L’estate orribile della stampa italiana

Non che prima brillassero per apertura mentale e coraggio, ma questa estate i quotidiani italiani hanno toccato il fondo, basta scorrere i titoli di prima pagina degli ultimi due mesi per rendersene conto. Leggendoli ci si chiede cosa passi per la testa dei direttori e cosa queste redazioni ritengano interessante. Hanno una scala di priorità? Che orizzonte hanno? Cos’è una notizia per i direttori dei quotidiani italiani?

Cani e morsi

Partendo da quest’ultimo interrogativo, forse varrebbe la pena ricordare che, pur non trovando una definizione che metta d’accordo tutti, è noto che la notizia debba avere un carattere di novità, essere basata su un fatto e come ci siamo sentiti raccontare per anni: “il cane che morde l’uomo non fa notizia, il contrario sì”. Detto questo, è ovvio che la prima pagina di un giornale, soprattutto di un quotidiano, tende a segnalare la notizia più importante, clamorosa e magari “originale”. Questa noiosa premessa sarebbe inutile, se fossimo in un paese “normale”, uno in cui i giornali non sono scritti da redazioni pigre che sembrano aver dimenticato l’Abc del giornalismo. Per dimostrare a che punto siano ridotti i quotidiani italiani, abbiamo selezionato le prime pagine di due quotidiani “politicamente” molto diversi, Repubblica e Il Giornale che mostrano però orizzonti (limitati) molto simili. Se avessimo scelto il “Corriere della Sera” invece di “Repubblica” e “Libero” al posto de “Il Giornale”, sarebbe cambiato poco e niente. Leggendo l’elenco di titoli degli ultimi due mesi di Repubblica, non si può che osservarne il “claustrofobico” orizzonte, limitato a Palazzo Chigi e dintorni. Su 65 aperture del quotidiano diretto da Ezio Mauro, dal 24 luglio al 27 settembre, 52 (l’80%) sono state dedicate al governo, quasi tutte sullo scontro Berlusconi – Fini.
Delle altre 13, solo quattro sono di carattere internazionale, le altre hanno riguardato l’economia (cinque in totale), tre la Fiat e una la morte di Francesco Cossiga. Solo allo scontro nella maggioranza, per altro in gran parte avvenuto durante la chiusura estiva del Parlamento, quindi senza nessun effetto reale sul governo, Repubblica ha dedicato 44 aperture di prima pagina. A rileggerli tutti in fila, l’effetto è tragicomico. Il primo agosto Repubblica titolava “Berlusconi minaccia il voto”. Due giorni dopo, il tre agosto “Se cade Caliendo si va a votare”; il sei agosto “Berlusconi e Bossi, bisogna votare”, il giorno seguente “Elezioni subito: il Pdl si divide”, quello ancora successivo “Bossi: si può votare a novembre”, l’11 agosto, “Bossi: basta Fini, subito al voto”. Parole in libertà, inutili e ripetute. Tanto che dopo dieci giorni di scontri tra Bossi, Fini e Berlusconi, il 21 agosto Repubblica torna al ritornello sulle elezioni: “Berlusconi: fiducia o elezioni”. Il 23 agosto “Berlusconi: prepariamoci al voto”.
Tutti titoli basati sul nulla come se, non solo nel mondo, ma anche a Poggibonsi in provincia di Siena, non ci fosse qualcosa di più importante e interessante su cui concentrare l’attenzione. Tanto che, il 26 agosto, ovvero tre giorni dopo il “Prepariamoci al voto”, Repubblica apre con “Berlusconi e Bossi: no al voto”. E questo non spinge la redazione guidata da Ezio Mauro a “mandare a spendere” Bossi e tutto il resto del circo Barnum, no, il 28 agosto, per dare un tocco di novità, Repubblica titola “Bersani: Berlusconi cadrà presto”. Mancava solo l’oroscopo secondo il Pd.
E, infatti, il 7 settembre si ricomincia: “la Lega: subito alle urne”, due giorni dopo “Berlusconi cambia idea, no al voto”. Ed il 15 tocca al capo dello Stato “Napolitano: alt alle elezioni”. E, tocca ripeterlo perchè non sembra vero, stiamo parlando del titolo di apertura di prima pagina, non di un titoletto a pagina 35.
Mentre si titolava sul nulla sotto vuoto,  in giro per il mondo qualche decina di migliaia di pakistani moriva sotto al fango, i moscoviti erano accerchiati dalle fiamme e soffocati dal fumo e la crisi economica lasciava a casa centinaia di migliaia di lavoratori. Ma, evidentemente era più importante titolare, come è stato fatto il 13 agosto: “Napolitano: no al vuoto politico”.

