Sol’vyčegodsk, Russia: una città del sale. 3. Il fiume Vyčegda

Il fiume Vyčegda, sulla cui sponda sorge la città di Sol’vyčegodsk, è solo un affluente della Dvina Settentrionale, eppure già si presenta largo e maestoso. Seguendo la sua corrente, dopo 630 chilometri si raggiunge la capitale della regione, Archangel’sk, un importante porto sul Mar Bianco.

Il fiume determina il nome stesso della città, che si potrebbe tradurre come Città del Sale (Sol’) sul Vyčegda. Nei secoli passati, quando le strade erano così poche e insicure, i fiumi erano arterie di comunicazione di enorme importanza e gli insediamenti si concentravano sulle loro rive.


In questo territorio poco densamente popolato non sono molti i ponti sul fiume. Per raggiungere il più vicino bisogna percorrere molti chilometri. Perciò tanti, a piedi o in auto, utilizzano un traghetto (nella foto, un esemplare dismesso) che una volta ogni ora fa la spola tra le due sponde.
Sulla sabbia fine della riva, appena esce un’occhiata di sole estivo, grandi e bambini corrono ad abbronzarsi e fare il bagno. D’inverno, naturalmente, il fiume rimane gelato per alcuni mesi.

Carla Muschio
Scrivimi e visita il mio sito

Vetrina: Artù sposa Ginevra

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è il finale della storia scritto da me, esattamente come per i lettori.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
Intanto, ecco i vincitori dell’ultimo anno: Lodovico Re, Paola Pellacani, e a pari merito Francesca Taddei & Elena Trabaudi. I libri per loro sono in viaggio.
E con questi regali, un augurio a tutti di liete feste, buona fine e miglior inizio; e ci risentiamo dopo l’epifania.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Nel video: Ginevra Di Marco,
La leggera)

Carla Muschio
Scrivimi e visita il mio sito

Finale

E dice così al futuro genero: «Giuseppe, sai che io e tuo padre avevamo la stessa professione, liutai. Quando morì, tu eri bambino e non capivi nulla, restammo molto addolorati. Lui mi lasciò in eredità tutti i suoi strumenti di lavoro, così che continuassero a produrre musica attraverso le mie mani. Chi avrebbe immaginato che tu alla fine avresti seguito le orme di tuo padre? Ora che sei liutaio anche tu, dono a te questi strumenti, perché continuino a vivere».
Giuseppe, commosso, accetta il dono.

Vetrina

ELENA TRABAUDI
Ma davvero ci sono ancora padri contenti perché il matrimonio della figlia con il figlio di amici rinsalda l’unione tra famiglie? E i giovani davvero si sposano dopo un congruo numero di anni di fidanzamento?
Per quanto riguarda poi l’amico dello sposo che lo mette in guardia dalla leggerezza di comportamento di lei, che cosa gli avrà risposto Giuseppe? Presumo un bel fatti i c…i tuoi.
E poi, infine, ogni matrimonio rischia in partenza di fallire. Quello tra Marina e Giuseppe avrà le stesse chances di riuscita di tutti gli altri. Cioè basse.

LUCIANO MADRISOTTI
Arturo e Ginevra si amano molto ma lei subordina il coronamento del sogno ad adeguati splendori di feste ed abbigliamenti. Arturo è un poco preoccupato, dovendo sobbarcarsi quantomeno il costo delle prime. Suo padre ancor più preoccupato suggerisce di chiarire le pretese dell’eletta. Costei sobillata dalla madre, che aveva dovuto subire un matrimonio riparatore celebrato alla svelta, rivela una lista di 150 ospiti almeno al pranzo di nozze. Arturo sconcertato riferisce tutto al padre che gli suggerisce caldamente di proseguire la sana convivenza. Il giovane ciò propone a Ginevra, ma lei piccata lo pianta e parte con un’amica per Ibiza.

