Vetrina: la gioia della corte di Erec ed Enide

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La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è il finale della storia scritto da me, esattamente come per i lettori.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Sopra: un’opera di Maurice Lalau per il ciclo di
Tristano e Isotta).

Carla Muschio
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Finale

«Se sabato non vieni all’opera con me – dice Benedetto all’amico – farò il lavoro da solo e puoi star certo che non ti inviterò mai più».
Il messaggio è così forte che Agostino ha un ripensamento. Accetta l’invito dell’amico e rinuncia al weekend con Manuela. Lei fa l’offesa, si incupisce.
Da quel giorno la relazione peggiora, ma Agostino si sorprende a non esserne dispiaciuto. Dopo due mesi si lasciano.

Vetrina

LUCIANO MADRISOTTI
Erec ed Enide convivono da alcuni anni, sono moderatamente benestanti come tanti oggi, godono di un mutuo-casa, frequentano palestre dedite a pilates e yoga nonché una scuola di ballo latino-americano che chiamano salsaemerengue, forse ritenendo trattarsi di un’unica parola, utilizzano tablet e smartphone in dosi massicce come tutti. Hanno pensato un giorno di dover fare una crociera e, essendo per loro indifferente la meta ma non la qualità e le possibilità di passatempi della nave, hanno prescelto quella diretta nel Mediterraneo orientale, più grande e divertente di quella diretta all’opposto. La nave si chiama Gioia della Corte ed ha almeno tremila cabine oltre a casinò palestre piscine vari campi da sport saloni delle feste e molto altro. I ristoranti anche etnici offrono sette pasti al giorno più quelli opzionali, naturalmente tutti compresi nel prezzo, dei quali la coppia approfitta con larghezza. Alla fine del terzo giorno sono già orribilmente satolli e il dì seguente Enide si sente così indisposta da non poter lasciare la cabina. Malauguratamente quella sera nel salone più grande è indetta la festa di metà viaggio con fatidica gara a premi di salsaemerengue. Eric dichiara di volerci andare ad ogni costo, tanto più essendo loro due una moderna coppia aperta, Enide piagnucola per trattenerlo e alla fine gli tiene il broncio. Eric insolitamente vivace si unisce subito ad una coetanea di aspetto abbastanza interessante trovata all’ingresso del salone per gareggiare ballando e costei si libera così dalla noiosa presenza del fratello che aveva accompagnato in crociera e che a sua volta si sente condizionato dalla sorella sempre tra i piedi. Quindi liberi ambedue i fratelli, la coppia in gara finisce per vincere il terzo premio, Eric corteggia anche un poco la compagna, e non sappiamo se la cosa avrà sviluppi nei tre giorni restanti di viaggio, quindi torna fiero nella sua cabina con la medaglia del premio al collo ma trova Enide profondamente addormentata.

 

ELENA TRABAUDI
Agostino vive ore di angoscia: non sa come dire a Manuela che la decisione è presa, lui quel fine settimana non andrà con lei al lago (lago che oltretutto l’ha decisamente stancato). Resterà in città e andrà con Benedetto alla rappresentazione del Flauto magico.
Quando i due innamorati si incontrano, Agostino prova a dirglielo con tatto, ma lei scoppia a piangere e gli urla: Ecco, lo sapevo, non mi ami più! Lui prova goffamente a consolarla, ma è deciso a non cedere. Dopo un po’ la ragazza, al colmo della disperazione, se ne scappa a casa e inonda di lacrime il cuscino.
Siamo ormai al sabato. Agostino esce con l’amico, vanno a prendere un aperitivo, chiacchierano, ridono. La realizzazione del Flauto magico è molto interessante, ma quello che il nostro eroe assapora è il senso di libertà, che ormai era diventato solo un ricordo lontano.
C’è da giurarci che lunedì prenderà il coraggio a quattro mani e dirà a Manuela che è stato molto bello, ecc; che lui non la merita e che lei troverà qualcuno molto migliore di lui. Dopodiché fisserà per il sabato successivo una rentrée in grande stile nel club degli scapoli!

 

LODOVICO RE

Soluzione ovvia.
Benedetto bidona l’amico sparendo dal foyer del teatro per andare a trovare Manuela. mentre Agostino rimane a teatro….

Soluzione già più frizzante
Benedetto va a trovare Manuela, pensando di aver lasciato da solo Agostino a teatro, ma…. anche Agostino ha avuto la stessa idea e quando si incontrano da Manuela nasce un complicato, ma magnifico menage à trois.

