Ultima puntata: etichetta non tanto piccola etica

etichetta ultima

Lettore, leggi la scenetta e risolvi la situazione, o modificala, con le maniere migliori che riesci a pensare. Anche se non mi hai mai scritto, comincia ora. Anche se è l’ultima puntata, gioca! Inviami il tuo testo entro domenica prossima. Saranno gradite anche citazioni stimolanti sull’argomento. Le risposte migliori verranno pubblicate nella vetrina entro il lunedì successivo. Alla fine dell’anno «scolastico» si vincono altri tre libri (i primi tre sono stati già vinti e spediti), assegnati a suo capriccio da uno dei curatori del sito.

Carla Muschio
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Viviana è una perfetta donna di mondo. Non c’è regola del buon vivere che lei non conosca. In parte glielo impone il suo mestiere, dato che si occupa delle pubbliche relazioni di una casa di mode. Viviana sa ordinare il catering giusto per una festa, sa che scarpe vanno con che vestito, conosce la posizione precisa dei bicchieri di ogni foggia su una tavola elegante. Sa che fiori inviare per ogni occasione. Con tutti ha un sorriso smagliante e i modi più cordiali. Se vai a cena a casa sua, sei sicuro che tutto sarà stato organizzato alla perfezione, dal cibo al colore della tovaglia.
Ma allora perché alcuni in sua compagnia sentono un disagio cui non sanno dare nome o motivo, ma che li spinge ad evitarla?

Il velo, tra modestia e seduzione. 5. Trasgressione legale

viola  MOD  light

guanti pizzo nero  MOD light

guanti pizzo bianco  MOD  LIGHT

Clara con veletta  MOD  LIGHT

Non tutti i veli esprimono modestia. Quello dell’odalisca, agli occhi dei pittori e scrittori occidentali affascinati dall’Oriente, invitava a piaceri paradisiaci. Così la veletta del cappellino femminile, sotto cui si celavano sguardi maliziosi, e il velo di elegante pizzo con cui la donna cattolica si presentava in chiesa, e ancora, il velo della sposa: un invito a scoprire cosa c’è sotto.
E l’abito da sera? Copre tutto il corpo, eppure è seducente.

Carla Muschio
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Vetrina: lingue straniere

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Nel video:
Foreign languages dei Flight facilities).

Carla Muschio
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Lettura

Se sei in compagnia, non parlare in una lingua sconosciuta ma solo nella lingua del posto; e parla da persona distinta, non usare mai un linguaggio volgare.

(George Washington, Regole di civiltà e comportamento decoroso)

Vetrina

ELENA TRABAUDI
Eravamo a Valencia, Spagna, al termine di una vacanza caldissima, sempre ben oltre i 40°. Viaggiavamo con la roulotte e stavamo rientrando in Italia dopo aver toccato giornate e nottate estreme nel centro della penisola iberica. Questa è la premessa necessaria per capire lo stato d’animo.
Alle cinque della sera la gente si metteva a guardare la corrida alla tv. Per noi è uno spettacolo odioso e incivile, Sandro si mette a inveire contro gli spagnoli in generale, attribuendo loro anche scarsa virilità.
Il giorno dopo stiamo per partire, ma il caravan fa resistenza; due dei nostri vicini si mettono a disposizione e spingono insieme a noi. Ringraziamo e uno di loro fa: «Ma ti pare…».
Non solo sapeva l’italiano, ma anche il gergo!

 

FRANCESCA TADDEI
Penso che sia capitato a tutti di parlare «in libertà» nella propria lingua quando si è all’estero (o nel proprio dialetto fuori regione), fidando nel fatto che gli altri non capiscano. In un mondo globalizzato però sarebbe meglio trattenersi, perché la probabilità che qualcuno dei presenti comprenda la nostra lingua è più alta di quello che si immagina!
Personalmente, anche all’estero, cerco sempre di non far sentire i miei commenti, a meno che non sia un’esternazione che in fondo va anche bene che l’altro comprenda, tipo il mio «disappunto» di fronte a un appartenente a categorie che odio (che so… un nazista, un razzista, un cacciatore…)

 

LODOVICO
La magia dello spettacolo è appena ricominciata e già Helena vi è immersa quando si verifica la scena della sciarpetta raccolta e restituita. Helena è confusa, non comprende nemmeno benissimo… la sua mano corre dentro la tasca della giacca a cercare il telecomando della televisione e le dita nervosamente premono nel niente per cambiar canale.