FRANCESCA TADDEI
Marina si trasforma; diventa una sposina d’altri tempi, tutta dedita alla cura del focolare domestico. Lascia anche il suo lavoro in ufficio per calarsi meglio nel suo nuovo ruolo. Di giorno ricama, tiene la casa come uno specchio, si occupa degli anziani della famiglia; la sera fa trovare la cena pronta a Giuseppe che torna dal lavoro, sparecchia la tavola e poi si mette a cucire mentre lui guarda la TV.
I mesi passano; chi la conosce da tempo stenta a riconoscere in lei la donna che passava da un uomo all’altro, che riusciva a sedurre chiunque con un battere di ciglia. Forse ha davvero trovato la stabilità che cercava, pensano tutti.
Poi un giorno Marina si iscrive a un corso di cucina: vuol diventare anche una cuoca perfetta, l’unica cosa che ancora le manca per ambire al titolo di moglie ideale. Durante il corso si crea affiatamento fra le partecipanti, e anche un clima di cameratismo con lo chef che tiene il corso.
Tra uno sbattimento di chiare d’uovo e un «impiattamento» a effetto, l’ormone sopito si risveglia. Marina dimentica i suoi recenti panni di sposina ottocentesca e nel giro di poco si ritrova a letto con lo chef.
Da quel giorno abbandona il ricamo, l’assistenza agli anziani e le pulizie in casa e diventa una frequentatrice seriale di corsi di ogni tipo, purché tenuti da insegnanti di sesso maschile!

LODOVICO RE
Il padre di Marina è felice ma non ingenuo. E comprende anche i sentimenti di Renzo. Allora tra i regali di nozze il padre tiene a includere un grande tavolo da pranzo ed un set di letti….tutti da picnic. Leggeri, semplici da smontare, facili da trasportare ovunque……

Sol’vyčegodsk, Russia: una città del sale. 2. Biblioteca e Museo Prutkov

Merenda in biblioteca

Una bella costruzione sulla piazza principale della città, originariamente la casa dei mercanti Chaminov, ospita oggi la biblioteca pubblica, divisa in una sezione per adulti e una per bambini, e il Museo Koz’ma Prutkov. Quest’ultimo è uno «scrittore» inventato da tre poeti buontemponi dell’Ottocento: Aleksej Konstantinovič Tolstoj (da non confondere con il più famoso Lev) e i suoi due cugini Aleksej e Aleksandr Michajlovič Žemčužnikov.

Una bibliotecaria e il direttore della biblioteca e del Museo Prutkov

Prutkov è un poeta di provincia assai mediocre che si crede geniale: da qui il riso che suscitano i suoi versi roboanti. La sua fama si deve soprattutto ai suoi «aforismi», in cui Prutkov esprime cieca devozione al regime zarista e scrive pensieri banali presentati come massime di saggezza. La censura zarista non capì che lo zelo patriottico di Prutkov era una presa in giro e permise la pubblicazione delle sue opere sulle riviste umoristiche del tempo. Quando si trattò di inventare la sua biografia, i cugini collocarono i suoi natali a Sol’vyčegodsk.

L’edificio della biblioteca

Siccome anche oggi la fama di Prutkov è in piena fioritura, alcuni locali al pianterreno dell’edificio della biblioteca costituiscono il «Museo Prutkov». Di fatto, è un museo del folklore che mostra la culla, la mobilia, gli oggetti che Prutkov avrebbe avuto se fosse esistito.

L’ingresso del Museo Prutkov

La biblioteca di Sol’vyčegodsk esisteva già prima della Rivoluzione e cambiò varie volte di sede. Oggi, nel suo accogliente palazzo, offre un servizio impeccabile a tutta la città e ai suoi visitatori, compresa me, che sono stata accolta con la proverbiale ospitalità russa e ho potuto svolgere i miei studi nel modo più confortevole.

Finestre decorate per la festa

Per l’occasione della festa del paese, la Fiera di San Procopio, le sue finestre sono state decorate con ritratti di scrittori celebri.

Carla Muschio
Scrivimi e visita il mio sito

Artù sposa Ginevra

Aubrey+Beardsley

Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. In apertura, un’opera di Aubrey Beardsley. Il ritardo nella pubblicazione invece è andato in onda causa problemi tecnici nella preparazione del treno [ho sentito oggi questa nonscusa di TreNitaglia, ed è bellerrima nella sua vacuità. Mia!]).

Carla Muschio
Scrivimi e visita il mio sito

La storia

Quando venne il tempo dell’amore, Artù scelse tra tutte le belle Ginevra, la figlia del re Leodogrance. Merlino gli sconsigliò queste nozze, dicendo che Ginevra in futuro avrebbe fatalmente amato Lancillotto e sarebbe stata riamata da lui. Artù tuttavia, a dispetto della profezia, mandò dei messaggeri a chiedere al padre la mano di Ginevra.
Leodogrance accettò subito di concedere la mano di Ginevra ad Artù. Come regalo di nozze, gli offrì una straordinaria Tavola Rotonda da centocinquanta posti, che il padre di Artù, Uther, gli aveva donato prima di morire. La Tavola Rotonda avrebbe riunito i cavalieri di re Artù. La sposa e la tavola vennero inviati a Camelot e si celebrarono sontuose nozze.