Soluzione sfigata
Come sopra, Agostino e Benedetto si ritrovano da Manuela, ma…la trovano felicemente   impegnata con il bagnino degli stabilimenti balneari del lago.

 

FRANCESCA TADDEI
Gli argomenti di Benedetto sono talmente convincenti, che alla fine Agostino si convince. Per una volta non asseconderà i desideri di Manuela, ma accompagnerà l’amico a teatro. Come dirlo però all’amata? Parlare sinceramente è fuori discussione. Come molti uomini, Agostino ritiene che sia molto meglio inventarsi una scusa e sfuggire all’ossessivo rito del weekend al lago con un sotterfugio.
Così, quando manca poco alla partenza, telefona a Manuela e le dice che purtroppo gli ha appena telefonato un cugino, che ha gravi e impellenti problemi personali e di lavoro e che ha chiesto di vederlo immediatamente. Poi, temendo che Manuela possa offrirsi di accompagnarlo, aggiunge “sai, sono cose delicate e vuole che siamo solo io lui… e poi abita abbastanza lontano e sarà una cosa lunga…”. La ragazza non ha niente da obiettare e Agostino si sente sollevato: libero per tutto il week-end! All’improvviso si sente molto più leggero.
La sera, mentre sta andando allo spettacolo, si dice che è stato più facile del previsto e che potrà trovare qualche altra scusa, in futuro, per sfuggire al lago.
Agostino si gode la serata insieme a Benedetto. Al termine del weekend, telefona a Manuela e si cala nel personaggio del cugino premuroso. Racconta alla ragazza del tempo trascorso a consolare il povero parente, dei tanti problemi che ha e del sostegno che ha promesso di dargli; lei lo lascia parlare, poi gli chiede a bruciapelo: “ma il Flauto magico, l’altra sera, ti è piaciuto? A me molto”.
Lui comincia a balbettare “cosa?… chi?… ma…”. E lei, serafica: “Ero in galleria; c’era un’ottima visuale da lassù. Certo, forse tu, in platea, ti sei perso il colpo d’occhio di certe scenografie”.
Agostino è preso in contropiede e ammutolisce; Manuela spiega che aveva avuto due biglietti all’ultimo momento e che stava per chiamarlo per proporgli un sabato sera diverso, a teatro; ma lui l’aveva preceduta con quella famosa telefonata in cui diceva del cugino, e di quanto stava male ecc…
Allora a teatro ci era andata con un amico, Vittorio; e durante la serata aveva scoperto anche tante cose in comune con lui e un’affinità che non immaginava. “Certo, pensavo comunque che avrei voluto essere lì con te. Finché non ti ho visto in platea e ho capito che mi avevi raccontato un bel po’ di balle. E con quelle che mi hai detto poco fa direi che posso sentirmi sollevata da ulteriori commedie. Adesso scusami, ma devo rispondere a Vittorio. Mi propone di passare insieme il prossimo week-end e a questo punto sono decisamente e totalmente libera!”

 

PAOLA

Lo spettacolo, meraviglioso, cattura i due amici che esaltati trovano spunti di grande valore per la loro tesina.
Agostino interrotti i weekend isolanti comincia a assaporare una nuova idea di sé.
Benedice Benedetto, se ce ne fosse ancora bisogno!!
Manuela è sconvolta, tutto il suo castello crolla, le manca l’aria.
Si arrocca nella sua posizione fino a quando….già, fino a quando?
Fino a quando vede un uccellino- un pettirosso?- in giardino
e lo segue
e sorride
e ricomincia a respirare.

Erec ed Enide: gioia della corte

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Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. In apertura, Aubrey Beardsley, La cappa nera).

