L’arder de la notturna face / Burning of the midnight lamp

Leonardo-Vannimartini__Sole-di-Mezzanotte_g

(trad. a cura di Mastro Giulio di Burning of the midnight lamp di Jimi Hendrix – cliccare sul titolo per il testo originale)

Promesse di marinaio (o di curatore): ancora un’opera di Jacopin D’Endrigo, e stavolta non proviamo nemmeno a dir che sarà l’ultima, benché né in archivio né in programma ve ne siamo altre.

Lirica di notturna desolazione, debolmente rischiarata da un tenace ancorché flebile lumino di speranza, dalle vivide immagini evocate dalla memoria del solitario protagonista, e da un bell’accusativo alla greca in apertura di seconda strofa.

L’ARDER DE LA NOTTURNA FACE.

Defunto ormai il mattino,
s’estinse il dì altrettanto;
solingo son, tapino,
solo il selèneo manto
velluteo viensi a me.
La solitudo odierna
sufficemi affinché
l’alma sé brami inferna.
Solingo ognor la vampa
attizzo de la lampa.

Sul mur le larme sparso [1]
pinta l’imago tua
sorride, ma inver scarso
è quanto ho in cuor di bua;
è di polve il tenace
piover ch’al guardo vela
‘l monil che ‘n terra giace
e mira l’uscio e gela.
Nel derelitto dramma
nodrisco [2] ancor la fiamma.

Ivi or seggo mirando
l’usato focolare,
mentre e’ va apparecchiando [3]
lo lampo familiare
ne l’alma; e il tempo avaccio [4]
dirà il circo nel pozzo
de’ desir, e altro braccio
per me va al mercar sozzo
e a mia sonar campana;
me senti, amor, che invoco?
Farò mia mente insana
solo, press’a lo foco
di cui, in notturna pace
ancor fo arder la face.

[1] Accusativo alla greca: “Sul muro cosparso di lacrime” [2] Nutro. [3] Impersonale: “si prepara”. [4] Presto.

L’alme defunte / Dead souls

cimiteromonastero

(trad. a cura di Mastro Giulio di Dead Souls dei Joy Division – cliccare sul titolo per il testo originale)

Lirica visionaria, nella quale una realtà poco sopportabile sembra indicare la morte come unica via di salvezza.
La traduzione è stata condotta sulla versione che contiene una strofa supplementare.

 

L’ALME DEFUNTE.

V’en priego, lunge esti sogni menate

ch’essi me traggon ad altra iornata;
si cozzan due nature e travaggiata[1]
realtà n’è; e claman l’alme trapassate:
d’esse defunte alma mia è reclamata.

D’un tempo alti[2] s’appaion simulacri,
vociar beffardo la sala risuona[3],
avidi d’orbe son li lochi sacri;
la schiatta d’ieri crassa et arraffona
ver me suo canto di defunti intona.

Et altro die s’en va, con altro istante
e sogni giammai dritti, giammai cassi[4];
nati noi siam sopra palco cangiante
che appellami e ver sé drizza mie’ passi
con canto d’alme defunte incessante.

 

**********

[1] “Sconvolta”. [2] Retto da “simulacri”.  [3] Transitivo, regge “la sala”. [4] “Non si fermano né si correggono”.

Olezza d’aura giovinetta / Smells like teen spirit

auragiovinetta

(Trad. curata da Mastro Giulio di Smells like teen spirit dei Nirvana – cliccare sul titolo per il testo originale)

Uno sguardo frammentario e disilluso come i tempi cui si rivolge, dalla penna del cantor buonanima Corto Cobini.

OLEZZA D’AURA GIOVINETTA.

Incocca l’arco, ora, e mena i sodali,
lieto è lo scorno, gioiosa è menzogna;
tiene[1] ella sé e suo tedio per speciali,
cognosco motto di que’ da vergogna.

