Tradoogle: da dove viene tutto quello che viene?

Oggi, si viaggia alto, altissimo (se non per capire il toto, perlomeno il Totò), tra filosofia e astronomia. Grazie ad un articolo pubblicato sul danese Berlingske. Quindi nessun commento e lasciamo la parola al traduttore di Google che ci porta nei meandri più reconditi del pensiero umano per scoprire “come è insieme l’universo”.
Per rispondere a una delle grandi domande della vita: “da dove viene tutto quello che viene?”
“Per molte centinaia di anni geni rotto il loro cervello cercando di capire i processi che avvengono nello spazio, perché sperano di avvicinarsi alle risposte ad alcune domande essenziali della vita. Da dove veniamo, come siamo stati, e ci sono forse altri come noi là fuori? (…) E ‘noto da tempo che il gas tra le galassie in un cluster, il gas intergalattico, in tutte le galassie conosciute si trovano in un certo modo. Ma questa è la prima volta che qualcuno dimostra che questo non è dovuto a pura coincidenza, o semplicemente il risultato di quando i gas sono stati aggiunti. Il gruppo di ricerca danese ha scoperto che c’è un grande ordine nella distribuzione dei ‘gas intergalattico’, e se viene spinto fuori dalla sua forma, ricadrà in luogo a parte. Questa forma è dimostrato dal gas si deposita verso il centro dell’ammasso di galassie e diventare più diffusa negli strati esterni del cluster. (…) “L’equazione per calcolare la massa di un ammasso di galassie esiste già, ma ora sappiamo che c’è una regola dove si trova il gas. Pertanto, siamo in grado di stabilire un’equazione che dipende direttamente su ciò che si può osservare, che ci fa risparmiare un sacco di problemi “, dice Diana Juncher. Gli esperimenti di gruppo con ammassi di galassie simulato continua, e ora cercheranno di creare perturbazioni ancora più realistica del gas intergalattico”.
Per continuare a viaggiare alto, restando su gas intergalattici e perturbazioni… >>>

ON LI
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Ballata de’ riottosi / Rebel waltz

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(traduzione per mano di Mastro Giulio di Rebel Waltz dei Clash – cliccare sul titolo per il testo originale)

Dopo il carme della settimana scorsa, ribelle ma in maniera celata, proponiamo un canto di rivoltosi ben più esplicito, che oltretutto parla non solo di rivolta ma anche dei canti della stessa, in una sorta di specchio.

 

BALLATA DE’ RIOTTOSI.

 

Morfeo tra li suoi bracci me cullava
quand’ebbi l’avvision[1] d’un arcano evo:
una legion di riottosi danzava
nell’aere e fuochi di campo vedevo.
Tra fiamme generato il guerrier canto
sonava in aria, e i riottosi altrettanto.

Danzavo avvinto a fanciulla un motivo
composto all’uopo di bellica danza;
femmineo era anche il canto ardente e vivo
che, prode, risonava in onne stanza:
“Finché non cadrem noi resisteremo
tutti, finché di noi cadrà l’estremo”.

D’un tratto giunse la fosca novella
ch’alma vittoria non ci aveva arriso:
cinque legioni marciavano in sella,
del campo il cor patì lo tristo avviso[2].
Nube oscurò Selen, pianse creatura
d’inedia e certa fu la sorte dura.

Danzando co’ un’arma per dama, allora,
gli scoppi seguivam; poi lo mio amore
nel bosco vidi, ma il suol gittò fora
ninferno al sol par[3], parve, di calore.
E ‘l gemer dei militi agonizzanti
s’accordava a vecchi riottosi canti.

Nostra speme in fumo al ciel ascendea
e li ocul me beffavano tra il bianco
astro e la selva, acciocché io credea
nel sonno di veder ‘l riottoso branco
alzarsi al prode richiamo di quella
ballata antica, ch’a rivolta appella.

***********

[1] Sogno. [2] Notizia. [3] Simile, pari.