Carla Muschio
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La storia

Mentre Erec e Enide sono in viaggio accompagnati da altri cavalieri, sostano al castello di re Evrain e vengono a sapere dell’avventura chiamata «Gioia della corte», cui tutti i cavalieri di ventura che passano di lì sono invitati, ma da cui nessuno è tornato vincitore.
Si tratta di addentrarsi, soli, in un verziere lussureggiante, raggiungerne il centro, lottare contro il guerriero del verziere. Tutti periscono e le loro teste sono conficcate su tanti pali, visibili da lontano. Chi riuscisse vincitore sarebbe autorizzato a suonare il corno appeso all’ultimo palo, per annunciare la «Gioia della corte».
Enide cerca di dissuadere Erec, ma questi raccoglie la sfida e intraprende l’avventura. Si arma e si addentra nel magico verziere, colmo di fiori e frutti magnifici, canti e voli di uccelli stupendi. Nel cuore del verziere c’è un letto dove è seduta una donna e davanti al letto un guerriero a difenderla. Erec si batte contro il guerriero e lo vince. Gli risparmia la vita, ma vuole conoscere la sua storia.
Narra il guerriero che lui e la donna sono stati legati d’amore fin dall’infanzia. Alla vigilia delle nozze lei gli fece giurare che le avrebbe concesso un desiderio, uno solo. Egli accettò, e il desiderio era quello di vivere insieme, per sempre, in quel magico verziere finché non fosse sopraggiunto un prode a vincerlo. Ora quel prode è arrivato, il guerriero, felice, può lasciare il verziere ed essere condotto alla corte di re Artù, dove la sua libertà costituirà la Gioia della Corte.

 

La variante

Manuela e Agostino sono studenti universitari. Da quando si sono messi insieme sono inseparabili. Trascorrono sempre il weekend nella casa al lago di lei: studiano, passeggiano, fanno l’amore. Manuela non accetterebbe mai di rinunciare a uno solo di questi weekend, tanto che ha fatto «giurare» all’innamorato di prendere impegni personali durante la settimana, se vuole, ma di non sottrarsi mai al rituale del weekend al lago con lei.
Agostino nei primi mesi è felice lui stesso di stare sempre accanto all’amata, ma poi inizia a scalpitare. Perché non è possibile fare un’eccezione? È proprio nel weekend che ci sono le feste, gli spettacoli più interessanti. Eppure non osa trasgredire alla promessa fatta a Manuela.
Molti compagni decidono di allontanarlo dalla loro cerchia. «È sposato», dicono, ridendo di lui. Invece Benedetto un giorno ha quasi uno scontro con Agostino. Ha due biglietti per il Flauto magico il sabato sera successivo. Ed è proprio l’opera su cui stanno facendo una tesina insieme.

Sol’vyčegodsk, Russia: una città del sale. 9. La festa di san Procopio

 

Tra abitanti locali e visitatori, tutti sono in strada e c’è divertimento per tutti. I bambini possono scivolare su grosse strutture gonfiabili, muoversi nell’acqua di una piscina su canotti o ruote girevoli, approfittare di improvvisate altalene e farsi comprare varie leccornie: spiedini e altro cibo da strada, zucchero filato e altri dolciumi. Si può ammirare, il mattino della domenica, una sfilata di attori in maschera che impersonano personaggi della letteratura. Sul palco allestito nella piazza principale del paese parlano i politici, dopo di che si canta e si balla fino a notte. Un convegno di scrittori locali quest’anno ha fatto il punto sullo stato delle belle lettere nella regione. Nel cortile della scuola di artigianato popolare si riproducono i divertimenti di fiere d’altri tempi.

Carla Muschio
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Vetrina: la partenza di Erec ed Enide

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La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è il finale della storia scritto da me, esattamente come per i lettori.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. In apertura: Frank Dicksee,
La belle dame sans merci, 1901).

Carla Muschio
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Finale

Giulia vorrebbe ubbidire alla richiesta di lui di tenersi fuori dalle sue vicende professionali, ma è più forte di lei. Con il suo intuito, vede i pericoli che minacciano Giovanni, capisce di chi è bene fidarsi e da chi bisogna stare in guardia e ogni volta finisce per parlarne al marito. Lui grugnisce, non la ringrazia, ma le dà sempre retta.
Un giorno che, grazie a un prezioso consiglio di Giulia, è riuscito a conseguire una meta importante, le dice: «Oggi per me è stato un giorno di trionfo, e sai cos’ho pensato? Che non ho niente e nessuno al mondo di più prezioso di te. Sono pentito di essere stato scontroso così a lungo. D’ora in poi ogni weekend sarà dedicato solo al nostro amore. E possiamo anche tornare a vivere in Italia, o dove vorrai».