Et esser lo peiore in quel ch’eccello
è grazia che tengo per benedetta;
esta nostra compago piccioletta
fu sempre et il sarà ‘nsin al sacello[2].

Obliai onne cagion d’assaporare,
fors’è perché di ciò sorriso appronto[3];
trovailo arduo, e duro assai è ‘l trovare,
orbene… qual si sia: non mette conto[4].

A te buondì, e “Quanto imo[5]?” dimando.
La tenebra face sicuro usbergo[6],
quivi venimmo diletto cercando;
stoltezza sento m’ha e che d’essa aspergo.

Giunti siam quivi, esigiamo diletto;
un uom di genìe miste bianca e nera,
un altro di crin[7] candido, un insetto,
passion mia torrida e negazion fiera!

 

****

[1] “Tenere per”= considerare. [2] Tomba. [3] Ne traggo sorriso. [3] Non importa. [4] In basso. [5] Corazza, riparo. [6] Crine, pelo.

Un pesce con un sorriso

afishwithasmile

Jimmy Liao (Lao Fu-Bin il suo nome cinese) è un illustratore taiwanese, autore di alcuni poetici libri per bambini.
Uno di questi, “Un pesce con un sorriso”, è diventato anche un corto animato. Narra la storia di un uomo che “incontra”, vedendolo in un acquario, un pesce che gli sorride: lo compra, lo porta a casa, vede la tv insieme al pesce. Ma un sogno lo turba, il sogno della libertà del pesce. E allora…
Già solo l’immagine dell’uomo fermo con l’ombrello sotto la pioggia che cade libera davanti all’acqua rinchiusa nell’acquario intorno al pesce vale la visione.

UN PESCE CON UN SORRISO

 

 

Ohi, cantoro / Hey bulldog

ohicantoro

(Traduzione curata da Andrea “Valerio” Del Cantone di Hey bulldog dei Beatles – cliccare sul titolo per il testo originale)

L’animale come metafora delle attitudini umane, in questa lirica nella quale l’autore si confronta con un astante, rimproverando ma anche ribadendogli fiducia, in quel magico equilibrio ch’è proprio dei rapporti umani più sinceri e profondi.

OHI, CANTORO

Canberbice [1], ne la pluvia ristai;
rantoro, novella fiata lo fai.
Un seme [2] di pulcra felicitade
a bracciola [3], sappilo, s’ammisura:
acciò qual cosa ti fe’ pensatura
ch’arridere ti don specialitade?

Bamboleggiar, ninguno ciò comprende;
giacoltello [4], la man sudata prende.
Un qualche sem di nivea castitade [5]
in anni, risappilo, s’ammisura:
inver, por ode a l’atra tua paura
che d’è non sai, in tuta libertade.

E meco favellar tu puote, onn’ora
si se’ diserto, tristo, derelitto,
si se’ tapino, misero, od afflitto,
favellar meco, tu lo puote, anch’ora.

Omarone, ti meni nel burletto [6];
paviglio [7], del buio tegni rispetto.
Un qualche sem d’erma solingitude
trisappilo che teco s’ammisura:
credi d’aver nota la mi’ natura
ma lo vero qui v’ha difformitude.

Ohi cantoro, ohi, tu puote, onn’ora
si se’ diserto, tristo, derelitto,
si se’ tapino, misero od afflitto,
favellar meco, tu lo puote, anch’ora.

 

*******

[1] Berbice: pecora, montone. Il canberbice è un cane da pastore, mentre il “rantoro” è la Rana catesbeiana. [2] “Seme”: vale “tipo”. [3] “Bracciola”: antica misura di superficie. [4] Il “giacoltello” è il coltello di Jaso o Jaco, cioè di Giano: la lama sorgente da un bastoncino apparentemente innocuo spiega il battesimo del legno col nome del dio della doppiezza e del passaggio. [5] Innocenza. [6] Piccolo parco, giardino. [7] “Paviglio”: tenda, padiglione; copertura per la testa.