Ciaschedun lo sa / Everybody knows

ciascedunlosa

(Trad. curata da Mastro Giulio di Everybody Knows di Leonard Cohen – cliccare sul titolo per il testo originale)

Una lirica apocalittica nella quale il poeta guarda al nostro presente con pochissima fiducia, ma anche con la serena accettazione del saggio che ormai ha capito come va il mondo (o come “si mene”).
Notare il “ben celare” di trobadorica memoria usato in tutt’altro contesto.

Parole
CIASCHEDUN LO SA

Ciaschedun sa li dadi esser truccati,
ciaschedun scaglia et incrocia le dita;
ciaschedun sa la pugna esser finita
e che del ben gli alfier fur sbaragliati;
ciaschedun sa che tenzon fu fallace,
s’engrassa il segnor ma il villano iace.
Così lo mondo va
e ciaschedun lo sa.

 

Ciaschedun sa che ‘l vasel [1] s’en va a fondo,
ciaschedun sa ‘l capitano spergiuro;
ciaschedun pruova su l’animo un pondo [2]
come se padre o can qui più non furo;
ciaschedun sol con sue tasche favella,
di dolce brama dono o di rosella
che su stel lungo sta
e ciaschedun lo sa.

 

Ciaschedun sa quanto, donna, mi amiate,
ciaschedun sa ch’ate core sincero;
ciaschedun sa vostra fidelitate
che mancò solo due-tre notti, invero.
Ciaschedun loda vostro ben celare,
ma mistier [3] v’era cotanti incontrare
qual matre fatta v’ha
e ciaschedun lo sa.

 

Ciaschedun sallo, ciaschedun sa ‘l bene,
che in cotal guisa lo mondo si mene [4].

 

Ciaschedun sa ch’è diviato [5] o giammai,
ciaschedun sallo ch’è tra me e vossìa,
ciaschedun sa ch’in etterno vivrai
con poche rime, purch’abbian magia.
Ciaschedun sa che lo giuro è bruttato [6]:
l’om nigro ognor sul coton è chinato
per vostra vanità
e ciaschedun lo sa.

 

Ciaschedun sa che lo morbo è venturo,
ciaschedun sa ch’omai ratto s’espande.
Ciaschedun sa che l’human nudo e puro
sol manufatto è d’un passato grande.
Ciaschedun sa che la scena s’en more,
sul tuo giaciglio avrai mensuratore
che ne [7] disvelerà
quel che ciaschedun sa.

 

Ciaschedun sa che tu se’ nelle peste,
ciaschedun sa cosa patisti e quanto:
da cruenta croce sul Golgota santo
ai lidi ov’il giovin segnor fa feste.
Ciaschedun sa che ruina onne cosa,
sul Sacro Cor postrema fiata posa
i rai [8], ché perirà;
e ciaschedun lo sa.

Ciaschedun sallo, ciaschedun sa ‘l bene,
che in cotal guisa lo mondo si mene.

****************
[1] La nave.  [2] Peso. [3] Giocoforza. [4] Si conduce, va avanti. [5] Adesso. [6] Sporcato, macchiato. [7] Ci. [8] Gli occhi.

Parole foreste

Everybody Knows

Everybody knows that the dice are loaded
Everybody rolls with their fingers crossed
Everybody knows that the war is over
Everybody knows the good guys lost
Everybody knows the fight was fixed
The poor stay poor, the rich get rich
That’s how it goes
Everybody knows
Everybody knows that the boat is leaking
Everybody knows that the captain lied
Everybody got this broken feeling
Like their father or their dog just died

Everybody talking to their pockets
Everybody wants a box of chocolates
And a long stem rose
Everybody knows

Everybody knows that you love me baby
Everybody knows that you really do
Everybody knows that you’ve been faithful
Ah give or take a night or two
Everybody knows you’ve been discreet
But there were so many people you just had to meet
Without your clothes
And everybody knows

