Gareth parte vestito da povero

beardsley_sigfrido

Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. In apertura, un disegno di Aubreay Beardsley per il Sigfrido).

Carla Muschio
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La storia

La regina Bellicent, dopo aver acconsentito alla partenza di Gareth, gli impone un grave vincolo: potrà sì presentarsi alla corte di re Artù, ma senza rivelare il suo nobile nome per un anno e un giorno. Dovrà chiedere l’impiego più umile, quello di sguattero di cucina.
La regina è sicura che il fiero Gareth non accetterà questa condizione, invece il figlio risponde: “Anche uno schiavo può essere libero nell’anima”. L’indomani mattina, mentre tutti al castello ancora dormono, Gareth si incammina verso Camelot.
All’arrivo Gareth è incantato dalla bellezza della città di Camelot, che gli sembra irreale. Infatti, gli spiega un vecchio, è stata costruita dalle fate a suon di musica e la costruzione è ancora in corso. Il vecchio invita Gareth a restar fuori dalla città incantata, ma egli entra e si presenta all’udienza del re.
Gareth, tutto timido, chiede di poter servire il re in cucina per un anno e un giorno in cambio solo di vitto e alloggio e senza rivelare il suo nome. Ma trascorso quel tempo, promette, combatterà per il re.
Artù senza difficoltà affida a Gareth l’incarico di sguattero e Lancillotto osserva che, date le sue nobili fattezze, il giovane deve avere un segreto, quindi va trattato con rispetto, per non avere poi a pentirsene.
Sir Kay, il siniscalco del re, prova antipatia per Gareth e gli affida gli incarichi più ingrati, ma lui umilmente li svolge senza protestare. Si fa anche benvolere da tutta la servitù.
Dopo qualche settimana la madre di Gareth si pente di aver condannato il figlio alla servitù di cucina. Manda un messaggero che gli reca belle armi e gli annuncia che è sciolto dal voto.
Gareth, felice, si presenta ad Artù e gli rivela la sua identità. Lo prega di farlo cavaliere, ma in segreto. Artù acconsente, purché la verità possa essere rivelata a Lancillotto, il suo migliore amico.
Così è. Gareth è nominato cavaliere. Nella sala delle udienze, raccoglierà una sfida e partirà per un’avventura. Artù invita Lancillotto a seguirlo segretamente così da osservarlo e proteggerlo.

La variante

Carlo si è appena laureato brillantemente in ingegneria aeronautica. Naturalmente vuole cercare un impiego corrispondente ai suoi studi, ma ha anche un sogno: costruire un piccolo aereo tutto per sé. Come fare? Chiede un colloquio a una grande azienda produttrice di aerei e spiega che desidera fare pratica come operaio così da acquisire quella manualità e quelle conoscenze che gli permetteranno di realizzare il suo sogno. Il responsabile dell’ufficio personale scuote la testa: gli pare un piano troppo bizzarro. Quando Carlo racconta ai genitori il risultato negativo del colloquio, questi si sentono sollevati: anche a loro pare che Carlo sia matto.
Invece lui decide di presentarsi in un’altra fabbrica aeronautica cercando lavoro come umile operaio, senza dire a nessuno della sua laurea. Titolo di studio: terza media. Viene assunto.

Vetrina: Gareth lascia la madre

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La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è il finale della storia scritto da me, esattamente come per i lettori.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Nell’immagine: Charles E Perugini,
Isolde).

Carla Muschio
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Finale

Venne il giorno in cui il nido fu troppo stretto. Che fare?
La madre rispose: «I piccoli con il becco avrebbero dovuto aprire un varco sulle pareti del nido e imparare a volare».
«Allora, mamma», disse Roberto, «domani mi iscrivi al liceo artistico».

