Aubrey Beardsley / I portatori di frutta

i portafrutta

Con questa immagine dell’artista che abitualmente apre le puntate di Arturiana del mercoldì, annunciamo a tutti (con il solito, quasi rassicurante ritardo) che la scuola rimarrà chiusa per tutta la settimana.
Quindi: vetrina lunedì prossimo, nuova puntata mercoledì postprossimo.
Anche la puntata di Immagini da riporto salta alla settimana seguente.
Facciamo riposare la maesta.
E auguri per la festa di Ishtar, Baal e Tammuz (di cui abbiamo variamente ereditato pezzi vari per la nostra Pasqua).

Combattimento tra Ivano e Galvano

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Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. In apertura: Pavoni in un giardino formale, di Aubrey Beardsley).

Carla Muschio
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La storia

Erano trascorsi tre anni da che Ivano era partito per la sua avventura e alla corte di re Artù non erano giunte notizie della sua sorte. Si decise di andare tutti insieme alla radura della fontana per cercarlo.
Partì una grande cavalcata, capeggiata dal re in persona. Quando, guidati da Kynon, ebbero raggiunto la fontana, tutto si svolse come previsto: versarono una ciotola d’acqua sulla lastra di marmo e videro lo scatenarsi di una spaventosa tempesta, seguita da una rigogliosa primavera. Ed ecco giungere un cavaliere nero su un cavallo nero, il difensore della fontana. A uno a uno tutti i cavalieri presenti ingaggiarono una lotta con il Cavaliere Nero, ma vennero regolarmente disarcionati. Restavano in sella solo re Artù e Galvano. Re Artù stava per andare a scontrarsi con il cavaliere, ma Galvano volle precederlo.
Galvano e Ivano erano guerrieri di pari forza. Lottarono per tre giorni interi senza che l’uno avesse la meglio sull’altro. Ma ecco che verso la fine del terzo giorno un colpo di Ivano vestito di nero scostò l’elmo del rivale, rivelando il bel viso di Galvano. Allora Ivano, riconosciutolo, rivelò a sua volta la sua identità. Smise di combattere e volle riconoscere a Galvano la vittoria, ma Galvano rifiutava un tale onore. Fu Artù a risolvere la diatriba decretando che la lotta era conclusa e nessuno dei due aveva sconfitto l’altro. Tutti si abbracciarono, poi andarono a festeggiare al castello di Ivano e della Dama della Fontana.

 

La variante

Pietro è appassionato di antiquariato. Su un sito Internet di aste ha trovato in vendita un comò del Settecento, un vero maggiolino squisitamente intarsiato, che gli ha acceso il desiderio. Pietro deposita un’offerta.
Un altro utente del sito, vista l’offerta di Pietro, rilancia. Il tempo dell’asta sta per scadere, ormai sono rimasti in lizza solo Pietro e questo unico rivale.

Sol’vyčegodsk, Russia. Una cittá del sale. 13. Condomini e villette

I condomini di tipo sovietico, le scritte politiche («Viva il partito comunista») sulla facciata di alcune case, l’esistenza stessa di così tanti servizi mostrano che l’amministrazione sovietica non ha fatto mancare niente a Sol’vyčegodsk, eppure non si riesce a superare, guardando la città, un senso di decadenza, la percezione di una vita finita.

Ad essere finita è la vita minima, ma armoniosa, espressa dai vezzi delle belle case in legno che costituiscono il nucleo della città, e anche quella delle imponenti case dei ricchi. Ora quasi tutte, ricche e povere, sono abbandonate, perché non paiono esserci attività economiche in città, neppure l’agricoltura, neanche un pollaio, salvo qualche orto.

Carla Muschio
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Tra le gambe, o Della condizione dell’uomo e della donna in questo principiar di secolo avviato

sociologia

Questa sequenza, ripresa da una scorsa alla plancia di uno dei tanti tumboleri in circolazione (per chi non lo sa, Tumblr è un socialino che predilige condivisione e anonimato, e per questo da molti -ma non moltissimi- più amato di altre piattaforme come Facebook) dice non tutto, d’accordo, ma abbastanza sulla condizione dell’uomo e della donna in questi anni 2010.
No? Sì.