Everybody knows, everybody knows
That’s how it goes
Everybody knows

Everybody knows, everybody knows
That’s how it goes
Everybody knows

And everybody knows that it’s now or never
Everybody knows that it’s me or you
And everybody knows that you live forever
Ah when you’ve done a line or two
Everybody knows the deal is rotten
Old Black Joe’s still pickin’ cotton
For your ribbons and bows
And everybody knows

And everybody knows that the Plague is coming
Everybody knows that it’s moving fast
Everybody knows that the naked man and woman
Are just a shining artifact of the past
Everybody knows the scene is dead
But there’s gonna be a meter on your bed
That will disclose
What everybody knows

And everybody knows that you’re in trouble
Everybody knows what you’ve been through
From the bloody cross on top of Calvary
To the beach of Malibu
Everybody knows it’s coming apart
Take one last look at this Sacred Heart
Before it blows
And everybody knows

Everybody knows, everybody knows
That’s how it goes
Everybody knows

Oh everybody knows, everybody knows
That’s how it goes
Everybody knows

Everybody knows

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Mastro Giulio e visita il suo sito

Giù dal carro del perdente, di corsa…

pagliazzi

Una valanga umana in fuga. Tutti di corsa a scappare dal carro del perdente. In sole due settimane gli italiani hanno annusato l’aria e si sono scapicollati già dal ormai vetusto baraccone berlusconiano e hanno votato in massa per i suoi avversari. Anzi più erano lontani da LUI, tanto più gli erano e sono nemici e tanto più sono stati votati. Emblematico il caso di Napoli, lì si candidava un magistrato alleato dei comunisti, niente di più odioso per Silvio Berlusconi, un coacervo di tutto quello che Berlusconi non sopporta. Tanto da spingerlo a recarsi a Napoli per sostenere Lettieri a soli due giorni dal voto. L’effetto è stato devastante. Nelle due settimane che hanno separato il primo turno dal ballottaggio, Luigi De Magistris ha conquistato 120.000 voti, Lettieri ne ha persi 39.000. L’aria è cambiata eccome e gli italiani hanno capito che era meglio allontanarsi il più possibile dalle macerie. In pochi giorni, dal personaggio vincente e inaffondabile Berlusconi è diventato un vecchietto patetico, un clown in disarmo. Il problema è che Berlusconi non può perdere, il successo è il suo segreto, se si trasforma in perdente è morto e sepolto. E chi, pochi giorni fa, appoggiava la mano sulla spalla ad Obama era un uomo disperato e sconfitto. Da domani vedremo chi restera vicino all’agonizzante premier. Bossi sembra già lontanissimo e si è dimesso pure Bondi….

ON LI
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Il capo del Pdl offende pesantemente i suoi elettori

perandaredovedobbiamoandare

Nel solito programmino confezionato per evitare imprevisti, senza oppositori e con il padrone di casa al suo servizio, Silvio Berlusconi ieri ha offeso praticamente tutti i suoi elettori. Certo ha offeso anche gli elettori di sinistra sostenendo che per votare a sinistra “occorre lasciare a casa il cervello”, ma alle offese del leader politico meno coraggioso d’Europa – l’unico che evita confronti pubblici con gli avversari da anni – gli elettori di sinistra sono ormai vaccinati.
Molto peggio ha fatto nei confronti negli elettori del Pdl, dicendo che la scheda elettorale per le amministrative era troppo complicata e che molti suoi elettori: “facendo la x sulla Moratti pensavano di votare anche me che ero capolista”. Insomma chi vota Berlusconi non sarebbe nemmeno in grado di leggere una scheda piena di disegnini e con poche scritte, e avrebbe difficoltà anche a fare una ics al posto giusto. Probabilmente il presidente del Consiglio si fa fuorviare dalla vicinanza di Gasparri, Stracquadanio, Bondi e Cicchitto, ma deve provare a comprendere che non tutti i suoi elettori hanno il quoziente di intelligenza di quei “fantastici quattro” o la cultura, il garbo e la preparazione di Ignazio La Russa. Sarebbe quindi il caso che gli elettori di Berlusconi mostrassero molto più coraggio del proprio pavido leader e spiegassero che non sono così deficienti da non sapere nemmeno fare una ics sulla scheda elettorale. Perchè ne sono perfettamente capaci.
Vero?

