Manciata d’istanti / Seventeen seconds

(Trad. di Seventeen seconds dei Cure a cura di Mastro Giulio – cliccare sul titolo per il testo originale)

Un frammento dalla malinconia tre passi oltre quella petrarchesca. Nella traduzione, ragioni di metrica hanno suggerito il generico “manciata” in sostituzione del più preciso 17 dell’originale.

MANCIATA D’ISTANTI

Il tempo reo s’en fugge
e il lume ognor si strugge:
non movesi più niente.

Non più nel cor mi smago,
perde i tratti l’immago:
è onne cosa silente.

Piega il sogno sue ale,
desìo giammai reale
e una canto di fanciulla ora si sente.

Manciata di secondi
misura umani mondi.

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La Russa? Comico come d’Annunzio

La Russa come D’Annunzio. Lo ha sostenuto lo stesso ministro della difesa dopo aver volantinato dall’elicottero sul villaggio di Bala Murghab, nel nordovest dell’Afghanistan. Evidentemente il ministro non conosce bene la differenza tra bellico, ovvero quello che ha attinenza con la guerra, e sbellicarsi, ovvero ridere a crepapelle. Perchè solo il giorno prima, il temerario ministro, aveva visto bene di fuggire davanti al direttore di Europa, Stefano Menichini, durante un dibattito televisivo a Linea Notte del Tg3. Ora Ignazio La Russa si trincera dietro all’autoironia, sostiene che il paragone con D’Annunzio e con il raid del Vate su Vienna era improponibile, ma su questi argomenti il ministro potrebbe colmare alcune lacune di memoria.
Perchè D’Annunzio fu abile soprattutto a rendere mitologica ogni sua impresa. Come noto, infatti, perse la vista da un occhio in seguito ad un “divino” ammaraggio nelle acque di Grado nel gennaio del 1916. Ma pochi ricordano che non guidava il Vate, che era un banale volo di ricognizione e che la ferita fu dovuta ad una forte capocciata del poeta contro la mitragliatrice dell’aereo. Che dire poi del “volo dell’arcangelo”? Celebrato con una scritta sulle mura di un ingresso del Vittoriale. Anche qui molta enfasi per una vicenda fantozziana.
Banalmente, in una calda serata dell’agosto del 1922, al primo piano del Vittoriale, ai tempi Villa Cargnacco, Luisa Baccara, amante «ufficiale» di d’Annunzio, stava suonando il pianoforte. Il Vate, però, non stava seguendo l’esecuzione, ma le grazie di Jolanda, detta Jojò, sorella minore di Luisa. Jojò si schermiva, evitava, sfuggiva tra i damaschi neri e argento della sala. Il vate come noto, non era altissimo, cercò quindi di chiudere la preda in un angolo, fino a salire sullo stretto davanzale della finestra per poterla meglio «agganciare». Fu un errore, la «preda» si divincolò e il Vate perse l’equilibrio, finendo di sotto. La scritta sul portale del Vittoriale che celebra l'”avvenimento” è questa: “Ego sum Gabriel volucer dismissus ab alto” (“Gabriele il volatore è caduto dall’alto”). Il ministro della difesa scelga meglio i suoi paragoni e magari consigli al suo premier di stare lontano dai davanzali…

L’immagine è presa da qui.

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Malaria, la colpa dei gorilla

colpagorilla

Alabama… dolce casa, Alabama… pardon. Dunque, uno studio dell’Università dell’Alabama, pubblicato su Nature, ha rivelato che non sono gli scimpanzé bensì i gorilla i responsabili del salto di specie del parassita della malaria all’uomo. I ricerca tori dell’università alabamese, infatti, son più vicini che a trovar mucche a scoprire l’origine della malattia che infetta oltre 240 milioni di persone e fa oltre un milione di morti ogni anno. Gli studi hanno esaminato campioni di 1.827 scimpanzé, 803 gorilla e 107 scimmie bonobo (la razza che ha dato alla storia del cinema la scimmia che si manustupiva in Laguna blu o Paradise, ora non ricordo bene). Il sequenziamento del Dna del Plasmodium Falciparum, il più temibile dei parassiti che trasportati dalle zanzare trasmettono la malaria, ha evidenziato che proprio i gorilla, in particolare di un’area compresa tra il Camerun, la Repubblica Centrafricana e la Repubblica del Congo, sono la fonte biologica dalla quale è arrivata la sottospecie pericolosa per l’uomo. Una notizia davvero confortante per i malati e i morti. “Ci stiamo chiedendo se un salto tra specie potrebbe accadere di nuovo”, spiega Paul Sharp, ricercatore dell’Università di Edimburgo che ha partecipato allo studio. Un pericolo contro il quale gli scienziati stanno combattendo una battaglia con il tempo, alla ricerca di terapie efficaci per debellare la malattia. Speriamo facciano in fretta, altrimenti potrebbero essere guai per la specie subito dopo l’uomo, gli dei o gli scimpanzé. Anche perché poi magari dopo gli dei o gli scimpanzé ripassa all’uomo. Booonoobo.