Vetrina

FRANCESCA TADDEI
I genitori capiscono cosa intende dire il ragazzino, ma la svolta decisiva arriva dopo una cena con una coppia di amici, che hanno un figlio che frequenta da anni lo stesso liceo in cui vorrebbero iscrivere Roberto. Dopo una serata di sfogo sulla svogliatezza di questo ragazzo, sui 3 e i 4 che fioccano da ogni parte, sulle continue tensioni in casa e anche sui soldi spesi per le ripetizioni, i due si dicono che decisamente non è il caso di far fare al proprio figlio una scuola contro la sua volontà. Il rischio è di ritrovarsi in un tunnel simile a quello in cui si trova la famiglia amica!
Per non sembrare però di aver preso questa decisione solo per evitare un incubo collettivo, i genitori annunciano in pompa magna a Roberto che hanno deciso di venire incontro alla sua volontà, che valorizzeranno le sue qualità artistiche ecc. In sintesi, che non lo iscriveranno al liceo classico.

ELENA TRABAUDI

Dopo aver ascoltato il sogno di Roberto, la madre disse: Speriamo che qualcuno si sia accorto dell’asse che impediva ai rondinini di spiccare il volo e di lasciare il nido!
Nel dire questo, però, pensò che l’esempio si adattava benissimo alla situazione del suo Robertino, che in realtà non era più così piccino, e che probabilmente avrebbe voluto a sua volta spiccare il volo verso i cieli dell’arte, invece di seguire la via familiare, quella del liceo classico.
E allora, con un po’ di ritrosia, chiese al figlio: Davvero hai sognato le rondini o volevi solo farci sapere che ti senti costretto a una scelta che non ti piace?
Ehm…fece Roberto.
Va bene, senti, stasera ne parlo col papà e poi vediamo.
E così la mamma ebbe un bacio sonoro da un figlio che da un po’ non gliene dava, anzi che si ritraeva ogni volta che lei tentava di baciarlo.

PAOLA
«Non voglio la tua morte, vorrei che tu avessi strumenti per capire te stesso e il mondo», disse la madre.
«Se non seguo il mio disegno morirò, ma sento vero e forte il tuo insegnamento e gli darò respiro», rispose Roberto.

Gareth lascia la madre

aubreaybeadsley_salome

Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Sopra: un dettaglio di una Salomé di Aubrey Beardsley).

Carla Muschio
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La storia

Gareth è figlio della regina Bellicent e di re Lot, che ora è vecchio e invalido. Egli vive a corte, dove la madre lo colma di segni d’affetto, ma scalpita per lasciare la reggia e unirsi ai cavalieri di re Artù. La madre non sente ragioni e non gli concede di partire.
Un giorno Gareth dice alla madre:

  • – Visto che mi consideri un bambino, posso raccontarti una fiaba?

La madre acconsente.
Gareth racconta di un’aquila reale che aveva deposto un uovo d’oro in cima a un’alta palma. Un giovane ai piedi della palma voleva arrampicarsi per prenderlo, ma una persona a lui cara gli diceva: “Se mi ami, non arrampicarti, perché rischi di romperti l’osso del collo”. Il giovane rimase ai piedi della palma guardando l’uovo e morì di crepacuore, travolto dal desiderio.
La madre commenta: il giovane, pur amando sinceramente quella persona, avrebbe fatto meglio a disubbidire e arrampicarsi sulla palma.
All’udir questo Gareth subito conclude:

  • – Allora, madre, io parto per la corte di re Artù.

La variante

Roberto aveva un gran talento per il disegno. Non disegnava solo a scuola. Anche a casa riempiva fogli e fogli. A dodici anni fece un ritratto di sua madre così somigliante che lo appesero in salotto. Quando si trattò di scegliere la scuola superiore, tuttavia, i genitori erano inflessibili:

  • – Devi fare il liceo classico come noi. È una scuola che prepara a tutto.

Roberto cercava un modo per evitarlo. Un giorno ebbe un’idea. Disse alla madre:

  • – Ho fatto un sogno. Posso raccontartelo?

E raccontò. C’era un nido di rondini sotto un tetto. Nacquero i rondinini. Poco dopo, un’assetta della perlinatura del tetto andò a cadere su quel nido. Restava uno spiraglio da cui i genitori nutrivano i piccoli. Questi crescevano, ma non potevano volare fuori.