 

ROSA
A fine spettacolo Jan pensa bene di dover recuperare la situazione con la vicina di posto, nonché connazionale. Le chiede scusa sommessamente, salvo poi aggiungere, riferendosi a quello che immagina un autore amato da lui e dalla vicina, una citazione da Lev Tolstoj, «La verità non offende».

 

LUCIANO
Tutti ovviamente sono liberi di parlare nel proprio idioma pur conoscendo quello del paese dove si trovano in viaggio. Ma non dovrebbero parlare a voce alta mai in un luogo pubblico e averlo fatto a teatro li rende colpevoli di maleducazione. Invece il contenuto dei loro commenti è del tutto legittimo. Chi di noi non ha mai detto o anche solo pensato le cose peggiori del prossimo o dell’interlocutore con il quale ci intratteniamo? Jan ed Helena sono stati solo sfortunati trovando una certo rara compatriota nella poltrona dietro a loro e questa signora è stata impeccabile nel comportamento, anche se bardata con una collana davvero pacchiana. Forse Jan o Helena avrebbe potuto replicare scusandosi che all’estero si è spesso ipercritici verso gli indigeni e a volte volgari per un malinteso senso di superiorità che ha spesso generato guerre sanguinose…. Forse la signora avrebbe sorriso!

Lingue straniere

ciao namaste

Lettore, leggi la scenetta e risolvi la situazione, o modificala, con le maniere migliori che riesci a pensare. Anche se non mi hai mai scritto, comincia ora. Inviami il tuo testo entro domenica prossima. Saranno gradite anche citazioni stimolanti sull’argomento. Le risposte migliori verranno pubblicate nella vetrina entro il lunedì successivo. Alla fine dell’anno «scolastico» si vincono altri tre libri (i primi tre sono stati già vinti e spediti), assegnati a suo capriccio da uno dei curatori del sito.

Carla Muschio
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Jan e Helena, marito e moglie, sono cechi. Vivono in Italia da anni e conoscono bene l’italiano, ma tra loro a casa parlano nella loro lingua madre, come è naturale. In pubblico, torna loro comodo ricorrere al ceco, una lingua che pochi conoscono, per potersi scambiare opinioni a voce alta senza essere compresi dagli altri.
Oggi sono andati a teatro. Nell’intervallo commentano l’opera, parlano del più e del meno. Osservando gli altri spettatori, Jan dice alla moglie, in ceco: «Guarda il collier della cicciona seduta dietro a me. Per te è vero o falso?».
E lei: «Spero che sia falso, almeno l’avrà pagato poco. È così volgare!».
Si stanno spegnendo le luci per l’inizio del secondo atto. La donna seduta dietro a Jan gli tocca la spalla e dice, in perfetto ceco: «Scusi, le è caduta la sciarpa. Tenga». E gliela porge.
Helena arrossisce, ma nessuno la vede perché ora c’è buio in sala.

Il velo, fra modestia e seduzione. 4. Un velo di modestia

venditrice chiosco chiesa  MOD  LIGHT

 

Russia, venditrice del negozio di una chiesa.

Un velo, un foulard, un fazzoletto sulla testa protegge i capelli nei lavori di casa, nei lavori dei campi, nelle lunghe esposizioni al sole. Ecco perché gli abiti tradizionali del mondo presentano una grande ricchezza di copricapi.
Negli Anni Sessanta, quando le donne occidentali di città smisero di portare fazzoletti da testa, provvide Hermes col suo elegante carré a renderli di nuovo obbligatori per la donna di classe.

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Turisti a Merano.

Ma c’è anche un coprire il capo in segno di modestia e sottomissione, dato che la libertà dei capelli evoca per associazione di idee la libertà di pensiero.

 

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Affisso sulla porta di una chiesa.