 

Piange zefir Maria / The wind cries Mary

Traduzione a cura di Mastro Giulio di The wind cries Mary di Jimi Hendrix – cliccare sul titolo per il testo originale)

La settimana scorsa avevamo presentato un testo che, pur appartenendo ormai saldamente al repertorio di Jacopin D’Endrigo, non era di sua penna autografa. Questa volta invece il testo presentato è opera originale, e trattasi di uno dei migliori esempi di quella tradizione di carmi giocati sull’ambiguità tra amore sacro ed amor profano, come già Qual vergine.

Parole

PIANGE ZEFIR MARIA

Nel sonno dei balocchi dei pulzelli[1]
e coi giullari di coltri coverti,
di letizia, per via, li passi incerti
s’odon, avvolti d’addobbi rubelli[2];
Zefiro soffia un nome di poesia
d’un lieve murmure[3] soffia “Maria…”

Ramazza, di misericordia priva,
deterge del dì scorso omai[4] le spoglie;
di larme la sovran si scioglie in riva,
negletto è il sire, solo e sanza moglie.
Solinga brezza dà lieve agonia
mentre mena in lamento il nom “Maria…”

Procession di lumie[5] si fa mestizia
del doman, sul giaciglio a splender vacua;
nel flutto l’isola picciol s’inacqua
poiché di vita sua la fin qui inizia[6].
L’aere è squassato da una trenodia[7]
che lugubre ripete il nom “Maria…”

Serberà il vento, domanda mi cruccia,
i nomi erasi[8] un dì dalla sua brezza?
La sua vecchiezza, ch’aita[9] ha di gruccia,
“no, è l’ultimo” risponde con saggezza.
Nell’aere crudel soffio tutto oblia[10],
ma il vento piange ancora il nom “Maria…”

*****
[1] Giocattoli di bimbi che riposano nella loro scatola. [2] Rossi. [3] Mormorio, sussurro. [4] Ormai. [5] Le luci dei veicoli che passano in strada, che poi splendono sul letto del personaggio che racconta e annunciano un triste domani. [6] “Qui inizia la fine della sua vita”, inteso quella che ha vissuto sinora. [7] Canto funebre, anche se nel testo originale si parlava di un grido. [8] Anglicismo bruto per “cancellati”. [9] Aiuto, soccorso. [10] “Copre di dimenticanza”.

Musica

Parole foreste
THE WIND CRIES MARY

After all the jacks are in their boxes,
and the clowns have all gone to bed,
you can hear happiness staggering on down the street,
footprints dress in red.
And the wind whispers Mary.

A broom is drearily sweeping
up the broken pieces of yesterday’s life.
Somewhere a Queen is weeping,
somewhere a King has no wife.
And the wind it cries Mary.

The traffic lights they turn blue tomorrow
And shine their emptiness down on my bed,
The tiny island sags downstream
‘Cos the life that they lived is dead.
And the wind screams Mary.

Will the wind ever remember
The names it has blown in the past,
And with this crutch, its old age and its wisdom
It whispers, “No, this will be the last.”
And The Wind Cries Mary.