Sol’vyčegodsk, Russia. Una cittá del sale. 16. Il Museo dei Confinati Politici

Il regime zarista faceva ampio ricorso al confino in zone remote della provincia per allontanare dalle città gli oppositori politici. Il primo confinato giunse a Sol’vyčegodsk nel 1893. Dopo la sollevazione del 1905 i confinati erano diventati 500 e costituivano un terzo della popolazione. La loro vita non era poi così dura. Ricevevano una diaria non misera e, pur controllati dalla polizia, erano liberi di vivere come volevano. Essendo quasi tutti intellettuali, portarono nella città molte idee nuove, non solo politiche.

Uno di tali confinati fu Stalin, che scontò qui due condanne al confino negli anni 1909-1911. Nel 1934 le due case dove era vissuto vennero trasformate in museo e illustravano, esaltandole, vita ed opere del potente ospite. Dal 1962, con la destalinizzazione, il museo cambiò aspetto. Si ricostruì l’interno di una casa (l’altra è ancora in restauro) dandogli l’aspetto che doveva avere quando vi viveva Stalin. È un ambiente tradizionale e confortevole, ricco in oggetti di artigianato, che emana una quieta bellezza. Lo spirito opposto rispetto agli orrori dello stalinismo.

Carla Muschio
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Vetrina: Ivano e l’anello

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La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è il finale della storia scritto da me, esattamente come per i lettori.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Sopra: una scena di Josef Hoffmann dal primo allestimento del più famoso cerchietto metallico fino al
Signore degli anelli, e cioè L’anello dei Nibelunghi).

Carla Muschio
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Finale

Maria rimase estremamente turbata dall’incontro con il messaggero di Philippe. La perdita dell’anello la spinse ad aprire gli occhi sulla sua vita. Esaminando il suo animo, vi scoprì tanta freddezza e desolazione. Avrebbe voluto volare subito in Mali e implorare Philippe di perdonarla, ma sentiva che sarebbe stata respinta.
Il suo disagio interiore era così forte che sentì il bisogno di una decisione altrettanto forte. Diede le dimissioni dall’ospedale e decise di viaggiare per il mondo per qualche mese, così da concedersi una pausa e forse trovare nuove strade. Ma il viaggio non l’aiutò: tutte le bellezze che vedeva la rendevano solo più triste.
Un giorno svenne per il gran caldo nel cortile di un tempio indù. Il guardiano la portò nelle sue stanze per soccorrerla. Maria fu toccata da tanta sollecitudine ed ebbe come un risveglio. Da quel giorno incominciò a pensare di ritornare a lavorare come medico.
Ormai aveva perso il posto di lavoro all’ospedale italiano. Si rivolse a Medici Senza Frontiere e non ebbe difficoltà a farsi riassumere. La inviarono per un anno ad Haiti. All’arrivo Maria andò subito a presentarsi ai colleghi ed ebbe una sorpresa: uno di questi era proprio Philippe! L’uomo le tenne il broncio per qualche giorno, ma alla fine tornarono ad amarsi e Maria non scappò più da questo amore.