Vuoti a perdere

Ma dov’è la notizia? Tornando per esempio, al cane e all’uomo e “a chi morde chi”, dove sta la novità? Perchè dedicargli l’apertura? Avessero almeno titolato “Napolitano: viva il vuoto politico”. In quale mondo parallelo vivono le redazioni dei quotidiani? Uno in cui il presidente solitamente inneggia al vuoto politico?
Oppure dobbiamo pensare che Repubblica volesse banalmente blandire il notoriamente irascibile Giorgio Napolitano. Perchè per il Presidente è stata un’estate davvero difficile. Almeno secondo Repubblica che ha titolato il 24 luglio “P3: l’ira di Napolitano” e il  17 agosto “L’ira di Napolitano sul Pdl”. Il resto lo potete apprezzare da soli nell’elenco dei titoli che vedete qui.
Ovviamente, se “Repubblica” è ridotta così, figuriamoci “il Giornale” di proprietà del fratello del Presidente del Consiglio da mesi incavolatissimo con Gianfranco Fini. Qui l’orizzonte è quello indicato dal “capo” ed è di sessanta metri quadrati. Ovvero la misura di un appartamento di Montecarlo che ha la particolarità di essere di proprietà di una società offshore (forse) di proprietà del cognato del presidente della Camera, ora principale avversario del presidente del Consiglio, già fratello dell’editore de “Il Giornale, nonchè leader del Pdl e intestatario di numerose società offshore. Così i masochisti lettori del “Giornale”, per due mesi abbondanti, si sono cuccati un bollettino immobiliare, sommerso da titoli talmente patetici da risultare ridicoli, specchio fedele della direzione del quotidiano.

