Trilussa / La politica

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Leggo qui e in tante altre parti, da giorni, che entro giovedì è atteso il verdetto sulla cocuzza del Pdl. Frode fiscale? Interdizione dai pubblici uffici? I magistrati avranno errato comunque, se colpevole avranno voluto farlo fuori, se innocente allora era tutto un complotto per farlo fuori. E il governo che farà?
Ecco una sonettata di Trilussa, non proprio scritta domani:

 

LA POLITICA

Ner modo de penzà c’è un gran divario:
mi’ padre è democratico cristiano
e, siccome è impiegato ar Vaticano,
tutte le sere recita er rosario.

De tre fratelli, Giggi, ch’è ‘r più anziano
è socialista rivoluzzionario,
io ‘nvece sò monarchico, ar contrario,
de Ludovico ch’è repubblicano.

Prima de cena liticamo spesso
pe via de sti principi benedetti:
chi vò qua, chi vò là, pare un congresso.

Famo l’ira de Dio, ma appena mamma
ce dice che sò cotti li spaghetti,
semo tutti d’accordo ner programma.

Don Zauker / Punti neri

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Subito sotto (o sopra, è uguale) il benemerito pezzo sull’educazione civica, nell’ininfrequentabile sito di Don Zauker mi sono imbattuto in quest’altro pezzo, e un po’ la pigrizia (metto spesso tanti articoli tutti insieme e cambio le date a capriccio, per far finta di pubblicare una cosa al giorno; e in questo periodo mi riesce poco di scrivere di mio e quindi spulcio e riposto) e soprattutto la giustizia di quanto viene detto, ripubblico (risoffro) a breve distanza un pezzo dei labronici Paguri (uno dei due, ma vedrete: non importa quale). Il titolo originale del pezzo è «Cose da negri», i titoli dei paragrafetti sono dapartici.

Cambogia

Qualche mese fa, Paguri A (o Paguri 1, diobestia, non mi ricordo mai quale dei due sono…) ha passato qualche giorno in Cambogia.
A pigliarlo nel culo, ovviamente.
Sì, perché quando a Livorno si chiede cosa uno vada (o sia andato) a fare in un qualsiasi posto, la risposta sarà sempre «A pigliarlo ner culo!».
Ma a parte questi dettagli, la cosa importante è un’altra.
Ad un certo punto, con mirabile sprezzo del pericolo, il nostro eroe moderno decide di farsi tagliare i capelli da un coiffeur locale che aveva il proprio salone (tenuto insieme da canne di bambù, coperto di rami di palma e visitato più da galline, cani e gechi che da cristiani, o da buddhisti, o da induisti e così via…) tra la polvere di un villaggio attraversato da un’unica strada sterrata.
L’elegantissimo hair stylist khmer non parlava neanche una sola parola di inglese, figuriamoci di italiano.
Alla notizia che il suo raffinato cliente veniva dall’Italia, però, gli si è illuminato lo sguardo e si è sentito in dovere di omaggiarlo, nominando con un enorme sorriso l’unica cosa che conosceva della nostra bella penisola: MARIO BALOTELLI.
Ecco, quella era la sola cosa che conosceva dell’Italia.
Mi spiego meglio: il simbolo dell’Italia, in un paesino sperduto della Cambogia, e probabilmente in altre parti del mondo, è un negro.

Questo per dire

Questo per dire:
avete perso, inutili buffoni. Voi e il vostro ridicolo e becero razzismo da quattro soldi, voi e le vostre pagliacciate, voi e i figli dementi e disonesti dei vostri leader, voi e i vostri ridicoli ministri che volevano legalizzare le ronde, voi e le vostre desolanti crociate contro il cuscus, voi e la vostra pietosa battaglia contro le moschee, voi e i vostri giochini «affonda l’immigrato», avete perso.
E la cosa bella è che non vi ha distrutto un illuminato leader di una forza progressista, ma un becero calciatore, probabilmente duro, ignorante e arrogante, almeno quanto voi.
Avete avuto il vostro momento di gloria perché umili e utili servitori di Berlusconi, ma avete perso, com’era giusto e auspicabile che fosse.
Il mondo va avanti e voi siete rimasti isolati nel fortino costruito con la vostra spaventosa e grottesca ignoranza.
Vi state estinguendo e di voi resterà solo il ricordo di un triste fenomeno da circo elevato a forza politica.
Sipario.

