Lo loco retruso / The hidden place

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(Traduzione curata da Mastro Giulio di The Hidden Place di Bjork – cliccare sul titolo per il testo originale)

Un tenero canto d’amore femmineo, abile ad esprimere tutta la tenerezza, la voglia di protezione, l’indole pudibonda proprie dello specifico muliebre più puro.

LO LOCO RETRUSO[1].

Fu per via de lo più tepido laccio
di sollecitudo ch’a me il tuo amor
è giunto; ma che farne non ben saccio[2],
né dove porlo sa intelletto ancor.

L’approssimarsi delle larme[3] accuso,
allor m’accingo quasi ad invocarti,
ché riuscire vorrìa ad ispirarti
meco a raggiunger lo loco retruso.

Già un poco pudibonda fui, ma vago
le nari pungemi or di speme odore:
ché un dì quelle dite[4] onde[5] il tatto appago
di far sfiorar quasi concessi onore

ma in prudenzia, com’è esta mia passione
celata, e ai guardi tengo l’amor chiuso:
porròllo[6] tra le coltri e con canzone
l’addormirò ne lo loco retruso.

Elli è lo più maravillioso e frale[7]
eppur vigoroso, cupo e divino;
e ascoso dietro al suo mover piccino
inventa incanto ch’a celarlo vale.

Tra ‘l crin s’asconde, e cheggio s’io pur posso
celarmi tra’ di lui cavei[8], là suso
badandovi[9] sollievo al mio cor scosso
e refugio in codel loco retruso.

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[1] Nascosto. [2] Forma meridionale italica per “so”. [3] Lacrime. [4] Dita. [5] Per mezzo delle quali. [6] Lo collocherò. [7] Meraviglioso e fragile. [8] Forma settentrionale italica per “capelli”. [9] Badare = cercare.

Volendo favellare in certa guisa / In a manner of speaking

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(Traduzione curata da Mastro Giulio di In a manner of speaking dei Tuxedomoon – cliccare sul titolo per il testo originale)

Come già Deliba la quiete, ecco un altro carme che affronta la questione dell’ineffabilità di certi sentimenti e dei limiti della favella. Per cui non ci dilunghiamo oltre.

 

VOLENDO FAVELLARE IN CERTA GUISA.

Volendo in certa guisa favellare,
vo’ dirvi solamente che giammai
il loquace silenzio vostro obliai
col qual faceste ogne cosa palmare[1].

Volendo dirvelo in guisa cotale,
comprender arduo m’è come ‘l silente
amor rampogna si faccia, ma sente
l’alma mia come a dir motto non vale.

Et hora pregovi di a me donare
i motti ch’onne e nulla sanno dire,
che tacciono e ad un tempo san parlare,
che d’ogne e niuna cosa san loquire.

Per dirlo in tale guisa, di niuno
uso fia ragionar de’ sensi veri:
vive come con ciò che può ciascuno,
sacrificar ‘l sentir nostro è mistieri[2].

Perciò, così volendo favellare,
dirò sol ch’anche a me trovare è d’uopo
guisa di dire consona allo scopo
d’onne cosa dire sanza parlare.

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[1] Chiara, evidente. [2] Necessario, giocoforza.

Il falso dolore per la morte di Kim Jong-Il

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I video che ci raccontano il dolore dei cittadini nordcoreani per la morte del “Grande leader” Kim Jong-Il stanno facendo il giro del mondo e tutti si interrogano sulla genuinità di questo dolore. Per il professor Barthélémy Courmont, studioso della Corea del Nord e professore di scienze politiche alla Hallym University della Corea del Sud, quel dolore è sincero visti i decenni di propaganda che hanno raffigurato il “grande leader” come un “protettore” della nazione e dei suoi cittadini. Ipotesi accettabile, ma non va dimenticato che quelle immagini sono state riprese e ritrasmesse dalla televisione nord coreana a scopo di propaganda. E sappiamo bene che se isolassimo un fotogramma del video, mostrando un cittadino meno devoto degli altri verso il leader, distratto o non sufficientemente dispiaciuto, probabilmente lo costringeremmo alla reclusione in qualche campo di rieducazione. Quanto può essere sincera, quindi, una sofferenza “obbligatoria”? Quanto può essere spontanea la sofferenza di chi non può, comunque, comportarsi altrimenti? Possibile che anche i cittadini malnutriti che si arrangiano con mille difficoltà a portare a casa il minimo indispensabile per sopravvivere siano sconvolti dalla morte del “grande leader”? Domande facili per risposte difficili.