Vetrina

FRANCESCA TADDEI
Giulia, che non è l’eroina di qualche poema epico, ma una donna dei giorni nostri, non ha alcuna voglia di martirizzarsi per amore del marito. Dunque, capito l’andazzo, tornerà rapidamente in sé e si dirà che già di fronte alle condizioni poste dal coniuge prima di partire, avrebbe dovuto mandarlo direttamente a quel paese, ma che è almeno in tempo per salvare il salvabile della propria autostima.
Riacquistata la lucidità, andrà all’agenzia di viaggio più vicina e prenoterà il primo volo disponibile per tornare a casa.

 

PAOLA
Giulia torna al suo paese lasciando un biglietto a Giovanni dove spiega di aver bisogno di riflettere lontano da lui.
E così fa, riflette.
Giovanni, che provava la stessa necessità, si sente sollevato dall’azione di Giulia e immediatamente un pensiero caldo e affettuoso affiora, come non gli accadeva da molto tempo. Critiche, imperativi….cosa succede??
Vero, giusto, forte lo scegliersi.
Antiche insicurezze li avevano allontanati.
Ora.
Ora, ritrovarsi sarà una gioia.

 

LODOVICO RE
Giulia è esasperata della loro vita nella provincia americana: non le piace nulla della sua vita in Florida a Tampa, soprattutto per il progressivo identificarsi di lui nel lavoro. Lui è sempre più americanofilo e sempre più spesso i due si parlano in inglese, anche a casa quando da soli. La nostalgia per l’Italia monta, le si affollano i ricordi: Roma, Firenze, la laguna veneta.
Ed alla fine glielo dice: «Darling, I go to Venice: parto stasera. Se mi vuoi ancora, seguimi!». Fu così che partirono per un romantico weekend a Venice, Florida: solo pochi chilometri da Tampa, ma solo loro due senza lavoro, colleghi e telefonini impazziti. Era quel che ci voleva per voltar pagina.

 

LUCIANO MADRISOTTI
Enide è una donna in carriera sempre occupata. Talvolta si fa mandare da una agenzia a ciò dedita qualche ragazzo con il quale trastullarsi. Di recente ha gradito il giovane Erec che ha più volte riconvocato, portandolo anche ad eventi mondani ai quali è spesso invitata. Questi ha molto apprezzato ciò, pur trovandosi a volte imbarazzato per gli sguardi assai curiosi e derisori degli amici di Enide. Le ha quindi chiesto di presentarlo in modo tale da non suscitare tanta ironia, magari come nipote, ma Enide piccata per la pretesa che la configura come zia lo ha deriso affermando che questo suo mestiere comporta simili conseguenze. Allora Erec, che non poco navigato era, decide di tenere in quelle occasioni un comportamento così pieno di apparente passione da non lasciare adito a dubbi. Questa volta però è Enide a sentirsi davvero imbarazzata e oggetto dell’ironia degli amici. Per reazione si scaglia con durezza verso Erec che rimprovera, ma non minaccia di non riconvocarlo più e questo rivela al ragazzo che Enide tiene a lui più di quanto non voglia far sembrare. Ma accade l’imprevisto e ad un ricevimento nella villa di un conte noto per i suoi liberi comportamenti costui apprezza e alla fine conquista Erec, che era versatile a sufficienza. O meglio così sembra, ma non sappiamo se il ragazzo non abbia messo in scena una finzione, mirando a farsi riprendere da Enide stavolta in posizione di stabile dominio. E così accade: Enide si sente perduta ed implora il ragazzo di tornare da lei adeguatamente e periodicamente ricompensato con solide garanzie e libero di decidere i modi del loro rapporto. Erec accetta e dichiara di tenere tanto a lei. Enide si trovava in un’età assai critica ed era diventata piuttosto vulnerabile. Il conte fu escluso dal novero delle sue amicizie ma non sappiamo se anche Erec abbia fatto altrettanto.

 

ELENA TRABAUDI
Non tutto avviene come nelle fiabe; anzi, a dire il vero, quasi mai.
Infatti Giulia, che già si era trovata spiazzata dalla decisione del marito di trasferirsi in America, e soprattutto dal suo tono di padrone nell’ordinarle di seguirlo senza fiatare, di fronte al disinteresse da lui dimostrato e alla solitudine in cui è piombata, gli fa recapitare una lettera dall’avvocato italiano.
Con questa mossa lo informa della decisione di separarsi da lui; nel contempo si reca presso un’agenzia di viaggi, prenota un biglietto di sola andata per l’Italia, va dal parrucchiere, fa un po’ di shopping. E l’indomani lascia gli States senza rimpianto, né per il luogo né per Giovanni.