Il partito democratico: la ruota di scorta del terzo polo

ruota di scorta

Il dubbio era già venuto dopo aver visto il dalemianissimo Nicola Latorre, passare bigliettini per istigare l’ex An Italo Bocchino a dare addosso a Donadi dell’Idv durante una puntata di Omnibus di La7 (video). La conferma l’ha fornita l’ex direttrice dell’Unità, Concita De Gregorio, riguardo al sostegno del Pd alla candidata alla Regione Lazio per il centro sinistra, Emma Bonino.
Lasciamo il racconto a Mario Staderini dei radicali italiani.  “L’ex direttore dell’Unità, infatti, ha detto testualmente “Quando Emma Bonino si autocandidò a Roma per assenza di candidati del centrosinistra aveva tutte le possibilità di vincere, lo dicevano i sondaggi e le esperienze di vita. Siccome il PD non sembrava di voler sostenere la candidatura di Bonino, sono andata da un altissimissimo dirigente nella sede del Pd e ho chiesto «Siccome esiste un candidato del centrosinistra ed uno del centrodestra, io vorrei sapere  se per caso voi avete deciso di non sostenere questa candidatura. Siccome mi sembra che sia cosi, diciamocelo, è ipocrita e inutile che l’Unità faccia la campagna quando nei circoli del PD arrivano indicazioni di non fare volantinaggio». L’alto dirigente mi ha risposto così «A noi questa volta nel Lazio ci conviene perdere. Perché, siccome la Polverini è la candidata di Fini e siccome è l’unica sua candidata della tornata, se vince, Fini si rafforza all’interno della sua posizione critica del centrodestra e, finalmente, si decide a mollare Berlusconi e a fare il terzo polo, insieme a Casini. E noi avremmo le mani libere per allearci con Fini e Casini e andare al governo.»  Allora ho chiesto, ma come lo spiegherete agli elettori senza che vi mollino? «E lui: Non saremo noi a condurre questa operazione, noi perdendo oggi daremo solo il via, il resto lo farà la crisi economica» (qui il video).
In attesa delle smentite, va detto che le frasi di Concita De Gregorio stupiscono solo i più ingenui, magari quelli che cuociono salsicce alla Festa dell’Unita per sostenere dirigenti che la pensano molto diversamente da loro.
Perchè a conferma delle parole dell’ex direttore dell’Unita ci sarebbero i discorsi di D’Alema sul “modello Macerata” e le frasi della catastrofe con i baffi sulle coppie omosessuali (qui). I poli, in effetti, sono due e non tre, non solo sulla Terra. Nella politica italiana uno fa capo al Pdl, l’altro all’Udc. Il Pd, da decenni incapace di avere una linea politica, ora se la fa dettare da Fini e Casini.
Auguri a Bersini, quello tutto contento di “avere smacchiato la coda del giaguaro”. Ha altre cose a cui “dare di bianco”?

ON LI
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Ciarlonare / Tubthumping

ciarlonare

(Traduzione per mano di Andrea “Valerio” Del Cantone di Tubthumping dei Chumbawamba – clicca sul titolo per il testo originale)

Carme conviviale, nel quale si celebra quel culto di Bacco osservato dal ceto bracciante albionico che ad esso si rivolge per alleviare le fatiche di una settimana di dura opera. Lo spirito è al contempo pregno della gioia e della malinconia tipiche del popolo, ma il carme contiene anche un possente invito a non arrendersi, fosse sotto i colpi del destino, del signore o del vino.

CIARLONARE.

No’ cantaremo se terrem la palma,
mingendo via di Selene l’alma:
giuso porremo ire or et anchora,
ma tosto ‘n piedi torremocci fora,
et allor mai podrete al vostro piè
sotto riporci, sorci, porci, affè!

Ei l’acqua di vita scota[1] trangugia,
ei d’acquavite russica s’abugia [2],
ei vasi di cervogia si tracanna,
ei d’idromele [3] gran pinte addemanna [4].
E canta carole [5] che recan dono
di tempora bel, e di meglio [6] il sòno [7].

Deh, Lapo garzone[8], Lapo famiglio,
per me non torre mai larme a scompiglio,
tu che invero tiene la tua magione
accosta ad ella mia, porta a portone[9].
No’ cantaremo se terrem la palma,
mingendo via di Selene l’alma.

Giuso porremo ire or et anchora,
ma tosto ‘n piedi torremocci fora,
et allor mai podrete al vostro piè
sotto riporci, sorci, porci, affè!
Giuso porremo ire or et anchora,
ma tosto ‘n piedi torremocci fora.

*********

[1] Scozzese. [2] Fa abuso di sé. [3] Sidro. [4] Domanda. [5] Vale “canzoni”. [6] Aggettivo: migliori. [7] Suono. [8] In originale Danny Boy, antica canzone tradizionale celtica; ma si suppone anche un riferimento a quella cinematografia critica con la reggenza britannica del decennio 80 del XX secolo. [9] Il testo originale pare alludere ad altro canto, quello in cui si invitavano le terre a nord della Patagonia a non versare lacrime (terre peraltro in conflitto con Albione durante la fase tarda del decennio poc’anzi rammentato).