Due mesi di aperture del Giornale

19/7 Fini esce dal Pdl? Sarebbe ora
20/7 La piazza fischia Fini
21/7 Una bomba dulla testa di Berlusconi. Sotto foto grande di Italo Bocchino: “Un prestito la casa da pignorare: Bocchino story”
22/7 Rivoluzione in casa Agnelli
23/7 I tradimenti di Fini annunciati dalla Fallaci
24/7 Il Vaticano caccia i preti gay
25/7 Che imbroglio il partito degli onesti
26/7 La Russa: “Adesso Fini la pianti”
27/7 Fini chiede la testa di Berlusconi
28/7 Fini, la compagna, il cognato e una strana casa a Montecarlo
29/7 Adesso Fini spieghi il mistero di quella casa a Montecarlo
30/7 Colpo di grazia. Fini fatto fuori da Berlusconi
31/7 Fini, il pericolo è la sua vendetta
1/8 Così è diventata ricca Lady Fini
2/8 Prime crepe nel muro di omertà sulla casa di Fini a Montecarlo
3/8 Casa a Montecarlo, ecco il contratto tra l’An di Fini e i paradisi fiscali
4/8 Pronti alle elezioni in ottobre (voce del padrone)
5/8 La Procura indaga, Fini trema
6/8 Perquisita la sede di An
7/8 Tutte le carte che accusano Fini
8/8 Dopo il cognato spunta l’amico
9/8 Fini come Scajola
10/8 Fini a casa, ondata di firme
11/8 La bella vita del cognato
12/8 Scaricato da tutti (Fini al tramonto)
13/8 La prova: Fini mente
14/8 Ecco i documenti che smentiscono Fini
15/8 Casa di Montecarlo: Fini era un habituè
17/8 “Il cognato di Fini ha usato l’ambasciata per i suoi comodi”
18/8 Altro testimone: Fini in quella casa
19/8 Lettera di Feltri ai finiani
20/8 Indagini sulle case della Tulliani (Panorama intervista)
21/8 Ma quante case hanno Fini e Tulliani?
22/8 “La casa di Fini è mia: la rivoglio” (Gaucci)
23/8 Fini non può presiedere la camera
24/8 Fini si lancia, al governo il Pd
25/8 I Tulliani, milionari con le imprese in rosso
26/8 Le dichiarazioni dei redditi dei Tulliani
27/8 La grande fuga di Fini
28/8 Fini: un mese di silenzi e bugie
29/8 In 150mila hanno firmato per mandare a casa Fini
30/8 Fini e gli aiutini agli amici
31/8 Anche l’Unità caccia il compagno Fini
1/9 Fini prepara l’assalto finale
2/9 Fini litiga anche sul pullman
3/9 Fini precipita, vale il 2%
4/9 Ecco Fini, l’eroe dei due monti: Montecitorio e Montecarlo
5/9 Caro Fini: adesso ci dica se quella casa è sua
6/9 Un leader da dimenticare
7/9 Le infamie di Fini
8/9 Gli imbarazzi di Fini in Tv
9/9 “Quante escort in Parlamento” (delirante affermazione di un deputato di Fini)
10/9 Montecarlo: arrivano le carte
11/9: Montecarlo: la verità è vicina
12/9 Fini: affari per 500 milioni
13/9 Caro Silvio, ora ci dica cosa succede (Casa di Montecarlo e non solo)
14/9 Il notaio di Montecarlo sente puzza di bruciato
15/9 La Tulliani ristrutturò quella casa
16/9 Gli italiani vogliono la verità su Fini
17/9 La Agnelli non vuole pagare le tasse
18/9 Ecco la carta che scotta (collega al notaio)
19/9 Un altro documento lega Tulliani ai paradisi fiscali
20/9 I 300mila mantenuti dalla casta
21/9 Liberateci dai medici pugili. Sotto pubblicato lo stato di famiglia dei Tulliani
22/9 Ecco la prova. Fini non ha detto la verità
23/9 “La casa vale 1,3 milioni e Fini lo sa da otto anni”
24/9 “Il documento è vero”
25/9 “E adesso vattene”
26/9 Fini sospetta del cognato
27/9 Le amnesie di Fini & C.

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Due mesi di titoli di Repubblica

parolenelvento

Le prime pagine del quotidiano diretto da Ezio Mauro (qui il commento; l’immagine è un dipinto di Ruben Monzon, Parole nel vento, presa da qui).