Quando Tertulliano attorno all’anno 200 scrive rivolgendosi alle donne: Deus vos velari iubet (Dio vi ordina di stare velate), non sta proponendo un accessorio di moda ma un simbolo. Infatti le suore cattoliche non sono da meno delle musulmane osservanti portando abiti e veli che nascondono le forme del corpo, così da avere un aspetto dimesso.

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Vetrina di merceria a Merano.

La modestia dell’aspetto può essere imposta, ad esempio nelle scuole cattoliche, o anche voluta dalla donna stessa per esprimere lutto, infelicità, rinuncia ala seduzione. E non c’è bisogno del velo per mortificare il proprio aspetto: colori, fogge, pettinature, scarpe, tutto parla e dice agli altri di noi. Una gonna grigia a pieghe abbinata a un dolcevita blu può essere più chiara di un velo.

Carla Muschio
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Vetrina: assemblea di condominio

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Nel video, i Liquido in
Narcotic, ambientato nel cortile di un condominio. E chissà perché).

Carla Muschio
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Lettura

(C’è) una situazione in cui una persona che quotidianamente si dimostra saggia, pacata e prudente, sembra perdere il ben dell’intelletto. Ciò si verifica nelle riunioni condominiali, le quali, a volte, somigliano quasi ad una rissa da bettola.
Dopo i saluti cordiali e i sorrisi iniziali (
captatio benevolentiae per ciò che verrà appresso) i condomini si scatenano, nel prosieguo della riunione, con dispetti assurdi, gelosie incomprensibili e dispute sulla tutela del diritto.

(Luigi Condemi di Fragastò, L’etica dell’etichetta,
Laruffa Editore, Reggio Calabria 2012, pp. 119-120)

Vetrina

ELENA TRABAUDI
Dalle mie parti la situazione si svilupperebbe nel modo seguente: una fazione comincerebbe a parlare di decoro, di come sia bella la facciata, anzi di come sarebbe bella se la gente non mettesse in vista sui balconi cose che non ci dovrebbero stare ecc. ecc., negando di fatto il permesso per l’installazione.
L’altra fazione, quella più tranquilla, lascerebbe semplicemente cadere la richiesta nel silenzio.
E l’inquilina anziana, che evidentemente non è di qui ma «l’è di fòri, via», capirebbe che non è il caso di presentarsi in assemblea con una richiesta personale, se prima non si è creato un fronte favorevole a tale proposta!

 

FRANCESCA TADDEI
Ovviamente l’assemblea risponderà che non se ne parla nemmeno. Certo, ci sarà qualcuno che sosterrà l’anziana, non tanto perché ci tenga ad avere l’orrenda presa d’aria sulla facciata, ma pur di dare addosso all’altra fazione.
Mi stupisce però che una cosa del genere venga messa tra i punti da discutere. Di solito la gente installa quello che vuole senza chiedere alcun permesso, e la discussione avviene solo a posteriori, quando il condizionatore è già installato e qualcuno se ne accorge e solleva il problema.

 

LORENZO
La nostra condomina è anziana ma ben agguerrita. Un condomino lamenta il timore che il motore esterno del condizionatore della signora possa staccarsi e nella caduta ammazzare qualcuno, ma la signora risponde dicendo che la cosa peggiore per lei non è tanto che il condizionatore uccida qualcuno, ma che lei rimane senza condizionatore per l’estate.
Al condomino che lamenta il rumore del condizionatore la signora risponde che tanto lei è sorda e se per questo non ha nemmeno sentito bene quanto il condizionatore le costerà.
Ed infine all’amministratore che obietta un deturpamento della facciata la signora risponde che ora finalmente capisce… sembra tanto che lui il condizionatore lo porti permanentemente montato in volto.
Pare che adesso la figlia della signora, una brillante avvocatessa che si è trasferita all’estero per lavorare all’ONU, avanzerà una petizione perché l’aria condizionata sia dichiarata un diritto umano fondamentale.

 

MARIAGRAZIA
È preferibile un condizionatore, seppure esterno, ma installato con giudizio nel punto meno visibile di un balcone, oppure la vista di quegli abominevoli disegni o scritte dei cosiddetti writers che imbrattano le case infischiandosi delle facciate e delle spese riparatrici dei condomini?
Quale l’ardua sentenza?!