Vetrina

ELENA TRABAUDI
Quella sera Maria faticò ad addormentarsi. La visita del pomeriggio e soprattutto il gesto improvviso, quasi brutale, di sfilarle l’anello l’avevano turbata molto. È vero che ormai si era quasi dimenticata della sua storia intensa ma breve con Philippe, e che portava quel segno esteriore come un qualsiasi ricordo dell’Africa; ma quando i pensieri si mettono in moto, non è facile fermarli. Cominciò quindi a dirsi che forse aveva sbagliato a restarsene in Italia, non tanto o non solo come scorrettezza verso l’innamorato africano, ma anche perché aveva rinunciato ai suoi sogni. La scelta di aderire a Medici senza frontiere – pensò –dovrebbe essere un’opzione duratura, non un fuoco di paglia che finisce subito dopo un breve assaggio.
Era a questo punto del suo pensare quando Massimo, che le dormiva accanto, si svegliò di soprassalto.
«Come sei agitata, le disse. Se continui a rigirarti così, non riesco a dormire».
«Hai ragione, ma anch’io non ho voglia di dormire. Penso che domani avrò molto da fare».
Maria andò in salotto, pose le basi di un nuovo viaggio in Africa: la mattina dopo si sarebbe rivolta a MSF per farsi assegnare la stessa destinazione che anni prima l’aveva portata nel Mali. E lì avrebbe incontrato Philippe, gli avrebbe chiesto scusa, dicendogli che amava solo lui…Ma all’improvviso comparve Massimo. Grazie al proprio intuito, aveva capito che bolliva in pentola qualcosa di grosso e voleva bloccare la corsa di Maria lontano da lui. E per la prima volta si parlarono veramente, come non avevano mai fatto . E quando fu mattina Maria andò al lavoro come sempre, solo un po’ più stanca del solito a causa della nottata in bianco.

 

FRANCESCA TADDEI
A questo punto è probabile che Maria senta una qualche nostalgia per quella storia perduta, e che tenti anche di recuperare, magari provando a ricontattare Philippe.
Ma in genere un comportamento del genere non equivale a un reale pentimento; è solo desiderio di recuperare il controllo su qualcosa a cui non si dava importanza, e che ci secca perdere per pura vanità.
Personalmente, spero che Philippe non riveda le sue posizioni e non si faccia intenerire da quello che può dire Maria. C’è poco da raccontarsela: se lei, appena messi tutti quei chilometri di mezzo, si è dimenticata all’istante della loro storia in Africa, è più che confermato che non prova alcunché per lui.
Fine della storia.

 

PAOLA
Un senso di vuoto si manifestò in Maria.
Un buco nero che si dilatava e le assorbiva tutta l’energia.
Cadde malata e per tre mesi faticò anche nel più piccolo e materiale dei pensieri
Sentiva solo respiro e battito.
Dlin-dlon, suonano alla porta.
E’ Amal, la piccola vicina, «stiamo facendo la torta con la mamma ma non abbiamo lo zucchero: pazzesco!».
Sì, “pazzesco” pensò Maria e sorrise, finalmente sorrise.
Sorrise veramente.
Preparò una torta di mele da portare al suo uomo, sì a lui, in Mali.
«Mi do tre anni per riconquistarlo», pensò.
Se sono ancora qualcosa per lui affiorerà.

 

LODOVICO RE
Se ne andò buttandolo in una vecchia stufa lì vicino. Da allora Philippe ritornò prepotentemente in mente a Maria. Lei fece di tutto per ritrovarlo. Ed un giorno infine ci riuscì ad un corso di medicina tropicale, tra una sezione sulla malaria ed una sulla Dengue….il contagio fu immediato. Ma c’era un ma… l’anello mancante che la imbarazzava e che lei pensava avrebbe impedito un riamore. L’anello era finito nella stufa. Philippe ascoltò, capì e con aria bonaria disse “ma non lo sai che gli anelli di fidanzamento non bruciano?”

Ivano e l’anello

tannhauser

Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Sopra, un disegno con Tannhäuser diretto al monte di Venere, di Aubrey Beardsley).