24/7 P3: l’ira di Napolitano
25/7 Berlusconi e Bossi: processo a Fini
26/7 Scandalo P3, guerra nel Pdl
27/7 Fini, via gli indagati nel Pdl
28/7 P3 un altro indagato nel governo
29/7 Berlusconi pronto ad espellere Fini
30/7 Berlusconi caccia Fini: il Pdl non c’è più
31/7 Fini: Berlusconi illiberale
1/8 Berlusconi minaccia il voto
2/8 Caso Caliendo: governo alla prova
3/8 “Se cade Caliendo si va a votare”
4/8 Patto Fini Udc, l’ira del Premier
5/8 Caliendo salvo, la maggioranza no
6/8 Berlusconi e Bossi: bisogna votare
7/8: Elezioni subito: il Pdl si divide
8/8: Bossi: si può votare a novembre
9/8 Fini: ecco la verità sulla casa
10/8 Pdl-Fini: scontro sulle dimissioni
11/8 Bossi: Basta Fini, subito al voto
12/8 Pdl-Fini: la tregua di Berlusconi
13/8 Napolitano: no al vuoto politico
14/8 Il Pdl: pronti a scendere in piazza
15/8 P3: Bankitalia accusa Verdini
17/8 L’ira di Napolitano sul Pdl
18/8 Addio a Cossiga, il picconatore
19/8 Berlusconi: caccia ai finiani
20/8 Pdl finiani: nessuna tregua
21/8 Berlusconi: fiducia o elezioni
22/8 Berlusconi Fini: nuovo duello
23/8 Berlusconi: prepariamoci al voto
24/8 In fabbrica ma senza lavorare. A Melfi la Fiom denuncia la Fiat
25/8 Napolitano: la Fiat rispetti le sentenze
26/8 Berlusconi e Bossi, no al voto
27/8 La Fiat vuole cambiare, l’Italia no
28/8 Bersani: Berlusconi cadrà presto
29/8 I magistrati: no al processo breve
30/8 Processo breve, scontro Pdl Finiani
31/8 Gheddafi show, è scontro
1/9 Obama, gli Usa via dall’Iraq
2/9 Processo breve: lo stop del Colle
3/9 Economia: Napolitano accusa
4/9 Tremonti: l’emergenza è finita
5/9 Processo breve: Berlusconi rinuncia
6/9 Fini: vado avanti, il Pdl non c’è più
7/9 La Lega: subito alle urne
8/9 Fini al Premier: non mi dimetto
9/9 Berlusconi cambia idea: no al voto
10/9 Corano, interviene Obama, il Pastore rinuncia al rogo
11/9 Berlusconi attacca Fini e i giudici
12/9 P3: la Procura sentirà Berlusconi
13/9 Berlusconi chiede voti ai centristi
14/9 Il mercato dei parlamentari: in 20 passano con Berlusconi
15/9 Napolitano: alt alle elezioni
16/9 Berlusconi con Sarkozy contro la Ue
17/9 Rom: scontro Sarkozy – Merkel
18/9 Kabul, ucciso militare italiano
19/9 Berlusconi: finiani dissennati
20/9 Scontro sul mercato dei deputati
21/9 Guerra a Unicredit via Profumo
22/9 Unicredit, profumo si dimette
23/9 Dossier anti-Fini, rottura col Pdl
24/9 “Dossier su Fini: ecco l’autore”
25/9 Dossier su Fini scontro finale
26/9 Fini: basta col gioco al massacro
27/9 Dal “Pdl affondo sulla giustizia”

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Teco o sanza / With Or Without You

(Traduzione per mano di Sempronia da Vanvera di With or without you degli U2. Cliccare sul titolo per il testo originale).

Carme incentrato sui laceranti dubbi spesso indotti da amori contrastati, che non si sa se è meglio proseguire o abbandonare

 

Parole

 

TECO O SANZA

Lo ocello tuo di petra è infitto[1],
lo fianco lo spino passa a diritto,
e aspetto.

Colpo di mano e beffardo il destino,
di chiodi il mio letto, attendo, sgaìno[2] ,
e vi aspetto.

Teco o sanza, la vita non avanza.

Tra la procella raggiungiam la piaggia,
tutto concedi ma a me non mi abbasta.

Il corpo contuso, le membra allacciate,
sconfitte, vittorie, neglette, obliate.
E ti abbandoni.

Teco o sanza, la vita non avanza.

__________________

[1] Nel senso che è la pietra ad essere infitta nell’occhio dell’amato. [2] Verbo costiero dell’alto Tirreno, raccolto evidentemente dalla DaVanvera durante i suoi soggiorni in loco. Nella forma transitiva indica l’atto di distruggere qualcosa, mentre nella forma intransitiva – come quella del testo presentato – significa sofferenza e struggimento.

Musica

Parole foreste
WITH OR WITHOUT YOU

See the stone set in your eyes
See the thorn twist in your side.
I wait for you.
Sleight of hand and twist of fate
On a bed of nails she makes me wait
And I wait – without you

With or without you
With or without you.

