Il re memone

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In rete i memi sono immagini (foto e disegni) che rimbalzano da un utente all’altro -con commento sovrapposto, in alcuni casi fisso e in altri variabile- usate per commentare questo o quell’altro episodio o per dar vita a brevi siparietti.
Chireiya, abile ritrattista del felino mondo, ha deciso di reinterpretare a modo suo i memi del disegnoso tipo, e il risultato segue. Perché pubblicarli? Il primo titolo di questo pezzullo era «Disney diventa scemo».

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Vetrina: latte artificiale

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La vetrina di questa rubrica presenta la mia lettura dell’allegoria pubblicata la settimana precedente, seguita da una scelta di quelle inviate dai lettori. Non è necessario partecipare ogni settimana, ma a Natale i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire).

Lettura

Tutte le cose, anche quelle buone, devono mantenersi in una giusta proporzione. Un affetto smodato riversato su una persona può essere più dannoso di una freddezza discreta. Un dono esagerato può mettere l’altro in imbarazzo. Il votarsi a un altro accontentando tutti i suoi desideri, anche se fatto in buona fede, può rendere costui assetato e appesantito, invece che felice.

Vetrina

Elena Trabaudi, Rimpinzare i figli
Ora usano meno, perlomeno in Italia, le mamme che rimpinzano i propri figli, ma quando ero piccola erano frequenti i casi di genitori che si vantavano di avere dei bambini pasciuti, non magrolini, deperiti, dei ragnini. Mia madre faceva come sempre caso a sé: lei non mi riempiva di pastasciutta, focaccia o dolciumi a casaccio, lei voleva rinforzarmi. Aveva la mania, dovuta certamente alla perdita di un’altra figlia, di rendermi forte contro tutte le malattie; e per questo nevroticamente mi inseguiva con spremute d’arancia, uova all’occhio senza grassi, vasetti di yogurt intero col miele. Se lasciavo la carne a tavola, me la ritrovavo a merenda tagliata a dadini o a striscioline e condita con olio e sale.
Verso primavera, immancabilmente chiamava a casa il dottor Miriani, il mio pediatra, perché mi visitasse e mi desse la famosa cura ricostituente. Ma che cosa dovevo ricostituire, se già ero sana, alta, insomma grande e grossa?
Non si rendeva conto del male che mi faceva, del danno d’immagine che a quell’età è così sentito.
Quando a mia volta ho avuto una figlia, non ho fatto che ringraziare il cielo e la terra che fosse nata magra, anzi magrissima; lasciavo che mangiasse quanto si sentiva e me la accarezzavo con gli occhi.

 

Filippo
Da bambino c’erano dei rubinetti, per esempio nei cortili , che erano durissimi da aprire: ma quando li avevi aperti  andavano subito solo al massimo, spruzzando da tutte le parti.
Per non parlare di certe manopole del volume della radio. La manopola del volume accendeva la radio e poi continuando a  girarla si alzava progressivamente il volume. Certe manopole con l’uso si consumavano dentro: come risultato il volume era sempre bassissimo finché non esplodeva fortissimo!

 

Francesca Taddei
Quando hai un figlio che va a scuola il dilemma è: seguirlo nello studio o lasciare che si arrangi da solo? La soluzione ottimale è un giusto dosaggio delle due cose, in base alle caratteristiche del piccolo studente. Infatti se ti affianchi costantemente a lui, se lo segui in ogni passaggio, se lo aiuti appena dice che un esercizio non gli riesce, finisce che non proverà mai a sforzarsi per superare da solo le difficoltà. Ma è rischioso anche l’atteggiamento opposto: se lo lasci da solo a organizzare lo studio, senza alcun controllo, puoi ritrovarti a scoprire che è sulla strada per bocciare quando ormai la situazione è irrecuperabile.

