Sanno ‘l Natal? / Do they know it’s Christmas?

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(Trad. a cura di Mastro Giulio di Do They Know It’s Christmas?, della Band Aid – cliccare sul titolo per il testo originale).

Un’altra lirica d’argomento natalizio, in questo caso scritta per ricordare – tra bagordi, spese da legge finanziaria del Burundi e cene da arresto cardiocircolatorio – anche coloro i quali hanno meno di noi e vivono peggio, per un Natale davvero di cuore – magari senza quel volgar moto d’animo, stigmatizzato anche nel testo, che ci porta a dire “meglio a te che a me”, e che porta con sé l’osceno gesto apotropaico che comporta l’allungamento della mano… ma chiudiamo qui per decenza.

Buon Natale!

SANNO ‘L NATAL?

Ecco, s’approssima il lieto Natale:
fuggan paura e tremori dal core!
Ecco che giunge l’amato Natale:
scacci le tenebre il divin fulgore!

Sorga un sorriso dall’opimi borghi
di grata gioia pe’ divini doni;
ch’abbraccio universal dal cor ci sgorghi
nell’ore in cui siam tutti assai più buoni.

Ma giammai sfugga di mente la prece
per que’ che menan altra grama vita:
perché nell’ore liete è d’uopo e dece,
pur arduo, pensa’ a’ luoghi ove abìta

paura e dove tristo orrore regna,
ove la sola acqua ch’è lor dono
è l’atra larma che la guancia segna.
E quello che per noi è il lieto suono

della squilla ch’annunzia il Redentore
per loro è il rintoccar di cupo fato;
che loro no, e noi ‘l s’abbia scampato
il “grazie” è oscen pensiero tentatore.

Né fiocchi candidi avranno quest’anno
e vita fia sol dono, lì ove mai
veruna cosa scorre e infurian rai
di Febo ch’ivi oscura e mena danno

tal che del Natal santo nulla sanno.
Ma verso il sol il calice si levi
a gloria dei fratelli uman coevi:
l’orbe nutriam e allor Natal sapranno!

Or’è ‘l Natale / Last Christmas

orelnatale

Il titolo riprende l’espressione altotirrenica “or’è l’anno” per dire “l’anno scorso”.  In questa lirica si narra di come l’avvicinarsi della ricorrenza dell’avvento del Redentore, che dovrebbe costituire occasione di letizia nei cuori, può invece recare qualche turbamento dell’animo. La fine dell’anno è infatti anche tempo di bilanci e ricordi che possono scuoterci nel profondo. E il carme che segue si muove tumultuoso tra gli schemi formali e l’impeto di un sentimento che si fatica a contenere nelle griglie di una forma poetica.

Parole

OR’È ‘L NATALE

 

Or’è ‘l Natale[1] lo cor ti donai
ma il dì di poscia lungi l’artrovai[2]
l’anno d’aora, per torre le larme[3],
ad altri cor più gentili vo’ darme.

 

Semel afflicto, a doblo spaurato[4],
lunge m’accampo, eppur m’ate incantato
lo guardo, ancor[5]: dite, me canoscete?
Deh, un anno è corso: nun me disprovvete[6].

 

Approntai ‘l cor qual dono, a voi drizzato[7]
sul cartiglio: “Amoti”, sincer vergato:
cognosco aora quant’io fui fanfullo[8],
ma a vostro bacio i’ tornerei grullo.

 

Ciambra calcata[9], amici spenti i rai[10],
i’ scansa voi e vostr’alma diacciata.
Ahi lasso, te credia attenente[11], sai?
Io… forse fu’ sol la spalla larmata[12].

 

D’un drudo[13] l’aspetto col foco in core,
ommo ascoso ch’ate diruto[14] ognore;
Or strigno ver amor e ne son stretto
“giappiù frode” t’armo[15] ben saldo ‘n petto.