Through the storm, we reach the shore
You gave it all but I want more
And I’m waiting for you

With or without you
With or without you.
I can’t live with or without you.

And you give yourself away
And you give yourself away
And you give, and you give
And you give yourself away.

My hands are tied, my body bruised
She got me with nothing to win
And nothing else to lose.

And you give yourself away
And you give yourself away
And you give, and you give
And you give yourself away.

With or without you
With or without you
I can’t live
With or without you.

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Selvatico inceder / Walk on the wild side

(Traduzione per mano di Mastro Giulio di Walk On The Wild Side di Lou Reed. Cliccare sul titolo per il testo originale. L’imago è opra di Daniele Cascone)

In questo carme l’autore descrive una serie di personaggi piuttosto curiosi, che recatisi in una grande metropoli del Nuovo Mondo dedicandosi a una vita, se non proprio crapulona, comunque poco osservante delle regole dettate dalla morale comune.

Parole

SELVATICO INCEDER

Olindo di florido borgo giunse,
viandante per socie contee adiutato[1];
de’ suo’ oculi il sommo rimodella,
liscia gli arti inferiori ed è pulzella.
E poscia che il superfluo crine espunse
al selvatico inceder si è votato.

Candida, inve’, qui venne in su lo mare
a ognun diletta ne la stanza ascosa[2];
ma lume di ragion, benché amorosa
oral gioia desse, mai fe’ oscurare.
Muliebre ebaneo canto a lei fu viatico
per principiar lo incedere selvatico.

Beppin, di sua virtude parco assai,
giusta mercede esigea d’onne[3] astante;
nell’Eborraco[4] borgo Novel mai
scemava lo brigarsi suo incessante.
Borgo a suo aviso dimolto simpatico
all’uopo dell’incedere selvatico.

Del Dolce Prun la Fata, inoltre, dico
che del desinar d’alma[5] avea vaghezza:
alla sua cerca presso Febo antico
si pose tosto, con gaia allegrezza;
il selvatico inceder suo per via
tal era ch’ella fuggire parìa[6].

Giovanna, infin, inve’ ratta fuggendo
sta il senno, ahimè: si finge nel pensiero
Iaco Decan[7]… ma cotal male fero
pozion valente aiutarìa, volendo.
Ma nianco a scure donne volle chieder,
così ebbe fine il suo selvaggio inceder.

__________________

[1] “Aiutato”, nel senso che qualcuno ha avuto la cortesia di alleviare il suo cammino con un passaggio. [2] Nascosta. [3] Ogni. [4] “Eborracum”: nome con cui i Romani fondarono York. [5] “Cibo dell’anima”: si definisce così un particolare tipo di cucina tipico di alcune regioni meridionali del Nuovo Mondo. [6] Sembrava. [7] Noto attore dell’epoca, defunto ahimè in giovane età.

Parole foreste

WALK ON THE WILD SIDE

Holly came from Miami F.L.A.
hitch-hiked her way across the U.S.A.
Plucked her eyebrows on the way
shaved her leg and then he was a she
She says, hey babe
take a walk on the wild side
said, hey honey
take a walk on the wild side

Candy came from out on the island
in the backroom she was everybody’s darling
But she never lost her head
even when she was givin’ head
She says, hey babe
take a walk on the wild side
said, hey babe
take a walk on the wild side
and the coloured girls go
Doo, doo-doo, doo-doo, doo-doo-doo
doo, doo-doo, doo-doo, doo-doo-doo

Little Joe never once gave it away
everybody had to pay and pay
A hustle here and a hustle there
New York City is the place where they said
Hey babe, take a walk on the wild side
I said, hey Joe
take a walk on the wild side

Sugar Plum Fairy came and hit the streets
lookin’ for soul food and a place to eat
Went to the Apollo
you should have seen him go-go-go
They said, hey Sugar
take a walk on the wild side
I said, hey babe
take a walk on the wild side
all right, huh

Jackie is just speeding away
thought she was James Dean for a day
Then I guess she had to crash
valium would have helped that bash
She said, hey babe
take a walk on the wild side
I said, hey honey
take a walk on the wild side
and the coloured girls say
Doo, doo-doo, doo-doo, doo-doo-doo

END

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Scuotiamoci! – Let’s rock!

