Onne amoroso / All the lovers

onneamorosine

(Trad. a cura di Mastro Giulio di All the lovers di Kylie Minogue)

Un altro canto d’amore sgorgato da cuor di fanciulla…

ONNE AMOROSO

La danza, mover l’arti in armonia…
altro non cheggio e cheggio se volete,
fanciullo di cui godo compagnia,
iungervi a me e io a vostra frenesia:
un gran foco m’accende di voi sete.

Quando v’approssimate, m’è dolore
e gioia assiem, come d’uopo è necesse;
perch’amor retto reca insiem nel core
doglia e delizia, di cui chiedi ancore
pur se nel foco ad ardere ti presse.

Onne amoroso ch’io ebbe dianzi
non puossi comparar a voi giammai;
me non fuggir, ma il ben onde n’avanzi
cheggio ch’a me, pur parvo, donerai.
Onne amoroso, amor mio, sopravanzi.

T’attende sentimento in copia magna;
nell’ascosi recessi del tuo core
me sai esser reale, e tale ardore
nei cieli delle gioie ti accompagna.

Respira, amor, mentr’accanto mi giaci:
altro non t’è necesse e pur t’è affanno;
ma fallo, e menerotti ove le braci
d’amor più forte luce e intensa dànno.

Danzare, mover l’arti in armonia:
altro non cheggio e cheggio se volete
goder, fanciullo, la mia compagnia
pur se nel movere meco arderete.

Calle del tuono / Thunder road

calletuono

(Trad. a cura di Mastro Giulio di Thunder road, di Bruce Springsteen – cliccare sul titolo per il testo originale)

Un lungo canto di speranza, di invito al viaggio come riscatto; accompagnati, naturalmente, da Maria…

CALLE DEL TUONO

Vitreo l’uscio squassato dal vento
che la veste a Maria move ad onde;
ella in danza è visione e portento,
nel suo portico l’aria diffonde

le solinghe di Roggio Mondino1
note, all’uom derelitto rivolte.
Bene mio, sono qui: bramo sol te,
più non voglio mirar me tapino.

Perch’i’ son qui tu ‘l sai: non fuggire
nel tuo ostel perché tieni, spaurita,
da noi la verde etade fuggita:
esta è notte d’incanto, fa’ aprire

lo cor tuo a gioiosa speranza!
Di beltade non sarai perfetta
ma lo cor mio diletta t’ha eletta:
né sembiante né età sien lagnanza.

Tuo doglior puoi, tra le coltri ascosa,
meditar, o emendar vecchi amori;
puoi iettar ne la pluvia una rosa
o una state a invocar redentori.

Non son prode io, è cosa acclarata:
redenzion offro sol di garretto
e garrese. Ma la propizia fiata
ardiam: poca ozzion2 abbiam, eccetto

sanza alcuno riparo la chioma
dare a Zefir gioiosi, ed intanto
s’apre notte d’intorno di schianto,
esta via, pur piccin, va mai doma.

Occasion postrema a noi rimane
d’aver selle per l’ale, et allor
or in groppa tu sale, mio amor:
paraiso d’ivi è lunge un amen3.

La mia mano ora afferra! In cammino
per la terra promessa lo calle
correremo del tuono, al mattino
e alla sera del tuono lo calle.

Or dimoro4, assassin sotto al sole,
so che è tardi ma ancora si pòle:
cavalchiam saldi, zoccoli in spalle,
galoppiam sullo del tuono calle.

Già docei a mio liuto favella,
destrier pronto è al solingo cammino:
sei l’ tu? Sali dietro a me e ‘l gradino
lasci? È viaggio che esige gabella.

Ciò che tacquesi ancora t’offende
ma ‘l suggello de’ patti e de’ giuri
romperem questa notte: noi attende
libertade, e sarem novi e puri.

Spettri albergan nelli ocul di que’
ch’un dì lunge dal cor respingesti;
han sentier costier di cani infesti,
destrier morti che il foco ossa fe’.

Ne le tenebre invocan te in grida
e tua toga di laurea in lacerti
ora giace ai lor pie’, e nell’umìda
derelitta ora preaurora avverti

lor inquieto nitrir, che poi fugge,
se t’affacci, nel vento… Maria:
ora è ‘l tempo, fuggiam l’apatia
ch’è qui: or dentro vittoria mi rugge!

 

1 Antico cantore, noto nel Nuovo Mondo col nome di Roy Orbison.
2 Forma, invero sospetta, per “scelta”.
3 Rima non proprio esente da critiche.
4 Usato nel senso di “attendo”.

Come si scrive una “rima petrosa”: dritte per aspiranti

Siccome mi piacerebbe che i collaboratori di questa rubrica aumentassero, elenco qui alcuni semplici passi e consigli come aiuto a chi si cimenta per la prima volta nell’attività di riversare queste liriche moderne in idioma antico.