 

Drudo d’aspetto, nel core focoso,
ommo da voi diruto benché ascoso;
fursi[16] che l’anno che poscia verrìa[17]
a còri più gentili ‘l mio darìa.

 

Or’è ‘l Natale lo cor ti donai,
ma il dì di poscia lungi l’artrovai;
L’anno che viene, per torre le larme,
ad altri cor più gentili vo’ darme.

_____

[1] Come nell’espressione del toscano costiero “Or è l’anno” per dire “l’anno scorso”, qui “or’è ‘l natale sta per “il natale scorso”. [2] “Lo ritrovai lontano”. [3] Tòrre = qui sta per “mandare via, allontanare”. Larme=lacrime. [4] “Una volta colpito, due volte spaventato (o prudente)”. [5] “Avete di nuovo catturato il mio sguardo”. [6] Sorprendete. [7] Rivolto, destinato. [8] Fanciullo nel senso di “ingenuo”. [9] Camera affollata. [10] Accusativo di relazione (come “Sparsa le trecce morbide): “dagli occhi stanchi”. [11] Affidabile. [12] Lacrimata: la spalla per piangere (e nient’altro). [13] Amante. [14] Ascoso=nascosto; diruto=distrutto. [15] “Rivolgo verso di te”, si intende la determinazione a non accettare più inganni. [16] Forse. [17] Amante.

Musica

Parole foreste

Wham! – Last Christmas

Last Christmas, I gave you my heart
But the very next day you gave it away
This year, to save me from tears
I’ll give it to someone special

Once bitten and twice shy
I keep my distance
But you still catch my eye
Tell me baby, do you recognize me?
Well, it’s been a year, it doesn’t surprise me

I wrapped it up and sent it
With a note saying “I love you”, I meant it
Now I know what a fool I’ve been
But if you kissed me now I know you’d fool me again

A crowded room, friends with tired eyes
I’m hiding from you, and your soul of ice
My god I thought you were someone to rely on,
Me? I guess I was a shoulder to cry on

A face on a lover with a fire in his heart
A man under cover but you tore me apart
Now I’ve found a real love you’ll never fool me again

A face on a lover with a fire in his heart
A man under cover but you tore him apart
Maybe next year I’ll give it to someone
I’ll give it to someone special.

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Mutasse in nove ‘l sei / If 6 was 9

(Trad.di If 6 was 9 di Jimi Hendrix a cura di Mastro Giulio – cliccare sul titolo per il testo originale)

Ancora il fine dicitore Iacopin D’Endrigo, in orgogliosa rivendicazione di libertà, sia essa individuale che quella della “stirpe” del “popul fricco”, curiosa e variopinta congerie che, ai tempi del D’Endrigo, dette vita ad un composito movimento utopista per l’armonia dell’orbe.

MUTASSE IN NOVE ‘L SEI

Qualora Febo celasse i suo’ rai
inver sarebbero scarsi i mie’ lai;
se il monte giù nel pelago svanisce
faccia pur, non a me vita impedisce;
solo a mio seculo presterò bada
né d’imitar voi mi cal né m’aggrada.

Se ‘l sei mutasse in nove, o terra in cielo,
alma degombra avrei di foco e gelo;
se suo crin recidesse il popul fricco,
tacciovi la novella ove mi ficco.
Di mia sola vita solo mi cale
ch’a vostra giammai vorrìa fosse uguale.

Di mente retri, e tristi di lavoro,
m’additan con fantocce dite loro
e di mia stirpe auspicano ruina,
ma il fricco vessil la mia man sguaina.
Purché non su me, pur crollino i monti;
mercator, vesti* in scorno a mie confronti.

Sallo alcun mai quello di cui favello?
Una vita posseggo ed è sol mia:
vivrolla a guisa mia, ché nell’avello
andrò io il giorno che dovrò andar via.