Ciclofrenia / Idee per Povia

poiva

Dal consigliabile sito Ciclofrenia di Claudio Delicato, un pezzo che fa il punto sulla statura artistica dell’irriguardabile Povia, pezzo di cui non condivido tutto (il giudizio sui Righeira, ad esempio) ma quasi tutto sì. L’articolo in origine si intitolava «Proposte per le prossime canzoni di Povia» e si apriva con un’immagine diversa, sempre del cantante Giuseppe P., ma intenso e smarmellato tipo fotoromanzo Lancio. Codesta mi garba di più.
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Qualche giorno fa stavo ripercorrendo mentalmente la sfolgorante carriera artistica di Povia.

INIZIO DELLA SFOLGORANTE CARRIERA ARTISTICA DI POVIA.

  • I bambini fanno «ooh…»

FINE DELLA SFOLGORANTE CARRIERA ARTISTICA DI POVIA.

Povia è

Povia è uno di quei classici cantautori che dovrebbero essere meritatamente relegati al «remember when?» insieme ai Righeira, il Winner Taco e Tira e molla di Paolo Bonolis: venti settimane in cima alle chart italiane con il massimo che la sua statura artistica gli ha permesso di comporre, vale a dire un poppaccio paraculo di bassa lega, tutto sommato orecchiabile ma con lo spessore culturale di un Galbanino.
Terrorizzato dall’idea di essere una meteora, Povia si presenta a Sanremo 2006 con Vorrei avere il becco, una canzone identica al suo primo successo; la sveglissima critica italiana se la beve e gli fa vincere il Festival, permettendogli anche di dichiarare, in un’intervista rilasciata a fine manifestazione, che:

  1. Il suo album italiano preferito è Non al denaro non all’amore né al cielo di De André;
  2. Il cantautore italiano che ama di più è Guccini e vorrebbe duettare con lui; e
  3. Fra Prodi e Berlusconi preferisce Berlusconi perché gli sta «simpatico, ha un bel sorriso, è accattivante e anche bravo».

Concorderete con me che concetti del genere non riuscirebbe ad accostarli neanche Vasco Brondi, giusto?

Dopo Sanremo

Dopo la vittoria a Sanremo Povia capisce che non può andare avanti a comporre cloni di I bambini fanno «ooh…» e, non essendo dotato del talento artistico minimo necessario a comporre dischi acquistabili in posti diversi dagli Autogrill sulla Roma-L’Aquila, decide di mettere la musica in secondo piano e iniziare a trollare il pubblico, per fare in modo che non si parli tanto delle sue canzoni quanto delle polemiche che ne seguono.
Inizia così a scrivere pezzi di carattere stucchevolmente provocatorio, risultando di un antagonismo talmente fine a se stesso che mi domando come faccia a non essere ancora un beniamino degli hipster. Si mette sempre dalla parte del torto, ma non certo quello di Bertolt Brecht: il suo obiettivo è difendere tesi e punti di vista abusati, arretrati o idioti. Ecco così Luca era gay, canzone composta con un sofisticato generatore automatico di luoghi comuni sugli omosessuali con padri alcolizzati e madri ossessive, e La verità, canzone su Eluana Englaro che ha letteralmente infranto il record mondiale di banalità con il solo scopo di far presa sulla coscienza dei più cretini.
Infine è di pochi mesi fa il suo ultimo singolo, Siamo Italiani, una canzone così piena di cliché sul Belpaese che a confronto L’Italiano di Toto Cutugno è Rancid Amputation dei Cannibal Corpse.
Visto che ormai è chiaro il metodo che Povia utilizza per comporre le proprie canzoni, lo staff di ciclofrenia.it™ ha deciso di elaborare una serie di idee per nuove canzoni dell’acclamato artista milanese, nella speranza che le prenda da spunto nel proseguire la sua sfolgorante carriera artistica.

1. A MANO TESA.

Mario è un giovane appartenente alla Repubblica di Salò che ha scelto di non tradire il Duce e combattere al suo fianco per evitare la caduta del fascismo. In una commovente lettera alla moglie Caterina che lo aspetta a casa racconta i pensieri che gli attraversano la testa mentre spira dopo esser stato fucilato da sei partigiani che lo hanno assalito alle spalle nel sonno.

RITORNELLO.

Ho scelto di non tradire
di restare a mano tesa
sempre e comunque dalla parte del torto
non c’è giusto o sbagliato se si parla di un morto

Il fondamento logico di questo pezzo è peraltro avvalorato dall’immenso spessore politico dei link che Povia posta nella sua pagina Facebook ufficiale.