 

 

Prima di giudicare la immagini provenienti da Pyongyang andrebbero, però, valutati alcuni fatti. Intanto, come tutti i regimi dittatoriali, la corruzione e gli abusi di potere sono all’ordine del giorno in Corea del Nord. Come ha raccontato Kang Chol-Hwan ne “L’ultimo gulag” in Corea del Nord “la violenza e i quattrini si sostituiscono alla legge, tanto che esiste il detto ‘la legge è lontana e il pugno è vicino’.
In una nazione in cui vige la legge del più forte, quindi, meglio comportarsi come si deve. Ma ovviamente la repressione e la corruzione non spiegano tutto, soprattutto perchè il comunismo nord coreano è più simile ad una religione che ad una ideologia. Ogni turista straniero in visita nella capitale Pyongyang, per esempio, è costretto a visitare la statua di Kim il Sung, e deporre un mazzo di fiori ai suoi piedi, imitando quello che è un rito quotidiano per i nordocoreani. Ma, come detto, per i turisti occidentali è obbligatorio, non facoltativo.
Il culto della personalità nei confronti di Kim il Sung e dei suoi eredi ha raggiunto vette ineguagliabili. In Nord Corea, per esempio, viene utilizzato il calendario Juche, introdotto nel 1997. Un calendario basato sulla nascita di Kim il Sung, nato il 15 aprile 1912, quindi ora i nordocoreani vivono il centesimo anno del calendario Juche, dove Kim il Sung ha sostituito Gesù Cristo. Tra le feste nazionali figurano il 16 febbraio, compleanno del “Caro leader” Kim Jong-Il, e, ovviamente, il 15 aprile, compleanno del “presidente eterno” Kim il Sung, una sorta di Natale nordcoreano.
Racconta Ilaria Maria Sala ne “Il Dio dell’Asia” della sua visita forzata a Myonhyang, una delle stazioni montane preferite da Kim il Sung. Lì, a quanto pare, si è costretti ad ammirare l’esposizone dei doni che tutti i paesi hanno inviato al “Presidente eterno” e la statua di cera di Kim Il Sung, donata da artisti cinesi. “Davanti a questa staua conservata in una stanza climatizzata è necessario essere ben vestiti, non sono ammesse le magliette, la camicia deve essere infilata nei pantaloni e tutti i bottoni della giacca deveono essere abbottonati. Inoltre, è necessario avvolgere le scarpe con sacchi di plastica per non sciupare il tappeto; si entra in assoluto silenzio, ci si inchina ripettosamente, ammirando la riproduzione di alberi e fiori e perfino di una leggera brezza che ne smuove le foglie. Una musica mistica di sottofondo accompagna il tutto”.
Questo, che a prima vista sembra ridicolo, è assolutamente tragico visto che coinvolge milioni di persone oppresse, malnutrite e senza futuro.
Ma, per tornare alla genuinità della lutto dei nordcoreani per la morte di Kim Jong-Il, vale la pena di riproporre le parole di un uomo politico morto poche ore dopo “Il Grande Leader”, ma lontanissimo da lui per idee e concezione del potere: Vaclav Havel.
Scriveva l’ex presidente ceco che “l’ideologia assume quasi la portata di una religione secolarizzata: offre all’uomo una risposta pronta a qualunque domanda. (…) Esercita necessariamente una particolare suggestione ipnotica; all’uomo errante offre una casa accessibile, la vita riacquista senso e dal suo orizzonte si dileguano il mistero, gli interrogativi, l’inquietudine e la solitudine. Per questa modesta casa l’uomo in genere paga un alto prezzo, l’abdicazione alla propria ragione, alla propria coscienza, alla propria responsabilità; parte integrante dell’ideologia assunta è infatti la delega della ragione e della coscienza nelle mani dei superiori, cioè il principio di identificazione del centro del potere con il centro della verità”.
In questo contesto, il pianto straziante e le urla disperate significano quindi, che ci si comporta come ci si aspetta. Enfatizzare obbedienza e devozione è comunque utile. D’altra parte, come può essere sincero un sentimento di dolore quando il potere falsifica tutto, falsifica il passato, falsifica il presente e vive sulla menzogna. Quelle urla e quei pianti potranno quindi essere spontanei, ma non certo sinceri o autentici, Perchè valori quali la sincerità, la fiducia, la responsabilità e, ovviamente, la libertà sono stati cancellati dal regime nordcoreano. Quelle urla quindi non possono essere sincere, perchè non possono essere libere.