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Particelle intime, una Cernita

cern-ginevra

Alcuni scienziati del Cern di Ginevra, il più grande laboratorio del mondo di fisica delle particelle nonché quello col panorama più svizzero, hanno annunciato di aver osservato “un fenomeno mai visto prima” quando Rupert O. Colajacono (la O. sta per Osvaldo) ha risposto con una scala reale all’asso di cuori alla scala reale all’asso di picche sbandierata da Gerhard O. Karpatten (la O. sta per Osvaldo): erano tre ore che giocavano a briscola.
Peccato di questo fenomeno non siano rimaste tracce. Altra storia quella di un altro gruppo di scienziati, che ha annunciato di aver osservato un altro “fenomeno mai visto prima” in uno dei quattro acceleratori più grandi del pianeta, il Large Hadron Collider, che potrebbe gettare nuova luce sull’origine dell’universo. “Alcune delle particelle sono intimamente legate in un modo mai visto prima nella collisione dei protoni”, ha spiegato il Cern sul suo sito. “La nuova scoperta è apparsa nelle nostre analisi a metà luglio”, ha dichiarato il fisico italiano Guido Tonelli senza la O. (la O. sta per Osvaldo), coordinatore dell’esperimento, ai colleghi del Cern nel corso di un seminario organizzato per presentare i risultati dell’esperimento Cms (Compact Muon Solenoid: ora che la sigla è sciolta tutti han compreso, dà soddisfazione). Al momento si tratta ancora di un’ipotesi da verificare, ma è molto probabile che gli scienziati siano riusciti a riprodurre un fenomeno del tutto simile a quello dell’origine dell’universo, meglio noto come teoria del Big Bang, secondo la quale il cosmo iniziò ad espandersi dopo una sorta di esplosione di materia densa e da quel momento l’espansione è ancora in corso. Altri sostengono che tutto sia iniziato dimenticando della roba in frigo, senza pagare la bolletta della luce. Sia come sia, a questo punto la teoria delle stringhe resta appesa a un filo, almeno secondo un giudice terzo. Chissà -vien proprio da chiedersi- questo come cambierà la vita di Penny, Leonard, Sheldon e degli altri protagonisti della serie The Big Bang Theory? Bazinga.

 

Buondì, Beppino / Hey Joe

(Traduzione a cura di Mastro Giulio di Hey Joe, di Billy Roberts ma resa famosa da Jimi Hendrix – cliccare sul titolo per il testo originale)

Non è chiara l’origine geografica di questo classico esempio di contrasto popolare: la presenza del lemma “Midonz” per indicare la propria dama la suggerirebbe provenzale, ma il riferimento a “oltre il Tecsasso”, estrema contea meridionale del Nuovo Mondo settentrionale confinante col Messìco sembra indicare che almeno l’ambientazione è d’Oltreoceano.
Già: e col friulano “Beppino” come la mettiamo? Ai lettori la decisione.

Parole
BUONDI’, BEPPINO

“Buondì a te, caro Beppino,
di’: ove armato te ne rechi?”
“Midonz femmi il cran cervino[1]:
ver[2] lei nutro intenti biechi”

“Oh, Beppin! Ohimè, Beppino:
dicon che tua dama hai spento!”
“Suo giaciglio fe’ casino[3]:
posi in atto il tristo intento”.

“Ah, Beppin, Beppin tapino!
Ver qual loco or movi il passo?”
“Verso il mezzodì[4] il cammino
muovo, più in la del Tecsasso[5].

Lì di corda niun potrà
far cravatta a mia laringa[6]”.
“Orsù, allora: ratto va’,
che vento fausto ti spinga”.

______________________
[1] Midonz= la mia signora; femmi= mi fece; cran=cranio, testa; cervino=da cervo, ovvero con corni, ovvero vittima di adulterio. [2] Verso. [3] Luogo di fornicazione smodata e plurima. [4] Il sud. [5] Regione meridionale del Novo Mondo. [6] Gola. Qui: collo. “Fare cravatta”: metterci una corda intorno (per l’impiccagione).

