Qual vergine / Like a Virgin

(traduzione a cura di Arnaut De Marc di Like a Virgin di Madonna – cliccare sul titolo per il testo originale)

Il nome della poetessa potrebbe, nell’interpretare questo testo sottilmente ambiguo, far pendere la bilancia emotivo/ermeneutica del lettore verso un’interpretazione di tipo religioso della rinnovata purezza di cui si parla.
Ma sarebbe sciocco ingabbiare il testo cicconeo tra le sbarre di un’ipotesi critica univoca: esso infatti trova parte della sua efficacia proprio nella grazia con cui si mantiene in equilibrio tra le due possibili esegesi, legandosi a una ricca tradizione di testi analoghi.
Un po’ come Com’è bello, come dà gioia, insomma.

Parole

QUAL VERGINE / LIKE A VIRGIN

Scampata or son dall’erta diruta
ma su come ciò feci ‘l labbro è muto,
né seppi quanto ormai m’era perduta
sino al giorno che voi sete paruto.

Ero incompleta, e preda d’ogne ire,
e per rio inganno era mia vita mesta,
sino a che vo’ indrizzastemi a sentire
come un novo fulgor che mi rivesta.

Qual vergine primiera volta tocca,
qual vergine s’in petto ti rintocca
lo core a canto al mio.

A te, fanciul, l’amor mio intero vae,
svanisce ‘l mio timore, e non s’arresta;
per te mia purità fino ad or resta
poiché nel mondo amor solo permae.

Pulcherrimo sei tu, e mio ti faccio.
Forza mi dona, oh tu che dai valore,
poiché disciolto ha (sì!), sciolto ha ‘l tuo amore
ciò ch’ante era temenza e freddo ghiaccio.

Qual vergine primiera volta tocca,
qual vergine s’in petto ti rintocca
lo core a canto al mio.

Bellissimo, sei mio, e i’ tua sarò
fin quando il tempo stesso abbia a morire,
ché da quel che provai con te ora so
non starmi in petto arcano da coprire.

Qual vergine primiera volta tocca,
qual vergine s’in petto ti rintocca
lo core a canto al mio.

Qual vergine, sì, quale verginella
che di letizia ha pien seno e cervella
se batte ‘l cor, s’i’ son da te sorretta,
se di me fa l’amor la tua diletta.

Fanciullo, ohimè, non odi dal mio core
un battito cui niun fu l’anteriore?

Musica

Parole foreste

LIKE A VIRGIN

I made it through the wilderness
Somehow I made it through
Didn’t know how lost I was
Until I found you

I was beat
Incomplete
I’d been had, I was sad and blue
But you made me feel
Yeah, you made me feel
Shiny and new

Hoo, Like a virgin
Touched for the very first time
Like a virgin
When your heart beats
Next to mine

Gonna give you all my love, boy
My fear is fading fast
Been saving it all for you
‘Cause only love can last

You’re so fine
And you’re mine
Make me strong, yeah you make me bold
Oh your love thawed out
Yeah, your love thawed out
What was scared and cold

Like a virgin, hey
Touched for the very first time
Like a virgin
With your heartbeat
Next to mine

Whoa
Whoa, ah
Whoa

You’re so fine
And you’re mine
I’ll be yours
‘Till the end of time
‘Cause you made me feel
Yeah, you made me feel
I’ve nothing to hide

Like a virgin, hey
Touched for the very first time
Like a virgin
With your heartbeat
Next to mine

Like a virgin, ooh ooh
Like a virgin
Feels so good inside
When you hold me,
And your heart beats,
And you love me

Oh oh, ooh whoa
Oh oh oh whoa
Whoa oh ho, ho

Ooh baby
Yeah
Can’t you hear my heart beat
For the very first time?

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L’«anno zero» del Paese all’incontrario

Anno zero, per una volta, è stato molto utile. Più caos del solito in studio, con i giornalisti che si sovrapponevano e battibeccavano, ma una puntata emblematica. Grazie, soprattutto a Belpietro e Paragone, per altro derisi per tutta la sera da Santoro, Travaglio e, in primis, dalla logica. Grazie alle provocazioni di Belpietro – che svolge al meglio il ruolo di ribaltamento della realtà utile al premier che tanto stima e apprezza – per tutta la puntata si è parlato dei compensi di Saviano e Fazio. Tanto per stare sulla linea dettata dal Giornale di Feltri che ieri mattina apriva con le foto dei presunti mantenuti da Berlusconi: Fazio, Saviano, Benigni, Scalfari, Concita de Gregorio etc. Una teoria interessante perchè sarebbe un po’ come se la Stampa aprisse con “I mantenuti dalla Fiat” e pubblicasse le foto di tutti gli operai.