La variante

Giuseppe e Marina sono fidanzati da tempo e decidono di sposarsi. Renzo, un amico di Giuseppe, mette in guardia il promesso sposo: «Sei proprio sicuro di sposare quella banderuola di Marina? Oggi è tutta dedita a te, domani avrà altri amanti. Glielo leggo negli occhi». Ma Giuseppe non dà retta ai consigli dell’amico e i due giovani si sposano.
Il padre di Marina è felice di queste nozze, che rinsaldano i legami tra le due famiglie.

Sol’vyčegodsk, Russia: una città del sale. 1. Le chiese

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Tombe di jurodivyj

Sol’vyčegodsk, che oggi è solo un piccolo borgo, offre al visitatore tre chiese straordinarie che non sfigurerebbero nel Cremlino di Mosca. Infatti sono state costruite dalle stesse maestranze. Come spiegare tale eccellenza artistica? Con la larghezza dell’anima russa.

Cupole della Chiesa dell’Annunciazione

Nel 1515 un intraprendente cittadino, Anika Stroganov, aprì a Sol’vyčegodsk la prima impresa dedicata all’estrazione del sale. Il sale era una merce preziosa nel nord della Russia e la famiglia Stroganov si arricchì rapidamente. Nel giro di due secoli essi arrivarono ad essere proprietari di 11 milioni di ettari di terra attorno alla loro città. Dopo altri due secoli, al momento della Rivoluzione Russa (che li costrinse a emigrare a Parigi) li troviamo a Pietroburgo, secondi per ricchezza solo alla famiglia imperiale, che dal Settecento li aveva insigniti del titolo di conti.

Busto di Anika Stroganov nel giardino della «sua» chiesa

La famiglia Stroganov si contraddistinse fin dall’inizio per la sua munificenza. Finanziarono la spedizione di Ermak alla conquista della Siberia, sostennero economicamente varie imprese della corona, ma soprattutto furono generosissimi patroni delle arti. Già il capostipite, nel 1560 avviò a Sol’vyčegodsk la costruzione di una cattedrale che doveva servire da «chiesa di famiglia», la Cattedrale dell’Annunciazione. Nel 1919 questa chiesa si salvò dalla furia iconoclasta post-rivoluzionaria trasformandosi in museo e tale è tuttora.

Stucchi della Chiesa della Presentazione di Maria al Tempio

A partire dal XVI secolo sorsero nella città altre undici chiese, di cui ne rimangono solo due: la Cattedrale della Presentazione di Maria al Tempio (1688-93), in stile barocco moscovita, l’unica chiesa oggi aperta al culto, e la Chiesa del Salvatore (nella forma attuale,1691-97), in attesa di restauro.

Chiesa della Presentazione di Maria al Tempio

Dapprima, nel Cinquecento, gli Stroganov chiamarono i migliori architetti e pittori moscoviti per la costruzione e decorazione delle loro chiese. In seguito istituirono a Sol’vyčegodsk varie botteghe di architettura, pittura e arti applicate (lavorazione di oro, argento, perle, smalto, ricamo) chiamate appunto la «scuola Stroganov», che non avevano rivali in Russia. Gli artisti qui formati erano chiamati a Mosca e in altre città russe per creare i loro capolavori.

Chiesa del Salvatore

La lotta alla religione seguita alla Rivoluzione ha portato alla distruzione di gran parte del patrimonio di architettura ecclesiastica della città, ma ciò che ne rimane è di tale eccellenza da giustificare ugualmente un viaggio.
Mi ha commossa trovare sul fianco della chiesa della città dove si tengono le funzioni una fila di tombe di jurodivyj. Il termine è tradotto in italiano come «folli in Cristo». Si tratta di persone «diverse», vuoi per difetti fisici, vuoi per malattie mentali o per semplice scelta personale. La cultura tradizionale russa ha trovato un modo geniale per occuparsi di queste persone, corrispondenti più o meno al nostro «scemo del villaggio»: la Chiesa li dichiara esseri particolarmente amati da Dio e quasi profeti, così si acquista grazia nell’aiutarli e si attribuisce importanza alle loro parole. In questo modo essi hanno sempre un tetto e un boccone di pane. La sepoltura accanto alla chiesa conferma la loro preziosità agli occhi di Dio.