Povia FB

 

Da Dentro di me a Luca era sempre più gay

2. DENTRO DI ME.

Un’adolescente rimane incinta dopo un rapporto sessuale non protetto in una discoteca pomeridiana di San Saba. Dopo grandi difficoltà, un discorso di un prete durante la confessione la convince a tenere il figlio perché il diritto alla vita è sacrosanto e non può essere negato a nessuno.

RITORNELLO.

Dentro di me
la vita è dentro di me
non sono nessuno per toglierla a te
il diritto di vivere lo dà solo un Dio
che giusto o sbagliato, non sono io

3. LA CINGHIA.


Paolo è un marito violento che ogni sera picchiava la propria moglie con la cinghia. Dal carcere dove sta scontando la condanna per le sue violenze, decide di scriverle e raccontarle la sua vita e il percorso che l’ha portato a essere così: il bullismo subito a scuola, il padre che lo violentava, il recente ingiusto licenziamento, la canzone dei Modà a Sanremo, a sottendere che ogni azione deprecabile va analizzata e compresa nell’insieme degli eventi che hanno portato al suo compimento.

RITORNELLO.

Quella cinghia sulla tua schiena
faceva più male a me che a te
mi ricordava la mia vita in cancrena
le violenze che ho subito e sfogavo su di te

4. LUCA ERA SEMPRE PIÙ GAY (detta anche LUCA ERA FROCIO COR BOTTO).

Dopo il ripensamento occorso nella puntata precedente, Luca conclude che l’amore eterosessuale è bellissimo, ma una voce dentro di lui gli sussurra di tornare ad assaporare falli di 45 centimetri. Si mette con un istruttore di acquagym di Málaga e va in Spagna per sposarsi con lui. Un secondo prima di firmare il contratto, però, si rende conto che la segretaria del funzionario che sta celebrando il matrimonio gli appizza una sisa e je fa l’occhiolino, così si chiudono nel cesso a trombare come licantropi e Luca realizza che no, davvero non è gay, anzi je piace ‘na cifra la baffa.

RITORNELLO.

E quando vidi quelle forme
capii che la natura non muore mai ma dorme
poi nei cessi turchi di Antequera
conobbi la mia vita, quella vera

Da Nomadi a Stagioni

5. NOMADI.

Pura e semplice canzone che narra come “i” zingari siano l’unico vero male della Società.

RITORNELLO.

Mangi immondizia, vivi per strada,
non c’è letizia se non vesti Prada
puzzi, violenti, mi scippi la borsa
da questo paese vai via di corsa

[Courtesy of cq.]

6. QUEI BRAVI RAGAZZI.

Una canzone potente, incentrata sul sensibile tema delle mafie. Salvatore Cutiello, detto ‘O scannamaiali, è un giovane della provincia di Caltanissetta recentemente affiliatosi alla mafia perché lo stato non fa nulla per aiutare la sua famiglia: il padre disoccupato, la madre vedova (malgrado il marito sia ancora vivo), il fratello handicappato. In questa canzone spiega come in realtà la mafia faccia del bene aiutando le famiglie siciliane a fronteggiare una palese assenza della cosa pubblica.

RITORNELLO.

Bravi ragazzi
siamo solo bravi ragazzi
aiutiamo la gente dove non lo fa lo stato
essere un mafioso non può essere reato
tra una partita di coca e una bottiglia di rum
li sentirete, quando i mafiosi fanno “bum!”

[Courtesy of Liberticida.]

7. LA BUSTARELLA.

È la storia di un prode funzionario, che riscuote tangenti a rotta di collo con l’unico scopo di sostenere la propria famiglia in difficoltà, risultando quindi un uomo probo e generoso. Una sorta di Robin Hood formato PSI, che nel momento in cui è braccato dalle forze dell’ordine pensa al fatto che un’altra bustarella avrebbe definitivamente risolto i suoi problemi.

RITORNELLO.

Che del bene ero il solo portatore
lo capii nell’ufficio del questore
stanco di chi non capiva la bontà delle mie azioni, stanco di quest’accusa avvilente
pensavo: “era mejo prende n’antra tangente”

[Courtesy of Recreational Vehicle.]

8. STAGIONI.

Gino, vecchietto che regolarmente siede sulla panchina del parco a dar da mangiare ai piccioni, prima di uscire di casa ormai non sa come vestirsi perché fa troppo caldo, poi fa troppo freddo e infine troppo tiepido. La crisi e la pensione minima non gli permettono di estendere il guardaroba, quindi se la prende con i numi.

RITORNELLO.