Erec ed Enide: la partenza

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Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
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La storia

Erec e Enide sono felicemente sposati e non vivono che l’uno per l’altro, tanto che alla corte del re Lac, il padre del cavaliere, si mormora contro di lui. Dicono che l’amore l’ha distolto dalle gloriose imprese, diminuendo il suo onore. Enide, venuta a sapere di queste accuse, piange e chiama il marito «sventurato». Quando Erec vede la moglie in preda a questi lamenti, si adira e le dice di prepararsi a partire immediatamente con lui. Dovrà seguirlo senza conoscere la meta del cammino, senza fare domande e senza parlargli mai se non interpellata. Enide ubbidisce.
Lungo la via incontrano prima una, poi un’altra compagnia di briganti. Erec, assorto nei suoi pensieri, non li nota nemmeno. Enide, trasgredendo al divieto, sollecita il marito a difendersi. Il marito li sgomina, ma non la ringrazia.
Un conte che ha dato loro ospitalità si invaghisce di Enide, ma lei lo rifiuta e sollecita il marito a lasciare il castello. Egli di nuovo si adombra, perché Enide ha parlato senza essere stata interpellata.
Il conte insegue gli sposi con mille cavalieri ma, sconfitto nella lotta, deve tornare indietro e rinunciare a Enide.
Seguono altri scontri lungo la strada. Erec difende donzelle minacciate, raddrizza torti, è sempre vittorioso ma i combattimenti esauriscono le sue forze. Un giorno giace a terra ferito e apparentemente morto. Enide, addolorata, fa per suicidarsi con la spada del marito. Sopraggiunge un nobile, che ferma il suo gesto e le propone di diventare sua sposa, dato che ora è vedova. Suo malgrado, Enide subisce le nozze, ma al banchetto nuziale non vuole toccare cibo. E bene fa, perché nel mezzo della festa Erec, che era solo svenuto e non morto, si risveglia, uccide il conte, si riprende la moglie e se ne va con lei, dicendole: «Hai superato tutte le prove, ora so che mi ami. D’ora in poi sarò ai tuoi ordini per tutti gli anni che il cielo ci concederà di vivere insieme».

 

La variante

Giovanni e Giulia sono sposati da poco, e felicemente. La dolcezza dell’amore è ancora fresca per loro e occupa tutti i loro pensieri.
Un giorno Giulia viene a sapere che nella loro cerchia di amici Giovanni è severamente criticato: era un giovane in carriera, dicono, e ora si è “seduto”, pensa solo alle gioie della famiglia. Giulia dà ragione agli amici e si sente quasi colpevole. Quando Giovanni lo viene a sapere, si adira.
Dopo qualche tempo le dice: «Ho trovato un lavoro negli Stati Uniti. Non ti dico neanche il nome della città. Preparati a partire e ricordati che non accetterò più che tu mi parli della mia carriera. Se non sei interpellata, taci».
Giulia si rimprovera mille volte di aver lasciato trapelare al marito le chiacchiere dei suoi «amici». Inoltre, negli Stati Uniti ha molto a patire. È sempre sola, lui lavora molto, è cupo e la trascura. Racconta poco delle sue vicende lavorative.

Sol’vyčegodsk, Russia: una città del sale. 8. La festa del paese

Nei secoli passati la festa del paese ricorreva l’8 luglio, il giorno di San Procopio.

 

San Procopio di Velikij  Ustjug (da non confondere con un altro santo omonimo) visse nel XIII secolo. Era un mercante tedesco che, giunto a Novgorod per commerciare, si convertì all’Ortodossia. Donò tutti i suoi beni ai poveri e si dedicò a una vita di santità. Dapprima si stabilì in un monastero sotto la guida di un padre spirituale (lo starec Varlaam Chutinskij), poi scelse una vita da jurodivyj e arrivò fino a Velikij Ustjug, una città relativamente poco lontana da Sol’vyčegodsk.

Qui era molto stimato alla popolazione perché, come tutti gli jurodivye, attirava le benedizioni divine e faceva profezie. Veramente, quando nel 1290 insistette per un’intera settimana affinché il popolo “si ravvedesse” in quanto stava arrivando un castigo di Dio, nessuno gli credette, e invece il castigo arrivò con una gran tempesta e un meteorite che cadde sulla città. Gli abitanti si rifugiarono nella cattedrale e non ci furono vittime. Alla sua morte Procopio venne fatto santo.

