Oppan gangnam style in otto bittini

Daneboe, il responsabile di quelle due chicchine di Chuck Norris contro Mario e Pacman nello splendore degli 8 bit, ha colpito anche Psy, il rappiere coreano che con la sua canzone «Oppan gangnam style» -si potrebbe tradurre: «Paparino ha lo stile Gangnam», dove Gangnam è uno dei quartieri più stilosi e modaioli di Seoul- ha compiuto un’impresa per cui molti gli sono grati (ha spodestato Justin Bieber dalla classifica dei video più visti della storia di YouTube). Se volete fare il paragone con l’originale, lo trovate più sotto: ne vale la pena, anche perché l’ottimo Daneboe ha ricreato anche la musica della canzone in pieno stile videogioco del tempo. W Daneboe.
Ho anche scoperto (eh sì) che il creativo ottibitto è anche il padre dell’Arancia fastidiosa (che rappresenta egli stesso: ancora un passo e siamo in zona trinità), strafamosa su TuTubi: trovate qui una sua versione italiana.

VIDEO: 8-BIT GANGNAM STYLE

 

VIDEO: OPPAN GANGNAM STYLE

 

Squello

Prendete una foca di gomma, recatevi a baia Falsa, dalle parti di Città del Capo (Sudafrica), alla fine di novembre, siate Dana Allen e aspettate un trittico di dì per scattare queste fotografie di un grande squalo bianco di quattro metri. Fatto! (qui potete vedere tutta la sequenza).
Piccolo spazio curiosità: se cercate «shark week» su Wikipedia vi vien fuori il programma di Discovery Channel dedicato agli squali, se cercate sulle reti sociali sorte qualcosa che ricorda questa definizione di Urban dictionary (trad. più o men): «La settimana in cui una donna ha le sue cose, perché scorre il sangue, la sensazione di tensione è continua e mal sopportabile, e una bestiaccia umorale e imprevedibile occupa il centro della scena», e sono le donne a dirlo, anzi a rivendicarlo; tipo qui, dove l’unica alternativa pare sia lamentarsi e frignare. Certo, capitasse a me…
L’immagine in apertura è la fine della storiella, ma prima:

 

Benvenuta, Palestina

Il 29 novembre la Palestina, o meglio l’Autorità palestinese, è stata innalzata all’Onu alla condizione di Stato osservatore. Hanno votato contro il riconoscimento:  Israele (ma dai?!), USA (Obama! Obama!), Canada, Cechia, Panama, Palau, Nauru, Micronesia e le isole Marshall. Tanto per ricordarselo.
L’immagine è ripresa dal sito di Avaaz, da qui.

Codesta invece è presa da qui, ed era a proposito di altro ma ci sta dimolto ma dimoltone bene (cita contemporaneamente il meme «Not bad», «Mica male», avente per protagonista Obama, e la «speranzosa» rilettura di Shepard Fairey di una fotografia di Obama per le presidenziali del 2008, rilettura divenuta famosissima):