 

Puella Magi Madoka Magica

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Dopo Panty & Stocking with Garterbelt e Higurashi no Naku koro nieccomi nuovamente nella posizione di recensore di un anime, altresì detta serie animata giapponese. Sto parlando di Puella Magi Madoka Magica. Come con Higurashi, tratterò e recensirò la serie in base alle 4 S: Struttura, Storia, Stile, Sensazioni.

Struttura

La struttura di Puella Magi Madoka Magica è assolutamente geniale. Originale, particolare, costruttiva in maniera esageratamente caricata e costruita. È, infatti, una serie che si svolge in un piccolo mondo fine a sé stesso, un mondo colorato e barocco, e la struttura dei picchi narrativi si espande attraverso la serie come un tessuto che avvolge una colonna, creando varie pieghe e disturbanze nella compattezza dell’oggetto iniziale.
Infatti Madoka (d’ora in poi l’abbrevierò così) ha la curiosa scelta di cambiare il tono di tutta la serie all’incirca ogni tre episodi. Facendo non come in Higurashi, con svolte narrative radicali che cambiano completamente il percorso, ma cambiando direttamente il tono grazie all’introduzione di un nuovo personaggio, di un nuovo concetto, o con un elemento drammatico di indiscutibile inaspettatezza. Per puro esempio, si può partire dall’atmosfera generalmente solare ed epicheggiante dei primi tre episodi, bloccata alla fine del terzo da una morte violenta e sanguinosa che mette tutto il resto in discussione e che crea caos: di narrazione, di emozione, di atmosfera, di stile; travolgendo tutti i piani narrativi e costruendone un ennesimo completamente orrorifico, nel senso più puro e radicale del termine.
(continua)

Storia

La storia di Madoka è moderatamente semplice, in realtà, perlomeno all’inizio, quando la trama non sembra altro che una sradicazione dei tipici leitmotiv del genere Mahou Shoujo, ovvero il genere di anime che ha come protagoniste maghette o streghette in tutù e compagnia bella, che sconfiggono il Male attraverso danze colorate. Il genere a cui appartiene Sailor Moon, per comprenderci.
Protagoniste sono la giovane Madoka dai capelli rosa e la sua migliore amica Sayaka dai capelli azzurri, coinvolte nel mondo magico della serie da Kyubey, una specie di inquietante gatto che comunica tramite telepatia e che afferma di essere praticamente onnipotente. Oltre ai tre, tra i personaggi figurano Mami, una ragazza più grande di un anno rispetto a Madoka e Sayaka e che va alla stessa loro scuola; Homura, una nuova compagna di classe di Madoka e Sayaka, dal carattere inquietante, che sembra voler uccidere Kyubey; e Kyoko, che nella sua arroganza vuole fare del male a Sayaka e Homura per il solo gusto di essere «la più forte» della città.
Infatti quello che fa Kyubey è trasformare ragazze liceali in maghette grazie ai suoi poteri, esaudendo un desiderio in cambio della loro volontà di sconfiggere (o provare a sconfiggere) le malvagie streghe, spiriti maligni che per nutrirsi portano gli uomini al suicidio usando poteri paranormali. Dopo il salvataggio di Madoka, Sayaka e Kyubey da parte di Mami, che stava proteggendo gli altri sia da Homura che da una strega, Kyubey trova in Madoka un particolare potenziale e decide di chiedere sia a lei sia alla sua amica di diventare maghette. Loro non possono conoscere i segreti del gatto, e sono lì per lì comunque profondamente dubbiose: e mentre Sayaka si lascia tentare più volte, Madoka resiste sempre. Però, tra i malvagi segreti del misterioso gatto e l’arrivo di una strega particolarmente potente chiamata «Notte di Valpurga» (chi può intendere intenda) che deve portare una calamità nella città in cui si svolge la storia, qualcosa di radicale dev’essere compiuto per portare tutti i personaggi ad una meritata conclusione.
Inizialmente caricando ed epicheggiando il tipico Mahou Shoujo e poi sfottendolo con diramazioni nell’astratto, nel folle, nel malefico, la trama di Madoka comincia tanto solare quanto finisce tragica, oltre che originale nella costruzione dei colpi di scena e dei picchi emotivi attraverso tutta la serie.(continua)

