Un’emozicone non da poco: Bohemian Rhapsody

Ci sono canzoni che, a una semplice lettura del testo, fanno scattare in testa la relativa musica. Una di queste è sicuramente, se chi legge ha un minimo di gusto musicale, Bohemian Rapsody dei Queen: una canzone mito che qualcuno ha provato a trasformare in una serie di faccine come quelle che si mandano col cellulare (non versione furbofonino). Genialità o pura perdita di tempo? A voi!

 

Ottopodi

oktapodi

Il cortone animato di oggi, in originale Oktapodi, è stato creato da sei studenti del terz’anno della francese Gobelins L’ecole de l’image nel 2007: sei mesi di lavorazione e una collaborazione intercontinentale dopo (con il musicista Kenny Wood, che ha scritto le musiche al violino poi suonate da Dorothy Kwon), il risultato è riprodotto qui sotto e ha corso per gli oscar dedicati al miglior cortone animato del 2009 (sul sito ufficiale un gustoso dietro le quinte della lavorazione). Ottopodi narra la storia di due polpi innamorati, divisi perché “poi più che l’amor poté il digiuno”, ma di qualcuno che voleva un’insalata di mare. L’ottopode rimasto nell’acquario-recinto tuttavia non si dà per vinto, e si getta all’inseguimento dello spolpatore per le strade, e le case, e le piscine, e i fili della biancheria, di un paesino mediterraneo. E alla fine, tutto è bene quel che finisce bene; ma è bene anche quel che non finisce, e continua nella testa dello spettatore.

 

OTTOPODI

Cinema italiano 1999

 

Con il titolo di questo articolo ho cercato di evocare Spazio 1999, serie Tv di fantascienza che pochi avranno dimenticato. Eh sì, quando trasmettevano la serie, tutti avevano grandi aspettative sul futuro. Alla fine, molto è cambiato, ma non nel modo immaginato lì, o nemmeno nel modo immaginato da Kubrick nel ’68 con 2001: Odissea nello spazio. Proprio un mondo completamente diverso.
Magari utopico. Mentre dilagava la disoccupazione, infatti, l’Italia non era in un grande periodo di speranza. Ciccio ne è un po’ il testimone: questo povero ventenne grasso, appassionato di musica e di cani, preso sempre in giro dalla sorella, era infatti disoccupato e aveva bisogno di un lavoro. Dopo infruttuose ricerche, a promettergli un mestiere è Grande Stronzo, una cacca finta con una vocina improponibile formata dalle feci di Ciccio mischiate con scorie radioattive buttate nel water da un vicino zerodimensionale. Grande Stronzo si ciba di cervelli, ed è grazie ad essi, commissionati a Ciccio, che riesce a continuare a vivere. Promette a Ciccio un lavoro, ma questi continua ad uccidere senza trovarne uno. La tragedia è vicina.
Senza ovviamente trascendere sul film, diciamo che questa è una segnalazione, un cartello: “Attenzione, o voi che entrate”. Perché Lo stronzo assassino, durata di mezz’ora, è indiscutibilmente il più grande capolavoro europeo degli anni ’90. Buttiamo (è il caso di dirlo) nel cesso Underground di Kusturica, o Funny Games di Michael Haneke. Usando un’efficace frase inglese, “this is the real deal”. Presumibilmente, un film così appositamente trash ed estremo da essere magnifico e da dover essere guardato in eterno da generazioni.
Fellini si inchinerebbe a cotanta magnificenza.
Sono senza parole.
Grazie, Stefano Bovi e Gianluca Ortolani. Verrete ricordati come profeti.

7isLS

Cessa l’orbe qual fu un dì a noi noto / It’s the end of the world as we know it

(Trad. a cura di Mastro Giulio di It’s the end of the world as we know it dei R.E.M. – cliccare sul titolo per la versione del testo che abbiamo scelto)

Andiamo a calare il sipario sulla seconda stagione delle rime petrose con un canto particolarmente adatto all’uopo: trattasi di una lirica dal contenuto apocalittico ma sorridente, nella quale si narra la fine del pianeta tramite un affastellarsi di immagini quasi burchiellesco (nell’elenco mancano giusto i nominativi fritti e i “mapamondi”, poi c’è pressoché tutto).
In realtà ciò che si celebra è la fine del mondo “a noi noto”, ossia muore il vecchio e arriva il nuovo: da qui il tono ilare, che guarda ottimisticamente in avanti alle cose venture.
Per inciso, sono sorti alcuni problemi nella scelta della lezione del testo originale sulla quale condurre la traduzioni: circolano infatti codici diversi del testo, tutti dichiarati autorevoli, e che presentano alcune varianti. Ne abbiamo scelta una che parevaci la più probabile ma, ove avessimo scelto quella erronea, il danno sarebbe limitato perché le differenze tra le varie lezioni sono di piccolo conto.
Buona lettura, buona feria estiva, e che l’alma v’esulti.