Il lavoro sfrutta il capitale

Quindi, ci par di capire non è il capitale che sfrutta il lavoro, ma il contrario. Per cui non è Berlusconi che ci guadagna pubblicando Saviano, ma è Saviano che si fa mantenere dall’anziano padrone. Un punto di vista originale, ma d’altra parte stiamo parlando di Feltri, quello che ha trasformato un quotidiano, già patetico, in un bollettino immobiliare. Ma al di là del caso specifico, solo in un Paese in cui probabilmente si crede che la sera arriva perchè si accendono i lampioni, si può discutere di quanto sia buono Berlusconi che mantiene un sacco di gente. Perchè la realtà è opposta. E’, ovviamente, Berlusconi, in quanto primo ministro, che è pagato dalle tasse degli italiani. Nella realtà, infatti, paghiamo a Berlusconi pure le sue decine di guardie del corpo e quella massa di incompetenti che si è portato in Parlamento. Ma finanziamo Berlusconi anche accendendo la Tv, comprando un giornale, acquistando una polizza assicurativa, andando in banca, allo stadio e in libreria. E sarebbe lui che mantiene qualcuno? Non siamo noi che siamo costretti a mantenerlo visto i vari settori in cui ha infilato le sue manine?

Si può essere più ridicoli?

Eppure Belpietro, Fede, Feltri, Vespa e Minzolini ci raccontano un mondo in cui l’uomo più ricco del Paese, proprietario di tre televisioni e della più importante casa editrice italiana, di banche ed assicurazioni, nonchè presidente del Consiglio con la maggioranza di governo più ampia della storia d’Italia, è una vittima. Il brevilineo Cavaliere non è capace nemmeno di far costruire la Salerno Reggio Calabria, si fa ridere dietro da mezzo mondo, l’altra metà gli ride in faccia, ma non è colpa sua. Non è perchè pensa solo agli affari suoi e alle sue case ad Antigua, no, è perchè “non lo lasciano lavorare”. Ma si può essere più ridicoli?

Belpietro ieri si è addirittura presentato raccontando che la televisione è in mano alla sinistra. Ora, questo va avanti da anni, ma siccome è chiaro che la regia è unica, Libero e il Giornale cavalcano le stesse battaglie, seguiti con meno foga dai vari Minzolini di turno, forse Santoro e compagnia dovrebbero evitare di cadere nella trappola. Anche se ieri bene hanno fatto a deridere la “straordinaria” capacità giornalistica di Belpietro nell’ottenere materiale sui compensi e sulle trasmissioni della Rai. Un apprezzamento particolare, infine, va a Gianluigi Paragone che ieri è riuscito a sputtanare definitivamente il suo programma. Ha spiegato che lo pagano mille euro a puntata, che nessuno ci vuole andare, che non riesce mai a fare una puntata come vorrebbe e che probabilmente gli puzzano anche le ascelle. Ottimo spot, si vede che anche lui è portato per la televisione. Lo devono aver scelto per merito, come Bondi, Maria Stella Gelmini ed Emilio Fede.

ON LI
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“Libero” da chi?

La prima pagina di “Libero” di ieri 17 ottobre, merita un minimo di attenzione, nonostante sia ancora diretto da Maurizio Belpietro, quello che Feltri amichevolmente chiama “carta carbone”.
Il titolo di apertura è “Emma Retromarcegaglia” (che burloni!). Siccome è in atto uno scontro tra la presidente di Confindustria e il Giornale e tra Emma Marcegaglia e il governo, il quotidiano diretto da Belpietro provate a dire con chi se le fa? Sempre in prima pagina, si può apprezzare un corsivo di Mario Giordano, reduce dai fasti di Studio aperto, che si occupa del patto del trampolino, quello immaginato da Calderoli che servirebbe a rilanciare il patto di maggioranza, tra Fini, Berlusconi e Bossi. Per Giordano si tratterebbe di un salto nel vuoto. Ottimista o senza olfatto? Sotto a questo memorabile editoriale, il pezzo: “Ottavo processo al Cav dopo sette assoluzioni” (che siano prescrizioni?). A sinistra, “Berlusconi: non tocco il Pdl, tanto a marzo si andrà alle urne”. Sotto, pezzo di Martino Cervo: “Il partito si salva se Silvio pensa alla successione”. Una vera e propria ossessione (notare anche come lo definiscono: Cav e Silvio) per un quotidiano che è talmente libero da occuparsi solo dell’uomo più potente d’Italia. Per difenderlo…
D’altra parte è una abitudine, il giorno prima, il Liberissimo, apriva con mezza pagina occupata da una memorabile illustrazione in cui i magistrati stanno per affettare un maialone con la faccia di Berlusconi. Titolo: “Caccia grossa a Silvio”. In quali altri paesi democratici un quotidiano riempe le sue pagine di articoli in difesa del primo ministro? E in quale si autodefinisce Libero?

L’immagine è presa da qui, un bel sito.