Stile

Lo stile di disegno di Madoka ha tanti pregi quanti difetti. La costruzione spesso irritante dei volti, resi piatti e ottusi anche a causa di un contorno marroncino, può dare mal di testa a chi è abituato alla costruzione dei volti tradizionale nell’animazione giapponese, come anche il sottoscritto, ma è in fondo perdonabile come idea originale. Idem vale per la costruzione delle streghe, dal disegno sempre chiaramente più primitivo di quello di tutto il resto, mentre i mondi che le streghe creano, composti con collage astratti ed onirici, sono forse l’idea stilistica più originale e suggestiva di tutto, insieme alla colonna sonora prevalentemente cantata in giapponese ma, a volte, pure in latino (!) — il che è curioso, nonostante spieghi a metà il perché di quel Puella magi nel titolo completo. Nonostante ciò -o forse a causa di ciò- la costruzione fisica dei personaggi, delle scene d’azione, delle espressioni facciali e la «regia» sono ben compatti, ben costruiti nel loro contesto, notevoli forse in tutto e per tutto.(continua)

Sensazioni

È chiarissimo che Madoka non è una serie perfetta. La struttura è sì geniale ed originale, la storia idem, lo stile pure, e pure gran parte delle sensazioni; ma genialità ed originalità non significano sempre qualità in senso puro. Si può avere un’idea originalissima per un nuovo tipo di fare cinema o avere in mente una trama fantastica e ugualmente fare fiasco non riuscendo a svilupparla come è dovuto. Qui si tratta prettamente di talento.
Premettendo che Madoka è un ottimo prodotto e quindi che con questo discorso non voglio sminuire più di tanto la capacità di composizione narrativa dei suoi sceneggiatori, senza grida di critico dolore ma quasi mero enunciato individuo il difetto di Madoka in una sua certa presenza «a tavolino».
In altre parole, sembra tutto un po’ troppo freddamente studiato per aver successo: per spiegare la storia di Homura, ruba/copia/tributa il concetto di viaggio del tempo ritratto nel videogioco Steins;gate, popolarissimo in Giappone come l’eponima serie animata (che adoro e di cui prima o poi scriverò qualcosa); inoltre sfrutta con vari ammiccamenti i gusti tipici del fan medio degli anime, inserendo folle violenza o aspro romanticismo in momenti calcolati a tavolino, per puro compiacimento. Negli ultimi episodi (ma soprattutto nell’ultimo) si lascia intendere addirittura una specie di relazione lesbo tra Homura e Madoka, così, dal nulla. Questo non deve far pensare a una serie senz’anima o puramente commerciale, anzi: offre picchi emozionali talmente radicali da far perdere la testa (e, anche qui, chi può intendere intenda) e la maggior parte dei colpi di scena non sono compiaciuti o costruiti, sono solo e semplicemente cattivi nel loro essere anticonvenzionali. (Piccola parentesi personale oltre che fuori tema: non odiate anche voi il correttore automatico? Ogni volta che scrivo «anticonvenzionale» o simili mi viene fuori «anticoncezionale». Che rabbia).
Detto ciò, è una serie da seguire, apprezzare, amare, ma non da sopravvalutare: la sua incompletezza salta fuori ogni tanto in maniera esplicitissima. Su /a/, sezione di 4chan dedicata agli anime, è probabilmente la serie più discussa e amata.

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Diletto Iddio / Dear God

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(Traduzione curata da Mastro Giulio di Dear God degli XTC – cliccare sul titolo per il testo originale, o in su la linguetta Parole foreste)

Possente e inaudita dichiarazione da parte del poeta, pur militante in compagine canterina denominata «Estasi», di scarsa o nulla fede in Nostro Signore, realizzata mediante l’artifizio di rivolgersi a lui: l’autore elenca tutto ciò che nella sua amara esperienza di vita l’ha portato a dubitare dell’esistenza divina. La passione di cui queste parole miscredenti sono infuse denuncia che quella venuta meno era fede appassionata. Chissà se ritroverà la via…

Parole

DILETTO IDDIO.

