato suo zio, ex sessantottino: gli aveva raccontato che loro, studenti impegnati della Statale, sognavano di sperimentare di persona la vita dura dell’operaio; e che per realizzare il loro desiderio dovevano appunto mentire sul loro essere studenti universitari. Il primo giorno Carlo era quindi tutto eccitato all’idea di apprendere l’arte manuale. Arrivò a casa stanchissimo la sera, si buttò sulla poltrona e il racconto che fece della nuova esperienza fu abbastanza stringato.
La mattina dopo si mise all’opera con buona voglia, ma all’una, dopo la breve sosta alla mensa, si sentiva morto; le gambe gli erano diventate di legno, gli sembrava intollerabile resistere ancora a lungo sui due piedi. Alle cinque suonò la sirena e Carlo non riusciva nemmeno a correre fuori, come avrebbe desiderato.
Non si sa come andarono i giorni seguenti, l’unica cosa nota è che dopo dieci giorni dette le dimissioni, rinunciando al sogno di costruirsi un aereo tutto per sé.
Dopo una settimana si presentò in un’altra ditta, cercando un posto come ingegnere, anche non aeronautico, ma gli risposero che al momento avevano ingegneri in esubero; che provasse a ripresentarsi magari dopo sei mesi, non si sa mai…

 

FRANCESCA TADDEI
Dopo pochi mesi però la fabbrica è in crisi e viene fatto un bel piano di rilancio, che prevede soprattutto una drastica riduzione del personale. Carlo, ultimo arrivato e non indispensabile per la produzione, è tra gli operai licenziati.
Un amico, che conosce la sua situazione, prova ad aiutarlo, andando a rivelare al responsabile delle risorse umane che in realtà Carlo è un brillante ingegnere aeronautico. “Ma pensa… allora casca a fagiolo” dice sarcastico costui “devo appunto stilare per domani la lista degli esuberi tra gli ingegneri dell’azienda. Che dice, inserisco il nome del suo amico anche in questo elenco?”
Eh sì, questa non è la corte di re Artù, è la vita reale.