(Puntualizzando: i due nella foto fanno gli scemi, non lo sono).

ON LI
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Arrosto alla francese

arrosto alla francese

Il cortone animato che presentiamo è stato offerto al pubblico la prima volta il 30 ottobre 2008 al Festival Voix d’Etoiles in Francia, e successivamente è uscito in Cechia (3 maggio 2009, AniFest Film Festival), in Canada (19 febbraio 2010 a Waterloo, Ontario) e negli USA (stessa data del Canada). E’ stato quindi candidato agli Oscar nel 2010. Scritto e diretto da Fabrice O. Joubert, con le musiche di Olivier Liboutry, è stato prodotto da Bibo Bergeron.
La trama è quanto mai semplice: un sussiegoso uomo d’affari entra in un caffè, ordina un caffè, si è dimenticato i soldi per pagare il caffè, ordina un altro caffè… Altri ingredienti: un barbone, una vecchietta, un cameriere, un poliziotto; mescolare, e vuallà un bell’arrosto parigino.
Il termine “roast”, in Usa, letteralmente “arrosto”, indica infatti un rituale tipico delle ex colonie britanniche: la persona “arrostita” viene messa pubblicamente alla berlina, e resa oggetto di lazzi, insulti comici, calata in situazioni imbarazzanti, protagonista di aneddoti bizzarri e di entusiastici tributi. Solitamente sono gli amici dell’arrostito a eseguire il rito; qui, invece, sono le circostanze. Da notare infine qualche assonanza con “french toast” (una versione dolce della mozzarella in carrozza), il che rimanda ai bistrò e a tutta un’atmosfera. Il finale è una perla.

ARROSTO ALLA FRANCESE

 

D’auro brunita / Golden Brown

(Traduzione curata da Mastro Giulio di Golden Brown, degli Stranglers – cliccare sul titolo per il testo originale)

Il fascino di una fanciulla dall’incarnato dorato può trasportarci lontano con la mente e l’immaginazione… ma si tratterà davvero di fanciulla? Chissà…

D’AURO BRUNITA.

D’auro brunita, qual sole s’appare,
m’atterra e con la mente mia s’en fugge;
fino a mane sanz’uopo di pugnare,
d’auro brunita e la rabbia non rugge.

Onne fiata[1] qual que’ che venne pria,
me vincola all’arbor del suo vasello:
le man m’afferra et a lido novello
bruna d’auro me mena in armonia.

D’auro brunita, somma tentatrice,
ne’ secul volta verso l’Occidente.
Di lunge vien, resalpa immantinente,
teco l’alma, d’auro bruna, è felice.

*******

[1] Ogni volta.

Lega Nord: un partito di provincia

padania

Umberto Bossi e compagnia si pro- cla mano il partito del Nord e a forza di raccontarlo qualcu- no ci ha creduto. Ma i numeri dicono tutt’altro. Il presunto”partito del Nord” ha preso meno del 10% a Milano (9,63%), il 6,85% a Torino e il 10,72% a Bologna, dove sosteneva il candidato sindaco Bernardini. A Genova, dove ieri non si votava, alle ultime politiche ha ottenuto il 5,3%.  Nelle città medio grandi del nord, quindi, la Lega fatica ad arrivare al 10%. Le resta il nord est, ma non Trieste dove ieri ha ottenuto il 6,67%, il Veneto, ma non Venezia, dove alle ultime elezioni comunali ha ottenuto l’11,15%. E i risultati di ieri non sono stati esaltanti nemmeno in terre a presunta “vocaziona padana”. A Varese il candidato Pdl e Lega dovrà andare al ballottaggio e il Pdl ha ottenuto più voti della Lega. A Gallarate, dove la Lega si è presentata da sola, il candidato leghista non è nemmeno arrivato al ballottaggio. I padani, quindi, non solo non sono il partito del Nord, ma anche come “partito di provincia” sono in netta decadenza. Come mai? Incapacità o cattive frequentazioni?