 

CESSA L’ORBE QUAL FU UN DI A NOI NOTO.

Cosa mirabil! Col suolo squassato
da tremor va a incipiar[1], osei e serpenti;
velivol, Lenno Brustino ha potenti
corami[2], ocul di procella[3]; agitato

te ausculta, l’orbe cura i suo’ dimandi[4]
tu sciocco cura i tuoi, nutri d’aita[5]
favella sensata e grugnare spandi
ma tutta fortitudo tua è svanita.

Lo timor d’altitudo volta[6] in giuso
principia scotimento di scalette.
Cordame in fiamme ch’è immago di sette
giuochi, reggenza a nolo e loco aduso

a lotta. Ho lassato l’occaso[7] ratto
giungendo sanza arpie a le tue calcagna.
Cronisti basiti d’ogne compagna[8],
percossi e vinti han l’arto vincolato.

Mira quel giocar imo[9]: fausto fato,
dunque. Tracimazion ed abitanti,
vivande comuni, ma vo’ anda’ avanti.
Te salva e servi, ché l’orbe creato

li suoi dimandi serve; ausculta, o stolto,
lo cor tuo sanguinar, col rapimento
e l’estasi e colui cui vien rivolto
omaggio, e chi ha retto comportamento

nevvero? Se’ tosco struttor[10], patrioto,
se’ colpo e tenzone, se’ luce accesa;
or senti l’alma tua da follia presa:
or cessa l’orbe qual fu un dì a noi noto.

Ma l’alma m’esulta. Va la campana
sonando l’ora prima o vespra: preso
non de’i restar in torre foretana[11];
staffile e ustion, reddire[12], oditi acceso

d’agitazion. Or serra, e in uniforme
guisa serrando[13], libri in rogo e scorrer
di sanguine. Dei motivi[14] le torme
s’accrescon. Brucia il veicol atto a correr.

Alluma una candela e un lum votivo[15],
discendi mirando ‘l tallon che viene
leso, ma, o paladin, se’ dunque privo
di timor. Diserta, e lunge te tiene!

Gran copia di menzogne volge in moto
che turbina; offri a me rimedio e opzione
et io declinerò, dirotti “none”,
ché cessa l’orbe qual fu un dì a noi noto,

l’alma è lieta, però. Duo notti or sono
sognai di lame, di lande in deriva
il limin[16], monti che in fila dormivan.
Ecco Lionardo Bernosso e Leono

Buonsoldo, Lenno Brustino e infin Lesto
Botti[17], ed un genetliaco celebrato
con leccornie sublimi e gran tramesto[18].
Simbiotico e patrioto tu; vibrato

or viene il colpo, di volum, di collo:
confermi? Bene! D’antico or v’è vòto[19].
Gioisco, è l’or ch’il mio tempo disfollo[20],
ché cessa l’orbe qual fu un dì a noi noto.

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[1] Inizia: si intende il carme. [2] Lenno Brustino era un celebre giullare, noto per la vemenza dei suoi sberleffi ai potenti; “possenti corami” (cuore forte) fa riferimento al suo coraggio. [3] Occhio del ciclone. [4] Esigenze, necessità. [5] Aiutati con strumento ausiliare: passo oscuro, come il complemento oggetto di questo verbo. [6] Per “altezza in basso” si intende probabilmente quella vista da chi si trova in cima alla scaletta del verso successivo. [7] Tramonto. [8] Sta per “compagnia”. [9] Basso. [10] “Veleno che corrode”, come il vetriolo. [11] Straniera. [12] “Ritornare”, da intendersi con valore di sostantivo, come “ritorno”. [13] Chiudere uniformando tutto. [14] In senso musicale. [15] Lezione incerta: ascoltando sembrerebbe dire di nuovo “motivo”, ma codici autorevoli e il senso fanno preferire questa. Restiamo col dubbio. [16] Confine. [17] Personaggi noti caratterizzati dal nome iniziante per L e in cognome per B: il primo era un noto capomusico, il secondo un signore delle steppe che contrariamente al suo nome mal amministrava il pubblico tesoro, del terzo s’è detto, il quarto era illustre ancorché focoso musicologo. [18] Scoppio, baccano. [19] Parafrasi del titolo (smette ciò che conosciamo, arriva il nuovo). [20] È il momento di passare del tempo da solo (disfollare=eliminare al folla).