Signore Iddio diletto, tengo speme[1]
che giunga a voi l’umil epistol mia:
voi priego d’aitar[2] quivi, ove si geme,
non cheggio che minor lo prezzo sia

de la cervogia[3], ma di mirar tutti
cotesti umani a tua imago creati:
tapini giaccion, da l’inedia strutti[4],
ché scarso[5] dal creator son foraggiati.

Diletto Iddio segnor, perdon dimando
se noia arreco voi, ma in core credo
che ciò si debba udir qual fosse bando:
n’è d’uopo breviazion[6], se non eccedo,

de le larme ch’onne dì ognuno plore[7].
E mira quei ch’a tua imago hai creati:
ne le vie pugnan, ché intorno[8] al Creatore
da trista discordia son separati.

M’è arduo dunque assai in vossìa creder.
Creaste voi li morbi e ‘l blu adamàs[9]?
Creaste voi l’uom che for di sua fede
vossìa creò, e pure Satanàs?

Diletto Iddio, non saccio se veggete[10]
che d’esto libro in numerosi passi
lo vostro nome appar: noi umani, cassi[11]
di senno, l’abbiam scritto: orsù, leggete!

E le creature a tua immago create
a queste stoltezze ancor prestan fede;
ma i’ le so false, e ben pur voi lo sate[12],
caro Iddio in cui non credo né so creder.

Non vo’ credere a inferno e paraiso,
né a santi o peccator, né al Tentatore,
né a porta adorna di perle o all’infiso
diadem di spine, o tu che noi, ognore,

deludi et abbandoni: lo flagello
di guerra che n’infliggi[13] e quell’infanti
ch’anneghi com’altri dispersi tanti,
et è ‘l medesmo in tutto l’orbe fello[14].

Lo patimento ch’i’ veggio m’aita[15]
a ben comprendere con mente piana:
che ‘l Patre, ‘l Figlio e la Santa Trinìta
con Spirto Santo è sol beffa profana.

E se là ‘n suso siete, ben saprete
che favellando sto co’ in mano ‘l core:
e se v’è sola cosa, or me credete,
in cui non credo siete voi, Signore.

**********

[1] Speranza. [2] Aiutare. [3] Birra. [4] Ridotti in misere condizioni a causa della fame. [5] Con valore avverbiale: “poco”. [6] “Abbiamo bisogno di una diminuzione”. [7] Piange. [8] Riguardo a. [9] Diamante. [10] Vedete. [11] Privi. [12] Sapete. [13] “Ne”=”a noi”. [14] Povero, misero. “E succede la stessa cosa in tutto il disgraziato mondo”. [15] Aiuta.

Musica

Parole foreste

DEAR GOD.

Dear God,
hope you got the letter, and…
I pray you can make it better down here.
I don’t mean a big reduction in the price of beer
but all the people that you made in your image, see
them starving on their feet ‘cause they don’t get
enough to eat from God, I can’t believe in you

Dear God, sorry to disturb you, but… I feel that I should be heard
loud and clear. We all need a big reduction in amount of tears
and all the people that you made in your image, see them fighting
in the street ‘cause they can’t make opinions meet about God,
I can’t believe in you

Did you make disease, and the diamond blue? Did you make
mankind after we made you? And the devil too!

Dear God, don’t know if you noticed, but… your name is on
a lot of quotes in this book, and us crazy humans wrote it, you
should take a look, and all the people that you made in your
image still believing that junk is true. Well I know it ain’t, and
so do you, dear God, I can’t believe in I don’t believe in

I won’t believe in heaven and hell. No saints, no sinners, no
devil as well. No pearly gates, no thorny crown. You’re always
letting us humans down. The wars you bring, the babes you
drown. Those lost at sea and never found, and it’s the same the
whole world ‘round. The hurt I see helps to compound that
Father, Son and Holy Ghost is just somebody’s unholy hoax,
and if you’re up there you’d perceive that my heart’s here upon
my sleeve. If there’s one thing I don’t believe in

it’s you… Dear God.