Carla Muschio
Scrivimi e visita il mio sito

Vetrina: Excalibur

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è il finale della storia scritto da me, esattamente come per i lettori.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. In apertura, un brano da
Superfantozzi, in cui la grottesca creatura di Paolo Villaggio è alle prese col mito arturiano).

Carla Muschio
Scrivimi e visita il mio sito

Finale

Dorothea si dedicava al quartiere Eastview di Ottawa, popolato da cattolici che vivevano in estrema povertà. Per perorare la sua causa Dorothea parlava loro nel linguaggio delle fiabe e diceva così:

  • – Conoscete la storia di Excalibur, la spada di Re Artù? Il suo fodero era magico. Se lo indossava in battaglia, il re non poteva perdere neanche una goccia di sangue. E il fodero che vi regalo io funziona allo stesso modo…

Non sapeva ancora, Dorothea, quanto sarebbe stato prezioso quel fodero per la lotta all’AIDS.
Nel 1936 Dorothea venne arrestata e processata per la sua attività. L’azione legale ebbe vasta eco e Dorothea sarebbe probabilmente stata condannata se non fosse intervenuto A. R. Kaufman, un magnate della gomma e filantropo, a finanziare la sua difesa. Dorothea venne assolta in quanto aveva operato non a fini commerciali ma «per il bene pubblico».
La pratica della contraccezione, compreso l’uso del preservativo, divenne legale in Canada solo nel 1969.

Vetrina

LUCIANO MADRISOTTI
Non vi è dubbio che Arturo sia uno dei concorrenti superstiti dell’Isola dei Famosi. Ha appena perso una gara contro un avversario che nella vita fa il buttafuori di discoteca e un vecchio marpione di nome Merlo, reduce da infinite battaglie per resistere sulla scena televisiva ed ora direttore dell’Isola, che lo induce a recarsi in mezzo al lago, o laguna tropicale, per cercare di afferrare un confuso oggetto emergente, seguendo le istruzioni di una fanciulla comparsa sulle acque, anzi su un gommoncino ricoperto di cristalli, debitamente discinta come ci si aspetta. Questa gli parla di una villa con piscina sotto l’acqua magnificandone il lusso degno della Costa Smeralda e insinua che forse dovrà andarci. Arturo si chiede come sia possibile abitare in un simile luogo subacqueo, turbato anche dall’esistenza della piscina, ma per capirci di più fa appello a certe sue reminiscenze culturali aventi ad oggetto simili inconsuete vicende, come film di fantascienza visti o fumetti da lui letti. Si augura di non dover andare per la gara là sotto e intanto su un battellino a trazione elettrica, perché la regola vigente è d’ordine rigorosamente ecologico, si avvia verso il centro del lago o laguna. Quando si sporge per cercare di afferrare l’oggetto emergente dall’acqua, che ancora non capisce cosa sia, una mano robusta emersa d’improvviso lo tira giù dalla barchetta. Arturo cade nel panico vedendosi forse costretto a finire nella villa subacquea, ma una improvvisa sonora risata di fanciulle, doverosamente disabbigliate per l’apprezzamento generale, emerse qua e là e altra di soggetti maschili, si suppone frequentatori vetusti ed abituali delle scene televisive, lo riportano alla vita, anzi alla gioiosa vittoria nella gara, avendo lui eseguito tutto il copione senza dubbi, domande od esitazioni, pur senza aver afferrato l’incerto oggetto che in definitiva era solo un’esca. La tenzone nell’Isola proseguirà con altri giochi.

 

ELENA TRABAUDI
Ci fu un tale che aggredì Dorothea con l’intenzione di violentarla: costui era il prototipo del maschio rozzo, che vive il controllo delle nascite come una menomazione alla propria virilità. Per fortuna lei gli mollò un calcio proprio nel punto giusto e se ne scappò in tempo.
Ma chissà quanti altri uomini, anche senza arrivare all’aggressione fisica vera e propria, avranno pensato – e forse pensano – che sia un loro diritto di nascita il fatto di avere rapporti sessuali con le modalità che ritengono più opportune, senza dover sottostare a una qualunque limitazione.
E sì che la Palmer ha dimostrato che a essere invincibile non è la spada, ma il fodero… almeno quando non si rompe!