ON LI
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Pluvia / Rain

(Traduzione a cura di Umberto Pone da Santerme di Rain dei Cult – cliccare sul titolo per il testo originale)

Quest’ode, per stile e metro, sembra porsi contiguamente all’opera Jacoponica. È invocazione apparentemente pagana, ma “tu’l sai ove dirizzo”: verso l’unico e solo Creatore.

Parole
PLUVIA

Calido appiccante, tu’l sai ove dirizzo[1];
qual Appollo combusto[2] che fèremi la buccia[3].
I’ lunge l’aspegiai[4] col tempo in sì gran cruccia:
dischiudi l’aere e lassa, lassala a derupizio[5].

Quivi addiven la pluvia,
Di novello la pluvia;
Quivi addiven anch’ora
I’ vagheggia la pluvia!

Gradaggio[6] appiccante, tu’l sai ove dirizzo;
qual di deserto Appollo che fèremi la buccia.
I’ l’aspegiai col tempo in sì gran lunga cruccia:
avri l’aere e lassa, lassala a derupizio.

Vaghegg’io la pluvia
Quivi addiven la pluvia
Ella addiven anch’ora
Quivi addiven la pluvia.

____________

[1] Si intende il senso del discorso: sta per “sai cosa intendo”. [2] Sole particolarmente forte. [3] “Mi ferisce la pelle”. [4] “Aspettai”. [5] “A precipizio”, sottointeso “cadere”. [6] “Temperatura”.

Musica

Parole foreste

RAIN

Hot sticky scenes you know what I mean
Like a desert sun that burns my skin
I’ve been waiting for her so long
Open the sky (and let her come down)

Here comes the rain
Here she comes again

I love the rain
Rain
Rain

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Appagamento (veruno) / (I can’t get no) Satisfaction

(Traduzione di (I Can’t Get No) Satisfaction dei Rolling Stones a cura di Mastro Giulio. Cliccare sul titolo per il testo originale).

Un carme nel quale l’autore esprime la propria infelicità, causata da un forte disagio verso il secolo che lo circonda, disagio che si riflette anche nei suoi rapporti umani.

Nel testo, il poeta inserisce riferimenti a misteriosi oggetti futuri (le parole e le immagini che volano nel cielo a grandi distanze, il cavallo di ferro, e la novissima abitudine del tabacco), a conferma della sua fervida immaginazione.

Parole

APPAGAMENTO (VERUNO)

Porto di pace o donna unquamai tango[1],
nemmen nimico primo al ciel io fossi.

Quand’uom  traverso l’etere conciona[2]
(mentre il caval di ferro vo menando)
d’inutile novella, a nulla buona
ma che per divin verbo va spacciando;
sallo[3] anche il sasso esser ben veridìco[4]
ch’appagamento non vien: ciò ti dico.

Verun[5] appagamento mai raggiungo,
nemmeno a lo cercar per mari e fossi.

Se imagini lunge[6] menan umano
che d’intimo vestir e sua bianchezza
va disquisendo, e lo penso marrano
ché d’altro spippettar sente vaghezza[7],
d’elevazion, ahi lasso, resto sanza[8]
e appagomi soltanto di doglianza.

Appagamento alcuno mai ottengo
quantunque nella cerca io mi spossi.

Quando per l’orbe[9] intiero vago ed erro
e fo una cosa e un’altra ne suggello,
e il cor d’amor a fanciulla disserro[10],
ma umor suo è nero e fa “torna, pivello”:
è manifesto al savio come al matto
ch’esser giammai non posso satisfatto.

Tentai, tentai, tentai, ma non vi giungo,
per me raggiunger pace no, non puossi[11].

____________________

[1] Non tocco. [2] Qui è “parla tanto dicendo poco”. “Traverso l’etere”: attraversando il cielo.  [3] Lo sa. [4] Veritiero. [5] Alcuno, nessuno. [6] Lontano. [7] “Ha voglia”: qui il poeta si riferisce a una diversa marca, e non a un diverso tipo, di sigarette. [8] Senza. “Ahi lasso”: esclamazione di dolore. [9] Mondo. [10] Apro. [11] Si può.