1 Innanzitutto scegliete un testo: meglio se è un testo che amate particolarmente e che quindi conoscete bene; altrimenti, come prima prova potete scegliere un testo breve, che si maneggia meglio.
2 Non deve essere necessariamente strafamoso, basta anche un semplice status di “culto”. O che sia bello…
3 Le traduzioni vengono meglio se il testo è ricco di immagini, di similitudini, ecc…; però anche quelli intimisti vanno bene: per questi basta rileggersi un po’ Petrarca…
4 A questo punto cercate una versione attendibile del testo: in rete spesso tirano via, non vi fidate del primo sito che trovate. Meglio i siti dei fan, ma meglio ancora sarebbe quello stampato sul disco originale (se c’è). Attenzione: anche certe vecchie raccolte di testi pubblicate in Italia negli anni ‘70 e ‘80 tiravano via o trascrivevano ad orecchio: meglio cercare fonti più ufficiali possibile.
5 Idem per le traduzioni, anzi peggio: qui il rischio di sfondoni si centuplica. Fatevele da soli (per questo dicevo che il testo è meglio conoscerlo bene), aiutandovi con i dizionari on-line, che spesso riportano anche le espressioni colloquiali o dialettali. Prima di tradurre dovete aver chiarito e capito OGNI passaggio.
6 Chi decide di fare una di queste traduzioni si presume che abbia una qualche familiarità con la letteratura italiana; ma siccome in generale l’italiano antico non lo parliamo tutti i giorni, per rientrare nell’atmosfera linguistica giusta è bene riprendere l’antologia di letteratura e mettersi a rileggere un po’ qua e là: fa parecchio, e tutte quelle bellezze dell’italiano antico risorgeranno dai tempi in cui arrancavamo su Dante a scuola.
7 Finché sarò curatore io della rubrica le rime le richiedo e la regolarità metrica anche, però capiamoci: le strofe NON devono riprodurre quelle originali, NON è richiesto che il nuovo testo sia cantabile sulla musica della canzone. Il gioco consiste nel produrre un testo che sembri una poesia antica, leggibile autonomamente.
Perciò reinventatevi le strofe come vi torna (le quartine sono sempre comode, ma si possono usare sestine, ottave o quello che volete); però una volta scelto un metro sarebbe bene mantenerlo in tutto il componimento, anche se per esempio la “canzone”, nel senso di forma poetica antica usata da Dante fino a Leopardi, da questo punto di vista è abbastanza duttile.
In sintesi: se le scelte sono coerenti e ritmicamente funzionano, variare è lecito.
8 E i ritornelli non li lasciate lì in mezzo da soli: nelle canzoni ci stanno bene, nelle poesie no. Potete tradurli con due versi che rimano, oppure usarli come conclusione di ogni strofa.
E quando il testo si ripete non c’è bisogno di tradurre tutte le ripetizioni: se vi serve per concludere meglio la poesia ok, se volete sfruttare la ripetizione per tradurre in modo diverso e per giocare sulle variazioni ok; sennò lasciate perdere: i testi in musica hanno certe esigenze, quelli scritti altre.
9 Evitate di tradurre tutte le volte “so + aggettivo” con “così + aggettivo”: a volte è corretto, altre l’italiano richiede un superlativo.
10 A questo punto, finito di comporre, leggetela ad alta voce, magari dopo averla stampata: bocca e carta aiutano tantissimo a individuare eventuali errori.
11 Una volta corretti anche questi,
a) bravi!
b) inviatemela
c) grazie!

 Proponi la tua rima petrosa a Mastro Giulio e visita il suo sito

Per recarti il mio amor / To bring you my love

recartamore

(Traduzione a cura di Mastro Giulio di To bring you my love, di PJ Harvey – cliccare sul titolo per il testo originale)

Altra lirica che corre sul confine tra amor terreno ed amor sacro o, nella fattispecie, amor dannato. Trattasi della prima rima petrosa cantabile sulla musica originale. Prometto che non ve ne saranno altre, o in caso pochissime.

PER RECARTI IL MIO AMOR

Nacqui in arida plaga,
lunge a terra strisciai;
Cristo a me s’appropinqua,
sia tempo temo ormai.

Vagai in terre combuste
e le fradice ancor:
lo ninferno e li abissi
per recarti il mio amor.

Intrapresi erte vette,
in su ‘l pelago errai:
for dal cielo reietta,
ginocchion tra alti lai.

Con Lucifer mi giacqui,
sacrilessi il Signor
e l’intier paraiso
per recarti il mio amor

I’ so ch’ei fia quivi,
tu ‘l sa, giunge quivi.

Nominai il ciel suso
molto invano e il Signor,
con Lucifer mi giacqui
per recarti il mio amor.

 

Lo dì d’anno novo / New year’s day

annonovo

(Traduzione a cura di Mastro Giulio di New year’s day degli U2 – cliccare sul titolo per il testo originale)

Col cambiare dell’anno arriva il momento dei bilanci, dei propositi e delle speranze: gli auspici di felici mutamenti, personali e di tutti, si scontrano spesso con l’amara constatazione che essi spesso arrivano con fatica. Ma la speme mai non cessa.

LO DÌ D’ANNO NOVO

Nel vespero ch’al novo anno s’appresta
tutto si tace ed attende la festa;
popul sgattaiola in candida vesta
et onne cosa la medesma resta,
nel dì ch’a principar l’anno s’appresta.

Sarotti accanto ancor novella fiata,
accanto ancor a te sarò, mia amata.

In suso ciel di sanguine rubente,
in giuso insiem cupa e candida gente:
conserti* l’arti, son pochi gli eletti,
novelle dicon ch’in speme siam retti

d’attraversar salvi esta mala hora
e d’esser cosa sola ancor, sebbene
scempi noi siam: novellamente allora
principierò, ch’il tempo forse viene.

Sarotti accanto ancor novella fiata,
accanto ancor a te sarò, mia amata.

V’è alcun che narra d’auro etade nostra,
l’auro che mena sol guerra funesta;
teco sarò, se ‘l sol s’asconde o mostra
o ciò vorrei: nell’anno che s’appresta
nulla cosa cangia, tutto ugual resta
nel dì ch’a principar l’anno s’appresta.

* Un’altra lezione recitava “v’è rosta d’arti”, dove rosta=intreccio.