 

ROSA
L’idea di Dorothea Palmer è rimasta di grandissimo valore perché il preservativo ha una affidabilità davvero sorprendente: una sicurezza circa del 98%. Praticamente per fare ancora meglio del tasso di sicurezza del preservativo, e raggiungere il 100%, ci si può affidare solo a dei sandali tedeschi con i calzini bianchi portati sotto i pantaloni corti.

 

FRANCESCA TADDEI
Col trascorrere del tempo il preservativo assume anche un’altra funzione: non solo di contraccezione, ma anche di protezione contro una serie di malattie sessualmente trasmissibili. Alla fine del Novecento il profilattico è ormai uno dei principali simboli della lotta all’AIDS. Come il fodero magico di Excalibur, un umile preservativo diventa così uno scudo contro una brutta fine!

 

PAOLA
contraccezione
avere figli
non avere figli
decidere o accettare la sorte
sono all’altezza degli strumenti che ho?
sconto la mia….. maturità?

seguita la durezza della mia fragile indole
o
persa un’occasione di vita?

percorsi possibili
…ma la durezza ancor non cede.

Excalibur

berardsley_damadellago

Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Sopra, un disegno di Aubrey Beardsley).

Carla Muschio
Scrivimi e visita il mio sito

La storia

Artù si trova in un bosco con il mago Merlino. Incontrano un cavaliere arrogante che sfida il re, non avendolo riconosciuto come tale. I due combattenti sono di forza quasi pari. Dopo le lance passano a duellare con le spade e la lama della spada di Re Artù si spezza nello scontro. Merlino, vista la mala parata, getta un incantesimo sul cavaliere arrogante, che dormirà per un’ora, lasciando ai due il tempo per allontanarsi.
Ora Re Artù è privo di spada e si sente indifeso. Merlino gli propone di seguirlo per procurarsene un’altra. Giungono a un grande lago di acqua limpida. Al centro del lago si leva un braccio coperto da una manica di seta bianca che brandisce una spada. Sulla superficie dell’acqua cammina una bella donzella, la Dama del Lago. Merlino spiega al re che sul fondo del lago sorge un magnifico castello dove la Dama dimora. Ella gli cederà la spada, se le verrà richiesta con cortesia.
Re Artù le rivolge una preghiera con grande rispetto e la dama acconsente a cedergli la spada, che si chiama Excalibur. Gli indica una barca con cui raggiungere il centro del lago. Artù prende con dolcezza la spada e la mano si apre per cedergliela, poi il braccio scompare nell’acqua.
Il re e il mago si allontanano dal lago, poi Merlino rivela ad Artù la principale virtù della spada, che risiede in realtà nel fodero. Chi porta quel fodero magico, anche se profondamente ferito, non sanguinerà mai.

La variante

La contraccezione tramite un rudimentale preservativo esisteva già nell’antico Egitto, ma divenne facile e relativamente poco costosa quando, nel 1843, iniziò una produzione industriale di preservativi in gomma. Tuttavia in gran parte del mondo, soprattutto in paesi di religione cattolica, nacque una forte opposizione all’uso del preservativo. Ad esempio, in Canada una legge che rimase in vigore fino al 1892 prevedeva fino a due anni di detenzione per la vendita e l’uso di questo strumento di contraccezione.
Nel XX secolo nacque una diversa sensibilità sull’argomento, soprattutto tra le classi colte. Inoltre, alcuni coraggiosi attivisti si dedicarono alla missione di fornire preservativi ai poveri, così che non avessero a soffrire per la sovrabbondanza di prole. Una di questi attivisti fu la canadese Dorothea Palmer, che operava a Ottawa negli Anni Trenta del Novecento.

Trento. 3. San Simonino

Il giorno di Pasqua del 1475 a Trento un fanciullo di due anni e mezzo, Simonino, venne trovato morto accanto a una roggia. Nei pressi v’era una casa abitata da una piccola comunità di ebrei. Nel clima di forte antisemitismo dell’epoca fu facile accusare questi ebrei di aver compiuto un omicidio rituale del bambino per ottenerne il sangue. In un lungo processo i malcapitati furono dapprima torturati e poi uccisi.
Il culto di Simonino ebbe ampia diffusione e solo dopo mezzo millennio la Chiesa di Trento riconobbe la grande ingiustizia di cui si era macchiata. Nel 1965 il nome di Simonino e la sua festa vennero tolti dal Martirologio Romano.
Il bassorilievo che ho fotografato è un’opera del Settecento che decora la facciata di Palazzo Salvadori nel centro di Trento.

Carla Muschio
Scrivimi e visita il mio sito