Proponi la tua rima petrosa (dopo aver consultato le liste)
Mastro Giulio e visita il suo sito

Quando imparare le lingue

tongues

Lettore, leggi il testo sotto. Poi tocca a te. Sei invitato ad andare oltre il testo leggendolo come un’allegoria. Non c’e’ un’unica soluzione. Vanno bene tutte le chiavi, pur che aprano verso significati nuovi. Inviami la tua risposta entro lunedi’ prossimo. Le letture piu’ belle saranno pubblicate nella vetrina. Alla fine dell’anno 2013 si vincono altri tre libri (i primi tre son già stati spediti), assegnati a suo capriccio da uno dei curatori del sito.

Se si vogliono o si devono conoscere delle lingue straniere, è bene dedicare a questo apprendimento gli anni della giovinezza, piuttosto che quelli della vecchiaia. I bambini sono predisposti biologicamente a riprodurre suoni e cogliere le strutture di una lingua, quella materna ma anche qualsiasi altra. Gli adolescenti e i giovani sono meno imitativi dei bambini, ma in compenso hanno capacità cognitive più sviluppate e, se motivati, riescono con facilità ad apprendere lingue straniere, pur ovviamente con varianti individuali. Un anno di soggiorno studio in un qualsiasi paese straniero porta un adolescente a parlare la lingua del posto quasi come i locali.
Quando si lasciano gli studi per il lavoro, è bene conoscere già le lingue straniere, perché lavorando si avranno meno tempo e minor concentrazione per approfondire o iniziare lo studio di una lingua. Inoltre, se si vuole investire sullo studio di una lingua, prima si fa questo investimento, maggiore sarà il numero di anni in cui si potrà godere dei suoi frutti.
Con tutto questo, va anche detto che lo studio di una lingua straniera, anche a novant’anni, resta comunque un’avventura meravigliosa. Ai miei occhi essa assomiglia a una nuova nascita, con la conquista di una nuova innocenza. Infatti per entrare nello spirito di una lingua straniera devi lasciare tutte le tue sicurezze e, come un bambino piccolo, imparare a interagire con un mondo tutto nuovo. È una buona idea farlo, anche perché uno dei vantaggi è che questo mantiene agile il cervello.

Carla Muschio
Scrivimi e visita il mio sito

La V di Bologna

referendum bologna

L’affluenza non è stata da urlo, e questo tanto dice dello smarrimento dei cittadini; e del resto, quando la sinistra assume posizioni di centro-destra, i cittadini come si devono sentire? E’ difficile rendersi conto di come il proprio partito non esista più. E’ successo col Psi di Craxi: in quanti l’hanno votato quando già faceva schifo? Quanti galantuomini non sono riusciti ad abbandonarlo?
Comunque, il terzo di popolazione bolognese che è andato a votare ha votato bene: i cittadini contrari ai soldi pubblici alle scuole private sono stati il 60% circa. Riporto di pacca l’articolo Ha vinto Bologna ha vinto la scuola pubblica dal sito Articolo 33:

La scuola pubblica ha vinto il referendum nonostante una larga alleanza di forze politiche ed economiche abbia sostenuto l’opzione B con tutto il proprio peso. I cittadini, invece, hanno colto lo spirito democratico e propositivo di questo appuntamento e hanno difeso la scuola pubblica con il proprio impegno e la propria partecipazione, per rilanciarla come una priorità della politica. Un risultato del quale l’Amministrazione dovrà tenere conto, a partire dal Consiglio comunale che entro tre mesi ha l’obbligo di deliberare in merito.
Oggi le ragioni della scuola pubblica escono rafforzate dal referendum di Bologna: i diritti contano, i cittadini contano. Questo risultato è nell’interesse di tutti e del modello di convivenza e di civiltà che la nostra città ha sempre avuto. Bologna non ci sta a lasciare fuori qualcuno dalla scuola pubblica e si riprende il suo ruolo di avanguardia, lanciando un messaggio al Paese: la scuola di tutti, laica e gratuita, è un bene comune e deve rimanere un diritto come sancito dalla nostra Costituzione.