Musica

Parole foreste

(I CAN’T GET NO) SATISFACTION

I can’t get no satisfaction
I can’t get no satisfaction
‘Cause I try and I try and I try and I try
I can’t get no, I can’t get no

When I’m drivin’ in my car
And a man comes on the radio
He’s telling me more and more
About some useless information
Supposed to fire my imagination
I can’t get no, oh no no no
Hey hey hey, that’s what I say

I can’t get no satisfaction
I can’t get no satisfaction
‘Cause I try and I try and I try and I try
I can’t get no, I can’t get no

When I’m watchin’ my TV
And a man comes on to tell me
How white my shirts can be
But he can’t be a man ‘cause he doesn’t smoke
The same cigarrettes as me
I can’t get no, oh no no no
Hey hey hey, that’s what I say

I can’t get no satisfaction
I can’t get no girlie action
‘Cause I try and I try and I try and I try
I can’t get no, I can’t get no

When I’m ridin’ round the world
And I’m doin’ this and I’m signing that
And I’m tryin’ to make some girl
Who tells me baby better come back later next week
‘Cause you see I’m on losing streak
I can’t get no, a no no no
Hey hey hey, that’s what I say

I can’t get no, I can’t get no
I can’t get no satisfaction
No satisfaction, no satisfaction, no satisfaction

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Pura mane / Pure Morning

(Traduzione per mano di Arnaut De Marco di Pure morning dei Placebo. Cliccare sul titolo per il testo originale)

Ancorché di profano tema, il carme si pone sul crinal di ardita convergenza tra sacra litania e smilmente sacro sutra d’oriente. Siffatto ardito sincretismo trae origine dalla diffusione delle notizie delli mirabili pellegrinaggi di Messer Polo, che l’autore spinge anche vieppiù oltre, com’è evidente dal riferimento al “Cipango”, la bella terra che per prima Febo Apollo scende a carezzar co’ suoi rai e che risulta tutt’altro che insensibile alla nobile arte del cestus.

Parole
PURA MANE

 

Amico senz’aita
è amico per la vita,
ma miglior è l’amica ch’ha verzura[1];
amica con il petto
(e niuna cosa ometto),
amica ch’in corame[2] ha covertura.

Amico senz’aita
è amico per la vita,
ma meglio è amica che dia celiatura[3];
pensieri in loco stretto
accordo benedetto,
ch’il ciel cosparge di tempesta oscura.

Amico senz’aita
è amico per la vita,
ma lingua di Cipango[4] mia è più pura;
se insisto e son diretto
lei svela ignudo aspetto,
poi vibra il cestus[5] con astuta cura.

Amico senz’aita
è amico per la vita,
ma meglio è se di vena fa apertura;
in confessione ha detto
che fue[6] suo esam perfetto,
l’amica, e non avrem mai troncatura.

Il dì l’alba sprigiona,
la pelle s’accappona.
Oh pura mane, man di puritade!

Amico senz’aita
è amico per la vita,
ma meglio è amica che dia celiatura;
pensieri in loco stretto
accordo benedetto,
ch’il ciel cosparge di tempesta oscura.

Amico senz’aita
è amico per la vita,
ma meglio è se di vena fa apertura;
in confessione ha detto
che fue suo esam perfetto,
l’amica, e non avrem mai troncatura.

Il dì l’alba sprigiona,
la pelle s’accappona.
Oh pura mane, man di puritade!

Amico senz’aita
è amico per la vita,
loquela di Cipango mia è più pura;
se insisto e son diretto
lei svela ignudo aspetto,
poi vibra il cestus con astuta cura.

Amico senz’aita
è amico per la vita,
ma miglior è l’amica ch’ha verzura;
amica con il petto
(e niuna cosa ometto),
amica ch’in corame ha covertura.

_____________________

[1] Probabilmente si intende qualche pianta dagli effetti psicotropi. [2] Pelle conciata, in particolare cuoio. [3] Scherzo, presa in giro. [4] Lontana terra orientale, anche più lontana del Catai. [5] Pugno. [6] Fu.

Musica

Parole foreste
PURE MORNING

A friend in need’s a friend indeed,
A friend with weed is better,
A friend with breast and all the rest,
A friend who’s dressed in leather,

A friend in need’s a friend indeed,
A friend who’ll tease is better,
Our thoughts compressed,
Which makes us blessed,
And makes for stormy weather,

A friend in need’s a friend indeed,
My Japanese is better,
And when she’s pressed she will undress,
And then she’s boxing clever,

A friend in need’s a friend indeed,
A friend who bleeds is better,
My friend confessed she passed the test,
And we will never sever,

Day’s dawning, skins crawling
Day’s dawning, skins crawling
Day’s dawning, skins crawling
Pure morning
Pure morning
Pure morning

A friend in need’s a friend indeed,
A friend who’ll tease is better,
Our thoughts compressed,
Which makes us blessed,
And makes for stormy weather,

A friend in need’s a friend indeed,
A friend who bleeds is better,
My friend confessed she passed the test,
And we will never sever,

Day’s dawning, skins crawling
Day’s dawning, skins crawling
Day’s dawning, skins crawling
Pure morning
Pure morning
Pure morning

A friend in need’s a friend indeed,
My Japanese is better,
And when she’s pressed she will undress,
And then she’s boxing clever,

A friend in need’s a friend indeed,
A friend with weed is better,
A friend with breast and all the rest,
A friend who’s dressed in leather.

Proponi la tua rima petrosa a Mastro Giulio e visita il suo sito