ON LI
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Referendum, Sardegna: il nucleare non circola

nuclearefottiti

I Circoli dell’ambiente e della cultura rurale, per chi non ne avesse mai sentito parlare, fondati in Sardegna, sono -come il nome non farebbe supporre- a favore del nucleare e della gestione privata dell’acqua.
Citiamo dal punto 1 del loro statuto: “È costituita l’associazione “I Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale – ONLUS”, movimento popolare culturale ed ambientalista ispirato ai principi liberali dello sviluppo sostenibile, della tutela dei diritti delle generazioni future e della cultura rurale”; e dall’attacco del Manifesto dei Circoli dell’ambiente: “Sviluppo e Tutela dell’Ambiente possono, devono coesistere. Eppure in Italia il percorso storico dell’Ambientalismo è caratterizzato dal negazionismo aprioristico, dalla manipolazione della paura, dal catastrofismo apocalittico, dalla lotta contro ogni forma di progresso, lo stesso progresso di cui godiamo ogni giorno, che ha allungato l’aspettativa di vita, che ci permette di viaggiare in auto od in aereo, che ci consente di comunicare con chiunque e da qualunque località del Mondo, che ci fa ac” argh ecc.
In Sardegna, i cittadini sono stati chiamati a rispondere a un referendum consultivo, affiancato alle elezioni amministrative. Il quesito era semplice: “Sei contrario all’installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti?”. Risultato? Con quasi tutte le forze politiche sarde, governo di centro-destra che amministra la regione compreso, contrarie alla costruzione di centrali nucleari sull’isola, il quorum necessario alla validità del referendum consultivo (un terzo degli elettori, secondo la legge regionale) era stato raggiunto già domenica sera.
E’ utile leggere in proposito quanto ha avuto da dire il presidente dei Circoli dell’ambiente, Alfonso Fimiani: “Il  risultato dell’affluenza alle urne al referendum consultivo sul nucleare che si è tenuto in Sardegna dimostra che il 12 e 13 giugno mai e poi mai verrebbe raggiunto il quorum e prevarrebbe l’astensione consapevole: meno del 40% dei votanti si è espresso sul nucleare e ciò nonostante la concomitanza con le amministrative. Certo, il quorum del 33% è stato raggiunto, ma quel referendum e quel quorum di fatto non hanno alcuna valenza: meno della metà dei sardi si è espressa oggi e meno di un terzo si esprimerebbe a giugno”. E rincara: “La maggioranza prenda atto di tutto ciò e ritiri quegli emendamenti che rallentano il ritorno dell’atomo in Italia, affinché gli Italiani si possano esprimere dando, con il loro non-voto, il colpo di grazia all’ambientalismo estremista e fondamentalista che oramai non rappresenta più nessuno”.
Notizia Ansa delle tre del pomeriggio di oggi:”Per il referendum consultivo regionale sul nucleare in Sardegna, che ha raggiunto gia’ ieri sera il quorum di un terzo degli elettori per la sua validita’, ha votato, alle ore 11 di oggi, il 49,61% degli aventi diritto”. E’ la realtà, bellezza, nonostante il negazionismo aposterioristico di Fimiani (è contrario a quello aprioristico, come da statuto).
Due considerazioni: perché chiamare Circoli dell’ambiente dei Circoli contrari all’ambiente? (a ciò che è comunemente inteso come ambiente, cioè)? Sarebbe come chiamare Partito delle libertà un partito contrario alla libertà (a ciò che è comunemente inteso come libertà, cioè). Ambiente come cribbio pare a loro e libertà di fare il cribbio che gli pare.  Ah, ecco.
Seconda considerazione: contro il nucleare in Sardegna si è espresso anche Cappellacci, cioè il Pdl ufficiale, quello al governo in Sardegna. In altre parole, c’è un governo di centro-destra centrale che vorrebbe le centrali, ma i cittadini, quelli governati regionalmente dagli stessi partiti di governo e quelli espressione dei partiti di governo, elettori ed eletti, nell’unica regione che per ora si è espressa in materia non le vogliono, e probabilmente andrebbe così anche nelle altre (basta rileggersi la cronaca di quei giorni per vederlo; e notare ad esempio la sparizione, all’epoca, dei siti previsti per le centrali dai programmi di governo: anche la maggioranza sa come stanno le cose).
Governo: nucleare sì (ma dopo, vista Fukushima ecc. ecc.); regioni: sì, ma non a casa nostra. Sarà meglio riattivare i programmi per un altro romano impero? Così potremo (potranno) dire sì al nucleare a casa nostra, lontano da casa nostra.
Dai dai dai dai, ché romperemo i reni a… (mettere nome di Stato da invadere), a furia di prenderlo nel baugigi.