Carla Muschio
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Re Artù e la sua corte si trattennero presso Ivano e la sua sposa al Castello della Fontana banchettando per tre mesi. Al momento di partire, Artù pregò la Dama della Fontana di lasciar andare Ivano per tre mesi, così che egli potesse rivedere la Tavola Rotonda. A malincuore, la Dama acconsentì.
Quando Ivano si ritrovò a Camelot, la vita di corte tanto lo assorbì da fargli dimenticare i suoi impegni verso la sua dama. Trascorsi i tre mesi, non fece ritorno.
E quando contavano tre anni da che Ivano aveva lasciato la dama, giunse a Camelot la damigella di questa. Si avvicinò a Ivano, gli sfilò dal dito l’anello che la Dama della Fontana gli aveva donato, lo apostrofò come infedele e infame e subito se ne andò.
Ivano cadde in un profondo abbattimento. Subito l’indomani, senza dir niente a nessuno, lasciò la corte di re Artù e prese a vagare nella foresta come un pazzo, vivendo al pari di un animale selvatico. Un giorno, debole e affamato, capitò nel parco di una vedova. Ella ebbe pietà di lui, con un unguento portentoso e sollecite cure lo riportò alla salute e alla civiltà. Una volta risanato, Ivano aiutò la vedova a riacquistare delle terre che le erano state sottratte, dopo di che riprese ad errare per il mondo.
Un giorno, incuriosito da un sospiro udito, scoprì che Luned, la damigella della Dama della Fontana, languiva in prigione e presto sarebbe stata uccisa se non fosse giunto Ivano a liberarla. Egli si fece suo campione e la riportò, superando molti ostacoli e vincendo molti antagonisti, al castello della Dama della Fontana.
Nessuno riconobbe Ivano per via dell’armatura che indossava, né egli volle rivelare il suo nome. Lo pregarono di restare, ma egli disse che non poteva fermarsi in alcun luogo finché la sua signora non l’avesse perdonato. La Dama della Fontana si stupì che un cavaliere tanto valente faticasse a ottenere il perdono dell’amata. Non sapeva di essere lei stessa quella intransigente!
Ivano vagava nei pressi del Castello della Fontana e intanto la damigella spingeva pian piano il cuore della Dama alla dolcezza. Quando fu giunto il momento opportuno, la damigella fece incontrare la Dama e il cavaliere. Si riconobbero e tornarono ad amarsi. Da allora non si separarono più. Ivano tornò altre volte alla corte di re Artù, ma sempre con la sua amata dama.

La variante

Maria, medico, aveva scelto un incarico impegnativo: lavorare per Medici Senza Frontiere. Si trovava in un villaggio del Mali, dove c’era un’emergenza sanitaria. Il lavoro era intenso, pressante. Nelle poche ore libere, c’era in tutti un grande desiderio di svagarsi. Così Maria iniziò una relazione amorosa con Philippe, un collega del posto che lavorava nello stesso ospedale da campo. Ambedue erano molto innamorati, felici della loro relazione. Un giorno Philippe portò una sorpresa per Maria: due anelli gemelli, uno per lei e uno per lui, di fattura tradizionale. «Quasi un matrimonio», si dissero.
Qualche mese dopo scadeva il mandato di Maria, che dovette tornare in Italia.
«Tra tre mesi ritornerò», disse nel partire.
Ma non ritornò. Non solo: anche la comunicazione con Philippe si affievolì. Maria non telefonava, non rispondeva alle lettere e presto si dimenticò dell’Africa e dell’amore che vi aveva lasciato.
Trascorsero tre anni. Un giorno Maria era in ospedale, nel suo reparto. Nel suo orario di ricevimento si presentò un uomo di colore.
«Mi manda Philippe», spiegò. «Forse ricorderà. Mi ha incaricato di sfilarle dal dito un anello. E di dirle di non farsi vedere mai più».
Maria si guardò la mano e si rese conto di aver continuato a portare quell’anello dimenticando il suo significato. Il messaggero le sfilò l’anello dal dito e se ne andò.

Sol’vyčegodsk, Russia. Una cittá del sale. 15. Da restaurare?

Oltre alle chiese, a Sol’vyčegodsk sono ancora in piedi molti edifici di alto valore architettonico, testimoni di fasti passati. Per quanto ancora continueranno a reggersi da soli? Cosa salvare, cosa restaurare?

È un problema universale, che non ha soluzioni univoche. Sembra un delitto lasciar cadere o marcire una bella casa, ma se si sceglie di restaurarla, bisogna anche trovare una qualche vita con ci animarla. Una grande dimora signorile della città (Pankov) è attualmente in corso di restauro. Il futuro dirà il destino delle altre.