(Via FanCool).

Vetrina: Ivano e la dama del Cavaliere Nero

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è il finale della storia scritto da me, esattamente come per i lettori.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Sopra, inevitabile: Gigi Proietti, il Cavaliere Bianco e il Cavaliere Nero).

Carla Muschio
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Finale

Gemma, la sua giovane assistente e amante, rimase a lavorare nello stesso dipartimento. Per qualche tempo si comportò come specchio e portavoce del vecchio professore, senza voler aver niente a che fare con l’equipe che avviava la nuova ricerca.
Il giovane ricercatore, invece, da subito trattò Gemma con cordialità, benché fosse l’amante del suo rivale. Intravide in lei una mente vivace che poteva essere risvegliata e le propose di unirsi alla sua equipe di ricerca. Gemma fu lusingata e eccitata dall’offerta. Accettò. Dopo poco tra Gemma e il giovane ricercatore nacque un sincero amore. Il vecchio professore venne presto dimenticato da ambedue.

Vetrina

ELENA TRABAUDI
Gli studiosi che gravitavano attorno al professor de Pomponis si trovarono spiazzati. Come era possibile che il loro celebre ancorché anziano mentore fosse stato praticamente scaricato a favore del rampante professor Gori, che era stato allievo del de Pomponis come tutti loro, che lo aveva lisciato a dovere all’inizio per farsi strada e che alla fine si era buttato sul Casimiri, giudicandolo un cavallo vincente? Aveva avuto ragione, è vero; era stato più lungimirante di loro, che si erano attardati con il vecchio professore. Ma da qui in poi avrebbero fatto passi da gigante. Non c’era forse in giro un certo professor Grassi, ambizioso quarantenne di belle speranze? Si sarebbero legati a lui, e gliela avrebbero fatta vedere a quel Gori, al Casimiri ea tutta quella corte di leccapiedi!

 

FILIPPO
La vendetta è un piatto che si consuma freddo. E De Pomponis non dimentica mai… è tutta una vita che più che ricercare trai segreti della microbiologia conduce guerre contro questo o quel collega. Per lui le guerre con gli altri accademici sono state il passatempo della vita, come fare le parole crociate in un viaggio in treno di quelli lunghissimi come se ne facevano una volta: otto ore da Roma a Milano. De Pomponis è sempre in guerra con qualcuno e non solo con i colleghi, ma anche con vicini rumorosi, bambini pestiferi, burocrati, bottegai, chierici….
Peraltro lui è uno di quelli che pensano che non valga la pena di andare a letto a dormire alla sera se si è arrabbiati… non porta a nulla… meglio stare in piedi tutta la notte e pianificare la vendetta.
Già, ma che fare? L’iniziativa qui gli difettava. Fu così che in mancanza di meglio ripiegò sull’invettiva. Prese a dire che il giovane collega non capiva nulla di matematica! Sì, proprio nulla e che avrebbero dovuto bocciarlo per questo: nei suoi lavori sui batteri era evidente che confondeva moltiplicazione con divisione.

 

PAOLA
L’anziano professore dopo poco tempo morì.
Al giovane brillante fu chiesto di prenderne il posto.
Dopo riflessione, rifiutò.

 

FRANCESCA TADDEI

Il giovane si installò nel dipartimento che era stato del vecchio De Pomponis. All’inizio si inserì nell’ambiente in sordina, ma pian piano prese decisamente in mano le redini di tutto l’istituto.
Quando venne eletto direttore, si scelse come vice la persona che aveva avuto lo stesso ruolo sotto la direzione di De Pomponis. La persona in questione ebbe anche il dubbio che il brillante e giovane neo-direttore avesse in qualche modo «trombato» il povero De Pomponis per prenderne il posto, ma di fronte alla prospettiva di mantenere il proprio ruolo di vice non fece mai alcuna insinuazione; e si tenne stretta la poltrona.