Tuto lo die et tuto de la nocte / All day and all of the night

tutolodie

(Traduzione curata da Andrea “Valerio” Del Cantone di All day and all of the night, dei Kinks – cliccare sul titolo per il testo originale).

Di nuovo il tempo, contenitore dei nostri momenti di gioia e al contempo duro tiranno che ce li lesina, come ben sanno gli innamorati, gli amanti (anche il vostro, immagino).

Non me felicito di teco stare
il die, i’ vorria teco durare
tuto lo tempo. Ver, d’ogne momento
lo sol sanza fallanza è teco, ‘l sento.

Zita, vorria tuto ‘l tempo – cossuto
et crudo, incignando e anco diruto [1] –
teco ristarme, è diro Crono muto [2],
tuto lo die et de la nocte tuto.

I’ credo: tu meco e i’ teco d’aimai
innanzi [3] adduramo, sanza dilai [4].
tododie et de la nocte tuto, zita,
de lassarme lunge caccia la cuita [5].

[1] Il tempo “cotto e crudo”, il tempo “da incominciare e già distrutto”: il tempo passato e il tempo futuro.  [2] La “dira”, crudele, divinità dello scorrere del tempo tace: il cantore torna sull’eternità degli attimi da trascorrere con l’amata. [3] “D’aimai innanzi”: d’ora in avanti, per sempre. [4] “Dilai”: dilazione di tempo. [5] “Cuita”: preoccupazione, cura.

La Santanché preventiva

 