La modernità e il regime sovietico portarono all’interruzione della festa, ma nel 1993 essa venne ripristinata e dal 1998 si aggiunse ad essa un festival letterario dedicato a Koz’ma Prutkov. Le due cose, più, nel 2015, un raduno di motociclisti, fanno sì che la consueta pace provinciale del paese sia sostituita durante la festa da un brulicare di persone e iniziative, odori e suoni.

Carla Muschio
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Vetrina: Erec ed Enide, bellezza riconosciuta

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La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è il finale della storia scritto da me, esattamente come per i lettori.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Nell’immagine, un dipinto di Rowland Wheelwright che ritrae
Enide e Geraint, sulla scorta di un altro racconto con protagonista Enide).

Carla Muschio
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Finale

Si sottopose alle gare eliminatorie e le vinse tutte, fino ad arrivare al gran finale di Salsomaggiore. Intanto nacque e crebbe una relazione amorosa tra lei e Federico. Fu lui ad accompagnarla alla serata finale della gara. Le disse: «In questi giorni devi vestirti sempre in jeans e vecchie magliette. Ti porterà fortuna».
Elena vinse e fu nominata Miss Italia per quell’anno. Alla festa che seguì la vittoria indossò un sontuoso abito da sera.

Vetrina

ELENA TRABAUDI
Federico non si fece più vedere. Elena continuò la propria vita, in attesa che succedesse qualcosa di inaspettato che la proiettasse in quel mondo che aveva sognato, che le era quasi sembrato di acchiappare, ma che le era sfuggito di mano.
Un giorno arrivò alla trattoria una importante squadra di calcio, giocatori e accompagnatori. Alla vista della bella cameriera tutti si guardarono in faccia; alcuni tra gli scapoli, per fare i brillanti, incominciarono a fare commenti sempre più pesanti e di cattivo gusto.
Franco, il capitano, stette zitto, non partecipò minimamente al linciaggio, e al momento di andar via le chiese scusa ufficialmente, a nome della squadra.
Tornò dopo pochissimi giorni. Elena non è diventata Miss Qualcosa, ma la moglie di un grande calciatore.

 

ROSA
Federico tornò il giorno di San Valentino, tutto prometteva per il meglio, ma… Federico cominciò a prender tempo… a girare intorno alla cosa… dicendo che bisognava fare un passo alla volta… avvicinarsi a piccoli passi. Non senza una nota di imbarazzo tirò fuori dalla cartelletta un contratto per un film porno. Elena accettò senza esitazione. Federico capì allora la dedizione folle dell’amore di lei e si commosse come non gli era capitato mai: si sposarono poco dopo, già a Pasqua.

 

FRANCESCA TADDEI
Nel 1849 Elizabeth Siddal è una ragazza ventenne che lavora come modista a Londra. Un giorno nel negozio entra il giovane pittore preraffaellita Walter Howell Deverell che sta lavorando a una tela su “La dodicesima notte” di Shakespeare. Deverell rimane immediatamente colpito dalla ragazza e, attraverso la propria madre, riesce a mettersi infine in contatto con lei. Le chiede di posare come modella e la ragazza acconsente. Nel giro di poco tempo Elizabeth diventa una delle principali muse ispiratrici del circolo dei preraffaelliti: posa anche per William Holman Hunt e John Everett Millais, ma è soprattutto la modella fissa per Dante Gabriel Rossetti, di cui si innamora e che sposa nel 1860.

 

PAOLA
Federico tornò dopo pochi giorni portando le istruzioni per il concorso, come aveva detto.
Elena le segue piena di emozione.
Vince il premio e comprende che non era quella la sede dell’emozione.
Federico resta nell’ombra aspettando di capire il suo coinvolgimento che reale natura abbia.

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Una storia ricca di trovate che potevano essere sviluppate meglio, con alcune cadute (chi eroicamente salva chi? Eddai) proprio laddove si cade (chi vedrà, vedrà): ma nel complesso godibile, con momenti poetici che fanno aspettare e sperare in altre prove.
Carla Lutz e Allison Norman sono le persone dietro il corto, prodotto al Ringling College d’arte e design, dipartimento di Animazione computerizzata, classe del 2015.
In inglese, essere alla stessa pagina è un modo di dire equivalente al nostro essere sulla stessa lunghezza d’onda, ma con la sfumatura che si è pure giunti allo stesso punto nella vita o nelle riflessioni. E qui? La risposta:

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