Rime petrose ovvero testi rock: in questa rubrica, infatti, proporremo testi di famose canzoni rock (ma anche pop) tradotte in italiano antico (di quale secolo non è importante, anche perché l’italiano letterario è spesso stato conservatore).
Le traduzioni non sono necessariamente cantabili sulla melodia originale: ogni testo troverà la sua metrica più adatta (o la troverà il traduttore: abbiamo una piccola squadra impegnata all’uopo, ma se scrivete qui potrete collaborare anche voi. Basta segnalare il testo prima, in modo da evitarvi di lavorare su una canzone che sta già facendo qualcun altro).
La verità è che quelli che passano per testi rock in realtà erano poesie ancora da scrivere, scese dall’iperuranio sotto forma di canzoni perché era l’unica via: la poesia oggi la leggono in pochi, mentre i testi inglesi hanno audiences più ampie.
Con questa rubrica riporteremo i testi al loro antico splendore, con tutte le finezze permesse dalla lingua italiana: buona lettura dunque e… scuotiamoci (let’s rock)!

Mastro Giulio

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Continuando a sognare un Obama europeo…

obama_italia

“Tutti delusi da Obama, gli elettori statunitensi hanno perso l’entusiasmo nei confronti del loro presidente. E’stato scritto talmente tante volte negli ultimi mesi che è diventato un luogo comune. Eppure il presidente degli Stati Uniti ha riformato Wall Street e l’assistenza sanitaria, sta ritirando i soldati dall’Iraq e ha chiuso Guantanamo. Altri politici possono vantare un curriculum simile? E non ci si riferisce solo al “patetico” e datato brevilineo che siede a Palazzo Chigi. E’ vero, quelle di Obama sono riforme parziali, in alcuni casi la mediazione ha snaturato la riforma, ma dove si trova di meglio?
Solo l’ingenuità poteva far credere che Obama alla Casa Bianca avrebbe rivoluzionato gli Stati Uniti, ma le rivoluzioni non si fanno vincendo elezioni e primarie. Mentre si sperava che gli statunitensi, gli americani, avessero compreso che Bush era stata una calamità, che si poteva gestire il futuro in modo diverso, che il merito, invece della nascita o del colore di pelle fosse più importante, almeno lì. Che “yes, we can” fosse un vero stimolo. “(We”, “noi”, non “lui” possiamo farcela). Invece gli elettori statunitensi si sono stufati subito, la moda è stata passeggera. Cavoli loro, si potrebbe dire, non fosse che la vittoria di Obama sembrava aver suscitato entusiasmo anche in Europa.
Ora, invece, i segnali non sono incoraggianti. In Gran Bretagna governano due cloni di un testimonial pubblicitario anni cinquanta. “Fa specie” non vederli dietro a una ciotola di cereali da colazione in una bella casetta da happy family” di cinquant’anni fa. Clegg & Cameron, emblema della nostalgia di un passato che non tornerà più, due gemellini che sembrano poter uscire di casa solo dopo che li ha pettinati la mamma.
Mentre il presidente della Repubblica francese è il marito di Carla Bruni e in Italia il presidente del Consiglio usa il suo smisurato potere (mediatico, politico ed economico) solo per far colpo sulle ragazze, provando a ignorare il tempo che passa. Obama è un uomo politico che, come tutti, commette anche molti errori, ma fa il suo mestiere, ovvero cerca di affrontare i problemi della comunità che rappresenta, senza pensare solo a raccontare all’elettorato le favole che adora sentirsi raccontare. Altri scaricano sui meno “potenti”: rom, immigrati, operai le colpe di un Paese che non funziona. E purtroppo, in troppi abboccano.

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