Ivano e la dama del Cavaliere Nero

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Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Sopra, un’opera di Aubrey Beardsley).

Carla Muschio
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[la storia]

Una sera d’inverno alla corte di re Artù il giovane cavaliere Kynon raccontò una sua avventura. Alla sommità di un dirupo aveva trovato una radura, al centro della quale si trovava un albero, sotto l’albero una fontana e accanto alla fontana una lastra di marmo con una ciotola d’argento attaccata ad essa con una catena. Quando Kynon aveva gettato dell’acqua sulla lastra, si era levata una spaventosa tempesta che aveva privato l’albero di tutte le foglie. Quando esso era rimasto del tutto spoglio, tuttavia, la natura aveva preso a rifiorire rigogliosa: l’albero aveva riacquistato la sua chioma e si era riempito di uccelli dal canto melodioso. Mentre Kynon osservava ammirato, era giunto un cavaliere tutto vestito di nero, montato su un cavallo dello stesso colore, che aveva rimproverato Kynon per aver scatenato la tempesta e aveva ingaggiato una lotta.
Il Cavaliere Nero aveva avuto la meglio e Kynon era dovuto fuggire.
Il giovane Ivano, che ascoltava la storia, venne preso dal desiderio di affrontare il misterioso Cavaliere Nero. Seguì la strada che Kynon gli aveva indicato e raggiunse la radura. Tutto si svolse come era accaduto a Kynon, ma alla fine dello scontro tra Ivano e il Cavaliere Nero fu il primo a vincere. Il secondo, ferito a morte, fuggì verso il suo castello e l’eroe lo inseguì.
Ivano restò fuori perché al suo arrivo calò una saracinesca che spezzò in due il suo cavallo. Una damigella, tuttavia, lo aiutò a entrare e gli diede un anello che lo rendeva invisibile, così da essere al sicuro dalla vendetta dei castellani.
Nella notte il Cavaliere Nero morì e l’indomani si svolsero i riti funebri. Ivano, che osservava non visto, si invaghì della bella vedova del Cavaliere Nero, detta la Dama della Fontana, e pregò la damigella di aiutarlo a conquistarla.
Dapprima la dama non voleva sentir parlare di altri amori, ma la damigella le fece notare che aveva bisogno di un uomo forte accanto a sé per mantenere il suo dominio e difendere la fontana. La damigella si offrì di andare a cercare lei stessa un tale uomo alla corte di re Artù. La Dama della Fontana acconsentì.
Trascorso qualche tempo Ivano, che era sempre rimasto, invisibile, nel castello, venne presentato alla dama. Sorse in lei il sospetto che fosse proprio lui l’assassino di sua marito, ma che fare? Il Cavaliere Nero ormai era morto e Ivano le piaceva. Si celebrarono le nozze.

 

La variante

L’anziano professor De Pomponis, un universitario di vasto potere, presentò all’Accademia delle Scienze del suo paese una richiesta di finanziamento per una ricerca di microbiologia. Quando venne resa pubblica la delibera sull’attribuzione dei fondi, De Pomponis andò su tutte le furie: il suo nome non c’era. Nel suo campo era stato invece finanziato un progetto capeggiato da un brillante giovane appartenente proprio al suo istituto. Questo gli aumentò la rabbia e l’invidia. Anzi, la sconfitta fu così amara che finalmente si decise ad andare in pensione.

Sol’vyčegodsk, Russia. Una cittá del sale. 12. La città

Sol’vyčegodsk è  un vera città, nel senso che possiede, oltre alle case e ai negozi, tuti i servizi che permettono a un luogo di chiamarsi tale: la posta, un albergo, un teatro, le scuole dell’obbligo, una scuola musicale e una di artigianato popolare, un parco giochi, un edificio amministrativo, chiese e musei, la fermata dell’autobus, addirittura un ospedale, il tutto per meno di duemila abitanti.

Carla Muschio
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