Attendiamo ora fiduciosi che i partiti se ne freghino come sempre (tanto ormai tra partiti e cittadini è guerra: e questo è il massimo problema, la radice di quasi ogni male).

La vita segreta delle parole scritte

type

«Dopo aver riorganizzato i nostri scaffali, circa un anno fa, mia moglie ed io decidemmo di provare a spingerci un poco più in là. Notti e notti insonni passate a muovere, spostare e animare libri nella libreria Type, a Toronto. E tutto quel che vedete lo potete acquistare qui, da Type».
Così Sean e Lisa Ohlenkamp presentano il video di La gioia dei libri (The joy of books), realizzato con l’aiuto di una ventina di persone e con una colonnina sonora composta appositamente da Grayson Matthews, dove si tenta di rispondere di nuovo alla domanda: cosa capita in una libreria, di notte?
(Via Metafilter).

 

TYPE / LA GIOIA DEI LIBRI

Daft punk / Random access memories

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Sono passati 8 anni dalla pubblicazione di Human after all, che si rivelò un «quasi-fiasco» per i Daft punk. Il duo francese tentò di incentivare la distribuzione dell’album con la pubblicazione dei singoli Technologic e Robot rock (contenente un campionamento del brano Release the beast dei Breakwater), ma senza grandi risultati. Dopo di che, 8 anni di silenzio; e se ciò ha sicuramente contribuito ad innalzare il livello di fama dei Daft Punk, altrettanto non si può dire dell’ultima impressione lasciata a livello musicale, in parte calato proprio con l’uscita di Human after all.
Dunque sono passati 8 anni, di lunghe meditazioni e scelte stilistiche, di dubbi su quali potessero essere le mosse giuste da fare: 8 anni di incessante lavoro, e finalmente, per la gioia dei tantissimi fan del duo francese, Random access memories.
L’album è un tributo alla dance anni ’60, ’70 e ’80 (come del resto affermato da Giorgio Moroder -produttore e musicista italiano di livello internazionale, attivissimo nel campo della musica elettronica- nel brano Giorgio by Moroder) ma presenta tantissime sfumature stilistiche, che vanno dal soft rock (soprattutto in brani come The game of love, Within, Instant crush e Beyond), al funky (come la tracce d’apertura Give life back to music, Lose yourself to dance e l’ormai famoso singolo Get lucky), alla classica dance (Motherboard, dai suoni piuttosto minimali, Fragments of time e Contact su tutte) ed infine alla musica sinfonica (in particolar modo Touch e Beyond)
Molteplici sono anche le collaborazioni effettuate dai Daft Punk con musicisti di alto calibro, tra i quali appaiono il chitarrista Nile Rodgers degli Chic, il tastierista degli Animal Collective Panda Bear, il compositore Paul Williams, il cantante degli Strokes Julian Casablancas, il succitato produttore e musicista Giorgio Moroder e altri ancora.
Le attese dei fan storici dei Daft punk insomma non si sono consumate invano: il rilascio ufficiale dell’album ha scosso tutto e tutti, presentandosi come l’ennesima tappa per la musica elettronica, riuscendo anche a risollevarne le sorti (dopo un generale decadimento odierno) e connotandosi come un album senza tempo, proprio per il plurimo stile musicale che contiene.
Come è accaduto per i precedenti album, i Daft punk riescono a rinnovare per l’ennesima volta il loro stile più che ottimamente, presentando un sound mai banale ma molto ricercato e ben creato, ottenendo risultati stupefacenti. In altre parole: se è un must per gli amanti del genere, per tutti è un album stra-consigliato. Vi stupirà, sicuramente.

VincentRhyme