194, obiezione all’abiezione: come risolverla

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La mancanza di serietà e il desiderio di accontentare tutti (ipocritamente: in realtà di accontentare le parti più influenti) sono una delle cose che più mi fanno schifo di questa terra che amo tanto.
Un articolo del Fatto quotidiano, Legge 194: se l’obiezione di coscienza diventa omissione di coscienza, di Nadia Somma e Mario De Maglie, ritrae una situazione assurda: la 194 (la legge che consente di abortire) potrebbe di fatto rimanere inapplicabile, dal momento che l’obiezione di coscienza  riguarda il 70/80 per cento dei ginecologi italiani. Non basta: come si legge in un articolo di Monica Lanfranco,

il rischio non è solo il non garantire alle donne un servizio previsto per legge, ma che a breve scompaiano le professionalità in grado di soddisfare la richiesta. Sono anni che le poche ginecologhe e i loro colleghi che praticano nelle strutture pubbliche l’intervento denunciano che si sta esaurendo, con l’età e il pensionamento, la presenza negli ospedali di chi sa le tecniche e le tramanda.

Quando esisteva il servizio militare obbligatorio, esisteva giustamente anche la possibilità dell’obiezione di coscienza: se ripudiavi le armi, al servizio dello Stato spendevi diversamente il tempo altrimenti najoso. Tuttavia, non era e non è prevista la stessa opzione per chi vuol fare il poliziotto, il carabiniere, il militare di professione, la guardia di finanza. Perché? Perché è una professione che scegli. Scegli.
Ergo, si capisce che sia stata prevista la possibilità di obiezione di coscienza per chi era già ginecologo o aveva iniziato gli studi da ginecologo quando è entrata in vigore la 194: son cambiate le regole quando già stavano giocando. E oggi? Oggi non ha senso.
Per cui, semplicemente, andrebbe azzerata la possibilità di obiezione di coscienza per chi sceglie (SCEGLIE) da ora in poi la professione di ginecologo o farmacista. Obiettore? Fai un altro mestiere. Problema risolto in poco tempo.

 

(Immagine: Ivan Meštrović, Psiche).

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