ON LI
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Come la Lega “salva” la sinistra

pdimmigratiIl comportamento della Lega Nord “ripassata” all’opposizione è tra il patetico e il comico. Nessuno dotato di un minimo di discernimento li può prendere sul serio. L’effetto sul governo Monti è pressochè nullo, ma è utilissimo per l’elettore medio di sinistra, almeno quello che si aggira nel settentrione italiano, quello che il circo di Umberto Bossi chiama Padania. Da diversi anni, infatti, una buona parte dell’elettorato del Pd, ma, in misura minore, anche di Rifondazione e dintorni, pensa degli immigrati e dell’Islam le stesse medesime cose che pensano i leghisti. Ma nel vedere queste sue idee rappresentate in maniera becera dai leghisti, l’elettore progressista sistema la sua coscienza. Riesce a non sentirsi razzista, e si immagina civile e di sinistra. Perchè pur odiando vù cumprà, moschee e lavavetri, pur continuando a rimpiangere i tempi in cui l’Italia non era multietnica, non va in giro con i maiali sui terreni in cui devono sorgere le moschee, non chiede che si spari contro i gommoni e non va matto per le carnevalate celtiche. Questa parte dell’elettorato di sinistra, si limita a chiedere maggiore sicurezza e si tiene per sè i pensieri peggiori, a meno che la discussione non degeneri. Non ci fossero Borghezio e compagnia brutta dovrebbe fare i conti con il proprio pensiero xenofobo, ma, osservando i leghisti si tranquillizza e continua a credere di far parte dell’èlite civile e progressista del Paese. Purtroppo questo finisce per attizzare l’odio della destra, che sa benissimo quali siano i reali pensieri di questa gente, e quindi li giudica ipocriti e snob. Questa è la politica italiana nel terzo millennio, e qui, in fondo, non si vuole stigmatizzare il comportamento di questa sinistra, perchè è progresso anche “quando un cannibale mangia con la forchetta” (Karl Kraus).

ON LI
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Ben Heine, amico di matita

Ben Heine, un artista visuale multidisciplinare (così la definizione sul suo sito), è nato nel 1983 in Costa d’Avorio da genitori belgi. Tornato nel 1990  al paese natio (dei suoi, però), si trovò malissimo: accipicchia, si rivelò subito essere un bambino pieno di turbe & esigenze. Nel 1994 tuttavia scoprì che energia, paure ed ideali potevano essere canalizzati in progetti visivi. E qui cominciò l’avventura del signor… no, nel mondo della pittura e del disegno. Ha esposto in Belgio, Gran Bretagna, Francia, Canada, USA, Germania, Turchia, Romania, Brasile, Sud Corea e Spagna, secondo il suo sito. In Italia ancora no, casomai qualcuno volesse rimediare sul suo sito ci sono i modi per contattarlo.
Autodidatta in disegno e fotografia, è soprattutto conosciuto per tre serie (soprattredette, l’ultima): Circolismo digitale, Carne e acrilico, Matita contro macchina fotografica. Le immagini sono tutte un po’ deformate, se volete vederle a proporzioni naturali (e conoscerne il titolo) visitate il sito di Heine.
Buona multidisciplinare visione, e perdonate il titolo.