Carla Muschio
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Vetrina: il combattimento tra Ivano e Galvano

Arthur-Pyle_Sir_Gawain

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è il finale della storia scritto da me, esattamente come per i lettori.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Sopra: Galvano in un disegno di Howard Pyle).

Carla Muschio
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Finale

Il prezzo sale così tanto che Pietro all’ultimo desiste, lasciando che sia l’altro ad acquistare il prezioso comò.
Trascorso del tempo, Pietro va in visita a casa del fratello Paolo e cosa non vede? Il maggiolino che per un soffio non aveva comperato. Il rivale contro cui aveva tanto lottato era suo fratello Paolo!
Quando Pietro fa questa rivelazione, Paolo insiste per regalare il mobile al fratello, ma questi non vuole accettare. Nasce una nuova guerra fraterna, ma stavolta di generosità.

Vetrina

FRANCESCA TADDEI
Alla fine il misterioso utente si aggiudica l’oggetto all’asta e Pietro ci rimane molto male. Il giorno dopo si avvia al suo negozio di antiquariato, ancora depresso per l’accaduto. Il suo socio, Paolo, è invece di ottimo umore.
«Cosa ti è successo, che sei così allegro?», lo apostrofa Pietro.
«Non puoi immaginare, ho fatto un vero colpaccio! Un oggetto bellissimo, pagato molto meno del suo valore!».
«Tu e le tue aste», bofonchia Pietro. «Ci ho provato anch’io, ma non fa per me quel mondo».
Dopo molte insistenze di Paolo, Pietro accetta di guardare la foto dell’ultimo grande «colpaccio» del suo socio. Di cosa si tratta? Ovviamente del famoso comò del Settecento…

 

ELENA TRABAUDI
Pietro non sa di quanto sia superiore l’offerta di Maurizio, lo scopre solo in occasione dell’asta vera e propria: solo cinquanta euro separano le due somme! Maurizio è una persona sensibile, rimane male per Pietro, ma non si sente di rinunciare al Maggiolino che è riuscito a conquistare per un soffio. Si confida con la moglie e lei gli propone l’uovo di Colombo: fate un po’ per uno.
Detto fatto, Maurizio va dal rivale e gli dice che, pur rimanendo proprietario del pregiato comò, vorrebbe prestarlo a Pietro a mesi alterni, in modo che entrambi ne possano godere. Pietro è felice e grato e organizza un rinfresco in onore di Maurizio. Da allora si è creata una bella amicizia fra le due coppie, cementata da frequenti riunioni conviviali che fanno la felicità anche dei loro amici comuni.

 

LODOVICO
Pietro è un mago delle aste online. Si sa: con le aste online il trucco è fare un’offerta all’ultimo secondo e «bruciare» così l’avversario. Pietro è organizzatissimo: per prima cosa sincronizza perfettamente il proprio orologio del computer. Poi sa quanti secondi impiega la sua pratica di invio di rilancio in modo da cadere all’ultimo secondo utile. Senza concedere margini di ulteriore rilancio all’avversario.
Giulia, la fidanzata di Pietro, passa di lì per caso un minuto prima dell’ultimo rilancio e le cade l’occhio sullo schermo del computer dove appare il maggiolino in questione. Lo riconosce: è quello che ha sempre desiderato e scongiura Pietro di fare subito un forte rilancio. Pietro vuol far bella figura. Ma stavolta, per una frazione di secondo, Pietro inspiegabilmente arriva fuori tempo massimo e l’avversario prende il mobile. La settimana dopo a cena da un vecchio zio ritrovano il maggiolino: era lui l’avversario misterioso online. Lo ha comperato per il trentesimo compleanno della sua nipote favorita, Giulia.

 

PAOLA

La passione percepita dai rivali per lo stesso oggetto incuriosisce entrambi.
Si cercheranno e si troveranno.
Nasce una bella amicizia fatta di slanci emotivi e scoperte all’ insegna del gioco, dell’ amore e dello studio.
Felicità pura.