Statuaria: Yong Ho Ji

Prima la fotografia ha messo in crisi il figurativismo in arte (impressionismo, espressionismo, cubismo e via ismando), poi dall’astratto si è in parte ritornati al figurativismo, o almeno lo si è potuto fare senza sentirsi fuori del tempo.
(Digressione: il figurativo ha di buono che di norma per spiccare una qualche abilità la devi possedere, l’astratto è spesso un lasciapassare per i cialtroni. Poi, è ovvio che -come direbbe lo sperminatore di fintanzate- capre abbondano in entrambi i casi, e ci sono artisti astratti stellari e artisti figurativi stallari. Per dire, prendiamo Fontana, uno che dipinger sapeva: il primo taglio nella tela fu arte, quasi tutti gli altri astuta spazzatura. Ovviamente il discorso è molto più articolato di così, ma adesso il tempo è un galantuomo però tiranno e spocchioso e malvagio e insomma: galantuomo per nulla, gli pigliasse un corpaccio nel porpaccio).
Ohiohi, mi sono perso. Ah, sì: volevo dire che in pratica oggi gli artisti figurativi (non tutti, solo troppi: basta farsi un giro per i siti artistanti) sembrano di dover dimostrare che sono figurativi sì, però hanno una particolarità, un marchio che dice: «figurativo, però con…», la materia è moderna o un sacco alternativa, insomma, non sono tornati proprio a come era prima di tutta quel popo’ di astratta rivoluzione nell’arte; e ciò spesso maschera una vera pochezza artistica, cioè se si mettessero a dipingere o a scolpire come si faceva anche dugencinquantanni fa, farebbero proprio belle figure di cacca. Volevo dire.
Poi ci sono quelli che invece, Maremma bona… Tipo il coreano Yong Ho Ji e le sue statue pneumatiche, nel senso di: fatte con gli pneumatici (qui trovate il suo sito), che non è che è uno che fa le cose come si facevano dugencinquantanni fa, quando gli pneumatici erano rarissimi a dir pochissimo. E le sue statue, vederle calate nel contesto di un vicolo fa una certa, brutta impressione; o il dolore /stupore / arroganza / smarrimento degli occhi neri dell’uomo, trasmette. Proprio belle.
(Ne ho letto la prima volta su this isn’t happiness, ma non riesco a ritrovare più la pagina.  Se trovo la gomma che mi cancella i pensieri, la mando in Corea. He).

 

 

Magneti da frigo: tonici col gin

Il sito di Original metal signs offre vari aggeggi in metallo, dai magneti da frigo ai calendari perpetui, mescolando uno stile tra anni 1950 e 1970 del secolo scorso a uno spirito decisamente più moderno (o così sembra ai miei occhi, magari è un mio errore di sbaglio). Alcuni sono francamente orrendi, altri carini. Codesto sopra recita: «Sto facendo la dieta gin & tonica: finora ho perso due giorni». Non vi piace? Peccato.
E codesta bella propaganda di guerra, che oggi saluterebbe i signori della crisi? Possiamo farcela?

 

4chan

Cos’è

L’introduzione di Internet ha cambiato molte cose nel mondo, dalla libertà di parola al bullismo, dalla diffusione di notizie al modo di far scoppiare una rivolta, dal commercio fino alle relazioni interpersonali, dalla produzione e fruizione della musica, del cinema e dell’intero mondo della cultura e dell’arte fino al complesso universo dell’umorismo, con tutti i suoi registri. E’ tesi abbastanza diffusa che sia anche grazie alle reti sociali che si sia sviluppato un tipo di umorismo comune alla rete; ma c’è un prima e c’è un poi: la diffusione di questa tesi spesso è dovuta alla non conoscenza di  boards.4chan.org, un sito controverso che cercherò di descrivere con tutta l’asetticità possibile.
Nato nel 2003 sulla scorta delle lavagne di messaggi (message boards) giapponesi (in origine era un sito che si occupava principalmente di manga e cartoni), 4chan è suddiviso in sei sezioni, dedicate (appunto…) alla cultura giapponese, agli interessi di tutti, alla creatività… o anche all’intrattenimento “per adulti”, detto anche NSFW (Not Safe For Work, non adatto al lavoro, più specificamente ad essere aperto in ufficio, e tantomeno a scuola). Un’altra sezione invece è dedicata alla casualità dei contenuti, contenendo principalmente cose che possono condividere l’appartenenza anche con altre sezioni, comprese quelle NSFW (quest’ultima categoria ha la sua apoteosi nella sotto-sezione Random, cioè Casuale, accessibile scrivendo “/b/” dopo l’indirizzo del sito), e un’altra ad… altro. L’utenza del sito può postare qualsiasi immagine o pensiero chiedendo consigli o aiuti dal resto dell’utenza, senza che nessuno scopra il nome di nessuno: l’anonimato è completo e non è possibile rintracciare chi abbia inserito sul sito determinati argomenti. È proprio questo anonimato che rende possibile la distribuzione di immagini, video, immagini in movimento (le cosiddette “gif”) o comunque cose che riguardino attività illegali (fino alla pedopornografia e oltre) senza alcuna conseguenza, poiché chiunque posti tali immagini non può essere rintracciato. Per questo il sito, periodicamente e ovviamente, passa non pochi guai.