 

LUCIANO MADRISOTTI
I palazzi condominiali sono luoghi dell’orrore dove si scatena il peggio della gente peggiore. Forse rappresentano quanto il progredire della razza umana dalle caverne ad oggi non ha ancora eliminato e deve sfogarsi come una pustola purulenta. Che cosa suggerire? Forse la soluzione meno grave è lasciare i condomini azzannarsi a vicenda. Magari, per risolvere il problema della vecchia signora, la buttino nella tromba delle scale e per un poco si plachino.

 

PAOLA
Temo resteranno divisi nelle due fazioni.
Difficilmente si lascia una posizione in fase di lotta.
Speriamo vinca il buon senso.

Assemblea di condominio

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Lettore, leggi la scenetta e risolvi la situazione, o modificala, con le maniere migliori che riesci a pensare. Anche se non mi hai mai scritto, comincia ora. Inviami il tuo testo entro domenica prossima. Saranno gradite anche citazioni stimolanti sull’argomento. Le risposte migliori verranno pubblicate nella vetrina entro il lunedì successivo. Alla fine dell’anno «scolastico» si vincono altri tre libri (i primi tre sono stati già vinti e spediti), assegnati a suo capriccio da uno dei curatori del sito.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire
).

Carla Muschio
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Siamo all’assemblea di un condominio signorile, abitato da persone normalmente civili e beneducate. All’assemblea però i condomini non si comportano secondo l’etichetta consueta con cui si salutano e si cedono il passo all’ascensore. Fin dalla discussione del primo punto all’ordine del giorno si sono divisi in due fazioni ferocemente avverse e straordinariamente coese.
Tra le «varie ed eventuali» viene esposta la richiesta di una condomina anziana, che vive in carrozzella. Vuole installare un condizionatore d’aria che per necessità tecnica non può non avere una pertinenza nella facciata del palazzo condominiale.
Come risponderà l’assemblea a questa richiesta?

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco.
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(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Il video in apertura: Joe Cocker canta
She came in through the bathroom window dei Beatles).

Carla Muschio
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Lettura

I bisogni impellenti, come dice il nome stesso, talvolta costringono a tagliar corto in una conversazione per allontanarsi un momento. Bisogna presentare la cosa correttamente per non annunciare ai quattro venti la natura del vostro disagio. Al ristorante iniziate con l’annunciare alla persona con cui vi trovate che dovete assentarvi. Inutile dare i dettagli, basta dire, «Vogliate scusarmi, torno subito».
Evitate anche di apostrofare un cameriere in mezzo alla sala per chiedergli di indicarvi il bagno, in genere è segnalato a sufficienza per non farvi finire in cucina. Se veramente vi sentite perso, rivolgetevi con discrezione al personale.

(tradotto da www.labelleecole.fr)

Vetrina

LUCIANO MADRISOTTI
Che noiosa situazione! Certo i vicini a tavola quando non ci si conosce sono come i parenti, si subiscono, non si scelgono. Nel caso il buon Carlo è tuttavia colpevole per l’eccessiva sopportazione e lo spazio dato al pedante Goccia. Avrebbe ben dovuto interromperlo con qualsiasi argomento e, avendo a fianco la bella Rossi, rivolgersi a lei con premura facendole capire di volerla intrattenere durante il pranzo, magari rivelandole ironicamente che non sono ad una conferenza. Quando poi si accorge di avere necessità di appartarsi, lo faccia con decisione alzandosi e scusandosi mentre si allontana senza dire il prevedibile motivo. O se ha pudori prenda il cellulare e si allontani come per dovere assolutamente rispondere subito ad una chiamata.   Ma se si è già sbilanciato chiedendo sommessamente licenza e venendo bloccato dal pedante, adotti lo stesso uno dei due comportamenti suggeriti e non attenda un attimo per andarsene. La Rossi capirà.