Musica

Parole foreste

Hey Joe, where you goin’ with that gun of yours?
Hey Joe, I said where you goin’ with that gun in your hand, oh
I’m goin’ down to shoot my old lady
You know I caught her messin’ ‘round with another man
I’m goin’ down to shoot my old lady
You know I caught her messin’ ‘round with another man
And that ain’t too cool

Huh, hey Joe, I heard you shot your mama down
You shot her down now
Hey Joe, I heard you shot your lady down
You shot her down in the ground, yeah
Yeah
Yes, I did, I shot her
You know I caught her messin’ round, messin’ round town
Yes I did, I shot her
You know I caught my old lady messin’ ‘round town
And I gave her the gun
And I shot her
Alright
Shoot her one more time again, baby
Oh, dig it
Oh, alright

Hey Joe
Where you gonna run to now, where you gonna go?
Hey Joe, I said
Where you gonna run to now, where you gonna go?
I’m goin’ way down south
Way down to Mexico way
Alright
I’m goin’ way down South
Way down where I can be free
Ain’t no one gonna find me
Ain’t no hang-man gonna
He ain’t gonna put a rope around me
You better believe it right now
I gotta go now
Hey, Joe
You better run on down
Goodbye everybody

 

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Travaglio non “va via con loro”


Marco Travaglio ha stroncato in maniera netta, su “Il fatto quotidiano“, la trasmissione “Vieni via con me” andata in onda lunedì scorso su Rai3. Legittimo, ovviamente, ma quello che appare strano è che uno come lui, sempre molto preciso in ogni affondo e dettagliatissimo nell’elenco dei fatti, nel criticare gli autori della trasmissione di Fazio e Saviano sia stato molto, troppo, vago.

Parrucche

Perchè solo le critiche a Saviano sono state circostanziate: “Roberto potrebbe convenire con noi che molti, da uno come lui, si aspettavano qualcosa in più”, “il fatto che Falcone sia un martire cristallino della lotta alla mafia non significa che non abbia mai sbagliato in vita sua”. Però poi scrive “La critica investe non tanto Saviano, quanto i suoi autori, che hanno allestito il perfetto presepe della sinistra politicamente corretta con tutti i santini, gli angioletti, i pastori, le pecorelle e le altre statuine leccate e laccate, pettinate e patinate. La versione televisiva delle figurine Panini veltroniane. Da quel presepe, in cui è appena entrata la statuina di un Vendola sempre più imparruccato, devono sparire le figure controverse, scapigliate, borderline”. Un esempio please? Abbado è una statuina?

Capelli

Se è così pregasi citarlo. Vendola non è sufficientemente spettinato? Premesso che non mi sembra che Travaglio sia sul pulpito adatto riguardo a pettini e affini, si da il caso che Vendola sia gay dichiarato, comunista, cattolico, governatore e pure con la zeppola. Insomma, un tipo interessante, e comunque era lì per leggere alcune cose che troppi dimenticano. Doveva leggerle qualcun altro pettinato diversamente? Travaglio avrebbe preferito il pizzetto di Luca Telese? Il ciuffo di Antonio Padellaro? Lo spigliatissimo Michele Santoro? Il terzo ospite di “Vieni via con me” era Roberto Benigni, che Travaglio salva definendolo “rompighiaccio” anche se, a dire il vero, nel suo volare altissimo e bassissimo, il comico toscano è parso l’unico a cedere agli eccessi di retorica. Comunque, tutto questo non impedisce a Travaglio di chiudere il pezzo sentenziando “Lunedì sera il conformismo “de sinistra” che pettina tutti allo stesso modo ha sbaragliato il conformismo berlusconiano del Grande Fratello”.

Quelli che non

Evidentemente Travaglio critica la trasmissione di Rai3 non tanto per quello che è stata ma per quello che NON è stata. Tanto che scrive “L’impressione è che, nel programma di Fazio e Saviano, si sia deciso di rinviare ad altra data i temi più scottanti (mafia e Stato, trattative sulle stragi, monnezza e politica camorrista, casi Dell’Utri, Cuffaro, Schifani). Un trio davvero affascinante. Una trasmissione dedicata ai tre politici sicialiani avrebbe finalmente scosso le menti dei conformisti di sinistra! Perchè notoriamente i tre godono di grande fascino, e tornare sulle loro malefatte avrebbe finalmente aperto gli occhi ai più. Travaglio evidentemente preferisce lo stile “anno zero”, ovvero un “presepe di sinistra” vecchio di trent’anni: la dignità della classe operaia, i disoccupati meridionali che urlano “lavoro, lavoro”, Bersani, Franceschini, Norma Rangeri, Belpietro, Salluzzi, il vignettista comunista… nunvereggheppiù. Il punto è che “vieni via con me” non intendeva attaccare Berlusconi, ma il berlusconismo e, a mio modestissimo parere, lo ha fatto degnamente. Inoltre, ancorchè troppo pettinati, gli ospiti di Fazio hanno attaccato Berlusconi politicamente, non per i suoi guai giudiziari. Travaglio, per esempio, non ha apprezzato il paragone tra le parole dei ministri della cultura europei e quelle di Sandro Bondi? Non ha apprezzato l’elenco dei fondi destinati agli istituti culturali nazionali in Germania e Francia confronto a quelli italiani? Non ha apprezzato il tono sprezzante di Saviano nei confonti dei leghisti? Non ha trovato divertente l’elenco su cosa è considerato “gay” nel casertano?

