Due milioni (delle vecchie lire)

siamoduemilioni

Forse hanno sbagliato valuta, oltre che valori.

rollingstonesvsfamilyday

In fondo hanno sbagliato secolo e pianeta, che gli costa sbagliare anche il resto?
Oppure sono il milione di posti di lavoro promesso dal non più cavaliere Belluscone + l’inflazione meno il netto delle balle, mi sa che intorno ai sessantamila circa ci siamo.

(Immagini via Catastrofe e Curiositas mundi).

Scollature persiane e statuaria cubista

escileuno

Per chi non frequenta troppo i socialini, #escile è la richiesta di mostrare le mammelle con cui vengono accolti a volte gli autoscatti femminili da burloni e deficienti (le due cose non per forza si escludono, ma a volte capita); mentre l’immagine riguarda le statue coperte da qualche solerte [inserire insulto a piacere] in occasione della visita del primo ministro iraniano Hassan Rouhani (nessuno lo aveva chiesto, manco Rouhani, che se viene in Italia sa cosa aspettarsi. Altrimenti lo ricevi al Colosseo e siamo a posto).
La rozzezza di pensiero è la stessa, ma senza nemmeno il lontanissimo manto della vertigine erotica.
E il riassunto della situazione di questa immagine è perfetto: plauso all’autore.
(Via Nipresa).

Vivien seduce Merlino

Aubrey-Vincent-Beardsley-MerlinLettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. In apertura, un’immagine di Aubrey Beardsley).

Carla Muschio
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Storia

Vivien, una scaltra damigella, è stata allevata alla corte di re Marco, a Tintagel. Suo padre è morto in battaglia combattendo contro re Artù e sua madre è morta partorendo lei, accanto al cadavere del marito. Vivien, come del resto re Marco, ha il dente avvelenato contro la cerchia della Tavola Rotonda. Un giorno decide di andare alla corte di re Artù per smascherare ciò che si cela dietro la sua ostentata purezza.
Giunta a Camelot, implora la protezione della regina Ginevra e chiede di essere accolta tra le sue damigelle. La regina le concede questo privilegio e Vivien approfitta della sua posizione per mormorare contro colei che l’ha accolta, diffondendo il sospetto che l’affetto che lega Ginevra e Lancillotto sia tutt’altro che casto. Vivien tenta addirittura di insospettire lo stesso Artù, ma fallisce. Decide allora di sedurre il vecchio Mago Merlino.
La prima strategia che adotta è quella di attirare la sua attenzione con una conversazione brillante, con le moine. Merlino sorride alle sue manifestazioni come si farebbe per un gattino, ma è lontano dai pensieri d’amore. Intanto però si abitua a lei e incomincia a pensare che, pur vecchio, in fondo potrebbe ancora amare.
Un giorno, preso da malinconia, va a passeggiare sulla spiaggia, poi salpa per un giro in barca. Non si è accorto che Vivien l’ha seguito. All’approdo, Vivien si rivela, gli bacia i piedi, gli chiede: «Mi ami?». Merlino tace.
Vivien gli si siede in braccio e fa la risentita. «Perché non mi ami? Cosa ti ho fatto di male?».
Merlino sorride. Ammette con schiettezza che Vivien è riuscita a fargli passare la malinconia.
Lei allora lo chiama «amore» e prende a dirgli: «Io so che tu conosci un incantesimo grazie al quale la vittima rimane come chiusa in una torre inespugnabile. Non potendosi liberare, sarà schiavo d’amore di chi lo ha stregato. Me lo insegni?».
Merlino ammette di conoscere quell’incantesimo, ma non è affatto disposto ad insegnarlo a Vivien, che potrebbe farne un uso sconsiderato. Tuttavia la donna, che sente ormai di averlo sedotto, dice: «Se sospetti di me, meglio lasciarsi. Se invece mi ami, io in amore voglio tutto o niente».
È così che Merlino cede insegnando a Vivien il potente sortilegio.

Variante

Anna è un’ambiziosa attrice che ha appena completato l’accademia di recitazione. Viene a sapere che Peter, un regista famoso, sta allestendo uno spettacolo nella sua città. Grazie alle sue conoscenze ottiene un impiego stagionale come addetta alle pulizie nel teatro dove Peter lavora. Una volta lì, fa di tutto per incontrarlo come per caso, nei momenti di pausa, al bar, nel cortile. Si fa avanti inserendosi nelle conversazioni e chiarisce: «Io non sono una semplice lavoratrice, sono un’attrice diplomata, saprei recitare non peggio degli altri…».
E cerca di rivelarsi colta e sagace. Col passare dei giorni Peter la nota, sorride tra sé delle vanterie di Anna e del suo modo di mettersi in mostra, al contempo esagerato e ingenuo. Anna non gli interessa, ma non lo irrita più. Si è abituato a lei.