Elegia della sposa del milite / Und was bekam des Soldaten Weib?

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(Traduzione curata da Mastro Giulio di Und was bekam des Soldaten Weib?, nota anche come La ballata della moglie del soldato, di Kurt Weill e Bertolt Brecht – cliccare sul titolo per il testo originale)

Di questo carme, allo stesso tempo un viaggio per l’Europa e i suoi dintorni e una denuncia della guerra come portatrice di lutti non compensati dai piccoli benefici che possono derivarne, esistono due versioni: la traduzione è stata condotta su quella che conteneva una strofa supplementare (oltre che piccole variazioni sulle altre cittadi che abbiamo integrato – Bucarest e Varsavia, ad esempio).

ELEGIA DELLA SPOSA DEL MILITE.

E qual dono pervenne
del milite alla sposa
da Praga, l’urbe annosa?
Da Praga giunse un paio
di muliebri calzari
con tacco e suol dispàri
et un saluto gaio:
fuor le praghesi strenne.

E da Masovia[1], sita
sulla Vistola, oppur
più in giuso, da Bucur[2],
qual strenna fu spedita?
Curiosa camisetta
dalle bizzarre tinte
come strenna fu eletta
in codelle[3] urbi vinte.

E da Christiania[4], invece,
che sul canale iace
qual fu il dono che fece
a sua sposa il soldato?
Da Christiania mandò
un gavano forrato[5]:
spedìa e dicea “Non so,
ma forse sì, le piace”.

E del solda’ alla sposa
d’ime lande dal porto[6]
qual dono le fu porto?
Le fu porto un vezzoso
copricapo a due bande:
faceala assai graziosa
quel suo dono prezioso.
Ciò venne d’ime lande.

E ch’ebbe quella bella
dal nordico assai lito?
Dall’urbe di Brucsella[7]
che le donò il marito?
Elli inviò dei rari
merletti d’alto pregio:
che gioia senza pari
aver dono ‘sì egregio!

E dall’urbe de’ Franchi,
Lutezia luminosa,
qual don venne alla sposa?
Venne serica[8] vesta
a ornarle spalle e fianchi
e a far d’invidia pesta
la dama ch’ha dimora
d’appresso alla signora.

E dai libici liti,
ove si combattea
di presso all’urbe Oea[9],
che doni fur spediti?
Ne giunse a lei un cerchiello
di rame, ch’avea appeso
un amuleto, orpello
a buona sorte inteso.

Ma cosa infine giunse
da que’ gelidi lochi
da cui reddiron[10] pochi?
Dalle sarmate lande[11],
di pizzo e cupe trine,
il vedovile velo
venne, portando il gelo
del suo dolor più grande.

*******

[1] Antico nome di Varsavia. [2] Antico nome di Bucarest. [3] Quelle. [4] Antico nome di Oslo. [5] Bavero di pelliccia. [6] Le “ime lande” (terre basse) sono l’Olanda, il porto è Rotterdam. [7] Antico nome di Bruxelles. [8] Di seta. [9] Antico nome di Tripoli. [10] Tornarono. [11] La Russia.

A chi genuflettersi dopo Berlusconi?