Fatti

Purtroppo, che in Italia esista un regime lo mostra soprattutto l'”Universo concentrazionario” in cui vivono le redazioni di quasi tutta la stampa italiana, il cui orizzonte non supera le Alpi, a volte nemmeno la Brianza. Parlano i fatti e, per fortuna, non solo quelli quotidiani.

ON LI
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Parla con te

parlaconte

Tempo fa, le persone che parlavano da sole ad alta voce venivano segnati a dito dai passanti: strani. Oggi, grazie alla diffusione dei cellulari e del loro accessorio auricolare, non destano più stupore né scherno, e barattano l’inganno di un dialogo con la pace dalla beffa. Strani sì, ma mica scemi. E voi, parlate mai da soli? No? Malissimo!
Uno studio pubblicato su Acta psychologica ribalta il modo di considerar gli strani di prima e coloro che non fan per tre nel dialogare: secondo un gruppo di scienziati dell’Università di Toronto, diretto da Alexa Tullett, discorrere  tra sé e sé non sarebbe sintomo di stranezza o di tontezza e, al contrario, chi parla da solo dimostrerebbe di avere maggior controllo sulle proprie emozioni, e riuscirebbe a essere meno impulsivo e ad assolvere meglio ai compiti che gli vengono assegnati. Una serie di prove ha dimostrato che le persone cui viene impedito di specchiarsi dialogando, ha affermato uno dei partecipanti allo studio, sono meno dotate di autocontrollo e prendono decisioni senza troppo riflettere, più vetri che specchi. La direttrice del gruppo ha concluso dicendosi soddisfatta di quanto si è riusciti ad apprendere sull’utilità della propria voce interiore esteriorizzata. Chissà se la cosa vale anche per una salve di bestemmie quando ci si pesta il ditone per attaccare un chiodo. O per i dialoghi tra sé e sé durante cene all’orchite, all’inseguimento di una conversazione interessante. O per l’Etna quando si chiamava Mongibello (una lezione di civiltà dall’etimologia: la parola viene dall’unione del latino mons e dell’arabo jebel, ed entrambi significano  “monte”). O per il tassista DeNiro girato da Scorsese. Boh! Stai dicendo a me? Che dio t’assista.

 

A che anno è la fine del mondo?

