Il primo omicida seriale americano

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La schermata riporta il seguente scambio di messaggi (credo avvenuta per il Ringraziamento, festa Usa che quest’anno è caduta il 28 novembre – si celebra ogni quarto giovedì di novembre, costì; e il secondo lunedì di ottobre, in Canada):

«Credo».
«Sto guardando un film sul primo omicida seriale americano»
«Cristoforo Colombo?».

(Via Alice in Dustland).

Omsk: il moderno

radiosiberiaemango

1. Edificio di Radio Siberia con la sua guglia. 2.Sede neoclassica per il negozio Mango.

A Omsk ogni due passi ci si imbatte in un negozio che vende tecnologia: cellulari, computer. Dice la pubblicità di un iPhone: «costa solo 999 rubli», cioè 22 euro. E tutti ce l’hanno. Infatti non ci sono punti Internet nella città perché si calcola, evidentemente, che ciascuno abbia già le sue risorse informatiche. Questo è un segno di benessere e modernità, ma non tutti sono ricchi. I bigliettai (più spesso bigliettaie) dei mezzi pubblici sono spesso anziani che hanno bisogno di arrotondare una pensione magra. Il costo degli alloggi è alto, mi dicono che in una casetta di legno della periferia vivono magari tre famiglie, che non possono permettersi di affittare un appartamento tutto per loro. Quindi, molti vivono in condizioni economiche modeste, ma non ho visto segni di vera miseria.

Zegna

3. Il bel palazzo che ospita il negozio Zegna.

In compenso ho visto segni di vera ricchezza, come se i nuovi ricchi (o «nuovi russi», come vengono chiamati) avessero una smania insaziabile di acquisire tutti i simboli del lusso. La via Lenin, che parte dal centro e si protende per chilometri e chilometri fino alla periferia, può fare da metafora della stratificazione sociale della città. I primi 200 metri sono dedicati al lusso sfrenato e sono occupati dalle case di moda dell’Occidente. Un paio di sandaletti costa come due stipendi di impiegata.

via Lenin

4. Via Lenin oggi, un tempo la via più chic della città.

Più oltre ci sono le marche più modeste: Puma, Benetton. C’è anche Oviesse a Omsk, ma non qui. E c’è l’immancabile Ikea. Proseguendo, si trovano i negozi comuni russi, i più affollati, che vendono per lo più prodotti dozzinali, in continuità con il commercio sovietico. L’aspirazione dei primi rivoluzionari di offrire al popolo prodotti sobri e solidi a prezzo ragionevole sembra non valere più.

via Marx

5. Edificio neoclassico in via Marx.

I pochi negozi «per turisti», turisti russi, vendono la paccottiglia kitsch tipica dei negozi simili di tutto il mondo. Il meraviglioso artigianato russo però si riesce ancora in parte a trovare. Ho visto un intero negozio di ceramica Gžel’ in un grande magazzino e, sempre lì, un negozio con un ricco assortimento di oggetti in legno laccato, Kochloma. Si sono conservati, ho pensato, perché sono ancora in uso presso i russi.

Montenapoleone

6. L’edificio che apre la via dell’alta moda.

Le librerie del centro sono poco più che cartolerie. In questo Omsk si conferma come città provinciale.

(continua il prossimo venerdì. Le altre puntate del reportage su Omsk le trovate così).

Carla Muschio
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Si leva il tappo

camerini

Andrea Camerini è uno degli autori storici del «Vernacoliere» (suo «Il Troio»), un tizio di Livorno che ha tra i suoi migliori amici un pisano (Cristiano Militello), e già da lì si vede che è uno spiritoso. Di solito molto.
Questa non è che faccia morire, ma chissene, un sorriso la vale e tanta gioja comunque.

Zé-Violet / Frankenstein Junior e i mostri

potrebbepiovere

«Potrebbe andare peggio». «Come?». «Potrebbe piovere».

Iersera allo SpaceCinema sala piena per la proiezione speciale di Frankenstein Junior, per celebrarne i primi splendidi 40 anni (è uscito nel 1974, comunque).
Ho sghignazzato dall’inizio alla fine pur conoscendolo a memoria, era per me la prima volta al cinema. E come sempre mi è parso di notare qualche particolare sfuggito alle altre millemila visioni.
Immagino ci fossero anche dei «vergini», c’erano sicuramente molti spettatori che avrebbero magari anche speso qualche euro in gadget per festeggiare i 40 anni di uno dei capolavori di Mel Brooks.
Bene. Allo SpaceCinema* evidentemente non hanno senso degli affari: non solo non distribuivano nulla per la proiezione speciale, non c’era un’intro, una spiega, un cane  preso alla facoltà di cinema (non ci fossero poi università famose in zona… ) che spiegasse o chessò un volantino magari pure con gli sponsor, ma nemmeno vendevano alcunché dell’immenso merchandise del film e persino la libreria interna era chiusa alla fine della proiezione. Sembrava di aver assistito a uno spettacolo pirata, non alla celebrazione del compleanno della pellicola rimasterizzata.
Poi si lamentano che internet e le tv a pagamento sottraggono introiti alle sale che -per quel poco che vedo io- in realtà non sono più in grado di capire come attirare e conservare spettatori. Non bastano i film cassetta o cinepolpettonenatalizio, non bastano i capolavori, non bastano gli eventi speciali (il concerto dei Muse al cinema con l’audio più scarso che a casa) né i negozi interni dei multisala (che non vendono locandine o libri sul cinema ma hanno tre scaffali di libri di cucina, paccottiglia di Hello Kitty e fabiovoli) se la sala è troppo calda o troppo fredda, se manca l’accoglienza, se la prenotazione via internet è sempre un terno al lotto (overbooking, è successo), se ci sono i videogiochi a volume monstre nella sala d’attesa, se una bottiglietta d’acqua costa come in piazza San Marco e un panino come da Peck, se non riescono a spillarti quattrini quando pure glieli vorresti dare.
Eh già, ma la colpa è di Sky e del torrent, certo, non dell’assenza di pianificazione, strategia e senso degli affari.

Violet

*sicuramente in altri speissinema avranno fatto scintille, me lo figuro benissimo: il punto non cambia, anzi, se è così forse peggiora il quadro.