*Sostantivo. La frase è da interpretarsi “Uomo che vive sol di traffici di vil pecunia, (tu) confronti le tue vesti alle mie (e ne hai) scorno, in quanto invidi le mie (vesti) e la libertà di cui son effigie”.

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I nuovi “compagni” di Fini

Chi riporta lo scontro tra Fini e Berlusconi a dissapori personali, probabilmente lo fa in maniera pretestuosa, oppure ha la memoria corta. Perchè Fini ha idee chiare su Berlusconi da tempo, non lo ha mai amato eccessivamente ma non poteva farne a meno. I risultati elettorali parlavano e parlano chiaro e anche oggi “Futuro e Libertà”, che nasce fuori e contro il Pdl, garantisce il suo appoggio al governo del Cavaliere.

An, il problema

Perchè da alcuni anni il problema di Fini non è Silvio Berlusconi, ma il partito che pure aveva fondato: Alleanza Nazionale. Scriveva Piero Ignazi nel lontano 2003: «Si è avuta l’impressione che Fini perseguisse un “suo” percorso personale di elaborazione ideologica senza coinvolgere sistematicamente il partito. (…) Mentre Fini perseguiva – e con successo – l’obiettivo dell’accreditamento internazionale quale esponente di una forza politica non più fascista bensì moderata-conservatrice, il suo partito non si smuoveva dal passato». Come si vedrà solo alcuni anni dopo,  non era solo un problema di militanti, ma anche di quadri dirigenti. Bocchino, Granata e Briguglio, infatti, non sono Gasparri, La Russa e Storace, la differenza tra i primi e i secondi è enorme, sia dal punto di vista culturale che di intelligenza, non solo politica.

Al caso suo

Ma andiamo con ordine, perchè Gianfranco Fini decide che Alleanza Nazionale non fa più al caso suo tre anni fa, nel 2007. L’anno in cui,  l’attuale Presidente della Camera fa nascere la fondazione “Fare Futuro”, dove non vi è traccia di Gasparri, La Russa e “colonnelli” vari. La nascita della fondazione segue mesi di battaglie politiche in cui Fini si è trovato pressochè isolato in Alleanza Nazionale: sul voto agli immigrati, sul caso Eluana, sul referendum sulla procreazione assistita. Fini decide, quindi, di cambiare compagni di viaggio. Il tutto si intreccia anche con le vicende personali: la separazione dalla prima moglie è del giugno 2007, e la nascita del figlio da Elisabetta Tulliani del 2 dicembre 2007. (i calcoli fateli voi).
A nove mesi dalla nascita di “Fare Futuro” (le date sono importanti), il 18 novembre del 2007 alle ore 18, viene concepito il Pdl. Silvio Berlusconi ne annuncia la futura nascita su un predellino di un’auto in Piazza San Babila. Lo stesso giorno su “Repubblica” erano uscite le seguenti dichiarazioni di Fini «Adesso basta è arrivato il momento in cui o questo centrodestra è in grado di trovare una soluzione unitaria, di ridarsi una missione, di rioffrire al Paese un progetto, oppure si prende atto che la coalizione non c’è più, e ognuno va per la sua strada». Non solo, cinque ore prima del “predellino”, in occasione di un convegno organizzato da Alleanza Nazionale, Italo Bocchino (anche i nomi sono importanti) aveva tuonato: «C’è Berlusconi dietro la scissione di Storace da Alleanza Nazionale e c’è Berlusconi dietro il passaggio di Daniela Santanchè alla Destra di Storace». Ovazione in sala e fischi all’ospite di Forza Italia Fabrizio Cicchitto. Non si può dire, quindi, che il futuro del Pdl nasca tra i migliori auspici.
Ancora a dicembre 2007, Gianfranco Fini commenta: «comportarsi come sta facendo Berlusconi non ha niente a che fare con il teatrino della politica: significa essere alle comiche finali». In quel momento Gianfranco Fini non ha nessun interesse ad accelerare la fusione con il Pdl, ma tutto cambia in poche settimane. Il governo Prodi entra in crisi e il 6 febbraio del 2008 Napolitano scioglie le Camere. Due giorni dopo Fini accetta l’accordo elettorale con Berlusconi, Forza Italia e An correranno sotto l’unico simbolo del Pdl, e il patto viene sottoscritto dal notaio meno di tre settimane dopo. Sembrerebbe l’ennesima resa di Fini nei confronti di Berlusconi, ma i mesi successivi mostreranno che l’accordo nasce con prospettive diverse.