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“Dare la parola al popolo”, “esercitare il voto democratico”, questo è il ritornello che da un paio di giorni ripetono ossessivamente Roberto Maroni, Daniela Santanchè, Domenico Scilipoti, Giuliano Ferrara altra varia umanità. Come se a questi personaggi fosse mai interessato qualcosa della libertà. Per smettere di festeggiare la “caduta di Berlusconi” è stato sufficente vedere in televisione l’ennesimo dibattito politico e osservare i partecipanti mentre gareggiavano in populismo, il vero cancro della democrazia. Quello che è successo e sta succedendo in Italia non ha nulla a che vedere con la democrazia. Perchè in un paese democratico non può essere eletto a capo del governo l’uomo più ricco del paese, non si può permettere a chi ha già un’enorme potere economico e mediatico di ottenere anche quello politico. Se poi quest’uomo governa per più di un decennio, soprattutto per incapacità altrui, la democrazia diventa una parola senza significato. Nonostante questo, tutti chiedono di “dare la voce al popolo”. Nonostante il sistema elettorale italiano non permetta all’elettore nemmeno di scegliersi il candidato. Nel Partito Democratico almeno esistono le primarie, ma tutti quelli che ora chiedono di esercitare il diritto democratico sono da decenni servi del loro padrone, che si chiami Bossi o Berlusconi. Militano, o hanno militato, in partiti che sono stati fondati da un leader che non può essere messo in discussione e che comanda da almeno 17 anni.
Tornando ai problemi di attualità, va ricordato che l’Italia ha sperperato denaro per decenni e il debito pubblico è per quasi la metà in mani straniere e che, quindi, abbiamo messo il nostro collo nelle loro mani. Ora possiamo solo, “democraticamente” decidere, se preferiamo continuare a governarci a modo nostro, rischiando il fallimento, o se preferiamo essere posti sotto tutela dai nostri creditori. Il potere democratico è stato svenduto da decenni. Dopo tangentopoli si sperava che ci levassero dai guai i magistrati, poi l’uomo della provvidenza, ora l’uomo dell’Europa.
Come sosteneva il Grande Inquisitore dei Fratelli Karamazov di Dostoevskij “non c’è preoccupazione più assillante e più tormentosa per l’uomo, non appena rimanga libero, che quella di cercarsi al più presto qualcuno a cui genuflettersi“. Da bravi cattolici cerchiamo freneticamente l’uomo che possa fare miracoli, facendoci dimenticare le nostre responsabilità. Ma non potremo mai essere liberi finchè odiamo la responsabilità. Da questo punto di vista, come giudicare il comportamento della Lega che mentre governa porta il debito pubblico alle stelle e il Paese sull’orlo del fallimento e poi, quando tocca sistemare tutto e far quadrare i conti, corre all’opposizione, pronta a far ricadere sugli altri i propri errori passati?
E questi sarebbero i “padani”? Sono la quintessenza dell’italianità, che si fonda non solo sul credersi furbi, ma nell’aiutare e sorreggere chi frega il prossimo, ovvero anche noi stessi. Siamo il popolo che “lampeggia” a chi non rispetta le regole per avvisarlo della presenza di un controllore. In democrazia le leggi le fa il popolo, allora perchè facciamo di tutto per non rispettarle e apprezziamo chi prova a non rispettarle? Chi ha scritto quelle leggi che tanto ci fanno schifo?
Come spiegava il Grande inquisitore “si impossessa della libertà degli uomini solo colui che rende tranquille le loro coscienze”. Berlusconi e Bossi, quelli col “fiuto politico”, l’hanno capito benissimo e su questo hanno fondato le loro fortune. Sfruttando l’ingenuità del popolo italiano. La democrazia si fonda sulla libertà e gli italiani, storicamente, l’hanno sempre disprezzata. In nome di Dio, del Partito, dell’uomo della provvidenza o dei nani e delle ballerine. Così la scelta di oggi è molto limitata, meglio i nani e le ballerine o i burocrati imposti dal mercato?
Qualcuno sostiene che nemmeno potremo scegliere tra queste due opzioni, può darsi, ma come mai? Chi ne porta la responsabilità? Chiarito questo, forse, potremmo tornare a riempirci la bocca con la parola democrazia. Per la “libertà” tocca riparlarne tra una quindicina d’anni, quando forse, avremo dimenticato cosa significava Pdl.

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Baci in magna copia / Many kisses

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(Traduzione curata da Mastro Giulio di Many kisses dei Krisma – cliccare sul titolo per il testo originale)

Sorta di litania d’amore articolata tra affettività fisica, gusto per la maschera ed esotismo di balcanici convivi a lume di candela.

BACI IN MAGNA COPIA.

Copia di baci e di dolci molzori[1],
baci d’artifizio, spasmo rubente[2];
amore sarracin, correr, divori
desco d’amor nell’Illiria ridente.

Baci copiosi e molcer delicato;
t’amo. Artifizial devernati baci;
d’ospital in guisa amor abbigliato,
su un desco illirico d’amor tu iaci.

Bica[3] di baci, lene[4] molcer, t’amo;
manufatti baci, d’obbligo chiamo;
dolce sorriso di veglia ti toglie,
d’amore un desinar l’Illiria accoglie.

*******

[1] Molcer=carezzare, molzori=carezze. [2] Rosso. [3] Mucchio. [4] Delicato.