 

ROSA
La dottoressa Rossi interviene in soccorso di Carlo e propone anche lei una breve interruzione per andare in bagno e riprendere al suo ritorno. Goccia a questo punto si sente obbligato a fermarsi. Nel tempo della sortita in bagno dei due arrivano i primi piatti… con la lasagna non si scherza, tutti a darci dentro. Quando Goccia riprende a parlare dopo il primo, Carlo e la Rossi non l’ascoltano più perché al bagno si son scambiati i numeri di cellulare ed ora si inviano messaggini a tavola!

 

MARIAGRAZIA
A tutti sarà senz’ altro capitato di aspirare involontariamente un moscerino o un po’ di polvere e di conseguenza di cominciare a tossire insistentemente e con sforzo. Un vero fastidio per sé e per chi è vicino.
Una regola fondamentale di buone maniere di monsignor Della casa recita che in un salotto e, a maggior ragione, a tavola, se capita di dover tossire, ci si debba allontanare e continuare a tossire altrove. Un’idea! Carlo potrebbe approfittarne.

 

FRANCESCA TADDEI
Beh, direi senz’altro che è meglio risultare sgarbati che farsela addosso! Quindi, al pedante professore – preso dal suo sproloquio – si può dire, mentre ci si alza: «Guardi, devo proprio risolvere una questione urgente (e qui si sorride allusivi…); torno tra pochi minuti, così poi continuiamo la conversazione con calma».
In bagno, oltre a espletare i propri bisogni fisiologici, si potrà fare qualche esercizio di training autogeno per prepararsi a sciropparsi il resto del monologo dell’esperto.
Ma se fossi in Carlo tenterei, una volta tornato al tavolo, di coinvolgere anche qualcun altro nella conversazione, possibilmente la collega carina.

 

ELENA TRABAUDI
Anche di fronte alle insistenze dello sconosciuto, Carlo deve alzarsi e andare in bagno. Quando è già in piedi, può voltarsi verso lo scocciatore e dirgli: «Dopo mi spiega tutto, ora vado».
Sono sicura che l’esperto Goccia non si offenderà, non tanto per apertura mentale quanto per abitudine: chissà quanti altri sono fuggiti di fronte ai suoi monologhi! E poi i noiosi non si arrendono mai; secondo me, appena Carlo tornerà dal bagno, il Goccia ripartirà dal punto in cui l’altro l’aveva lasciato.
E Carlo, a questo punto, dovrà inventarsi qualcosa d’altro per assentarsi, ad esempio la necessità di salutare una persona all’altro lato del tavolo, o di fare una telefonata di lavoro, o di informarsi sull’orario dei treni. Qualunque cosa pur di non dover subire in silenzio la lezione!

PAOLA
«Mi scusi ma non posso attendere oltre, devo andare in bagno. Non si offenda, non ho scelta».
La verità, semplicemente.
Poi, come liberarsi da uno noioso….beh, è ben più arduo!

Wc toilette

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Lettore, leggi la scenetta e risolvi la situazione, o modificala, con le maniere migliori che riesci a pensare. Anche se non mi hai mai scritto, comincia ora. Inviami il tuo testo entro domenica prossima. Saranno gradite anche citazioni stimolanti sull’argomento. Le risposte migliori verranno pubblicate nella vetrina entro il lunedì successivo. Alla fine dell’anno «scolastico» si vincono altri tre libri (i primi tre sono stati già vinti e spediti), assegnati a suo capriccio da uno dei curatori del sito.

Carla Muschio
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A conclusione di un convegno di lavoro c’è una cena di gala al ristorante. I posti sono assegnati e Carlo si trova seduto tra la dottoressa Rossi, una collega carina e spiritosa, e il signor Goccia, uno dei maggiori esperti nel loro campo, ma tanto noioso quanto è preparato.
Le peggiori aspettative di Carlo non tardano a realizzarsi. Già a metà dell’antipasto Goccia ha iniziato una dettagliatissima relazione su una nuova tecnologia appena messa a punto. Carlo pensa: «Avrei bisogno di andare in bagno», ma sopporta, aspettando una pausa nella conversazione.
La pausa tarda a venire e in Carlo il desiderio del bagno si fa dominante, non riesce neanche più a seguire la spiegazione.
Fa per dire: «Un momento, avrei bisogno di assentarmi», ma Goccia insiste: «Aspetti, signor Carlo, mi lasci finire».
Che fare?