Sulla scia dei Rem, Ligabue chiedeva in una canzone, preciso: a che ora è la fine del mondo? Per alcuni, i maia hanno il pregio -pur restando un po’ più sul vago- di fornire puntuali indicazioni, verso un giorno che ormai verrà tra una manciata di stagioni: 21 dicembre 2012, termine di uno dei cicli del loro calendario e, per le interpretazioni degli alcuni, data di una radicale trasformazione spirituale dell’umanità o della fine del mondo (sulla fondatezza di queste interpretazioni maioliche, vedi un articolo di Paolo Attivissimo). Il regista Emmerich, che vanta amaramente titoli quali Stargate, Independence Day, L’alba del giorno dopo, si è buttato a pesce sulla gufata, infliggendo a molti cinema il suo 2012, purtroppo uscito nel 2009 e quindi al riparo della catastrofe annunciata (se ve la siete persa, non è la fine del mondo).
Per cattiveria verso il monopolio pseudoscientifico degli allegroni della distruzione (“Pentitevi! Il mondo sta per finire!”. Ma un bel: “Fornicate! Il mondo sta per finire” mai, eh?), sono arrivati gli esperti della Nasa, prevedendo per il 2013 una gigantesca eruzione solare in grado di scatenare una tempesta magnetica sulla Terra e il rabbuio globale dei sistemi di telecomunicazione satellitare. L’allarme arriva da un vertice di scienziati riunitosi nella capitale Usa per analizzare, sulla scorta di un rapporto della National Academy of Sciences, gli effetti di questa apocalisse magnetica. La definizione non paia esagerata (soprattutto considerando che “apocalisse” signfica “rivelazione” e non “fine del mondo”, ma lassam pevdeve le derive bibliche), dal momento che si prevede che il lieto evento metterà in ginocchio il trasporto aereo, i sistemi di localizzazione geografica guidati da Gps, i servizi finanziari e le comunicazioni radio militari.
Tuttavia, ricantiamo Ligabue: niente paura. La Nasa sta infatti utilizzando decine di satelliti, tra cui il Solar Dynamics Observatory, per studiare e scongiurare la minaccia della megaeruzione solare, fenomeno scientificamente conosciuto come brillamento solare o stellare, che coinciderà con una fase di intensificazione dell’energia solare che si verifica ogni 11 anni e, sostiene l’astrologo che abita il blogo accanto, con un incremento nelle vendite di cosce di pollo, anelli vibratori e toffolette. Il prossimo picco, dice il vertice, è atteso per il 2013 e sprigionerà una potenza -o mamma mia, mia mammina- pari a CENTO bombe ad idrogeno e provocherà per l’economia Usa danni economici VENTI volte maggiori di quelli dell’uragano Katrina. Ed è inutile cercare di consolarsi dicendosi che tanto l’economia è in crisi. Preoccupate anche le autorità militari, noooo-pi paasso! Il ministro della Difesa britannico Liam Fox ha annunciato lo studio di misure per la protezione delle reti di comunicazione che potrebbero prestare il fianco all’attacco del terrorismo globale. A questo punto, facciamo due conti: picco ogni 11 anni, 2013, quindi nel 2002 è successo….? Siiiiiiiiì?

M’è in grado Cioppino / I like Chopin

(Traduzione a cura di Andrea “Valerio” del Cantone di I Like Chopin di Gazebo – cliccare sul titolo per il testo originale)

Non è solo il riferimento al musico a posdatare questa lirica ad epoca tutto sommato non lontana, ma anche un uso libero del verso sicuramente postelisabettiano col quale l’autore, mentre da una parte rivendica l’amore per l’eleganza e la sobrietà delle forme (citando appunto un musico elegante come il buon Federigo), dall’altra dimostra di amare anche la passione che caratterizza le composizioni cioppiniane, lasciando che essa fluisca libera fino a minare la struttura stessa del verso e delle strofe.
Un carme perciò decisamente moderno pur mentre rivendica la classicità.

Parole

M’È IN GRADO CIOPPINO

Rimembra lo cembale[1]
desueto, deliziale,
et la prisca sensanza[2]
ch’a’ sensi dà turbanza.

I’ solea profferire
che m’è in grado Cioppino[3],
adamami[4] tosto e sanza finire.

Dì guazzosi[5] al desìo
numqua certan[6] l’addio,
allorché siam accolti[7];

guazzosi dì ne’ vostri
rai[8] crescon: mi si mostri
ov’è uopo io mi volti.

Figura[9] ‘l tuo sembiante
di sol affigurato:
ciel oltremarinato[10],
distraimento incessante.

I’ solea profferire
che m’è in grado Cioppino,
adamami tosto e sanza finire.

__________________

[1] Antico strumento a tastiera. [2] Sensazione. “Prisca”: antica al punto di diventare universalmente nota. [3] Musico del secolo scorso, virtuoso del “cembale”. [4] “Amami” rafforzato. [5] Bagnati (di pioggia). [6] Comunicano, dicono. [7]Vicini, insieme. [8] Occhi. [9] Immagina. [10] Di un blu oltremare.

Musica

Parole foreste

I LIKE CHOPIN

Remember that piano
So delightful unusual
That classic sensation
Sentimental confusion

Used to say
I like Chopin
Love me now and again

Rainy days never say goodbye
To desire when we are together
Rainy days growing in your eyes
Tell me where’s my way

Imagine your face
In a sunshine reflection
A vision of blue skies
Forever distractions

Used to say
I like Chopin
Love me now and again

Rainy days never say goodbye
To desire when we are together
Rainy days growing in your eyes
Tell me where’s my way

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