BEN HEINE: DAL CIRCOLISMO DIGITALE ALLA MATITA CONTRO LA MACCHINA FOTOGRAFICA

Dita Ainsalata: Amici (episodio 2)

Dopo il primo, presentiamo inspiegabilmente il secondo episodio della serie ideata da David Firth con un’animazione in flash: torna così il (… aggettivo disgustoso a scelta, ma con un briciolo di ammirazione fascinata…) personaggio di Dita Ainsalata, che questa volta avrà un simpatico incontro a base di pesce con non uno, non due ma addirittura tre amici! La consueta dose di allegrie musicali e fiabesche scherzosità saranno il pepe e il sale di questa vicenda tra l’agro e il dolce. Buona (iumme! iumme!) visione.

 

VIDEO: DITA AINSALATA – AMICI

Erroneo / Wrong

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(Traduzione curata da Mastro Giulio di Wrong dei Depeche Mode – cliccare sul titolo per il testo originale)

Un canto di peccato e redenzione, d’erranza e pentimento che alla fine del cammino trovano la luce scritto, pare, quando il poeta decise di posare l’orcio.

ERRONEO.

Sotto erroneo signo nacqui
dentro ad erronea magione,
sotto erroneo influsso giacqui,
presi erronea direzione

ch’ad erronee inclinazioni
me menò; in erroneo loco
fui, ed erronei, o retti poco,
furo il tempo e le ragioni.

Pur la rima erronea fue
et erronei dì e semana,
come fur d’erronea lana
arte e scienzia mie, amendue.

In me erronei umor fluiscon,
tutta erronea è la mia essenza,
come erronea è la mescenza[1]
dei geni che in me ineriscon.

Fini erronei conseguii
con erronei mezzi, i’ era
l’erroneo piano ch’agii
con d’erroneo man foriera[2].

Era erronea la teoria
d’uom erroneo in possessione,
puntai erronei l’ocul mia
sull’erroneo guiderdone[3].

Con marmaglia[4] erronea accanto
erroneo cimbal[5] seguìa;
erroneo vigor ho spanto[6]
dietro all’erronea poesia.

Dell’erronei drizzamenti[7]
con fervenza[8] erronea ‘l lume
seguii, e d’erroneo volume
foglio erroneo fui, ugualmenti[9].

Era erroneo il bel motivo
che io erroneamente resi;
notti erronee in copia spesi
nell’erroneo recidivo.

Troppo lunge erronea via
tenni, giammai era buona;
cantai erronea melodia
ch’or però, infin, retta suona.

*********

[1] Miscela, nel senso di proporzione tra le parti. [2] “Ero un progetto sbagliato come la mia mano che lo mise in atto”. [3] Guadagno, premio. [4] Gente di bassa lega. [5] Tamburo. [6] Sparso, sprecato. [7] Segnali. [8] Impegno. [9] Forma opinabile dell’avverbio, se non proprio erronea.

Io voglio abbia marito e famiglia di destra

Oggi il nostro ricettario di traduzioni automatiche ne propina una non di nostra mano, ma che difficilmente si può supporre opera di una non automatica intelligenza. Chi scrive è una fanciulla di Kiev dal nome sfarfallante, e con la sua epistola vorrebbe “prendere all’hamo” (“phishing”, anche se usare così il termine è un threadino improprio) qualcuno affamato d’amore, magari allettato (!) dalla fotografia “legata” e dalle capacità di una fanciulla con cui potrebbe “gettare nel destino”, che lavora “come il direttore”, che “attiva lo sportivo” e che “a tutto non ama disputa”. Qualcuno che più che disperato dovrebbe proprio essere decerebrato, da “aggiustare seriamente”. E, come si legge in fondo alla missiva, “di destra”.

Caro
Il mio nome e Natalia! Io penso che Lei dovrebbe sapere che io dall’Ucraina ed io vivo in citta sotto nome Kiev! Abbastanza il grande e la bella citta!
In generale io nascevo in lui ed io vivo su todays!
Ora a me di 26 anni e come Lei probabilmente ha indovinato io ora coltivo e solitario! Quindi ha risultato che io non potessi incontrare correttamente la persona con cui potrebbe gettare nel destino!