Famiglie

Fini si rende conto che la nascita del Pdl può permettergli di liberarsi di An che è ormai diventato un peso nel suo percorso politico. Se il Pdl diventa un partito della destra europea, lui può ritirarsi ad educare figlie e scrivere libri, in caso contrario può ripartire una nuova formazione politica senza la “zavorra” di Alleanza Nazionale. Insomma, il dado è tratto. Fini ormai ha altre aspirazioni, un progetto politico “alto” che male si concilia con chi vive di comparsate televisive e “processidellunedì”. La sua famiglia “privata” è cambiata, è ora di cambiare anche quella politica. La nascita del Pdl gli porge la possibilità di sciogliere An in maniera indolore e in procinto di una facile e presumibile vittoria elettorale. Il Pdl, infatti, vince le elezioni ad aprile 2008, ma Fini verifica in pochi mesi che il progetto unitario per un centro destra moderno non interessa al Pdl e si mette in rotta di collisione con Berlusconi. Prende il via il percorso che porta alla nascita di  “Futuro e Libertà”, formata da persone che condividono il progetto politico del presidente della Camera.

Finis

La solitudine di Gianfranco Fini è terminata, può contare su nuovi “compagni”.

Ziguan Di-stelle-polve / Ziggy Stardust

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(Trad. a cura di Mastro Giulio di Ziggy Stardust, di David Bowie – cliccare sul titolo per il testo originale)

In questo carme si narra dell’ascesa e della caduta di un personaggio leggendario, tale Ziguano il cui nome deriverebbe da quello del suo amico Iggy-Iguana. Chissà se è esistito davvero o se trattasi solo di fantasia nata nelle corti dei nobili (conti, duchi…) che si dilettavano di musica e poesia?

ZIGUAN DI STELLE POLVE.

Ziguan Di-stelle-polve
s’en pizzica suo liuto,
libero il canto evolve
col gruppo suo, caduto
di Marte: son gli Arànei,
con Gillo e il Mattaccino.
Strimpella col mancino
e ratta è la sua man: ei
poich’era uom che spicca
noi fummo la sua cricca.

Occhi e cavei rotava
al suo soave canto,
qual felino di Giava;
magico, umido incanto
par quasi il suo sorriso:
di lengua soave tocco
che strega e lascia affiso
mentr’ei suona il suo rocco*.
Pien di stupefacente,
carnagion palescente.

Gli Aranei latitavan,
però, il dì che la mosca
macchinò azione fosca;
e soli noi menavan
le faci dell’inganno
della cervogia a lite,
che a nostra cricca danno
fe’, e quasi alle sue dite, e
l’adorante compago
portò a donne da pago**.

Tempo prende Ziguano,
e insinua a noi malìa
nigra, d’oltreoceàno;
benché marmaglia sia
chi il segue, e pure meno,
elli è di pan più fino:
par quasi al Nazzareno,
callipigio divino.
Via troppo s’è conduto,
ma qual divino liuto!

Ma ahi lasso, di Narciso
un dì nel gorgo immerse
il senno, ed ivi perse
onne vertù; fu anciso
da quei di cui messia
fu pria; ed allor necesse,
lui preda a malattia,
fu cricca più non esser.

Ma ancor, benché caduto,
Ziguan pizzica il liuto.

* Antico genere musicale, “petroso” per eccellenza.
** Espressione popolare che indica il cattivo esito di qualcosa.