L’uccello padulo: scacco matto

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Garri Kimovič Kasparov è uno scacchista e attivista russo. Grande Maestro, fu campione del mondo dal 1985 al 1991 per l’URSS e da allora fino al 2000 per la Russia. E’ uno dei pochi che parla pubblicamente contro Putin.
Nel filmato (caricato nel maggio 2008), si vede Kasparov durante una conferenza stampa, interrotto all’improvviso da un pene volante. A parte il fatto che l’aggeggio avrebbe potuto celare, dietro l’aspetto burlone, una bomba (complimenti alla sicurezza), nessuno dubita che si tratti di uno scherzo organizzato da qualche nemico del grande scacchista, uno scherzo che ha lasciato il tempo che trova.Non è, insomma, un’azione ufficiale del governo per contrastare un suo oppositore.
In altre parole: in Russia non è certo un membro (pardon, è involontario) ufficiale del governo a usare una frase da gabinetto pubblico (una di quelle scritte sui cessi) per il risultato di una riunione di gabinetto (un altro tipo di gabinetto, anche se sempre in qualche modo “pubblico”).
Nel 2008 questa burla lasciò il tempo che trovò in Russia, in Italia abbiamo un governo che trova il tempo che la crisi non ci lascia più, e lo trova per analisi della situazione indegne di un dopopartita al bar prima del caffè.
Chissà, magari hanno in mente anche un piano macchina…

 

KASPAROV E IL PENE VOLANTE

I’ sozze cose vo’ far teco / Bad things

sozzecose

(Traduzione curata da Andrea “Valerio” Del Cantone di Bad things di Jace  Everett – cliccare sul titolo per il testo originale)

Disperata elegia d’amore nella quale il poeta confessa desideri che il decoro dovrebbe proibire; in realtà trattasi di metafora per dire che l’amore supera tutti i limiti e che la passione di chi parla è grande.

 

IO SOZZE COSE COSE VO’ FAR TECO

Quando ingredi ne la stanza
d’aria tosto i’ resto sanza,
e onne umbra ben si fascia
nel suo dubio et non me lascia.

Io nol sapio chi concredi[1]
tu, ma pria che Febo eredi
da Selen[2], motto non spreco:
i’ sozze cose vo’ far teco.

I’ di que’ che nell’abituro[3]
di lu’ siede, son: cor duro
di doglianza et l’occhi miei
di mesta topazia[4] trofei.

Io nol sapio che di me festi,
ma tu l’ bramar mio non resti[5]:
non recedo, fursi m’acceco,
ma empie cose vo’ far teco.

Non sapio che tu ‘n me rimesti:
me’ sangue in dolcia[6] flettesti[7].
Mio proposto tosto reco:
turpi cose vo’ far teco.

********

[1] Credi [2] Prima che il giorno (Febo) erediti dalla notte (Selena): prima che finisca la notte [3] Camera [4] Tipico canto zuppo di melancolia dei mori ridotti in servitude nelle colonie oltre le colonne d’Ercole [5] Non concedi tregua al mio desiderio [6] La dolcia è il sangue del maiale usato per fare il migliaccio, una tradizionale torta a base di miglio e sangue di suino [7] cambiasti.

Tradoogle: un po’ di oroscopo

“Tumori possibile spostarsi rapidamente il sito e capire che cosa deve essere fatto in questa particolare situazione per il bene comune. Questa attività sarà semplicemente indispensabile per voi ei vostri colleghi”. A prima vista, la voce dell’oroscopo qui sopra pubblicata gela il sangue, ma trattandosi di traduzione da google translator della Komsomolskaja Pravda, giornale moldavo scritto in russo, ci si può tranquillizzare. Banalmente, il cancro, segno zodiacale, è stato tradotto tumore. Banale anche se poco simpatico.
D’altronde, per motivi di più difficile comprensione, la bilancia è stata tradotta “scale”.
Non male nemmeno l’oroscopo dell’olandese De Telegraaf, dove il cancro diventa un’aragosta. Molto meglio del tumore, anche se non molto economica. Questo il consiglio per la settimana: “Compra un barattolo di vernice e lasciare che la stilista fare il lavoro in voi”. In pratica tocca dipingersi dentro…
Per quello che riguarda la Vergine l’oroscopo di De Telegraaf spiega che “uno straniero sarà necessario il suo cuore riverserò su di voi e vi viene un po ‘in imbarazzo per. Non, metti la tua faccia su psicoterapeuti”. Magari invece di mettere la faccia sullo psicoterapeuta, provate a mettere un’altra parte del corpo, anche senza dipingerla.
Il croato Novilist, invece, consiglia al Toro in amore “un qualche tipo di coibentazione e di isolamento per essere riposati”. Più scontato il consiglio per la salute della Vergine “Nota l’insorgenza di eventuali infezioni, visitare il medico”. Magari anche se non siete della Vergine una controllatina in caso di infezioni non sarebbe male…

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