Ai tempi della guerra mondiale, pare circolasse il seguente indovinello: “Che differenza c’è tra Mussolini e un sacco di merda?” Risposta: “Il sacco”. Oggi l’indovinello pare essere stato rispolverato dalla rete, ove ha iniziato a circolare un’immagine di Daniela Garnero non coniugata Santanché (1), ripresa durante una esternazione televisiva, affiancata da quella di una bambola gonfiabile nuova nuova, ancora avvolta nella confezione. Con una pesante allusione all’ora et labora della politica, la domanda che circola riguarda la differenza tra Daniela Boccadirosa (così uno dei soprannomi; per Nonciclopedia invece è un viado, con qualche cognizione di causa, 2) e la bambola gonfiabile della foto, e la risposta è un prevedibile “La confezione”. Vero? Sbagliato.
Pochi giorni fa, ad Annozero, ha dato del “pendolo” a Casini, accusandolo di cambiare casacca. Daniela Garnero non coniugata Santanché, che quando era candidata a primo ministro per La Destra aveva detto (marzo 2008): “Vorrei fare un appello a tutte le donne italiane. Non date il voto a Silvio Berlusconi, perché Silvio Berlusconi ci vede solo orizzontali, non ci vede mai verticali”; “Il voto a Silvio Berlusconi è il voto più inutile che le donne possano dare”; “Silvio ormai è caduto nel teatrino della politica. E per questo sono molto delusa e inoltre il suo programma è inattuabile” (interviste al Corriere, qui e qui); Berlusconi è un “pericolo per la democrazia” (L’Espresso). Daniela Garnero non coniugata Santanché, che dopo aver perso le elezioni ritroviamo, come per un colpo di magico bacchettone, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega all’attuazione del programma di Governo: lei dà del pendolo a Casini.
Nella stessa puntata, il 12 maggio, Daniela Garnero non coniugata Santanché ha fatto di peggio: per rincarare la dose contro Pisapia (dopo la mossa sleale e bugiarda della mamma di Batman), ha iniziato a sbraitare contro una bandiera presente al concerto per “liberare Milano”: “E’ la bandiera di Hamas, coloro che vogliono distruggere lo stato d’Israele”, cosa da cui Daniela G. trae le debite conseguenze (Pisapia sostenuto dai terroristi). Santoro le fa notare che non è la bandiera di Hamas, e dopo la pubblicità dirà di chi è. Stacco. Si riprende. Quasi timidamente, Santoro dice che “secondo noi” è la bandiera della Freedom Flotilla (l’ha disegnata Vauro, lo saprà?), una ong che porta aiuti in Palestina, e Daniela G. ammette. A questo punto si placa, dopo aver imbastito tutto un discorso su un errore? None. La critica è preventiva rispetto ai fatti, non tiene conto della realtà: cambiano le cose, ma lei prosegue col copione preparato prima. I fatti devono rientrare dentro la sua teoria a forza e a prescindere, per lei. Guardate il video.
Allora la risposta giusta all’indovinello è un’altra. Che differenza c’è tra la bambola gonfiabile della foto di sinistra e la protagonista dello scatto a destra? Quella di sinistra ha l’intelligenza di tacere: come un orologio rotto rispetto a uno che va sempre avanti, due volte al giorno ci azzecca.

VIDEO: DANIELA G. AD ANNOZERO SBANDIERA IL SUO ERRORE

NOTE

1) Il suo matrimonio con Paolo Santanché è stato persino annullato alla Sacra Rota, ma lei col vecchio cognome si destreggia benissimo e continua a usarlo.
2) “Nella mia carriera sono stata corteggiata da più donne e ne sono lusingata. Il motivo? La verità è che piaccio alle donne perché sono un uomo” (da un’intervista al Corriere della sera)

Su la plaga / On the beach

Musician Neil Young at the Beach

(Traduzione curata da Mastro Giulio di On the beach di Neil Young – cliccare sul titolo per il testo originale)

In affinità tematica col carme proposto sette giorni fa, ecco una lirica del buon Nello LoIovine, anch’essa incentrata su un senso di desolazione vissuto in riva al mare.
L’ascolto con la musica è raccomandato, al fine di una più completa immersione nella sua peculiare atmosfera, cui contribuisce anche l’effige esterna della raccolta che includeva il brano.

SU LA PLAGA.

Volgesi l’orbe, non volgami il dorso:
la sola spem che i precordi m’ha accesi.
cade onne immago d’ove ier l’appesi.
Volgesi l’orbe, non volgaci il dorso.

Folla ademanno[1], ma non quotidiana;
forze non aggio; non fuggon mie cure,
avvegna[2] poco sien di conto et dure;
folla ademanno, giammai quotidiana.

M’en givo a orar[3] nell’aere e sol rimasi,
solingo in su la plaga i miei dì spendo;
ma ognor lunge è il gabbian e no ‘l riprendo.
M’en givo a orar nell’aere e sol rimasi.

Abbandonerò l’urbe, omai, ho tema:
sul carro vo a la selva co’ sodali.
Calle d’inconta[4] fin seguon mie ali,
ché l’urbe d’abitar disìo mio scema,
ché l’orbe volgesi, e non volga a mali.

[1] Richiedo  [2] Benché, anche se. [3] Sono andato a parlare. [4] Ignota.