Gli utenti e i memi

La cosa più incredibile di questo sito, tuttavia, non consiste nella natura dei suoi contenuti (per quanto…), sono i suoi utenti a colpire davvero. La comunità di coloro che postano è abnormemente grande? Be’, son solo la minoranza rumorosa, e non son nulla in confronto al numero di persone che invece visita spesso il sito senza commentare o scrivere. Tale «comunità» -che spesso si auto-definisce «comunità dei /b/rothers», ovvero dei “fratelli” con un riferimento alla sezione casuale del sito, «/b/»- è diventata così grande ed importante col passare degli anni che ormai si crede possa influenzare in vari modi il mondo, anche al di fuori di Internet. Lasciando da parte le cose più serie (per quelle si veda la versione inglese della voce dedicata al sito da Wikipedia, dal momento che quella italiana è troppo stringata), basti come esempio un sottogenere minore di un genere minore (l’umorismo), e questi sono i memi. Di che si tratta?
Wikipedia, qui , dice a proposito:

Il concetto di meme e l’ipotesi della sua esistenza hanno origine all’interno del libro di Richard Dawkins Il gene egoista e viene definito come una riconoscibile entità di informazione relativa alla cultura umana che è replicabile da una mente o un supporto simbolico di memoria, per esempio un libro, ad un’altra mente o supporto. In termini più specifici, un meme sarebbe “un’unità auto-propagantesi” di evoluzione culturale, analoga a ciò che il gene è per lagenetica.

In rete, proprio su 4chan, i memi hanno assunto la forma di disegni spesso volutamente mal disegnati che raffigurano particolari espressioni del viso indicanti gioia, scoramento, sbeffeggiamento, stupore e via dicendo, normalmente accompagnati da un motto caratterizzante (tipo «Per sempre solo», «Qui non ho niente da fare», «Me gusta», «Oho! abbiamo a che fare con un vero duro!», ne potete vedere qui sotto alcuni esempi), e sono diventati talmente popolari da apparire perfino sulle magliette che si vendono nelle bancarelle per turisti.

Da sinistra a destra: Faccia da poker, Mi piace, Va bene, Faccia da trollo, Mi schianto dal ridere, Sfida accettata, Per sempre solo, Sì, cazzo!

A questi primi disegni si sono poi affiancati (su 4chan ma anche su altri siti) altri memi fotografici o ben disegnati, «interpretati» da personaggi famosi come Freddie Mercury e Obama o da protagonisti di spettacoli tv (il meme «Alieni…») o pubblicità («Io non [faccio qualcosa] spesso, ma quando lo faccio [succede che]).
E’ interessante notare che, stando alla stessa utenza di 4chan, questa popolarità ha fatto sì che i memi non fossero più divertenti, finendo per essere bollati come «cancer», ovvero cancro, anche e soprattutto da quando altri siti come Reddit o 9gag hanno cominciato a pubblicare immagini con gli stessi tipi di disegni. E non sarebbe da restare stupefatti se i genitori di un qualche undicenne ignorante & buonista con indosso la maglietta di Me gusta decidessero di darla alle fiamme dopo averne scoperto l’origine in un sito frequentato anche da persone che molti definirebbero, e a ragione, «malati mentali».