E ora che sono vecchio e stanco
non so che tempo farà, che tempo c’è
scordo la giacchetta e il gilè
mi gelo e poi mi scaldo col caffè
ma esce il sole, che brucia, d’amblais

[Courtesy of Regulus21.]

Come sempre su questi schermi, ogni collaborazione del pubblico per la formulazione di nuove proposte è benvoluta e sarà ricompensata con la fornitura gratuita di una moderata dose di felicità.

Don Zauker / Educ’azione civica

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L’immagine viene da qui, e serve a introdurre un importante discorso tenuto dai labronici (soffro) Paguri sul sito di Don Zauker. Lo riportiamo per intero senza tanti altri discorsi. L’articolo si intitolava originariamente «Educazione civica», cambiato con un colpo d’ala (di dodo) in codesto soprastante, ed era privo di paragrafetti.

Intro al prontuario

Sì, lo sappiamo, e probabilmente siamo ripetitivi, ma tant’è.
A chi, come noi, capita di frequentare spesso e volentieri le scogliere a sud di Livorno può succedere di imbattersi in diversi sacchetti di rifiuti, miliardi di bric di Estathé, centinaia di bottigliette di plastica, distese di fazzoletti di carta, milioni di cicche e pacchetti di sigarette e persino bottiglie di birra e/o vino, abbandonate sugli scogli stessi, pazientemente incastonate nelle insenature o lasciate nella vegetazione lungo le discese che portano al mare.
E tutto questo nonostante tutto il litorale sia disseminato di bidoni dell’immondizia e cassonetti, posti proprio in corrispondenza di dette discese.
Ad un osservatore malizioso, o a qualcuno che non abbia una vasta conoscenza della psicologia del popolo livornese, potrebbe sembrare che la popolazione labronica sia composta, in gran parte, da stupidi pezzi di merda, figli di troia, menefreghisti e ignoranti, che pensano di essere dei ribelli a fare il cazzo che gli pare mentre invece sono solo degli inutili stronzi viziati, bòni a ‘na sega e teste di cazzo.
Ma le cose non stanno così.
No, la colpa è, come sempre, senz’altro della politica, anzi, della kasta, del gruppo Bilderberg, delle scie chimiche e, in particolar modo, del Comune che non ha saputo informare e sensibilizzare la cittadinanza circa i metodi e i criteri della raccolta differenziata.
Ed ecco che, non sapendo dove collocare le varie tipologie di rifiuti, i nostri amati concittadini vanno in confusione e preferiscono lasciarli in giro a cazzo di cane, piuttosto che sbagliare contenitore e convivere il resto dei loro giorni con la vergogna che un simile errore comporta.
Per questo ci sentiamo in dovere di proporre, in loro aiuto, questo breve prontuario illustrato a una corretta differenziazione per lo smaltimento dei rifiuti.
Un aiuto alla cittadinanza e un servizio civile che speriamo venga divulgato il più possibile per educare e sensibilizzare quei pochi che ancora non sapessero come comportarsi.

Prontuario

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Altri suggerimenti

Altri suggerimenti riguardano le numerose cicche, che vi invitiamo a spegnervi sui coglioni e lasciare nel costume, fino a quando, di ritorno a casa vostra, potrete comodamente collocarle insieme alle ceneri di qualche vostro caro estinto; così come i sacchetti di spazzatura, che vi suggeriamo di portare a vostro padre che, impegnato a battere sull’Aurelia vestito da brasiliana, li smaltirà bruciandoli nel bidone termovalorizzatore che tiene sempre acceso, sia per riscaldarsi, sia per attirare i militari di Camp Darby.
Lo stesso discorso vale per i nostri amici pescatori che, dopo essersi svegliati di buon mattino, se ne fanno ritorno ai loro letti (già caldi d’amore, come scrive il poeta) lasciando schiere di galleggianti, esche, reti, lenze, ami e cazzi vari, sparsi per tutta la scogliera. Pensateci, amici: se vi fermate un attimo, e con un minimo impegno raccogliete quanto seminate in giro, vedrete che così facendo darete il tempo a chi vi chiava la consorte di andarsere con calma, dopo il caffè, senza correre il rischio di incrociarlo per le scale e rischiare magari anche le mani ner muso o la fanfara di scurregge da parte dell’intero condominio.
Invitiamo quanti – come noi – amano le nostre coste a stampare e diffondere questa segnaletica, a fare opera di persuasione e proselitismo nei confronti degli altri bagnanti, ma soprattutto ad assumere un comportamento, non pretendiamo civile, ma un po’ meno stronzo, ecco.