Io non so che io ho spinto su esso un passo ma io ho deciso ciononostante di provare la felicita! Ora io non so che da questo esso per risultare ma io spero che tutti saranno buoni!
Quindi Lei ora sa dove io vivo anche gradirei continuare! Attualmente io lavoro ed io lavoro come il direttore!
Bene io penso abbastanza del mio lavoro! Scriva dove anche come che i lavori Lei? Se il Suo lavoro e piacevole a Lei?
Ometta per il mio lavoro io ho molti hobby per esempio io raccolgo monete antiche. A me quale grande raccolta Io valuto.
Io posso dire circa me che io attivo lo sportivo. Piaccia giocare a tennis di tavola e mi piaccia un gioco degli scacchi!

Voglia dargli la piccola rappresentazione sul mio carattere. Puo dire quell’amichevole e socievole. Io molto raramente e adirato ed a tutto io non amo disputa.
E piacevole a me e nella societa allegra ed io apprezzo il buon senso di umore. Mi piacciono uomini arguti. E che preferenze a Lei? Va in per sport?

Io leghero la mia fotografia a questa lettera io lo spero a Lei e piacevole. Gradirei vedere le Sue fotografie se a Lei è piacere.
Io spero che la nostra amicizia comincera con questa lettera e e piu tardi possibile relazioni piu serie se questo che Lei vuole.
Scrivo cosi perche io realmente sono aggiustato seriamente e sinceramente io spero che a Lei?

Ed io non chiedero Lei mi aiuta con soldi. Io conosco molte storie lo. Se Lei scrivera a me piu, Lei capira che io non sono tale ragazza!
Io sono la semplice ragazza in Ucraina che vuole vivere all’estero. Io voglio abbia marito e famiglia di destra. Io tentero moltissimo per questo. Io ho intenzione molto seria

Su lui io voglio finire questa lettera ed io aspettero la Sua risposta. Mio email [omesso per questioni di privacità]:

Il Sofia di distinti saluti!

Ohi garzon, tu pulzella / Hey boy, hey girl

boteri

(Traduzione curata da Mastro Giulio di Hey boy, hey girl dei Chemical Brothers – cliccare sul titolo per il testo originale)

Ecco una lirica improntata alll’allegria e alla sfrenata gioia: trattasi infatti di invito alla danza rivolto da un banditore che annuncia i musici agli spettatori più consoni a simil intrattenimento, finché nella terza strofa i due si presentano da sé. Orsù!

OHI GARZON, TU PULZELLA.

Fanciulli d’ambo i sessi,
or ecco a voi un grande
duo, di musiche messi[1]
onde[2] gioia fan spander.

Ecco iovini, a voi
i più preclari e noti
coglitor d’arie, eroi:
non restatevi immoti!

Ohi garzon, tu pulzella,
qui siam, crestomaziamo[3]
melodie in fama bella:
orsù giovini, andiamo!

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[1] Annunciatori, portatori. [2] Dalle quali (le musiche). [3] Selezioniamo.

Tradoogle: Estonia, doping nel settore non ciliegia!

L’argomento sarebbe serissimo, ma la traduzione dall’estone (via google) dell’articolo del quotidiano estone “Postimees” provoca una certa ilarità, già a partire dal titolo: “Doping nel settore non-ciliegia Jan: Io voglio vivere in pace”.
Evitiamo i nomi perchè tanto non sono importanti, ma lasciamo integro gran parte del testo che sembra evocare una versione horror di Pinocchio: “Pretty in realtà non era stato messo giù, ma i segnali avevano ragione, che avrei dovuto essere un risultato migliore”, ha detto ciliegio. “Non avrei potuto vivere con questa conoscenza. E ‘questo stress continuo, e camminare sul coltello – non voglio che questa sensazione, voglio vivere in pace “.
Il buon Ciliegio ha poi precisato che “‘prima del 1997. anni, quando i campioni di sangue sono stati i ciclisti fare le loro cose nella zona in alto è ancora molto male. In passato, la sostanza di base non è stato possibile rilevare e sembrava di guidare la classe libera’, ha dichiarato esecutivo moto sportiva con una leggenda”.

ON LI
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