Mira Emilia baloccarsi / See Emily Play

miraemilia

(Trad. curata da Mastro Giulio di See Emily Play dei Pink Floyd – cicca sul titolo per i l testo originale)

Un carme che illustra le allegrie ma anche le improvvise tristezze di un amore vissuto con l’innocenza dell’infanzia; o si tratta invece di dramma celato nelle pieghe della lirica mirabilmente vergata dal cantore Sidonio Barretti? Al lettore la risposta.

 

MIRA EMILIA BALOCCARSI.

 

Tenta Emilia, ma fraintende;
ella è incline, assai sovente,
l’altrui sogni a tempo a prender,
nolo insino al dì seguente.

Ma altro dì non v’è, tentiamo
nova guisa, e mente tocca [1]
t’hai; tre giochi al maio [2] abbiamo;
mira Emilia, si balocca.

Novo vespero, et suo pianto
scorre mentre dòle [3] e mira
ne la silva; e intorno e accanto
tutta notte quiete spira.

Ma non v’è dì novo, e guisa
novel osa, et or vaneggi;
mena giochi maio in risa,
dilettarsi Emilia or veggi.

Or l’adorna cottardita [4]
che ‘l suol sfiora, leggiadretta;
sovra i flutti fanciulletta
in perenne gir s’èn gita.

Ma altro dì non v’è, si pruovi
nova via, o ‘l dissennarsi
co’ diletti in maio novi,
mira Emilia baloccarsi.

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[1] Toccata dalla follia. [2] Maggio. [3] Soffre. [4] Gonnella.

Nato silvano / Born to be wild

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(trad. curata da Mastro Giulio di Born To Be Wild degli Steppenwolf – cliccare sul titolo per il testo originale)

Un carme di gioioso slancio verso la natura, invito al proprio amore a vivere in simbiosi con essa. Inno di quel popol “fricco” già incontrato nei carmi di Iacopin D’Endrigo.

 

NATO SILVANO.

Fa’ scalpitar la tua cavalcatura
e imbocca il calle della ratta corsa!
A la cerca partiam de la ventura
in onne cosa che ne[1] venga occorsa!

Diletta, andremo a ciò far accadere
e l’orbe tollerem[2] tra’ nostri bracci;
devincola onne tuo vigor da’ lacci
e librati tra superne atmosfere.

Vapor di forza e lampi ho in cor diletti
e ‘l tuon che di gran ferri è ponderoso
e le tenzoni tra i zefiri schietti
pervaso d’esto bel sentir gioioso.

Natura generommi, e a esser silvani
nascemmo, et alte vette abbiam conquiso;
dell’atra Morte mai vedremo ‘l viso,
siam nati alla natura: nuovi Pani! [3]

 

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[1] “Ne”=ci, a noi. “Venga occorsa” = succeda.  [2] Prenderemo.  [3] Plurale di “Pan”, dio dei boschi.

Appresso / Closer

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(trad. curata da Andrea “Valerio” Del Cantone di Closer degli Anathema – cliccare sul titolo per il testo originale

Il traduttor Andrea “Valerio” Del Cantone desia dedicar la canzone a Fabio O’Faccion, il più valente cavalier che reina d’Albione possa trovar, che sa recare agli amici nell’ora buia impareggiabile aita.

 

APPRESSO

 

Ove Morfeo lo suo reame tiene
a stare sanza chiavi in ferri stretto,
a vita, son millant’e più le mene:
lo core s’atterra [1] et affosca in petto.

In tempo fervere tu de’i [2], invero,
acché tu agnosca infin d’esser accosto [3]
annanzi, forte [4]: appresso [5] a lo vero,
sì che ‘n te vero sia lo vero, tosto.

In te è vero lo ver: che di Morfeo
lasso!, tien tu le chiavi: e ne lo regno
tuo tutto è atro, d’onne mena reo,
starvi stretto con Crono sanza segno [6].

In te è vero lo ver: se’ tu, Morfeo,
lasso!, che di copiosa solitudo
lo regno tuo ammanti, e gran corteo
d’egri [7] sogni e rii in fortitudo

assommi [8], sì da forgiar onne loco
in guisa che restarvi catenato
a vita di speme astuta [9] lo foco.
Fervere in tempo dei, o uom creato ,

fin su la morte, deh, ché sei appresso
a ‘l vero in te, e ‘n te lo vero è.
Io appresso muovo, qual di me mio messo [10]
verso lo vero, appresso: vero ch’è

in te, che in Morfeo tuo esser cangiasti
per te, che solingo sol ti sognasti
e ancor sognasti che la vita è morte,
e la morte sogno; e di sonno sorte [11].

 

[1] si atterrisce   [2] devi   [3]   vicino  [4] anzi, meglio   [5] prossimo, più vicino   [6] “con Crono sanza segno”: senza possibilità di misurare il tempo  [7] malinconici   [8] “in fortitudo assommi”: erigi a fortezza   [9] spegne   [10] “di me mio messo”: sono io che mi spingo a    [11] ambiguo: esce? oppure “sorte” vale “fortuna”?

La Pasqua / Easter

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(trad. curata da Mastro Giulio di Easter di Patti Smith – cliccare sul titolo per il testo originale)

Fuori tempo, il carme che a poetessa Patrizia Del Fabbro (per altri Patrizia Rossi) dedicò non tanto alla Pasqua in sé, quanto ad un giorno significativo di illuminazione nella vita del poeta gallo, in particolare arduino, noto come Arturo Rambaudi, i cui fratelli e sorelle vengono nominati nel testo.

 

PASQUA.

 

Era lo santo dì ch’onne devoto
festeggia Pasqua di Resurrezione;
tu et io si passeggiava in lieve moto
menando col passo conversazione.

Mia picciola Isabèl prendi mia mano:
l’ora sonò, e tutt’intorno è fulgore,
è canoscenza tutto, et il mio còre,
mia picciola Isabèl, et il mio crano[1].

Vitalia e Federigo, ‘l Redentore
intra vossìa alberga, et il cammino
diritto mena noi al sol insino;
frate e sirocchia[2], rintoccaron l’ore.

Mia picciola Isabèl, tutto è fulgore,
è canoscenza tutto, e in esto istante
al mondo noi moriam, ciononostante
al mondo noi sorgiam in este ore.

I’ prima vera e Terra Santa e ‘l seme
de lo misterio son, ch’etterno dura;
il pruno, il velo i’ son, di grazia ‘l sème[3],
l’imago impudica, colui che fura[4]

il sonno, il messo d’avvisione[5] e ‘l prenze
di pace; brando, vulno, taccia[6] e scorno
trasfigurate di Cain semenze[7];
io lacero, io termino e ritorno.

Ancor, lo sale e ‘l riso amaro i’ sono,
l’etere in grembo di fulgor lucente;
son l’astro vespertin, globo veggente
che le larme del Salvatore in dono

or reca e versa, fino a farsi secco
e a morir nella medesma nottata
in che io sorgo, Isabella; ma ecco
che insembre c’innalziam sorgendo, o amata.

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[1] Testa. [2] Sorella [3] Segno, in questo caso “aspetto”. [4] Ruba. [5] Sogno. [6] In questo caso “macchia”. [7] Stirpi, in questo caso “figlio”.