Trottando

Perfino la canzone pop Gangnam Style del cantante coreano PSY, che lentamente, per l’umorismo surreale del suo video ufficiale e il suo inventivo «ballo del fantino appiedato», sta diventando uno dei video più visualizzati di tutto YouTube, deve gran parte della sua popolarità all’utenza di 4chan, che cominciò a creare immagini umoristiche a riguardo sin dall’uscita della canzone in Corea quest’estate. Il boom della canzone si è avuto da poco, quando in tutto il mondo sono stati organizzati dai giovani alcuni eventi per ballare la canzone in massa in grandi città: alle 16:45 del pomeriggio del 10 novembre di quest’anno, per esempio, a Roma erano in 30mila ad essersi ritrovati a ballare la canzone coreana.
Se 4chan sia “il Male” o “il Bene” è difficile da definire: da una parte è un mondo di bullismo, mancanza di rispetto, violenza e illegalità; dall’altra è un mondo di rivoluzione culturale. L’utenza del sito ed i propri contenuti, con il passare del tempo, stanno cambiando Internet, e cambiare Internet significa anche cambiare il mondo (ricordate? «Una canzone non può cambiare il mondo, ma può cambiare le persone. E le persone possono cambiare il mondo»). Rimaniamo sul leggero (si potrebbe altrimenti citare la battaglia contro la Chiesa della scientologia del Progetto chanology, per dirne una): l’utenza di 4chan ha aiutato l’incremento delle vendite dei videogiochi di Team Fortress 2, e della nuova serie di Pokémon, anche se non soprattutto tra clienti adulti; l’utenza di 4chan ha reso un cartone animato per bambine di sei anni (My Little Pony: L’amicizia è magica) lo show preferito di moltissimi maschi adulti; l’utenza di 4chan ha fatto chiamare Hitler did nothing wrong (Hitler non ha fatto nulla di sbagliato) una marca di aranciata tramite un concorso online. Male o Bene, dunque? Entrare in 4chan è come aver accesso alla mente, attiva ma non mascherata, di un intero treno di passeggeri: ci si trova letteralmente di tutto, dallo schifoso al sublime, dal commovente al ridicolo. Parafrasando un buon diavolo che la sapeva lunga, potremmo dire: 4chan, il mio nome è Legione. E chi lo sa, presto potrebbe perfino influenzare o addirittura manovrare le future elezioni dei presidenti USA. Il futuro ce lo saprà dire.

7isLS

Un alberalbergo in Svezia

In Svezia c’è un albergo fatto così, con stanze fatte così. Il suo sito è questo (e sotto la voce about trovate anche un po’ di storia: come è nato, cosa pensano, sostenibilità ambientale, chi siano i fondatori e perché una abbia come motto «Funzionerà, fallo!», e l’altro «Non è mai troppo tardi per mollare») e non ho la minima idea di come sia e di come ci si stia davvero, però pare dimolto ganzo. Se si azzecca il periodo, dalle sue camere si può anche ammirare l’aurora boreale (pure questa mai esperita, ohimé. Inseguita due volte e altrettante cannata; ma ti ripiglio, o aurora). Baci.

La bandiera canadese, naturalmente

La fotografia è di Don Komarechka (fotoblogga a questo indirizzo ma ha anche questo sito), e per farla gli ci sono voluti quattro mesi: ha raccolto le foglie in autunno, nel momento di massimo rubricore, le ha incerate ben benino per far sì che raggiungessero l’inverno e quindi ha creato la composizione (che si può anche supporre di trovare al “naturale” nelle zone in cui il confine tra autunno e inverno è più sfumato, o in caso di improvvise gelate. O gelato. O non lo so, e comunque: ecco).
Quattro mesi! Tanto ci vuole per ricreare artificialmente qualcosa fatto naturalmente. O il contrario.
E per entrare meglio nello spirito del Canada (almeno stando a quanto mi han raccontato), ecco un’altra immagine dello stesso autore. Il suo sito è pieno di cose bellissime (a parte l’orrore della sua firma in basso a destra: ma qualcosina di più discreto e riconoscibile, no?): vi torneremo.
(Secondo me il Canada è uno di quei posti che bisogna visitare almeno una volta nella vita, e non solo se si è canadesi).